IL CAPOVOLGIMENTO DELLE LOGICHE

Il “capo” dei 5S  (si fa per dire: ancora in gestazione dopo mesi di palude) ha dichiarato che vuole portare il non-partito di nuovo al rango di “primo partito”.

Dalle prime mosse sembra che la strategia per ottenere questo risultato sia quella di fare il partito “di governo e di opposizione”. Ovvero piantare grane al governo con irragionevoli ricattuali demagogiche proposte finalizzate ad accontentare la base del movimento di puerili incompetenti.

In una logica politica corretta i voti si guadagnano governando bene approvando leggi utili e indispensabili ma non sempre gradite alla linea demagogica populista: esattamente l’opposto del progetto dell’avvocato che arriva dopo mesi di contorsioni a una ipotetica leadership della banda di bambocci arroganti incapaci di progetto e di visione e affascinati solo dalla demagogia più criminale.

Tempi duri per la ragione.

Sarà da vedere se i mesi di sciagura del governo Lega-5S dominato dalla stupidità e dall’arroganza avranno insegnato qualcosa agli elettori italiani.

Sarà anche da vedere se Mario Draghi aka whateverittakes consentirà agli sfasciati 5S lo spazio per le loro demagogiche esercitazioni e quanti voti perderanno per farle.

Salvini ha capito che con Draghi non c’è molto spazio per fare il doppio gioco e sta tentando un’altra strada: assorbire Berlusconi per bloccare la marcia trionfale di Meloni e andare al governo con un partitone di “destra italiana”.  

Una mossa con molte incertezze: 

  1. quanto resta di Forza Italia dopo che Salvini la risucchia? Forse un 3%.
  2.  Quanto perde la Lega di Leghisti in fuga da Meloni perchè non tollerano il pacchetto con Berlusca? Forse il 6-8%.
  3. Quanto guadagna il PD da quelli che non l’hanno mai votato ma non vogliono un governo Salvini 2.

lorenzo matteoli

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LA BOCCA A CULO DI GALLINA

La bocca a culo di gallina

La catastrofe elettorale di Salvini è senza precedenti:  perdere la metà dei suoi elettori è un record storico. Nelle ultime elezioni (erano il 17% e ora sono l’8,8%).

Per qualche punto percentuale in meno i segretari dei partiti si dimettono senza discutere. Non Salvini che considera il disastro con grande disinvoltura: il suo commento?  Siamo un terzo di FdI. E allora? Penoso: La boccuccia a culo di gallina.

Ma da lui e dalla sua cultura non ci si poteva aspettare altro: è un esperto nel negare la più smaccata realtà. Ricordate: Savoini? Mai conosciuto. I 49 milioni? Mai visti. Morisi? Mi occupo di cose serie. Il Metropol? Mai preso un rublo.

Quello che invece lascia di sale è il silenzio di tutti gli altri dirigenti e capibastone della Lega per Salvini Premier. L’unico che ha detto chiaramente che ci vuole un nuovo segretario è stato Maroni, ma dal resto del partito: silenzio assoluto.

Ascoltano tutti allineati e compatti mentre lui elenca le assemblee e i consigli che si dovranno fare prima di un “Congresso nazionale”: quartieri, città, provincie, regioni x tempo, x tempo, x tempo, intanto la Lega con Salvini al Governo dimostrerà come si riconquistano i milioni voti regalati a FdI. Dice.

Nessuno si azzarda a fargli presente la banale realtà:

“Caro Capitano tu sei il segretario, tu hai imposto la “linea” tu hai scritto i programmi, tu hai fatto le proposte, flat tax (per i tuoi amici ricchi), scostamento di bilancio, via le sanzioni a Putin, basta con gli stronzi burocrati di Bruxelles, tu hai mandato a casa Draghi per avere le elezioni subito, tu hai fatto le liste piene di tuoi compari, tu hai fatto la campagna elettorale praticamente da solo. Tu e solo tu sei responsabile della catastrofe, i milioni di elettori che se ne sono andati sono un messaggio preciso solo per te e vuol dire una sola cosa chiarissima: vattene.”

