Inseguire il cretinismo ideologico a tutti i costi.

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Ecco dal sito dell’Istituto Bruno Leoni una nota su un disegno di legge attualmente in discussione e alla Camera. Secondo i presentatori grillini si tratta di “una grande rivoluzione” (testuale), ecco invece la realtà.
Ci si chiede quali interessi personali e particolari si nascondano dietro questa iniziativa, perché non ci sono altre spiegazioni.

Della serie: “…dei fatti non glie ne importa un cazzo…”

Inseguire il dettato ideologico a costo della assoluta imbecillità.
(lorenzo matteoli)

Il disegno di legge sull’acqua pubblica, attualmente in discussione alla Camera interviene su tre aspetti: i) anticipa la scadenza delle concessioni esistenti; ii) impone che dal 2020 i soggetti gestori del servizio debbano essere enti pubblici; iii) sposta i poteri in materia di tariffe dall’Autorità per l’energia al Ministero dell’Ambiente. Secondo Melella e Stagnaro, “Complessivamente circa 41 milioni di italiani (il 68,7 per cento) sono serviti da gestori interamente pubblici, mentre il restante 31,3 per cento (18,7 milioni) ricevono il servizio da soggetti che hanno la partecipazione di capitali privati ma per la maggior parte rimangono a controllo pubblico. Solo il 5 per cento degli italiani hanno gestori a controllo privato”.

 

In compenso, la pubblicizzazione del settore comporterebbe indennizzi una tantum stimati in 8,7-10,6 miliardi di euro, a cui si aggiungerebbero oltre 3 miliardi di euro per il rimborso del debito finanziario a carico degli enti locali e circa 2 miliardi (espressi come valore attualizzato) per i mancati introiti da canoni di concessione. Non solo: “se la riforma fosse approvata, i gestori del servizio sarebbero riclassificati ai fini statistici all’interno del perimetro pubblico. In tal caso, i rispettivi debiti andrebbero consolidati nel bilancio degli enti controllanti”. Si tratta di circa 17 miliardi di euro, a cui si aggiunge un fabbisogno annuo di 2-4 miliardi di euro per i nuovi investimenti. Infine, il ritorno della politica tariffaria al Governo “metterebbe a repentaglio la capacità delle imprese di raccogliere le risorse richieste dagli investimenti necessari. Tale modifica verrebbe introdotta proprio nel momento in cui gli investimenti sono tornati a crescere”. Il fabbisogno di investimenti riguarda soprattutto la depurazione, ancora insufficiente o inadeguata per il 15 per cento della capacità e il 21,5 per cento del carico trattato.

 Il Briefing Paper “L’acqua è già pubblica! Perché la proposta di legge sull’acqua fa male agli investimenti e all’ambiente” di Cosimo Melella e Carlo Stagnaro è liberamente disponibile qui (PDF).

Ci si chiede quali interessi personali e particolari si nascondano dietro questa iniziativa, perché non ci sono altre spiegazioni.

Della serie: “…dei fatti non glie ne importa un cazzo…”

Inseguire il dettato ideologico a costo della assoluta imbecillità, tanto paghiamo noi.
(lorenzo matteoli)

 

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L’analisi di Pizzarotti e le sue implicazioni

Unknown

 Tratto dal Post:

Federico Pizzarotti

on Monday

“Tutto in streaming”:sparito lo streaming (fin dal meraviglioso incontro in luogo segreto con Casaleggio padre che andò a prenderli in autobus privato per portarli chissà dove senza streaming, dopo l’elezione di Grasso presidente del Senato);

“Mai alleanze con i partiti” (con specifica menzione alla Lega): non c’è bisogno di spiegazioni;

“Tutti gli stipendi e le restituzioni rendicontati”:appena li scoprono che non sanno manco controllare dei bonifici fanno sparire tutta la rendicontazione, così ora chiunque può tenere tranquillamente tutto lo stipendio;

Qualsiasi carica nel M5S sarà elettiva“: presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti;

“Candidati scelti dalla base“: è durata finché quelli scelti dalla base sono andati bene alla dirigenza, dopodiché sostituiti d’ufficio;

“Mai in televisione“: è durata finché non ha fatto comodo andare in televisione (ma sempre e solo quando possono andare senza contraddittorio, altrimenti non sanno ribattere);

“Esame di Diritto Costituzionale per tutte le cariche elettive“: pensa che risate se davvero dovessero sostenere loro un esame simile, non rimarrebbero abbastanza politici del M5S per una giunta comunale;

“Rotazione dei capigruppo in Parlamento“: sparita;

“Fuori dall’Euro”:no, no, dentro l’Euro, assolutamente (poi una parlamentare dice pure “non so cosa voterei a un referendum”);

“Massimo due mandati, poi a casa”:già dopo marzo avevano detto che, se si fosse tornati al voto, si sarebbe ripresentata la stessa squadra. E anche questa vedremo come andrà a finire alla fine 😉

