Notre Dame Fire & Europe

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Unknown

 

La domanda è come mai  l’incendio che ha distrutto Notre Dame, emblema e fortissimo simbolo di valori Europei, ha provocato una ondata di commossa solidarietà nell’Europa dominata dal populismo sovranista e dal rifiuto dell’E.U. politico/amministrativa di Bruxelles, Parigi, Francoforte e Berlino, ?Bisogna esprimere alcune riserve per accogliere la domanda nella sua posizione generale. La prima riserva è sui numeri. Quale è stata la consistenza numerica di coloro che hanno espresso una opinione? Quanti di loro erano convinti europeisti e quanti invece erano populisti-sovranisti.
Da resoconti dei media sembra sia stata una reazione unanime, corale, ma la realtà potrebbe essere molto diversa, come il significato della commozione espressa potrebbe essere diverso per i singoli individui. Sicuramente le interviste e le dichiarazioni dei parigini che osservavano allibiti la violenza dell’incendio erano dominate dalla intensa commozione che lo spaventoso spettacolo provocava, nessuno potrebbe restare indifferente. In quel campione di folla la reazione è stata unanime: una tragedia, una perdita irrecuperabile, l’emblema storico dell’Europa e dei suoi valori, l’identità concettuale dell’Europa, distrutti da un evento mostruoso,  inconcepibile e inaccettabile.
Analoga la reazione di chi ha guardato le immagini alla televisione: commozione, angoscia, stupore, di un campione di pubblico mondiale e probabilmente di centinaia di milioni di soggetti. Molti in Europa.
Questa breve riflessione per riscontrare la sostanza numerica dei soggetti che hanno in qualche modo reagito con commozione all’incendio e che lo hanno percepito come la “perdita di qualcosa”. Di cosa esattamente è da vedere.

I cristiani delle varie denominazioni certamente hanno sentito l’incendio come offesa a un simbolo della loro fede/identità religiosa. Quanta “Europa” ci sia in questa identità è oggetto di riflessione, e quanta “Europa politica” oggetto di ulteriore riflessione.
La riflessione è quella della relazione fra simboli, emblemi, icone, e il loro effettivo significato valoriale.
Credo che l’unica discussione politica sul problema sia quella svoltasi negli ultimi trenta anni negli Stati Uniti in diverse riprese sul Flag Protection Act, un emendamento al Bill of Rights che voleva introdurre il reato di “flag desecration”, proposto una volta dal governo del Texas e una volta dal Governo Federale degli Stati Uniti. L’emendamento venne bocciato tutte e due le volte dalla Corte Suprema degli Stati Uniti (Texas vs Johnson, 21 Giugno 1989, United States vs Eichmann, 11 giugno 1990) con motivazione di incostituzionalità perché “bruciare la bandiera” o comunque “dissacrarla”, secondo i giudici della Corte Suprema, è un gesto protetto dalla Costituzione Americana in quanto costituisce “libertà di espressione” (free speech right).
Secondo questa interpretazione i “simboli” non rappresentano i “valori”. Per estensione l’incendio della cattedrale di Notre Dame non rappresenta la perdita dei valori dei quali Notre Dame è emblema, si tratta di una rappresentazione sentimentale e non sostanziale. Una lettura grammaticale del dettato costituzionale americano, impugnabile sul piano degli affetti, ma limpida sul piano della “ratio”….very American.
Che senso ha traslare questi ragionamenti al rapporto tra populismo sovranista anti-europeo e commozione solidale provocata dall’incendio di Notre Dame? Una traslazione acrobatica dialetticamente, ma plausibile.
Si danno due opinioni:

  1. Quella di coloro che ritengono ci sia contraddizione tra sentimenti sovranisti-antieuropei e commozione solidale provocata dall’incendio di Notre Dame;
  2. Quella di coloro che ritengono che ci si possa commuovere per l’incendio e rimanere convinti avversari dell’Europa di Bruxelles, Parigi, Francoforte e Berlino.

