IL CAPOVOLGIMENTO DELLE LOGICHE

Il “capo” dei 5S  (si fa per dire: ancora in gestazione dopo mesi di palude) ha dichiarato che vuole portare il non-partito di nuovo al rango di “primo partito”.

Dalle prime mosse sembra che la strategia per ottenere questo risultato sia quella di fare il partito “di governo e di opposizione”. Ovvero piantare grane al governo con irragionevoli ricattuali demagogiche proposte finalizzate ad accontentare la base del movimento di puerili incompetenti.

In una logica politica corretta i voti si guadagnano governando bene approvando leggi utili e indispensabili ma non sempre gradite alla linea demagogica populista: esattamente l’opposto del progetto dell’avvocato che arriva dopo mesi di contorsioni a una ipotetica leadership della banda di bambocci arroganti incapaci di progetto e di visione e affascinati solo dalla demagogia più criminale.

Tempi duri per la ragione.

Sarà da vedere se i mesi di sciagura del governo Lega-5S dominato dalla stupidità e dall’arroganza avranno insegnato qualcosa agli elettori italiani.

Sarà anche da vedere se Mario Draghi aka whateverittakes consentirà agli sfasciati 5S lo spazio per le loro demagogiche esercitazioni e quanti voti perderanno per farle.

Salvini ha capito che con Draghi non c’è molto spazio per fare il doppio gioco e sta tentando un’altra strada: assorbire Berlusconi per bloccare la marcia trionfale di Meloni e andare al governo con un partitone di “destra italiana”.  

Una mossa con molte incertezze: 

  1. quanto resta di Forza Italia dopo che Salvini la risucchia? Forse un 3%.
  2.  Quanto perde la Lega di Leghisti in fuga da Meloni perchè non tollerano il pacchetto con Berlusca? Forse il 6-8%.
  3. Quanto guadagna il PD da quelli che non l’hanno mai votato ma non vogliono un governo Salvini 2.

lorenzo matteoli

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LA MIA SINDROME

C’è una domanda che mi assilla nelle notti semibianche di vecchiaia abbastanza avanzata. Una domanda su eventi di 32 anni (1989) fa. Ci penso la notte mentre il vento violento dall’Oceano Indiano urla e sbatacchia tutto lo sbatacchiabile e il gatto Oscar, inquieto per la bufera e in genere molto riservato e poco disponibile a confidenze, cerca il tepore del mio corpaccio arrotolandosi sul piumino. La domanda ritorna petulante e scava nella memoria e mi costringe ad affrontare antiche realtà irrisolte evocando e scartando molte possibili risposte.

Ve la propongo di seguito e cercherò di svolgerne le implicazioni non sempre gradevoli, ma comunque interessanti come è sempre interessante la storia degli errori macroscopici o banali che abbiamo fatto trascinati da contesti ai quali non abbiamo saputo resistere e che non sono, comunque, sufficienti ad assolverci. 
Avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, ma è proprio vero che avremmo potuto fare? E cosa sarebbe successo se avessimo fatto? Etc. etc.

La domanda è: perché per decidere se fare o non fare la pista per l’atletica nello Stadio delle Alpi non chiesi un voto del Consiglio Comunale?

Che la pista fosse una immane coglioneria era una limpida evidenza. Un bambino di 10 anni posto davanti alla situazione oggettiva avrebbe saputo prendere la decisione corretta.

A Torino c’era uno stadio per l’atletica al Parco Ruffini in grado di ospitare benissimo eventi internazionali con il pubblico dell’atletica che non ha mai superato i 10 mila spettatori. E comunque dopo la costruzione del nuovo stadio alla Continassa sarebbe rimasto anche il vecchio comunale che aveva la pista per l’atletica. La pretesa di Nebiolo era veramente senza senso e arrogante come il personaggio…con buona pace. Tutti argomenti che non superavano la visceralità isterica di Elda Tessore & C. affascinati dalle promesse di Tot mila voti (anche quelle farlocche).

La storia successiva ha provato oltre ogni possibile dubbio questo assunto. L’unico evento di atletica che venne forzosamente portato a Torino da Primo Nebiolo nel 1991 fu un penoso e costoso fiasco con atleti di seconda categoria ricattati da Nebiolo e con qualcuno pagato sottobanco fior di milioni (Bubka USSR salto con l’asta), pochissimo pubblico nello stadio da 50 mila.