“Alleanze in Europa scelte dalla base“: sondaggi con opzioni insensate e post di propaganda per indurre al voto dell’opzione desiderata dalla dirigenza. Stessa cosa successa con il voto di oggi 😎

“Si possono trovare 30 miliardi col primo decreto al primo consiglio dei ministri”(con tanto di sventolio di fogli): poi quei miliardi non esistono e si deve fare deficit;

“Siamo ultimi nella classifica della libertà di stampa”:poi fanno liste di giornalisti sgraditi e appena vanno al governo e attaccano i giornalisti che li criticano;

“I ministri li sceglie il Presidente della Repubblica“: il Presidente dice di no a uno fra molti e loro minacciano l’impeachment (senza sapere neppure cosa sia né che in Italia non esiste);

“Mai più governi non eletti”(i governi non sono mai stati eletti e non è previsto che lo siano): vanno al governo con un presidente del consiglio che non si era candidato tale e con una coalizione che non si era presentata alle elezioni;

“Mai più alleanze post elettorali fra partiti che si presentano divisi e poi inciuciano” (non si chiama inciucio, si chiama alleanza): vanno da soli, poi “inciuciano” con la Lega; ah no, ora è un contratto. 

“Nessun Indagato”:è durata fino al primo indagato M5s e ad ogni nuovo indagato si “correggono” le interpretazioni. Regole sempre applicate per i nemici e interpretate per gli amici. 

“Fuori i partiti dalla RAI!”– RAI interamente occupata insieme alla Lega senza lasciare manco un usciere alle opposizioni;

“No al TAV“: TAV… vedremo come andrà a finire 😉

“No al TAP”:TAP confermato;

“Niente più fondi alle scuole private”:fondi alle scuole private confermati;

“Niente F35 acquistati”:acquisto degli F35 confermato;

“Mai più condoni”:fanno il condono fiscale e pure il condono edilizio;

E vediamo se oltre a frasi come : e allora il piddi, non saresti stato nessuno senza Grillo, sputi nel piatto dove hai mangiato, e tante altre frasi fatte, sarete in grado di fare una serena autocritica….

Riporto questo post dell’ottimo sindaco di Parma per fare qualche riflessione.

La lettura delle reazioni dei trinariciuti grillini al post di Pizzarotti è interessante perché conferma, oltre ogni dubbio, la sintesi fatta da Wittgenstein (aka Luca): “Per chi ha votato Dimaio i fatti non contano un cazzo…”

Come aveva previsto Pizzarotti molti talebani grillini rispondono come lui aveva previsto: “e allora il piddi, non saresti stato nessuno senza Grillo, sputi nel piatto dove hai mangiato,”. Nessuno risponde sui fatti citati da Pizzarotti, anche quando sollecitati a farlo, solo puerili insulti.

Dall’elenco fatto da Pizzarotti risulta chiaro come il governo gialloverde sia una brutta copia del “more of the same”, con l’aggravante della incompetenza puerile e della stupidità arrogante dei 5S e del razzismo di Salvini.

Dimaio non ha gli strumenti culturali per imparare la lezione e annaspa aumentando la quota di acefala arroganza.
Il comportamento di Dimaio (abbandonato anche dal “garante” Grillo) indica panico e confusione, né vale l’assistenza del Dibba che in effetti peggiora la linea isterica impostata dal “responsabile” politico.

Con le ultime regionali è iniziato il tracollo di Dimaio & C. abbandonato dalla quota talebana del movimento e dalla quota ragionevole (gli ex PD probabilmente). Questa tendenza dovrebbe venire confermata in Sardegna e in tutte le prossime elezioni. Resteranno con i 5S solo i più stupidi e fanatici … lo zoccolo duro forse del 7%.

Restare nel Movimento, dopo l’esercizio di quasi un anno di governo, richiede totale cecità di fronte alla più lampante evidenza, ma ci sono soggetti disponibili.

Dove andare è una buona domanda se si guarda al tragico panorama del teatro politico italiano complessivo. Ma in politica come in natura il vuoto non esiste: presto si presenteranno alternative coraggiose e ragionevoli.

(lorenzo matteoli)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Di Lemma di Di Maio

 

somaro

Come dice Wittgenstein aka Luca chi vota Di Maio… dei fatti non glie ne importa un  cazzo…

Ma del 20% dei voti persi a Di Maio certamente importa e non poco. L’analisi del voto squarcerà i ranghi dei fedelissimi e il rimpallo delle responsabilità sarà sanguinoso. Le storie che difficilmente conosceremo devono essere molto interessanti perché  la base incazzata è senza pietà.Sono possibili due linee principali di analisi della sberla elettorale, lasciando perdere le nuances che alla base  grillina poco interessano:

Linea di analisi A dei duri e puri:
abbiamo perso perché  non abbiamo coltivato con ferocia la cultura fondante del non partito: più vaffa,  più smargiassate, più cambiamento, più popolo, meno elite, epurazione dei burocrati di merda, NO TAV, NO TAP,  No Società Autostrade, No Pizzarotti,  No termoconvertitori, No Euro, assalto alla RAI, assalto a CONSOB, assalto a Draghi, assalto a Mattarella, a casa i burocrati inutili di Bruxelles, ghigliottina per Macron, Bankitalia al Popolo,  Visco e Signorini in Galera, i ragionieri e Boeri al rogo. I soldi ci sono basta prenderli a chi li ha. Senza se e senza ma.