Saltando alcuni passaggi logici, che lascio all’intelligenza dei miei lettori, il problema vero è che c’è una enorme differenza tra l’Europa in essere oggi a Bruxelles, Parigi, Francoforte e Berlino e l’Europa concepita dalla cultura internazionale attuale dove gli stati nazionali si organizzano in una entità politica sovranazionale, l’unica capace di garanzia degli interessi comuni, della comune libertà e nel contempo della specifica identità dei paesi membri.
Il potere dell’ente politico sovranazionale prevale su quelli dei paesi membri solo quando siano in gioco interessi documentati della Comunità.
Si faccia bene attenzione: non dal “Manifesto di Ventotene” che invece in modo inplicito prefigura una mega-dittatura mondiale, più che una pluralità di libere democrazie associate in una entità sovranazionale. Manifesto che è stato per molto tempo luogo di ambiguità e fraintendimento, senza negare la sua importanza come lucida anticipazione concettuale.
 Non ci vuole meno Europa, ma è necessaria un’Europa diversa, che non è la confusione non descritta dai sostenitori dell’attuale retrogrado e gretto populismo sovranista.
L’Europa di Bruxelles è in crisi perché ha tradito, nel burocratismo e nel settarismo degli stati membri, la visione culturale di una Europa politica capace di garantire gli interessi comuni e la comune libertà, un’Europa nella quale le identità degli stati membri si associano e si rispettano nella figura sovranazionale.
Nella storia avvenimenti drammatici hanno spesso provocato riflessione e nuove visioni capaci di risolvere la crisi contingente: la speranza di chi crede nell’Europa è che la commozione provocata dall’incendio di Notre Dame, sicuramente significativa di un comune sentire europeo, forte e culturalmente portante, faccia rinascere nella gente e imponga alla politica, la visione di una diversa Europa sovranazionale e la forza necessaria a vincere la grettezza della attuale involuzione populista.

Se questo avverrà  Notre Dame non sarà bruciata invano.

(Lorenzo Matteoli)

 

The Notre Dame Fire and Europe
April 21st
Lorenzo Matteoli

The question is:  how come the fire that destroyed Notre Dame Cathedral in Paris started a wave of passionate European solidarity, while Europe is strangled by sovereign petty populism and  anti-E.U. feelings?

The general position of the question must be taken with caution. First of all the numbers. How many have actually expressed some kind of opinion? Among them how many strong supporters of Europe and how many sovereign-populist partisans?

According to the media, the reaction has been unanimous but reality can be different, as well as the meaning of the expressed passion for each individual person.

Certainly, the stunned Paris crowd watching the fire on the scene were tearful, deeply moved: nobody could be indifferent.

The reaction of that specific crowd was unanimous: a tragedy, an irrecoverable loss, the historical symbol of Europe and of its values destroyed by an inconceivable event, an unacceptable monstrosity.

Similar reactions by those who watched the scene on TV: passion, anguish, stupor, all over the world, possibly an audience of many hundreds of millions of people – most of them in Europe.

This only acknowledges the numbers of those who, in some way, reacted and perceived the fire as the “loss of something”, exactly of what we do not yet know.
Christians, of various denominations, must have felt the fire as an insult to a symbol of their faith and their religious identity. How much of “Europe”in that identity is arguable and how much of “Political Europe” even more so. The debate is about the relationship between symbols, emblems, icons and their factual value. I think the most important public confrontation on that problem has taken place in the United States during the last thirty years and was about the Flag Protection Act, an amendment to the Bill of Rights aimed at the introduction of the “flag desecration crime”. This was  proposed once by the State of Texas and once by the Federal Government. In both instances the amendment was rejected by the Supreme Court of the United States on grounds of unconstitutionality, the act of burning the flag being protected by the American Constitution as freedom of speech.  According to this interpretation “symbols” do not represent “values”. Thus the Notre Dame fire is not a loss of the values for which the cathedral stands or is believed to stand.
It is a sentimentalrepresentation, not one of substance, a pragmatic reading of the United States Constitution. One can challenge it as a matter of feelings, but it is clear as a matter of fact…very American.
Is it reasonable to transfer this logic to the relationship between anti-european sovereign populism and passionate solidarity provoked by the Notre Dame fire? I would say this is an intellectual challenge but a plausible one. There are two opinions:

  1. Those who believe there is conflict between sovereign anti-Europe feelings and passionate solidarity provoked by the Notre Dame fire.
  2. Those who believe that one can be moved to passionate solidarity by the fire and still stand strongly against the Brussels (Paris, Berlin) Europe

 

Skipping a few logical steps, which I leave to the intelligence of my readers, the real problem here is that there is a huge difference between Europe as implemented today by the Brussels bureaucracy and Europe as conceived by present day international culture, where individual states are organized into a political supranational institution, capable of supporting common interests, protecting common freedom and at the same time granting the peculiar identity of each individual member state.

The powers of the supranational institution overrule the powers of the member states only when community interests are at stake, not an easy matter but workable.

To be very clear: not the “Manifesto of Ventotene” (by Altiero Spinelli et al.) that implicitly drafts a world mega-dictatorship, more than a plurality of freely united democracies. The Manifesto has been ambiguously misunderstood for a long time, and now it is time to move on without neglecting its great conceptual anticipation (conceived in Ventotene in 1942).

We do not need less Europe, we need a different Europe, which is not the nondescript confusion roughly drafted by the supporters of the reactionary feudal sovereign populist platform.

Brussels Europe, bogged in the sectarian bureaucratism of the member states, is in the doldrums  and has betrayed the cultural vision of a political Europe, an institution  in which these identities are integrated and respected by the supranational body.

Throughout history dramatic events have often provoked thought and new visions to solve the emergency: the hope of those who believe in Europe is that the passion inflamed by the Notre Dame fire, meaningful as a common European emotion, may be the source of a new vision for a different supranational Europe with the strength to overcome the petty-minded current populist involution.

If this happens, Notre Dame did not burn in vain.

(English translation edited by Wendy Charnell)

 

Paolo Bertalotti mi manda  il suo commento/ricordo lo inserisco per lui con la sua bella fotografia di Notre Dame:

Notre Dame

La vista dell’incendio della cattedrale mi ha reso muto, spettatore inerte, con gli occhi lucidi di fronte a questo dramma. Solo dopo alcuni giorni ho recuperato alcune righe che ho scritto in un articolo in seguito alla visita nella chiesa:

“Il buio dell’interno, le lucine tremolanti dei lumini, le vetrate colorate, il brusio sommesso delle preghiere dei fedeli, l’odore del fumo delle candele e un senso di religiosità diffuso che aleggiava in tutta la chiesa mi spinsero ad uscire dal mio solito riserbo e a raccontare a bassa voce, le mie sensazioni a Ignazia e Silvana, le due amiche con cui ero andato a visitare la chiesa di Notre Dame de Paris. Ero ancora studente e anche se di solito non parlavo in pubblico, in quella occasione il racconto fluiva spontaneo; parlavo della spiritualità e della chiesa, della forte sensazione di unione ideale con tutte le persone che erano vicine a noi, quando ad un certo punto, avendo visto gli occhi lucidi delle mie amiche e alcune lacrime scorrere lungo il viso … mi è venuto un groppo alla gola, mi sono emozionato, non sono più riuscito a parlare e, senza commenti, abbiamo continuato in silenzio la visita alla chiesa.” (Paolo Bertalotti)

 

Volendo … posso aggiungere questo poche righe:

“Ho sempre raccontato ai miei studenti questa esperienza personale, chiedendo poi come prima cosa, una lettura soggettiva, una pausa di meditazione, la stesura di appunti e disegni, prima di ogni ragionamento, invitandoli a passare dalla lettura e dalla rappresentazione delle sensazioni percepite prima di iniziare il percorso di ricerca con gli strumenti scientifici, nell’idea che questo approccio consenta di collegare la lettura soggettiva ai dati scientifici, il sentimento con gli aspetti tecnici.”

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Dimaio’s balls

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Ecco Luigi Dimaio che detta le nuove verità 5S mentre Fico …dubita.