Primo Nebiolo è indubbiamente responsabile di molti misfatti, non solo del famoso salto in lungo truccato da record di Evangelisti che segnò anche la fine della sua carriera quando venne sputtanato a livello mondiale. A quel tempo (fine anni 80) era però potentissimo in un ambiente che non è mai stato verificato, e che ospitava corruzione di elite per colpi da miliardi (pensare solo ai soldi spostati dai contratti pubblicitari).

Ma non si può condannare Nebiolo più di tanto: era il suo mestiere promuovere l’atletica e nel CONI disponeva di voti determinanti per fare o disfare presidenti e consiglieri (nella fattispecie Carraro & C. a quel tempo). È logico che per il presidente della Associazione Italiana di Atletica Leggera uno stadio senza pista è una bestemmia intollerabile e Nebiolo si era assicurato a livello governativo per evitare il vulnus: la legge Capria che istituiva i finanziamenti del Governo per i Mondiali di Calcio del 1990 chiedeva il parere del CONI sui progetti dei nuovi stadi. Il Presidente del CONI era Franco Carraro potentissimo ma fragile perché le sue conferme come presidente dipendevano dai voti controllati da Primo Nebiolo.

In altre parole Nebiolo teneva Carraro per le palle.

Ecco un primo luogo di stortura legislativa: il CONI può avere competenza sugli impianti sportivi ma la decisione pista o non pista è una decisione di strategia urbanistica sulla quale il CONI non deve avere nessuna autorità. 

Nella mia responsabilità di assessore per gli impianti sportivi dissi immediatamente che lo stadio avrebbe dovuto essere per il calcio e senza pista in considerazione della esistenza di una ottima e valida struttura per l’atletica al Parco Ruffini…e si scatenò il putiferio pilotato in particolare con vigore viscerale da Elda Tessore che era stata assessore allo sport prima di me e che era stata dimissionata da La Ganga per “esaurimento nervoso” di matrice politica.

Primo Nebiolo nella sua missione “atletica” aveva provveduto a seminare anche nella politica locale e non nascondeva nelle varie segreterie di partito che i suoi Tot mila atleti schedati avrebbero votato secondo precise indicazioni etc. etc. Ora tot mila voti in una città come Torino, fanno assessori e sindaci: sono una realtà che non poteva essere ignorata da nessun segretario di partito. Questo è però vero solo se uno pensa agli atleti di Nebiolo come a un esercito di pecori semianalfabeti. La realtà è ben diversa, ma non si può chiedere a un segretario di partito locale di ragionare lucidamente quando gli si fanno balenare Tot mila voti.

Questa brutale realtà mi fu chiara quando in una riunione dei capigruppo della maggioranza (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) fui l’unico a votare per il no alla pista. Da notare che il capogruppo per il PLI era l’Avvocato Vittorio Chiusano al tempo anche presidente della Juventus F.C. lo stesso che mesi prima aveva mandato una lettera al Sindaco Cardetti firmata con il suo collega avvocato Nizzola del Torino F.C. assicurando che se la Città avesse disdetto l’aggiudicazione alla SAPAM (Società dell’Acqua Pia Antica Marcia) le due squadre avrebbero fatto lo stadio con la pista alla Continassa.

Incredibile la leggerezza di due potenti avvocati con la quale chiedevano alla Città di pagare una penale miliardaria per riappropriarsi del contratto che per madornali (non innocenti) errori nell’offerta avevano perso. Nessuna preoccupazione per la stupidaggine della pretesa, probabilmente in imbarazzo per la incazzatura del Principe Gianni che aveva licenziato in tronco l’ing. Mosconi di Fiat Engineering che, peraltro, non aveva nessuna responsabilità nell’errore (non innocente cfr diziostadio alla voce “pubblicità“) della offerta FIAT.

Non mi diedi ancora per vinto e chiesi un appuntamento a Franco Carraro per discutere del problema ed esporgli l’errore che stavamo per fare e chiedere il suo aiuto per evitarlo. Carraro mi ricevette e seduto al suo fianco c’era Primo Nebiolo che fece a tutti e due una severissima ramanzina: come se avessimo rubato la marmellata Carraro non disse parola. E la riunione finì sulle parole indignate di Nebiolo.

A quel punto non mi sarebbe restato altro da fare che chiedere un voto al Consiglio, magari segreto. Ma non lo chiesi. Non solo non lo chiesi: non ci pensai nemmeno.

Ed ecco il motivo della mia domanda notturna attuale. Perché non ci pensai nemmeno.