Linea di analisi B dell’ala negoziale:
abbiamo perso perché abbiamo esagerato con la cultura fondante del non partito quindi: basta vaffa,  basta smargiassate, basta abbiamo vinto la povertà, bisogna  invece negoziare con i  burocrati di merda, traccheggiare, NI TAV, NI TAP, NI Società Autostrade, Ni Triv, alleanza con  Pizzarotti, forse i termo-convertitori servono, si Euro, moderare l’assalto alla RAI, moderare l’assalto a CONSOB, rispetto per Draghi, rispetto per  Mattarella, riforma negoziata con Bruxelles, rispetto per la democrazia millenaria di Macron, negoziare con Bankitalia,  Visco , Boeri e Signorini, cambiamento… adelante Pedro con juicio, più popolo… con calma, meno elite… vedremo dopo, per ora più Fico meno Dibba. Teniamo presente il contratto …ma bisogna affrontare la realtà.

Ovviamente il compromesso tra queste due analisi  è impossibile.

Cosa farà Di Maio?

3 opzioni disponibili

  1. strillare il suo totale apprezzamento per la linea dei duri e puri e applicare la linea negoziale facendola passare per dura e pura;
  2. Scegliere la linea dei duri e puri;
  3. Scegliere la linea negoziale.

B e C richiedono troppo coraggio e troppa intelligenza.
Di Maio sceglierà A.

Quindi il risultato delle elezioni a Maggio dipenderà da due cose:

  1. La sua abilità nel condurre il doppio gioco
  2. La disponibiltà dei suoi elettori a credergli

Saranno tempi interessanti.
La mia speranza è che questo sia l’inizio della fine.

 (lorenzo matteoli)

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Il crollo di Genova 180 giorni dopo

 

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Il collasso del viadotto sul Polcevera 180 giorni dopo

 

Sono passati 180 giorni dal crollo del viadotto sul Polcevera e solo in questi giorni dalla relazione degli esperti  svizzeri-tedeschi emergono i primi dati sull’ipotesi di rottura fragile dell’acciaio ad alto tenore di carbonio usato per il cls precompresso. Non si leggono ancora ipotesi diverse da quella del collasso dei tiranti come fase iniziale del collasso e la c osa è molto strana perché nel famoso video (Dio o Dio …Dio o Dio…) si vede chiarissimamente che quando i tiranti mollano la campata è già caduta. I tiranti si sono rotti per il contraccolpo dovuto al crollo della campata e dall’istantaneo scarico di 800 tonnellate  di peso. Questa diversa sequenza del collasso è significativa agli effetti della individuazione di quale parte della struttura è stata responsabile del collasso e di quali errori progettuali o di responsabilità per inadempienze manutentive o ispettive si siano verificate.

Nella mia analisi e nell’ipotesi  di svolgimento del collasso fatta due giorni dopo il crollo avevo indicato la plausibilità di errori progettuali dell’ing. Morandi e  la possibilità che nel 1992 alla consegna del ponte alla Società Autostrade da parte dell’ANAS  la sicurezza del ponte fosse già irreversibilmente compromessa e che la manutenzione di cavi soggetti a fenomeni di ricristallizzazione, ma inaccessibili e incontrollabili, fosse impossibile. L’ANAS affidò alla Società Autostrade una struttura già in fase di precrollo. Quindi la fretta di disfarsene e  le condizioni di estremo favore del contratto di concessione. La Società Autostrade non poteva non sapere, ma preferì tacere, correre il rischio e incassare i miliardi dei pedaggi.

(lorenzo matteoli)

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M about Antonio Scurati’s book on Mussolini and Fascism 1918-1925

M

the son of the Century

by Antonio Scurati

 

Comment by Lorenzo Matteoli

I have always wondered how our parents’ generation could have fallen into the nightmare of national socialism and into the subsequent world tragedies derived from the nazi degeneration of that ideology. Those born between 1905 and 1915.

Watching today the movie journals of the vast fanatical crowds cheering Mussolini’s grotesque rhetoric is an embarrassing experience. True that today we know things that those crowds did not know, most of their members at least, but the general issues, the cult of an imperial Italy, the fascist values and their qualification, the arrogance of the bosses, the utter shame of glorified racism, today are ideas which could not be accepted even by the most objectionable culture. Clearly that was not the case one hundred years ago and challenges any understanding today: to elaborate the cultural gap of one century of history is not that simple.