È interessante notare in quale modo Luigi Dimaio traveste le più goffe panzane in “strategie politiche”. L’ultima invenzione è che mentre 5 anni fa, dice il Dimaio, quando i 5Stelle volevano e avevano nei loro programmi l’uscita dell’Italia dall’Europa e dall’Euro, “non c’erano le condizioni per rimanerci” mentre oggi, afferma il responsabile politico del Movimento: “ci sono le condizioni politiche e istituzionali per restarci.”

Sarebbe interessante chiedere quali erano esattamente le condizioni politiche di cinque anni che sono cambiate tanto da giustificare oggi un ribaltamento della valutazione. Assolutamente nessuna. E infatti Dimaio non le dice.

https://video.corriere.it/europee-maio-cinque-anni-fa-volevamo-uscire-europa-oggi-c-opportunita-cambiarla/e2907c90-5cab-11e9-b6d2-280acebb4d6e

Invece era assolutamente necessario rimanerci cinque anni fa ed è necessario rimanerci oggi e i cinque anni passati dai 5S berciando la necessità di andarsene sono stati uno dei tanti esempi di pericoloso puerilismo politico del Dimaio e di chi lo consiglia.

Il problema del Bambolo 5S è che si sono resi conto della scemenza che predicavano cinque anni fa e hanno bisogno di una “narrativa”  per giustificare il voltafaccia e cinque anni di isterica aggressione all’Europa invece che di serio impegno per riformare le Istituzioni di Bruxelles.

Oggi i sondaggi di opinione danno numeri diversi e i grandi strateghi del 5S …si adeguano. Ci sono più voti potenziali per l’Europa che contro l’Europa, cambiamo programma.  Non c’è gente che pensa, studia, valuta, esprime una opinione e propone una strategia: si ordina un sondaggio e si ri-scrivono le posizioni politiche. La scuola dei leader del galleggiamento stile Dimaio. Gli uffici studi, ovvero gli spin doctors, servono per mettere insieme la “narrativa” necessaria per salvare la faccia.

Per capire la credibilità di Dimaio basta guardare l’espressione di Fico nel video (cfr). Purtroppo la competenza del pubblico italiano è tale per cui qualunque cazzata detta con sicumera e scandita parola per parola diventa un formidabile, convincente argomento. Era maestro Benito Mussolini in questa tecnica.

(lorenzo matteoli)

 

 

 

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Il vuoto di cultura liberal-democratica

Giorgio_Gaber_3Giorgio Gaber: la sua ironia meneghina era un concentrato di cultura liberal-democratica

Non è necessario produrre un ennesimo elenco delle contraddizioni, degli errori marchiani, dei falsi e delle più goffe menzogne che hanno caratterizzato i comportamenti di Matteo Salvini, Luigi Dimaio e Giuseppe Conte: da oltre un anno, ogni giorno, sulla stampa quotidiana, non venduta, si leggono gli episodi di rivoltante disonestà ideologica, di puerile ignoranza, di sconcertante arroganza del buffo trio di incapaci che ci governa. Un elenco deprimente che è costato al contribuente italiano miliardi di Euro, per l’aumento degli interessi sul debito pubblico, per la difficoltà di collocarne i titoli sui mercati, per la incapacità di decidere che è la caratteristica comportamentale oramai accertata dei responsabili del grottesco “contratto” che ce  li ha imposti

Dato questo quadro di squallore per documentato e certo, e sfido il contraddittorio, la domanda alla quale è necessario rispondere è: come mai quanto più tristo e sciagurato è il fare governativo, quanto più seri e irreparabili sono i danni che provoca, quanto più profonda la crisi di credibilità e affidabilità del nostro governo nei rapporti con gli interlocutori nazionali e internazionali (imprese, banche, istituzioni finanziarie, BCE, FMI,  Unione Europea, NATO, ONU…), tanto più aumenta la sua popolarità e il suo seguito nell’elettorato italiano? Salvini arriva al 32% nelle intenzioni di voto e Dimaio, nonostante la monumentale sorridevole incompetenza, pari solo alla sua arroganza, si mantiene al di sopra del 20%.

Dove si trova, e da dove arriva l’elefante che domina nei corridoi ideologico/culturali italiani e  che nessuno riesce a vedere?