I militanti e i dirigenti della Lega sono  veterani di battaglie epocali, non sono verginelle violette di campo, sono nerboruti, muscolosi panzer della politica politicata. All’occorrenza sanno anche menare.

Ma stanno tutti zitti.

Gnun ca banfa.

È legittimo chiedersi come mai?
Hanno paura del Capitano?
Il Capitano sa qualcosa che li fa tacere?
Quale poderosa colla sigilla le labbra e quale corda strozza le gole?
Quali terribili segreti incatenano e rendono schiavi i liberi leghisti?
Basta la patetica boccuccia a culo di gallina a fare tremare i panzer della dialettica padana?
O saranno ancora i 49 milioni di euro e la loro ricca rendita che tiene tutti muti e ingessati?

Intanto Giorgia lavora e fra poco Salvini si renderà conto di essere solo con le sue panzane e la boccuccia a culo di gallina.
Nella politica italiana puoi fare tutte le cazzate che vuoi, una sola cosa non si perdona: perdere voti.

Lorenzo Matteoli

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I numeri raccontano una storia più complicata

In efficace sintesi

Dunque il “campo largo e litigioso della sinistra” ha avuto il 48,7% dei voti e la coalizione della destra Meloni, Salvini, Berlusconi, ne ha avuti il 44%.

Meloni sarà la prima ministra di un governo di destra in un paese approssimativamente di sinistra: i numeri raccontano una storia diversa e più complicata, che non è quella del trionfo di Giorgia Meloni.

Contrariamente al peana postelettorale non è stata una vittoria travolgente della destra, la sinistra non ha vinto per la inadeguatezza manovriera del suo leader e per la grammatica assurda della legge elettorale.

Meloni lo sa e si muove con relativa prudenza. Salvini non lo capisce (o fa finta di non capirlo) e si comporta con la consueta arroganza.

Senza analizzare il voto, voglio svolgere qualche riflessione sul numero che a mio avviso è il più significativo della vicenda: l’8,8% della Lega di Salvini, che passa dal famoso trionfale 34% attraverso il successivo catastrofico 17%  per arrivare all’attuale 8,8%, e muoversi verso un futuro di totale irrilevanza.

Milioni di elettori leghisti si sono resi conto della modesta realtà del segretario Salvini e hanno cambiato idea. Il messaggio non poteva essere più chiaro: vattene.

Nella Lega è in corso una feroce “resa dei conti” fra l’ala pragmatica, amministrativa dei “governatori” (Giorgetti, Zaia, Fedriga) e la base incazzata e frustrata dei seguaci del “capitano” allo sbando.

Salvini, unico responsabile del disastro, fa finta di accettare il risultato e si assumersene la responsabilità, ma nei fatti nega la realtà a sé stesso e agli altri, proclamandosi orgoglioso partecipante della vittoria della destra, una linea irrazionale, ovviamente dettata dall’angoscia e dalla paura, chiedendo per sé e per la Lega ministeri “pesanti” e facendo proposte provocatorie nei confronti della linea, quasi moderata, più volte dichiarata dalla Meloni. Anche lei non senza qualche strampalata contraddizione.

L’atteggiamento di Salvini, coerente con la sua dimensione culturale, logorerà il processo di formazione del governo, avvelenerà i rapporti interni della coalizione di destra, renderà difficile la gestione politica e amministrativa del nuovo governo secondo un modulo operativo che è stata la costante di tutta la fallimentare (anche se a tratti fortunata) carriera politica del soggetto. Ragiona e si comporta come un dodicenne vendicativo e non ha la strumentazione intellettuale per comportarsi diversamente.

Quello che fa impressone nelle sue comunicazioni e interventi è il totale asservimento degli interlocutori, nessuno ha il coraggio di fargli presente la dura realtà.  Altro che “mucca” nel corridoio! Un agitato enorme elefante!…e le “boccucce” dello sconfitto capitano sono penose.

Previsione: è sperabile che la linea dei “governatori” costringa Salvini ad atteggiamenti meno assurdi, ma finora non se ne vedono segnali…balbettano tutti. Gli unici che strillano sono i “militanti” tutti partecipi della cieca frustrazione del capo. Meloni non può contrastarlo oltre  determinati limiti per non compromettere l’agibilità della compagine governativa avvelenandola con divisioni interne.