But then we look at our present political leaders, we listen to their talks, we see their behaviour. The style, the shameless demagoguery, the distortion of facts, the puerile manipulation of narratives, and the embarrassment becomes a serious worry. Something bad is happening, something has gone wrong with lay/liberal thought with which we have grown up and lived for the last 60 years of Italian democracy.

A malign virus has taken over the social democratic culture which we thought to be thoroughly protected against any leftist or rightist aberration. Unfortunately we did not consider the poison of “non ideas”: by definition “non Ideas” cannot be dealt with by common sense and logic. There are unpleasant questions we must ask to get some decent answers.

Now we have to face the blunt check of the good commentators who call us to order and stop our complacent leaning towards a dangerous similarity:  Stop right there, they say! Fascism has nothing to do with what is going on today.

Yes, there are no truncheons, no castor oil for the designated victims, no punitive night rallies against the clubs and headquarters of those who had different ideas, there is no social confrontation between the hungry piss-poor farmers and the rich bourgeois class of exploiting agrarian landlords, no gangs of assassins…not the frustration of a war won at the cost of millions of lives, there is not the bitterness of tens of thousands of jobless veterans frustrated for the “mutilated victory”…

There are none of these ingredients which dominated the Italian society of 1918-1925 and brought Mussolini’s fascism first to power and then to dictatorship on the truncheons of the “arditi” paid for by the rich agrarian landlords with the conniving bourgeoisie terrorized by the emerging success of the Russian Communist Revolution. Nor can we expect to find in Italy, after one century, the identical social political economic conditions of a hundred years ago.

 But then you join the dots…

You think about the famous line by Mussolini: “I did not invent fascism, I pulled it out of the guts of the Italians!”  and you wonder what can still remain in the guts of the Italians after 100 years of history, two World Wars, 20 years of fascist regime, a Civil War aka Resistance, 10 years of Red Brigades Terror, 50+ governments DC, DC-PCI, PSI, PLI, PRI, PSDI ++, 20 years of Berlusconi’s mischievous rule, 70 years of TV cultural brainwashing, ten years of GFT and the hardship of economic inequality.

No more truncheons, but we still have violent hooligans and black blocks, maybe not paid for by anybody but operating on their own charter of dickheads, to somebody’s agenda. Not much senseless intellectual blabbing about race supremacy any more, but racism is alive and active in the stadia, in the schools, in the press, in the government. And in the people. No more illiterate hungry farmers exploited by agrarian landlords, but enslaved migrants controlled by mafia gorillas and millions of lumpenoutcasts by an out of control sovereign debt result of 40 years of corruption and squandering. No lost or sickly won war but the curse of a heavy international GFT imposed on us by the “Pax Americana” and its war agenda.

Masses available to any demagoguery appeal, not that much different from the poor farmers of 1918 to whom the Duce del Fascismopromised the distribution of the rich agrarian owners land, possibly a more sustainable idea than the social salary giveaway that will only promote generations of dole addicted bludgers.

Italy has never been able to metabolize the contradiction of the civil war/resistance tragedy that continuously lingered in the political debate, emerging as a lethal poison in different and always new and extreme forms of intolerance.

Very seldom does history repeat itself in identical forms so it is not fascism that we see in the grey shades of present day events but is something worse and possibly even more dangerous because the tools available today to opinion manipulators are ten thousand times more powerful compared to the ones Mussolini could use in 1918-1925. More subtle and efficient than truncheons, castor oil, gorillas and hitmen assassins disguised as “fascist arditi” (fascist dare devils).

If you care to understand why our fathers and grandfathers fell in the fascist/nazi trap read M il Figlio del Secolo by Antonio Scurati where the whole story is explained clearly.

You will also understand the danger we are experiencing today.

 

The final comment.
We find in the thorough and complex presentation  by Antonio Scurati of the years from 1918 to 1925, the cheap, the grotesque, the vulgarity of language and of attitudes, the sheer horror of the willingly revolting bloody violence, performed by the hooligans of the “fasci di combattimento” (fighting fascist squads) formed by senseless hitmen, cynically used by Mussolini, but also a few less coarse aspects of quality political culture and of far sighted historical vision: Benedetto Croce, Giovanni Gentile.

Cynical shrewdness, shameless duplicity, low moralistic pseudo patriotic nationalism of the Duce del Fascismo,of party bosses and of regime lackies are described, but also sincere passion of “true believers”, affection and healthy participation, commitment to the extreme sacrifice of their life by wrong but substantially true, betrayed heroes  –  men and women.

Corruption, greed, ferocity of power dealers, petty and of grand speculators, are documented for the conquest of power and for its management. Scurati’s thorough chronicle and detailed narrative imagination clearly describe the difference of men and thought typical of the fight for power and of the governance of power stage and the difficulty of the shift needed to transition from one stage to the other.