Infatti, a una abbondante metà degli elettori italiani attivi i due pasticcioni piacciono, credono alle loro promesse impossibili, credono alla loro gestualità stupidamente demagogica, apprezzano i capricci puerili di Dimaio, i suoi osceni balletti sui balconi governativi, apprezzano i travestimenti di Salvini, da pompiere, poliziotto, marinaio, paracadutista, bullo da stadio e quant’altro.

E ci si chiede perché.

Un popolo che per mezzo secolo ha votato DC e PCI/PDS/PD, di colpo si scopre essere pacchiano, credulone, disponibile alla più squallida demagogia, acritico qualunquista e, soprattutto crassamente ignorante.

Era così anche prima? Erano questi i cattolici, più o meno moderati, che votavano Democrazia Cristiana, tappandosi o meno il naso? Era questa la classe operaia che sognava, onestamente convinta, i paradisi dei Soviet? I numeri cantano: molti di loro, ex DC o ex PCI hanno votato il tandem del “contratto” Salvimaio.

Cosa c’era in fondo all’anima di questi elettori che ha fatto scattare la incredibile metamorfosi, quale cromosoma del loro DNA ideologico è deviato, scatenando, prima il rifiuto, e poi l’adesione e il gusto per l’immangiabile minestra del salvimaio? Una domandaccia.

È chiaro che l’embrione demagogico-populista ce lo avevano nella pancia i nostri elettori. Lo disse Mussolini a suo tempo “Non ho inventato io il fascismo, l’ho tirato fuori dalla pancia degli italiani!!”  Il “duce” conosceva i suoi polli. La malattia dell’elettore italiano sembra essere un secolare pauroso vuoto di cultura liberal-democratica.

 DC e PCI erano giganti con i piedi di cacca, 60 anni al potere, se lo davano per garantito, infarciti di clientele, malati di corruzione endemica, marginalmente adiacenti e in molte aree italiane dominati dalla mafia. Era una fortezza di prosciutto, anche un po’ rancido. Sono stati sufficienti i “vaffa” berciati, ma efficaci e documentati, di Beppe Grillo per farli crollare e sul vuoto conseguente al crollo si sono scaraventati i boy-scout stellari e il cripto fascistellismo bullista di Salvini. Ma tra i “vaffa” e la competenza tecnica, amministrativa e soprattutto politica c’è di mezzo il mare. A fronte del vuoto, in avanzato stato di decomposizione, della consociazione al malgoverno DC/PCI-PdS-PD la minestra proposta da Salvini e Dimaio sembrava apprezzabile e, secondo gli attuali sondaggi, sembra ancora oggi apprezzabile. Non ostante errori, volgarità, grottesca incompetenza…e ladri di polli.[1]

Perché, per vederne i limiti e la drammatica inconsistenza, ci vuole una cultura liberal-democratica, che l’elettore medio italiano non ha, e che 60 anni di governi DC/PCI-PDS-PD non sono stati in grado di formare. Troppo occupati da altri problemi.

Manca un mese circa alle elezioni Europee di Maggio: non credo che nemmeno con un corso accelerato full immersion di cultura liberal-democratica  l’elettore italiano medio possa riempire il vuoto concettuale che informa le sue decisioni politiche.

Ma le sfide impossibili sono le più affascinanti e quelle per le quali vale la pena vivere: senza utopia c’è la fine della Storia.
(lorenzo matteoli)

[1]Interessante: fra quelli che gridano “onestà, onestà, onestà”  si è visto che c’erano molti ladruncoli, è il famoso “specchio” di Jung, si denunciano, senza saperlo, i propri difetti. Davanti alla opportunità non hanno resistito.