Se il problema non si risolve la “grande” vittoria della destra non riuscirà a uscire dalla palude della conflittualità faziosa. Una nota sindrome italiana.

Lorenzo Matteoli

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ANALISI DEL VOTO

Una buona regola quando si vogliono commentare i risultati elettorali è di aspettare almeno tre giorni. 

Per il voto del 25 settembre 2022 forse la regola va cambiata: aspettiamo almeno due anni.

Auguri a noi.

Lorenzo Matteoli

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SPES ULTIMA DEA

Carlo Calenda di AZIONE

Oggi può cambiare il futuro dell’Italia.

In molto peggio.

La vittoria della destra grazie alla incredibile immaturità dell’elettorato mi fa veramente paura.

Spes ultima dea, ma sarà veramente difficile.

Lorenzo Matteoli

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SALVINI HA CAMBIATO IDEA

Dopo migliaia di morti Salvini “cambia idea”

Salvini ha cambiato idea su Putin. Credeva che fosse un genio intelligentissimo, lo avrebbe scambiato per due Mattarella. Era talmente imbesuito da esibirsi urbi et orbi con la facciona di Putin stampata sulla pancia in modo che tutti sapessero quanto lo ammirava e apprezzava.

Milioni di suoi seguaci lo hanno imitato nell’esempio vergognoso: tutti diligenti ammiratori di Putin perché Salvini è un ammiratore di Putin. 

Ha anche firmato un protocollo di collaborazione e sinergia con Russia Unita il partito di Putin: non l’ha solo ammirato, ha collaborato, promosso, diffuso le idee di Putin e le sue azioni, conseguenza delle sue idee.

Ma quando uno invade, bombarda, uccide, massacra, e, per mezzo del suo esercito criminale, stupra, violenta donne, bambine e bambini, ha detto Salvini, ho cambiato idea.

Ci ha messo 150 giorni di guerra, decine di migliaia di morti ammazzati, città, paesi e villaggi rasi al suolo, migliaia di disgraziati torturati, fucilati con le mani legate dietro alla schiena, donne prima violentate, poi scannate o fucilate…e poi Salvini “ha cambiato idea su Putin”.

Ci si chiede se questo è un “leader”, un “capitano”? O un pericoloso irresponsabile, amico a ammiratore di criminali di guerra?  

Non gli viene in mente che oltre a “cambiare idea” su Putin era anche opportuno che si scusasse per l’errore criminale che ha commesso e operasse di conseguenza? Nemmeno l’ombra di una scusa. Quando uno commette errori di quel genere forse ha bisogno di riflettere seriamente su molte altre cose e …operare di conseguenza. I suoi ammiratori e seguaci hanno bisogno di riflettere seriamente e di operare di conseguenza.

Un giorno si renderà conto che anche sui migranti  si è sbagliato, sulla “tassa piatta” si è sbagliato, sull’Euro si è sbagliato, sull’Europa si è sbagliato, sui minibot si è sbagliato, su Lamorgese si è sbagliato, su Morisi si è sbagliato, sulle centinaia di stupidaggini che ha detto e fatto come segretario della Lega e come Ministro degli Interni, si è sbagliato…etc… etc…Il pensiero che questo irresponsabile, incompetente, leccatore di … rosari diventi di nuovo ministro della Repubblica è raccapricciante.

Lui “cambia idea”: appello agli ammiratori di Salvini: cambiate idea anche voi, siete  ancora in tempo.

Lorenzo Matteoli

Il 25 Settembre guardatevi allo specchio: voi

non siete quella roba là! 

Votate AZIONE di Calenda e Renzi,

competenza e responsabilità.

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LETTER FROM THE OTHER SIDE OF HISTORY

La Bandiera degli Aborigeni Australiani

Published by the West Australian

September 21st, 2022

In occasione del funerale della Regina Elisabetta giusto e doveroso sentire la voce di chi ha subìto il pugno di ferro nel guanto di velluto dell’Impero Britannico

As a female Ballardong Noongar elder, I mourn the death of Queen Elizabeth in the context of our shared humanity, but not as a “subject” of the British crown. Because our people have never given up our supreme power over the boodja (country) we have owned since the Koondarm (Dreaming). I cannot and do not recognize any British monarch as my sovereign. Distinguished Wirandjuri journalist Stan Grant has written a powerful opinion piece in which he declared Indigenous Australia cannot be expected to shut up in this period of official mourning. He points out the fact that people on “the other side of history”, Indigenous people being controlled by the Crown “from India to Africa to Ireland, the Pacific and the Carribbean and of course here, Australia” have felt the iron fist within the British Empire’s velvet glove. So, so true.