Nella volta della Sala Rossa sono scritte in latino le fondamentali parole: Sapientia habitat in Consilio. Ma tale era la condizione contestuale che nemmeno esclusi l’opzione: non la considerai proprio. 

Cosa sarebbe successo se l’avessi chiesto?

La storia non si fa con i se, ma le riflessioni ex post sono sostanzialmente una elaborazione basata sui se.

La mia richiesta in Consiglio sarebbe stata messa ai voti come la richiesta del voto segreto.

Se fossero passate tutte e due le richieste sono sicuro che lo Stadio sarebbe stato costruito senza pista. Ma non è certo che l’assatanamento contro la “calcisteria” non avrebbe combattuto ferocemente per bloccare quel voto. Un risultato ci sarebbe stato comunque: si sarebbero identificate e contate le responsabilità. Non un risultato da poco. E la mia responsabilità personale sarebbe stata assorbita da quella del Consiglio.

Sul problema “tecnico” e “urbanistico” i sostenitori della pista avevano spalmato la “cultura”, un ingrediente che torna sempre utile e che spesso è l’ultima ratio dei politici di viscero: l’atletica era pura e limpida culturalmente inattaccabile il calcio era la “calcisteria”, gli hooligani, le tifoserie di merda, calciopoli, Recchi, Moggi, Montezemolo, Carraro, Samaranch, ladri, ladruncoli e ladroni, …etc.

Non escludo che la cultura politica dei consiglieri comunali molto più attenta alle furbizie tattiche aveva capito che era meglio lasciare solo l’assessore con la decisione.

Quindi il voto, informale e non protocollato della riunione dei capigruppo della maggioranza fu l’unica cosa che riuscii a ottenere.

Per mia esclusiva responsabilità quindi lo stadio delle Alpi venne costruito con la pista per l’atletica. Un errore macroscopico. Della sciocca viscerale battaglia di Elda Tessore per la pista, non c’è memoria, del voto dei capigruppo non c’è memoria, della posizione altrettanto viscerale del Sindaco Maria Magnani Noja non c’è memoria.

Ma la storia non è finita dopo alterne vicende e vari passaggi  non tutti chiari anzi alcuni molto oscuri (Caltagirone, Istituto Bancario San Paolo, SOGEALPI, Città di Torino) il 19 Giugno 2002, la concessione originariamente della SAPAM dello Stadio delle Alpi venne ceduta in enfiteusi di 99 anni dalla Città di Torino (Sindaco Chiamparino) alla Juventus FC insieme a tutto il grande territorio della Continassa per una cifra che secondo me era un sesto del valore di mercato reale (per 24 milioni di Euro: valore di mercato circa 150/160 milioni di Euro).

La Juventus decise subitodi demolire le sovrastrutture del Delle Alpi e di ricostruire uno stadio senza pista per 40 mila spettatori: nel 2009 venne inaugurato il nuovo Stadio Allianz Grande Torino e la Juventus FC è oggi l’unica squadra italiana che possiede l’impianto nel quale gioca.  Una plusvalenza di molti milioni di Euro nelle sue azioni in borsa. Lo stadio FIAT sanava una ferita sanguinosa nella protervia del principato torinese.

Quindi il mio errore di Assessore che “lasciò” costruire lo stadio con la pista per l’atletica ha innescato una serie di eventi che alla fine hanno portato alla costruzione di un altro stadio a Torino. Da notare che né il Delle Alpi né il Grande Torino Allianz sono costati un euro ai Torinesi: il primo pagato dal Governo e dalla concessionaria e il secondo pagato dalla Juventus FC di certo speculando con la plusvalenza del valore della concessione acquisita per una miseria dalla Amministrazione Comunale.

La città ha guadagnato dall’affare i soldi della cessione della concessione, che avrebbero potuto essere 6 volte di più non fosse stato per il regalo fatto alla Juventus/FIAT/Agnelli, dai sindaci PdS/PD (Castellani, Chiamparino, Fassino), e l’aumento di valore delle proprietà edilizie circostanti alla Continassa con la permanente ricaduta fiscale relativa.

Altro guadagno difficilmente calcolabile ma cospicuo sono stati i circa 250 milioni  e + di Euro per la costruzione di due stadi che sono andati ai fornitori torinesi e alle imprese torinesi coinvolte nei due eventi. Soldi che sono sicuramente serviti anche per salvare Torino e la sua economia dalla Grande Crisi Finanziaria del 2008.