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Una seria lacuna costituzionale

horses-1414889__340I cavalli di Caligola

C’è una seria lacuna nella Costituzione più bella del mondo. Fra le attribuzioni del Presidente della Repubblica il potere di sciogliere le Camere è praticamente nullo. Infatti, per sciogliere le Camere il Presidente deve sentire i Presidenti delle stesse e il Presidente del Consiglio dei Ministri. Questo significa che, se il Parlamento venisse controllato da una maggioranza criminale, o di assolutamente incapaci di governare per scelte ideologiche assurde, non ci sarebbe modo di sciogliere Senato e Camera dei Deputati né di destituire il Governo e il Paese resterebbe nelle mani degli ipotetici criminali o incapaci L’unico strumento sarebbe una ribellione dei cittadini o dell’esercito, ovvero la violenza della piazza o delle Forze Armate. Anche un Presidente del Consiglio dei Ministri criminale non può essere destituito dal Presidente della Repubblica, senza l’approvazione del Parlamento.

Sulla affidabilità del Parlamento come garante di giustizia è opportuno ricordare che il Parlamento del Regno  impedì che Mussolini venisse processato dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, pur essendo documentata la sua responsabilità di mandante.

Una seria lacuna nel sistema di check and balances: Il presidente della Repubblica può essere destituito dal Parlamento, ma il Parlamento è intoccabile anche quando la sua maggioranza al governo fosse totalmente incapace di governare o addirittura governasse in modo irresponsabile e obbiettivamente dannoso per il bene della Repubblica e dei cittadini.

Si dirà che la condizione è praticamente impossibile. Ma analizzando il comportamento e gli atti della attuale maggioranza al potere su questa “impossibilità” è legittimo avere più di un dubbio.

(lorenzo matteoli)

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Defeated ISIS jihadis returning to Europe.

Image 05-04-2019 at 07.15ISIS jihadis executing civilians

One hundred and thirty-eight is the official number of Italian foreign fighters who fought in the name of Allah with the ISIS jihadis, survived and are now prisoners of the Kurdish SDF, Syrian Democratic Forces.  According to Mr. Sajid Javid,  the total number of European foreign fighters is estimated to be between 3900 and 4300. Other sources put the number around 6000.  Most of them come from UK, France, Germany and Belgium and about 30% of them came back, uncontrolled, via the service of an extreme Islamic underground network.

The return of the defeated Islamist foreign fighters is a thorny problem:  They are Islamic extreme jihadis, many of whom took part in, and are responsible for the horrible war crimes perpetrated by ISIS (beheading of prisoners, systematic rape of thousands of women, genocide of the Yazidi people, mass executions of civilians, use of civilians as human shields).  Even more challenging is the problem of wives and children of jihadi foreign fighters. Most of the women were not involved in war operations, but many of them were informers and recruiters. Children under 12 years old are certainly innocent, but what of the boys between 12 and 18?

Subjects of British, French, German and Italian nationality as citizens of these countries have a right to live in them, but their participation in the ISIS war is an issue unforeseen by current laws.

The assumption is that they may have participated in criminal operations and they should be tried in a court of law, where evidence of their crimes must be brought forward, which is very difficult as it is impossible to prove their innocence.

Trump has recently stated that if the European countries will not take their Islamic fighters back, SDF will let them free, which means that most, if not all, will make it back unchecked. Thus, an official legal procedure must be approved and implemented.

As for now, no European country has been responding to Trump’s threat, but all the countries are studying the problem.

Mr. Mario Giro – Deputy Minister for Foreign Affairs and International Cooperation of the Italian Government – has a challenging opinion (see his book Noi Terroristi) in favour of a controlled return and de-radicalization of the subjects.

The assumption of the deputy minister Mario Giro is that the radicalization of the subjects was also a consequence of Italian negligence in integrating them when they arrived in Italy.  This responsibility must be acknowledged and dealt with.   The idea of accepting in Italy subjects who may have been responsible for horrific crimes, has very little appeal for the Italian public, particularly in the cultural area of Mr. Salvini’s party. But Islamic fundamentalism and jihadist thinking are not popular even with more progressive areas of the Italian public.

Once back, arguably de-radicalized, it is not going to be easy to protect them from hostility.   How can they be truly integrated having fought and killed in the name of Allah? How can they be trusted not to continue their personal jihad in Italy? How can they be monitored and controlled?