These difficulties were not always solved by Mussolini who was not free from bias, weakness, temptation and greed, neither was he always in control of problems and situations, for the limits of his personal low ethical standards and of his own vulgar cultural profile (concealed by his undeniable writing skills and by his political manouvering skills), which were to be the limits to his final days, hours and minutes.

For the twenty chaotic years of the fascist regime, two features have been Mussolini’s trademarks:  fierce authoritative command and ideological vision. Huge mistakes and huge achievements can be the outcome of strong personal authority (good or bad) and of clear ideological vision (right or wrong), a very risky trump card for which Italy has paid a heavy price. Mussolini paid with his own life, regrettably not only his own nor that of his generation. In fact we are still paying today.

The lethal feature of wrong decisions is that when they are made they seem to be the right thing to do  –  to those who make them.

The sense of the eventual tragedy is the permanent feeling while reading Antonio Scurati’s book: in each page, each episode, each character of the story and that binds the reader from the first to the last page.

The ideology of Fascism is not condemned by this quasi true novel, its tragic unavoidable mistakes, the horrible consequence of the culture of its actors and of its victims find in the monumental work of the author the deserved severe sentence of History.

If you thought you knew the history of fascism, you will have to think again.

(lorenzo matteoli)

 

 

 

 

 

 

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M Commento al libro di Antonio Scurati

M

Il figlio del secolo
Di Antonio Scurati

Spesso mi sono chiesto come ha fatto la generazione dei nostri genitori, quelli nati tra il 1905 e il 1915, a cadere nell’incubo del nazional-socialismo e delle successive tragedie mondiali che da quella ideologia e dalle sue degenerazioni sono derivate.

Osservare i documentari  dell’Istituto LUCE con le folle oceaniche fanatizzate dalla retorica di Mussolini, che oggi suona francamente grottesca se non pacchiana, è una esperienza imbarazzante. È vero che noi sappiamo cose che quelle folle non sapevano, ma la retorica generale, il culto del destino imperiale dell’Italia, l’aggettivazione dei valori dei fasci di combattimento, l’arroganza dei capi popolo e, particolarmente vergognoso, il vaniloquio sulla razza, oggi sembrano modi, stili, idee, valori che non avrebbero dovuto  lasciare molti dubbi anche alla cultura più schematica.   Evidentemente così non era cento anni fa e capire resta difficile: elaborare la distanza culturale di quasi un secolo di storia non è così semplice.

Poi guardiamo i nostri attuali governanti, sentiamo i loro discorsi, osserviamo i loro comportamenti. Lo stile, la smaccata demagogia, la deformazione dei fatti, la puerile manipolazione delle narrative, e l’imbarazzo diventa preoccupazione seria. Qualcosa di grave sta succedendo, è successo, al pensiero laico/liberal nel quale siamo cresciuti  e abbiamo operato negli ultimi 60 anni di democrazia italiana.  Un virus maligno si è impadronito della cultura socialdemocratica che ritenevamo solidamente vaccinata nei confronti di qualunque aberrazione di destra e di sinistra.

Non abbiamo pensato alle “non idee”!  Il brodo infernale che non sta né a sinistra né a destra: per definizione le “non idee” sono inoppugnabili. Ci dobbiamo porre domande sgradevoli, per trovare qualche decente, utile risposta.

A questo punto interviene l’affermazione drastica di alcuni commentatori che vogliono richiamarci all’ordine e bloccare la pericolosa angolatura della nostra embrionale similitudine: dicono severi, altolà! il fascismo non ha nulla a che vedere con quello che sta succedendo oggi.

Certo non ci sono i manganelli, non c’è l’olio di ricino non ci sono le spedizioni notturne nelle sedi e nei circoli di chi la pensa in modo diverso, non c’è il confronto sociale tra la miseria contadina e una classe borghese di padroni agrari sfruttatori, non ci sono le squadre punitive di arditi assassini… non c ‘è l’amarezza di una guerra vinta al prezzo di milioni di morti, non c’è una classe di reduci frustrati dalla “vittoria mutilata”… Non ci sono tutti gli ingredienti che nel 1918-1925 dominavano la società italiana e portarono prima al governo e poi alla dittatura il fascismo di Mussolini, sui manganelli dei picchiatori, pagati dai latifondisti agrari, con la connivenza della borghesia terrorizzata dalla emergenza della rivoluzione dei “rossi”.

Né si può pretendere che ci siano, dopo cento anni in Italia, condizioni storiche, economiche culturali e sociali identiche a quelle di un secolo fa.