Under the Crown, including during the Queen’s reign, my Ballardong Noongar family was subject to apartheid-like laws and forced to live in squalid reserves on crown land that had been stolen from our people, as was our entire boodja. Our family was splintered as the kids, myself included, were sent to boarding schools where many of us were physically and sexually abused. We lived in state-imposed poverty and were denied a proper education (I attended night classes at a technical school as an adult to become literate).

The pomp at the royal funeral on Monday only adds to my anger at the ongoing injustice inflicted by white people who acted under the authority of the Crown. It was compounded for me by seeing Prince Andrew, a man who knowingly formed a friendship with a later convicted pedophile. Royal privilege seems to have no limits or bounds (or shame). I cannot see how Australia can maintain constitutional ties with such a stained institution into the future, one that has still not apologized for its past crimes or made any reparations to the Indigenous peoples it brutally exploited. But with or without a republic, there must be a great reckoning in this country. The Voice, Truth-telling and Treaty, as proposed in the Uluru Statement of the Heart, would be a very good start.

Dallas Phillips, Goomalling

Traduzione in Italiano

Come anziana della tribù Ballardong Noongar, piango la morte della regina Elisabetta nel contesto della nostra condivisa umanità, ma non come “suddito” della corona britannica. Perché la nostra gente non ha mai rinunciato al potere assoluto sul boodja (paese) nostro sin dal Koondam (Sogno). Non posso e non riconosco nessun monarca britannico come mio sovrano. Il distinto giornalista Wirandjuri Stan Grant ha scritto un forte articolo in cui ha dichiarato che non si può pretendere che l’Australia indigena taccia in questo periodo di lutto ufficiale. Ricorda di nuovo la realtà storica che le persone “dall’altra parte della storia”, gli indigeni controllati dalla Corona “dall’India all’Africa, all’Irlanda, al Pacifico e ai Caraibi e, naturalmente, qui, in Australia” hanno sentito il pugno di ferro nel Guanto di velluto dell’Impero Britannico. Una cruda realtà.

Sotto la corona, anche durante il regno della regina Elisabetta, la mia famiglia Ballardong Noongar ha subìto l’apartheid ed è stata costretta a vivere in squallide riserve sulla terra della Corona che era stata rubata al nostro popolo, così come tutta il nostra boodja. La nostra famiglia è stata divisa, i bambini, me compresa, sono stati mandati in collegi dove molti di noi hanno subito abusi fisici e sessuali. Vivevamo nella povertà imposta dallo stato e ci veniva negata un’adeguata istruzione (ho frequentato i corsi serali in una scuola tecnica da adulta per imparare a leggere e scrivere).

Lo sfarzo al funerale reale di lunedì non fa che aumentare la mia rabbia per l’ingiustizia inflitta dai bianchi che hanno agito sotto l’autorità della Corona. Per me la rabbia è stata aggravata dal vedere il principe Andrea, un uomo che consapevolmente è stato amico di un pedofilo condannato. Il privilegio reale sembra non avere limiti né pudore. E’ inconcepibile che l’Australia possa mantenere nel futuro legami costituzionali con un’istituzione così compromessa, che non si è ancora scusata per i crimini del passato e non ha compensato i popoli indigeni che ha brutalmente sfruttato. Ma con o senza repubblica, ci deve essere una grande resa dei conti in questo paese. La Voce, la Verità e il Trattato, come proposto nella Dichiarazione di Uluru, sarebbero un ottimo inizio.

Dallas Phillips, Goomalling

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IL FUNERALE DELLA REGINA

Dopo 5 ore di processione il feretro di Elisabetta II lascia Londra per Windsor dove sarà sepolta accanto al Duca di Edimburgo Filippo suo marito: la folla ha aspettato 18 ore prima del funerale e 5 ore durante il funerale: un milione e mezzo di persone.