Italy has not yet issued laws or regulations to deal with the problem.  The magistrates could apply article 270-bis of the Criminal Code that deals with terrorism and subversion but clearly the specific situation of the returning jihadis is different. Had Italy been allied with some of the countries fighting ISIS, or had Italy fought that war, the crime would be “treason”. Some of the interested countries are exploring that line of legal action.

A recent sentence has issued police control for foreign fighters who came back after fighting against ISIS with the Kurdish forces at Kobane.  The motivation was odd, to say the least:  The subjects are dangerous because they acquired the ability to use war weapons in military operations, a motivation that can be applied to all the Italian military personnel who have operated in Afghanistan, Iraq and Lebanon.
(Lorenzo Matteoli)

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Dopo la sconfitta tornano in Europa

 

Image 05-04-2019 at 07.15Trattamento dei prigionieri da parte delle milizie dell’ISIS

Ufficialmente sono 138 i foreign fighters di nazionalità italiana sopravvissuti e attualmente prigionieri dell’SDF Curdo (Syrian Democratic Forces). Il numero complessivo dei foreign fighters europei è stimato tra 3900 e 4300 dal segretario di Stato Inglese Mr. Sajid Javid. Secondo altre stime potrebbero essere anche 6000. La maggior parte di loro proviene da Inghilterra, Francia, Germania e Belgio e circa il 30% si ritiene siano già ritornati nei loro paesi in modo clandestino, assistiti da una rete europea di attivismo islamico estremo.

Il problema del loro rientro è a dir poco spinoso: sono ideologicamente jihadisti estremi, molti hanno sicuramente partecipato e sono responsabili di orribili crimini di guerra perpetrati dall’ISIS (decapitazioni di prigionieri, stupri sistematici, esecuzioni di massa). Ancora più delicato il problema del ritorno delle mogli e dei figli dei jihadisti. Molte donne non hanno partecipato alla guerra, ma di alcune si conoscono le attività di collaborazione come reclutatrici e informatrici.

Soggetti che hanno nazionalità inglese, francese, tedesca, belga e italiana e come cittadini di questi paesi hanno diritto a risiedere nel paese di origine, ma la loro partecipazione alla guerra dell’ISIS pone problemi non previsti dalle leggi correnti.

Se tornano si presume che abbiano partecipato a operazioni criminali e devono essere sottoposti a un processo in un tribunale dove va documentata la loro partecipazione ad attività criminali, cosa che è quasi impossibile, come è impossibile documentare il contrario.

Trump ha recentemente dichiarato che se i paesi europei non riprenderanno i jihadisti di loro competenza questi verranno liberati dall’SDF che attualmente li detiene in prigionia e quindi molti, se non tutti, ritorneranno in modo clandestino evadendo ogni controllo, è necessario quindi istruire una iniziativa ufficiale.

Per il momento nessun paese europeo ha risposto all’ultimatum di Trump, si sa che tutti i paesi stanno studiando il problema.

Mario Giro – Viceministro al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha una posizione interlocutoria (cfr il suo libro Noi Terroristi) favorevole al ritorno controllato e a una gestione della de-radicalizzazione dei soggetti. L’ipotesi, più o meno esplicita, del Viceministro Giro è che la radicalizzazione islamista dei soggetti sia avvenuta anche per una responsabilità dei paesi di residenza originale (per gli italiani quindi dell’Italia): la responsabilità di non averli saputi integrare, che, secondo il Viceministro Giro, va ammessa e riscontrata. L’ipotesi di far rientrare in Italia soggetti fra i quali ci possono essere responsabili di crimini orrendi, evidentemente non trova molto favore nella pubblica opinione, tantomeno in quella vicina alla cultura della Lega di Salvini. Ma anche in altre aree della pubblica opinione italiana, non necessariamente di destra,  il fondamentalismo islamico jihadista non gode di grande popolarità né di benevola comprensione culturale.

Una volta ritornati, ammesso che abbiano sinceramente accolto la de-radicalizzazione, come integrarli e come proteggerli dalla comprensibile malevolenza della gente, come ricostruire un rapporto di fiducia? Come impedire le possibili ricadute? o la continuazione del loro jihad personale in Italia.