 

Poi …si uniscono i puntini

Si riflette sulla famosa battuta di Mussolini: “Non ho inventato io il fascismo: l’ho tirato fuori dalla pancia degli italiani…”, e ci si chiede che cosa sia rimasto in quella pancia dopo 100 anni di storia, due guerre mondiali 20 anni di regime fascista una guerra civile/resistenza, 10 anni di terrorismo Bi-erre, 50 governi DC, DC-PCI, PSI, PLI, PRI, PSDI ++, 20 anni di minestra berlusconiana, 70 anni di ammorbamento. culturale televisivo, dieci anni di crisi finanziaria e di radicamento della disuguaglianza economica.

I manganelli e l’olio di ricino non ci sono più, ma i picchiatori violenti ci sono ancora forse non sono al soldo di nessuno, ma lavorano  di cretinismo proprio e qualcuno li usa. I discorsi di intellettuali insulsi, pseudo scientifici sulla razza non ci sono più ma il razzismo è vivo e attivo nelle strade, negli stadi, nelle scuole, sulla stampa, nel governo. Nella gente. I contadini  analfabeti affamati dai padroni agrari non ci sono più, ma ci sono migranti ridotti allo stato di servi della gleba da capibastone mafiosi, e milioni di lumpenemarginati dalla crisi economica dopo 40 anni di malgoverno e clientele. E c’è una economia oppressa dall’immane debito sovrano.

Masse disponibili a qualunque demagogia, non molto diverse dai contadini degli anni 1918-1920, ai quali il Duce del Fascismo prometteva la distribuzione delle terre dei ricchi proprietari agrari, una idea forse più sostenibile e giusta dell’attuale reddito di cittadinanza che non cancellerà la povertà ma promuoverà  il lavoro nero e privilegerà i furbi.

L’Italia non ha elaborato la differenza tra guerra civile e resistenza che ha continuato ad avvelenare l’apparente equilibrio del dibattito della politica italiana. Un veleno sempre pronto a riemergere letale nelle più diverse e più attuali forme di intolleranza.

La storia difficilmente si ripete identica e quindi non è fascismo quello che si intravede nella filigrana delle carte attuali, ma forse qualcosa di peggio, di ambiguo e di più pericoloso perché gli strumenti oggi disponibili per la manipolazione della opinione pubblica e del voto sono mille, diecimila volte più efficaci di quelli che aveva a disposizione Benito Mussolini nel 1918-1925. Più efficaci dei manganelli, dell’olio di ricino, dei picchiatori e delle squadre di assassini travestiti da “arditi”.

Se volete capire come mai i nostri padri e i vostri nonni sono caduti in quella trappola leggete M Il figlio del Secolo di Antonio Scurati dove la vicenda è spiegata in modo limpido. Capirete anche il pericolo che stiamo correndo oggi.

Per finire.
Nel quadro vasto e complesso degli anni dal 1918 al 1925 descritto da Scurati, oltre al pacchiano, al grottesco, al volgare del linguaggio e degli atteggiamenti, all’orrore della violenza sanguinaria e volutamente ributtante del teppismo dei “fasci di combattimento” formati da acefali picchiatori e assassini, cinicamente usati da Mussolini, si trovano altri aspetti meno grossolani e anche momenti alti di cultura e di visione storica…Benedetto Croce, Giovanni Gentile, per esempio, insieme all’astuzia cinica, la doppiezza, il moralismo bacchettone del nazionalismo patriottardo del Duce del Fascismo, dei gerarchi e degli adulatori del regime. Ma anche la passione sincera  di quelli che “veramente ci credevano”, l’affetto, la partecipazione, la dedizione fino al sacrificio supremo di eroi sbagliati, ma sostanzialmente veri. Uomini e donne, ancora oggi senza credito.

La corruzione, l’avidità, la ferocia di potere di modesti e grandi speculatori della congiuntura hanno marcato la fase di conquista e la fase di gestione del governo fascista. Il lavoro documentato e di immaginazione rigorosa di Scurati descrive bene la differenza di uomini e pensieri che caratterizza la conquista dalla gestione del potere conquistato e la difficoltà di governare il cambiamento e le sostituzioni necessarie per i due tempi. Difficoltà non sempre risolta dal Duce del Fascismo che non era libero da pregiudizi, debolezze, tentazioni  di violenza, non sempre all’altezza delle situazioni e dei problemi, proprio a causa dei limiti conseguenti al suo personale volgare tratto culturale, nascosto dalla indubbia abilità letteraria di scrittore giornalista e di intelligente, cinico manovratore politico.

Nel grande marasma del regime alcune idee di fondo furono di successo: il comando e la visione storica. Grandi errori e grandi imprese si possono compiere con una visione storica chiara (anche se sbagliata) e con una linea di comando ferma (anche se cialtrona). Una carta che comporta enormi rischi, e l’Italia ne ha pagato caro il prezzo. Mussolini lo ha pagato con la vita, purtroppo non solo la sua, e non solo della sua generazione. Infatti stiamo ancora pagando.

La caratteristica letale delle decisioni sbagliate è che quando vengono prese sembrano giuste. A chi le prende.