Il mio sicuro errore è valso alla FIAT/Juventus la possibilità di acquisire lo Stadio alla Continassa più tutti i vantaggi della proprietà di quell’area (alberghi, ristoranti, centri commerciali, servizi etc.) e la mia idea di rompere il monopolio FIAT sui LLPP di Torino grazie al noto “Sistema Torino” è andato ugualmente in fumo, anzi il potere monopolistico del gruppo FIAT è aumentato di non poco come lo strapotere della Juventus nella “calcisteria” italiana.

Io rimango con la mia sindrome per l’errore commesso e con le molte domande su cosa sarebbe potuto succedere se non l’avessi commesso. Non volevo regalare lo stadio alla Juventus nel 1989, glie ne ho regalati due con l’enorme margine della speculazione alla Continassa.

Siccome nessun foglio torinese ha mai pubblicato questa storia (per il noto coraggio dei giornalisti locali per i quali la FIAT è sacra e intoccabile) mi resta anche il marchio dell’assessore che chissà che casino ha combinato con lo stadio…e l’implicita (per molti non tanto implicita) insinuazione che mi ci sia arricchito. Mentre ho solo fatto guadagnare/arricchire un sacco di altra gente e imprese. Niente di speciale: un dovere per un amministratore di città.

Mi chiedo se verrò mai riscattato dalla prossima generazione di giornalisti torinesi.

Magari …“alla memoria”.

lorenzo matteoli

Qui una informazione completa:

http://matteoli.iinet.net.au/html/Articles/Diziostadio3.html

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LA SPALLATA DEL BAGONGHI

METAFORA

L’analisi, alla fine della bagarre sulla riforma Cartabia, conferma i sospetti: Conte ci ha provato, con l’assist dell’ala reazionaria dei 5S. I Black Block del Parlamento della Repubblica. Il blocco finto rigorista sulla prescrizione, l’invocazione falsa, sulle migliaia di processi di mafia che sarebbero andati in prescrizione, è stata smantellata dalla fermezza di Draghi e molto probabilmente da una violenta incazzatura telefonica di Di Maio che deve aver dato a Conte un aut-aut durissimo. Ma comunque resta il fatto gravissimo che Conte ci ha provato. 

Il non-leader furbetto pugliese sperava di poter organizzare “la spallata” a Draghi, roso dalla frustrazione dell’uomo mediocre e dalla sindrome dello “scartato”, reduce ancora sanguinante dalla zampata dell’Elevato (non ha visione politica e non ha capacità manageriali) era alla disperata ricerca di una “vendetta” e con il motore a 6000 giri alimentata da invidia a 98 ottani ha puntato contro Draghi.

Gli è andata male è stato spappolato dal sorriso ingualcibile del primo ministro di velluto tagliente.

La legge della politica ricattuale è che chi tenta il colpo e non ce la fa si è tagliato le palle con le sue mani.

La perdita di credibilità di Conte è totale, se ne era rimasta dopo sei mesi di componimenti su carta dei valori e statuti (tutti bocciati 5 meno meno dall’Elevato) e dopo questa maleodorante avventura di bugie, ricatti e tentativi bolsi di spallate. Come reliquato continuerà a fare danni fino a quando non verrà finalmente azzerato dalla somma della sua pochezza con il peso dei suoi brutti errori.

Resta da vedere fino a quando la sua mediocrità sarà tollerata/coltivata dal caravanserraglio degli altri mediocri.

lorenzo matteoli

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BATTUTE MONUMENTALI

Vorrei proporre l’istituzione di una categoria di “battute monumentali” tutelate da un opportuno dispositivo di legge.

Due per cominciare:

“We will do whatever it takes to save the Euro…and it will be enough, believe me.”
© Mario Draghi

“Mi fermo qui …”
© Mario Draghi

lorenzo matteoli

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Cacciari e Agamben: pericolosi discriminatori

Nuvole discrininanti

Il “Diario della crisi” riprende le sue pubblicazioni con un testo di Giorgio Agamben e di Massimo Cacciari su un tema delicato e controverso, nel rinnovato auspicio di favorire il dibattito e la riflessione critica.

A proposito del decreto sul green pass

La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo.