L’Italia per ora non ha proposto norme o ipotesi di comportamento, la magistratura può applicare l’articolo 270 bis del Codice Penale che punisce chi organizza atti di sovversione o terrorismo.
Una recente sentenza ha sottoposto a sorveglianza i foreign fighters tornati dopo aver combattuto a Kobane con i Curdi contro il Califfato con una motivazione che si potrebbe applicare a tutti i militari italiani che hanno combattuto in Iraq, Afghanistan, Libano: soggetti pericolosi per aver acquisito competenza nel maneggio di armi da guerra e per aver partecipato a operazioni militari. Ovvero sulla opportunità di distinguere.
(lorenzo matteoli)

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Did we learn anything from Brexit?

 

Selection+Week+5
Leave according to remain

 

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The EU according to leavers

In the complexity of Brexit we can see the dynamics of the widespread ongoing disaster affecting the operation of Democracy throughout the world. This is my tentative analysis:

  1. The difficulty of governments to communicate with people. Formation and election of political classes are no longer suitable to represent the social reality that expresses them. Election laws and regulations are obsolete, motivations and political options are manipulated by the media. People think they have a choice, but in fact they behave according to subliminal conditions and do what the system wants them to do. Eventually elected representatives have very little to do with the people they are supposed to represent and more to do with the system that got them elected.
  2. Interference of ethnical nationalisms with common feelings. The social identity, which was once felt and shared by the whole nation, has been broken into local subcultures, related to ethnicities, class, economic standards, corporate interests. Each subculture has specific interests, often conflicting, diverse and hostile.
  3. Economic inequality. During the last twenty years of capitalism, post communism and neo-liberism in Europe, the lack of a financial re-balancing mechanism between the center and periphery of market economies, resulted in a consistent increment of economic inequality: the rich became richer and the poor became poorer. The 2008 Great Financial Crisis iaccelerated the process. Inequality poisons social relations and radicalizes political options. Room for compromise is limited.
  4. The present cultural/political crisis of the European Union, politically and practically unable to implement the urgently needed reforms to convert the Union into a Federation has fed the party of the eurosceptics: Brexit was born in England but originated in Brussels. The EU bears strong responsibilities for the British ongoing tragedy and neither acknowledges nor seems capable of facing them.
  5. Remain” has not been able to clearly explain its motivations. Britons have not understood why they should stick to a multinational entity, conceptually and functionally in critical conditions, after centuries of imperial and insular success history and there was no clear, understandable, answer to that question. Brussels has not been useful, which is to say they have not shown serious cooperation, or have not been able to help at all.
  6. Neither “Brexiteers” had solid arguments, just a vague feeling of Britishness, Good Old Blighty kind of stuff, at times historically noble, but  generally borderline to parochial, gutsy nationalism, plus a keen anti-Brussels hostility.
  7. The paramount importance of the trade advantageof the 500 million consumers market is clear to entrepreneurs, industrial operators and global finance people, but alien to the masses only excited by the present contingency as if there were no future. For the “Leavers”consequences do not count, in fact do not even exist. When facts do not count, words are useless.
  8. Parliament feuds. The difficulties of the EU negotiations exposed Theresa May to the aggression of her Tory peers, who were trying to substitute her, and to the aggression of the opposition who saw the chance to return to power. Neither had better proposals than hers, as was crudely shown by the vote on March 29thwhen Parliament was not able to approve any of the eight proposals tabled. Theresa failed, but Parliament was even worse.
  9. Last but not least: the unforgivable mistake to call a referendum on such a complex issue. The brutal simplification of the Remain/Leave choice placed the sophisticated issue, geo-political, financial, and cultural, to the uninformed choice of the people’s vote. Experience has proved time and again that referendum procedures are a catastrophe for complex issues, a shameful betrayal of political responsibility by the government, a lethal blow to democracy.
  10. The end: Possibly one of thegreatest failures of “politics” as an institution and as a culture and a disturbing victory of irrationality over reason.

On Saturday 30ththe British Parliament voted against the last Brexit proposal by Theresa May. The NO DEAL solution is now reality, and nobody knows what further disaster it will bring about.
(lorenzo matteoli)

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