Il senso immanente della tragedia a venire è la nota caratteristica del romanzo/documento di Antonio Scurati. Una nota che segna ogni pagina, ogni episodio, ogni attore della narrazione e che intriga chi legge dalla prima all’ultima pagina. Il fascismo non esce condannato da questo romanzo quasi vero, i suoi tragici errori, inevitabili per la cultura dei suoi attori e delle sue vittime, trovano invece nel monumentale lavoro di Antonio Scurati la durissima condanna storica da sempre meritata.

Se credevate di conoscere la storia dell’avvento del fascismo vi dovrete ricredere.

(lorenzo matteoli)

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Tunn – La Ritirata

i_ching_33_tunTUNN – LA RITIRATA

 

PARTE Ia

Un’Italia, competente, responsabile, progressista, europea …decente

Non rappresenta l’Italia uno scimmiotto travestito da guardia carceraria e non rappresenta l’Italia un bullo travestito da carabiniere. Non rappresenta l’Italia un poverello, schiavo e servo per sua scelta e storia, che bacia la mano del finto carabiniere, né la rappresenta il barone che porge la mano e, con evidente laido compiacimento, sorride tronfio alla folla che chiede la testa del “nemico del popolo.” La dignità della democrazia rappresentativa è irrimediabilmente sporcata dai sudditi schiavi e lecchini e dall’arroganza della incosciente demagogia al potere.

Questo governo, che nega l’evidenza tragica della nostra economia, che persegue in modo irresponsabile il “tanto peggio tanto meglio”,  che si comporta come se avesse già scelto il default come soluzione del nostro debito pubblico e la conseguente estromissione dell’Italia dall’Euro e dal mercato della moneta unica europea (il secondo mondiale per noi vitale), si regge sulla credulità manipolata di un elettorato, stanco, frastornato dalla demagogia e dalle promesse insostenibili.

Dopo l’agonia di un secolo la democrazia in Europa è arrivata al giro finale, the end-game. Una base elettorale stanca, frustrata, incazzata contro una classe dirigente, presuntuosa, corrotta, distratta, porta al potere una classe politica alternativa, diversa ma incompetente, della peggiore specie di incompetenza: quella di coloro che sono convinti di possedere la verità. Latrice della peggiore ideologia della banalità, del rancore sociale, dell’astio per la competenza, dell’arroganza degli ignoranti.

Il cambiamento repentino dei vice-vice primi ministri, dopo mesi di “menefrego”, “non molleremo di un millimetro”,  “i burocrati di Bruxelles devono imparare la lezione”, è molto preoccupante: per incapacità professionale di riconoscere gli errori, hanno solo aggiornato il programma. Il costo  delle smargiassate è stato di miliardi di Euro (spread, e interessi sui BTP) e nessuno di quelli che ne hanno sprecati  forse dieci volte tanti si azzarda a dirlo. La cosiddetta opposizione, spappolata dagli irresponsabili litigi e dal vuoto di idee, non è in grado si svolgere il minimo ruolo. Ha più coraggio e idee Giorgia Meloni dei reduci dell’Armata Brancaleone PD che, dopo aver dormito per 20 anni al volante, non hanno ancora capito nulla di quello che è successo a loro e che è successo al Paese. Tutti convinti e sicuri di dover governare per mandato storico-divino ineludibile, mentre si divertivano, nelle intelligentissime quanto vuote analisi dalemiane e nelle inutili metafore bersaniane, il paese cambiava sotto le loro chiappe spocchiose, incollate alle nefaste poltrone.

Non c’è male che dura per sempre, né bene che non finisce mai.

Forse prima che poi la gente capirà l’ultima truffa della democrazia schiava della demagogia e qualcuno, responsabile e competente sostituirà questo pericoloso teatro di irresponsabili dilettanti.

Perché un’Italia diversa da questa immangiabile minestra esiste, e prima o poi si sveglierà dal sonno della ragione. Un’Italia, competente, responsabile, progressista, europea …decente.

 

PARTE IIa

Ma purtroppo esiste un’altra lettura della situazione.

L’Italia diversa non esiste, questo governo è stato eletto dall’Italia effettiva, attuale, vera. Quella competente, responsabile, progressista, europea…decenteè una esigua minoranza che è stata travolta dai rinoceronti di Jonesco. La ferita di mezzo secolo di governi DC/PCI + Berlusconi non è una “ferita” guaribile, rimarginabile, facilmente ricucibile, è un cambiamento del DNA nazionale, una radicale rivoluzione culturale, uno stravolgimento profondo e irreversibile del sentimento nazionale italiano. L’Italia è diventata una nazione gialloverde: Di Maio, Salvini, Conte, Savona e Casaleggio sono gli  interpreti che la rappresentano, lo specchio della nazione. Non ci sarà risveglio dal sonno della ragione. Non c’è mai stato  nessun “sonno”. Sono stati “finti”gli ultimi 70 anni … è vero quello che dice “wittgenstein “ aka Luca Sofri: per chi ha votato Di Maio i fatti non contano un cazzo. L’unica cosa che conta è l’ectoplasma sociale  fluido, liquido, senza leader, senza ideologia, e senza progetto. Quello dei sondaggi di opinione quotidiani come guida e riferimento, il giorno per giorno, nel quale galleggiano, senza pensiero, Salvini, Di Maio, Borghi, Savona, Casalino….