Ho guardato alla televisione australiana il funerale di Elisabetta II. 5 ore in diretta live da Londra. Milioni di inglesi lungo le strade della processione. 
È difficile descrivere l’evento per la dimensione, la partecipazione di folla, la commozione della gente, la monumentalità della liturgia. Non è stato il “funerale della regina d’Inghilterra” è stata una dichiarazione politica storica della nazione Britannica: un vero “statement” dei valori fondanti della cultura inglese. Unità ideale, lealtà nazionale, affetto sociale, partecipazione, ordine, rispetto ricambiato delle istituzioni. Una celebrazione forte, appassionata, interclasse, intergenerazionale, di “cosa vuol dire essere inglesi oggi”.

Decisamente un documento “storico” che impone una riflessione, non solo in Inghilterra, perché stabilisce e conferma una serie di “valori” fondamentali della cultura non solo Inglese, ma Europea. 

I valori che, dalla Magna Charta in poi, l’Inghilterra ha insegnato a tutte le democrazie del mondo e che non tutte le democrazie del mondo hanno saputo conservare.

Lorenzo Matteoli

Translation for my Australian and British friends:

After 5 hours of procession, the coffin of Elizabeth II leaves London for Windsor where she will be buried next to the Duke of Edinburgh Philip her husband: the crowd waited 18 hours before the funeral and 5 hours during the funeral: one and a half million people.

I watched the broadcast of Elizabeth II’s funeral on Australian television; 5 hours live from London; millions of English people along the streets of the procession.

It is difficult to describe the event due to its magnitude, the participation of the crowd, the emotion of the people, the monumental liturgy. It was not the “funeral of the Queen of England” it was an historical political declaration of the British Nation: a true “statement” of the founding values ​​of English culture, ideal unity, national loyalty, social affection, participation, order, respect for institutions. A strong, passionate, inter-class, inter-generational celebration of “what it means to be British today”.

This is definitely an “historical” document that requires reflection, not only in the United Kingdom, because it states and confirms the fundamental values not only of the British culture but of the European culture as well.

These British values​​ from the Magna Carta onwards, have taught all the democracies of the world but which not all the democracies of the world have been able to preserve.

Lorenzo Matteoli

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IL MESSAGGIO FISICO

FEDERICO II HOHENSTAUFEN

La politica è basata sull’accettazione della realtà. 
Se la realtà è quella documentata dai sondaggi avremo un governo Meloni-Salvini. Un orrore  eletto democraticamente. Alleati di un criminale come Putin e di un dittatore cinico come Orban, l’Italia abbandonerà una linea che, prima che politica, era antropologica e culturale: (social)democrazia liberale, Europa, Occidente… e che aveva caratterizzato decine di governi italiani degli ultimi 70 anni di Repubblica. La lezione terribile di 20 anni di fascismo di una Guerra Mondiale e di una Guerra Civile era stata appresa.

La domanda alla quale è necessario rispondere è come mai il popolo risponde alla sollecitazione elettorale di Salvini/Meloni, logicamente e razionalmente qualificabile come ripugnante e a quella, alla luce della ragione, ancora più orrenda di Conte.

Una risposta sembra emergere dall’analisi dei loro messaggi: il tratto umano.

Quello che propongono (in genere raccapricciante): programmi strategie, volontà, leggi è assolutamente irrilevante, non percepito, non letto, non ascoltato. Non conta niente, zero, zilch.

L’unica cosa che conta è il tratto umano. Salvini, amico del criminale massacratore Putin, con un progetto di demagogia laida, evocando strategie razziste vergognose viene ascoltato come “uno che dice cose”, apprezzato per la fisicità, per la stessa volgarità dell’eloquio: perché “sembra uno di noi”. Allo stesso modo vengono apprezzati i suoi travestimenti da poliziotto: insultanti, ridicoli, volgari…e proprio per questo compresi e accettati. Perché rappresentano “il tratto umano”.
Lo stesso vale per Giorgia Meloni, moltiplicato per un fattore “donna” valutabile in 100 punti e forse più e per un fattore “mo’ t’o-o dico io” di altri 100 punti abbondanti.
Mezzo secolo di rappresentanza politica sterilizzata in discorsi di apparato dalla sintassi contorta, grammatica diagonale, vocabolario surreale ha creato nella gente un disperato bisogno di “fisicità”.  Senza saperlo, Salvini e Meloni,  come parlano, come si muovono, indipendentemente dalle cose che dicono, offrono quella minestra che viene avidamente apprezzata.

Che il professor Letta non riesca a competere con questo fenomeno mi sembra ovvia conseguenza.

Cosa questo voglia dire per il nostro futuro è una riflessione che fa paura.

Ma non tutto è ancora perduto: abbiamo 150 ore per spostare 3 milioni di voti.

Lorenzo Matteoli

Il 25 settembre guardati allo specchio: non


sei quella roba là!

Vota Azione di Calenda e Renzi:

competenza e responsabilità

nota congiunturale: ho scritto questa nota guardando alla televisione australiana il programma in diretta sul funerale di Elisabetta II; una coda di 8 km per salutare il feretro a Westminster, 2 milioni di persone a Londra arrivate da tutto l’English speaking world. lm

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LA RESPONSABILITA’ DEL PENSIERO UNICO

ALLEATI DI PUTIN E ORBAN

Ho scritto nel post di ieri:

Responsabilità? Certo! 50 anni di consociazione DC/PCI di sistematica occupazione del potere con un mostro burocratico di viscosità impenetrabile (scuola, formazione, giustizia, media, banche, sindacati) soffocamento sistematico di qualunque alternativa progressista, “liberal”,  e  socialdemocratica.

Era il “pensiero unico”, la pratica applicazione della conformità acritica volontaria. Non c’era nessuna coartazione, e la libertà dentro la conformità era garantita e tutelata. Si poteva dire e scrivere quello che si voleva, manifestare a favore o contro qualunque cosa, ma non c’era riscontro, un muro di gomma.

I ribelli delle BR, di Potere Operaio, Avanguardia Operaia etc. marginali e storicamente senza senso: vennero azzerati solo quando cominciarono a uccidere, perché uccidere non è molto conforme.

Va riconosciuto che quella libertà nella conformità (ovvero il sistematico soffocamento) fu tutelata. Vicini, ma fuori dal quadro di Nineteeneightyfour.

Ma nessuno si è accorto di cosa covava sotto la “libertà nella conformità”.

Il sonno della ragione. Assuefazione, appiattimento accettazione della “qualunque”, l’italico “far funzionare le cose” diventa arrangiarsi, fare arrangiare, corrompere, gestione mafiosa. La conformità diventa dominio del mediocre, quando non dello scadente, la meritocrazia una bestemmia, il merito e la competenza roba da stronzi selettivi, elitisti (uno uguale a uno). Incompetenza e stupidità vincono. Il sistema diventa, nel tempo, una minestra immangiabile.

Mattarella tenta il salvataggio con Mario Draghi, ma Conte e Salvini non perdono l’occasione.

Ed ecco  il mostro, Salvini, Berlusconi, Meloni, che sono ancora peggio. Il muro di gomma della conformità era tollerante, inerte. Questi sono arroganti e aggressivi. 

Il rischio della “democrazia liberal” è la “conformità liberal”, ma è sbagliato evitarla scegliendo la “conservazione reazionaria”.

Per avere un’idea di dove porta il qualunquismo-finto buon senso della Meloni e il putinismo stupido di Salvini basta guardare cosa succede nelle Marche, dove la legge sull’aborto è impraticabile e gli immigrati anche bene integrati sono trattati come sub-umani, gli investimenti di sicurezza idrogeologica rinviati sine die, con tragiche conseguenze.

Ma mentre la conformità ammette il riscatto e il recupero critico, il “mostro”, una volta insediato, è praticamente impossibile rimuoverlo. 

Cosa succederà all’Italia quando il voto democratico ci darà un governo Meloni-Salvini che si alleano con Putin e con Orban, due criminali “democraticamente” eletti?

Questo è il rischio che corriamo con il voto del 25 settembre.