Sbagliata è anche la dicotomia barrichiana attualmente di moda elite vs.popolo. Non esiste l’elite: il sistema è continuo e continuamente dinamico, l’ectoplasma sociale, politico, economico, storico si muove come un enorme magma in ebollizione senza una specifica leadership, senza uno specifico identificabile progetto, finalità o scopo. Per questo è inoppugnabile. Non si può combattere un’idea che non esiste. L’idea di Baricco, dello scollamento fra “popolo” ed “elite” è fuori dalla realtà, una astrazione, ed è sbagliata anche la risposta di Mariana Mazzuccato, che interpreta diversamente una realtà che comunque legge in termini di elite vs popolo. Realtà che non esiste. L’ineffabile sfugge alla intelligenza dell’economia.

Il successo del populismo (per definizione non elitario) è  dovuto al fatto che, per caso e accidente fortunato, ha colto le parole chiave del marasma ectoplasmatico, parole  valide solo nell’attimo storico e continuamente variabili.

Il tutto emblematicamente inconsciamente e precisamente rappresentato dalla moda seguita dall’inclito pecoreccio di indossare brache tagliuzzate. Mai la forma ha rappresentato in modo così esatto la sostanza del generale vuoto di pensiero. 

Parte IIIa

Il 26 giugno 2018 il giorno dopo una fatale sconfitta del PD alle elezioni amministrative che veniva erroneamente declinata come “fine della sinistra” proponevo un problema, allora solo emergente, oggi più che mai evidente:

…. (A) è più difficile re-inventare un manifesto della “sinistra”, o (B) è più difficile trovare una classe dirigente capace, onesta, competente, e farla eleggere da un elettorato manipolato, impestato da demagogia e avvolto nella nebbia dell’ignoranza?
Il manifesto non è cambiato molto, i valori sono quelli della solidarietà, dell’equità, della meritocrazia, della competenza, delle strategie di medio lungo termine, della buona amministrazione e del buon senso, il tutto confezionato in una solida struttura di normale onesta decenza.
Temo purtroppo che la seconda ipotesi sia molto più difficile da mettere in pratica. Sono gli interpreti del manifesto che mancano. La sinistra non è stata sconfitta: non c’era proprio sul campo.

In queste condizioni ci si chiede come debba operare il “nobile” protagonista del “libro dei mutamenti”易經|.  Ho interpellato il misterioso e criptico manuale. La risposta è stata:

i_ching_33_tun33 Tunn, la Ritirata.

La sentenza:

La ritirata:Riuscita. Questo significa appunto che nella ritirata sta la riuscita. Il solido è sul posto che gli compete e trova corrispondenza: questo significa che si va con il tempo.

In piccolo è propizia perseveranza:questo significa che esso sta avanzando e crescendo. Grande invero è il senso del tempo della ritirata.

Il successo sta proprio nella circostanza che si riesce a ritirarsi a tempo e nel giusto modo. Questo successo è reso possibile dal fatto che questa ritirata non è la fuga obbligata di un debole, bensì il volontario cedere di un forte fondato sulla natura del forte signore del segno… La forza si mostra ora nel fatto che non si cerca di ottenere nulla con la violenza, ma che si mostra perseveranza solo in piccole cose …

L’immagine: Sotto il cielo è il monte, l’immagine della ritirata. Così il nobile tiene lontano l’ignobile, non irato, ma pacato.

 Come il manuale suggerisce per maggiore chiarimento si procede a una ulteriore domanda, la risposta è stata:

41 Sunn– La minorazione

La sentenza:Minorazione congiunta con veracità, opera sublime riuscita, senza macchia.
L’immagine:Al piede del monte sta il lago: l’immagine della minorazione. Così il nobile doma la sua ira e raffrena i suoi istinti.

Le due risposte sono incredibilmente coerenti. Il verdetto deiè chiaro. Non resta che seguire l’autorevole consiglio. Adeguarsi come disse la macina al grano.

Chi non conosce il libro dei mutamenti, i   ,  si chiederà se sono ancora compos mei e sorriderà di questa uscita esoterica cinese del tecnologo. Chi conosce quel libro (e sicuramente ne possiede una copia) andrà a verificare e forse porrà i suoi ulteriori quesiti. Comunque lo si consideri ilè uno strumento che invita a pensare. Non è necessario crederci…ma serve.

(lorenzo matteoli)

 

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