Lorenzo Matteoli

Il 25 Settembre

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Calenda e Renzi,

competenza e responsabilità



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UNA SETTIMANA DAL VOTO

Il sonno della ragione

A una settimana dal voto con il discorso di Viktor Orban nel quale esprime la speranza che sia possibile bloccare le sanzioni a Putin “con l’aiuto del nuovo governo italiano” le strette di mano e i sorrisi felici  di Salvini e Meloni a Orban. Meloni che certifica la garanzia di verginità democratica a Orban perché viene “eletto” regolarmente, non ci sono più dubbi: Orban ha azzerato brutalmente qualunque opposizione in Ungheria. Vinte le elezioni e andati al governo la prima cosa che faranno sarà un ribaltone della politica estera italiana: contro la linea Europea, amicizia con Putin, niente armi all’Ukraina, revisione della nostra adesione alla NATO….etc.

Orban non direbbe quelle scemenze se non avesse avuto garanzie dai suoi amici italiani (Meloni & Salvini). Oppure da “pupazzi prezzolati” secondo la recente definizione di Mario Draghi.

Mi sono più volte chiesto, in queste mie note, come avessero fatto i nostri padri e nonni a imboccare la tragica via del fascismo nel 1922.

Salvini e Meloni, cento anni dopo, nel 2022 ci fanno vedere come sia stato possibile farlo a suo tempo e come sarà di nuovo possibile farlo oggi. Se c’era bisogno di una spiegazione. E’ vero non esiste pericolo fascista ma questa roba è peggio. Populismo e cecità demagogica al potere.

Un popolo, stanco di parlamenti grotteschi, abitati da rappresentanti ignoranti, puerili, stupidi, corrotti, schiavi della più ignobile demagogia, vota per disperazione, per motivi allucinati, per una coalizione reazionaria (i.e.: la Meloni almeno è una donna, Salvini dice cose che si capisconosui migranti ha ragionela flat tax è giusta[1] …)

Oggi come 100 anni fa.

Ci si chiede come sia possibile che questa spaventosa realtà non sia efficacemente smantellata dal PD di Letta che sembra parlare un linguaggio surreale a un deserto ideologico e culturale.

Gli elettori italiani stanchi di inadempienza, di incompetenza, di corruzione, di conflitti fra sette e parrocchie di “intelligentissimi”  “di sinistra” confondono la protesta demagogica con opposizione e alternativa, l’arroganza di Salvini come “capacità di decidere”, la beceraggine qualunquista di Meloni come “leadership” e, come i nostri padri e i nostri nonni, cadono nell’imbroglio e si affidano a un dittatore criminale di guerra (Vladimir Putin) amico di Salvini e di Berlusconi e a un arrogante dittatore massacratore di diritti civili come Viktor Orban amico di Meloni. Che trascineranno l’Italia in una avventura, se possibile, peggiore del nazismo  e del fascismo: l’avventura della demagogia puerile e incompetente, della stupidità al governo.
Responsabilità? Certo! 50 anni di consociazione DC/PCI di sistematica occupazione del potere con un mostro burocratico di viscosità impenetrabile (scuola, formazione, giustizia, media, banche, sindacati) soffocamento sistematico di qualunque alternativa progressista, “liberal”,  e  socialdemocratica.

Continuavano a discutere gli “intelligentissimi” e il Paese gli cambiava sotto il culo incollato alle sedie del potere.

La “ragione” ha dormito ed ecco il mostro.

Lorenzo Matteoli

Sette giorni al voto, 168 ore per svegliarsi.

Il 25 Settembre vota

Azione di Calenda-Renzi


[1] Meloni sarà una donna ma sui problemi “chiave” dei diritti  umani (educazione, formazione, welfare, aborto, eutanasia,) le sue idee sono quelle della più oscura assoluta reazione medievale, sull’economia propone un sovranismo a dir poco curtense, le tesi di Salvini sui migranti sono di breve termine, razziste e letali per l’Italia disperatamente a corto di lavoratori per industria e agricoltura e la flat tax è destinata a moltiplicare le disuguaglianze del capitalismo più feroce. Tutti e due sguazzano nella demagogia più laida e irresponsabile, eccitando l’egoismo più cupo dell’ignoranza popolare.

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