Il  seguito dello scritto dove i due filosofi accusano il  green pass di essere un pericoloso strumento di discriminazione si trova a;

www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-giorgio-agamben-a-proposito-del-decreto-sul-green-pass.html

Questo scritto di Cacciari e Agamben è una surreale fantasia

Se il green pass è discriminatorio così lo sono i seguenti documenti: passaporto, carta di identità, diploma di terza elementare, diploma di maturità classica (un po’ meno quello di maturità scientifica), diploma di istituto tecnico, (geometra, perito agrario, elettricista idraulico …) diploma di laurea, tessera di ex alpino …etc. etc.Tutti documenti che attestano che il titolare ha seguito un certo iter di studi o ha fatto un determinato servizio militare (Alpini, Polizia, Bersaglieri, Marinai…). I documenti elencati implicano certi diritti dei titolari e ne escludono altri e implicano alcuni doveri.

I geometri non possono progettare grattacieli e gli architetti non possono firmare dighe, gli ex-alpini è meglio che non vadano ai raduni degli ex-marinai…

Sono quindi documenti discriminatori secondo il criterio Cacciari/Agamben.

Come l’abbonamento al treno Torino Milano che discrimina i viaggiatori pendolari Milano Firenze e limita i titolari ad andare solo tra Torino e Milano. Intollerabile!

Cacciari e Agamben hanno sofferto di un momento di sonnolenza critica (quandoquidem dormitat ipse Homerus), forse drogati dalla nota sindrome di ipercomunismo intellettuale innescata dalle squallide minoranze salviniane urlanti sulle piazze italiane che reclamano la libertà di appestarsi e appestare. O dal timore di non essere sufficientemente di sinistra. 

Cacciari e Agamben non sembrano preoccupati da un altro gruppo pericoloso e non identificabile (segreto quindi) che girerebbe per le strade e le piazze italiane: il gruppo dei non vaccinati. 

Come si qualifica questo pericoloso gruppo discriminato o discriminante?

Sarebbe un interessante pensiero di Cacciari e Agamben. A mio avviso sono pesantemente discriminanti perché potenzialmente condannano a morte i loro stessi sodali. Non male come ferocia discriminante.

Cacciari e Agamben cinque meno meno.

Mi fermo qui… (per citare un’autorevole fonte).

lorenzo matteoli

PS Cacciari e Agamben hanno aperto una voragine! Mi risulta che siano in gestazione numerosi movimenti NO-FUCK ALL:

NO-SEM sull’abuso discriminante dei semafori stradali

NO-STRISC sull’intollerabile dittatura stradale delle strisce pedonali

NO-SENSUNIC sulla violenta discriminazione dei sensi unici

NO-TAX sulla schifosa discriminate arroganza della dittatura fiscale (enorme successo questo)

etc. etc. ….Mi Fermo Qui…(MFQ)

ovvero: la buttiamo in Cacciari

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LA FRUSTRAZIONE CHE GENERA SCEMENZA E VOLGARITA’

INCAZZATO

La battuta volgare di Travaglio per l’applauso pecoreccio degli articolisti uno che il ministro Speranza ha qualificato come “infelice” (chissà come sono per lui le battute volgari se questa era solo infelice, chissà come si insultano in privato gli articolati uno: roba da far vergognare i camalli del porto) non dovrebbe essere commentata perché il suo scopo era essenzialmente provocare, della serie: “dico puttanate purché parlino di me”.

Ma l’esercizio è interessante perché sollecita diverse riflessioni. 

Prima riflessione ci si chiede come mai Travaglio, grande sostenitore dell’incompetenza e dell’ignoranza dei grillini, sulla base (credo) della certezza che quello che conta non è la competenza ma “il dato politico”. Tutta la filosofia grillina si basa sull’assunto che un obbiettivo politico deve essere raggiunto anche a costo di provocare la bancarotta dello Stato, e che comunque sulle banali grammatiche tecniche ed economiche ci si può sempre arrangiare, ci pensino i burocrati (“tirino fuori i miliardi” come disse qualcuno di loro)

Vediamo oggi quale fine fanno i grandi obbiettivi grillini privi di base fattibile tecnica ed economica (ogni riferimento ai fratelli picchiatori assassini Bianchi di Colleferro non è per nulla casuale).

A parte l’assoluto surreale distacco (a senso unico) di Travaglio dalla coerenza, se non altro con sé stesso, l’altra riflessione che provoca la battuta “infelice” è sulla incredibile potenza della rabbia e della frustrazione che trasformano un personaggio normalmente intelligente analista in un totale cretino con varie preoccupanti aggravanti. Accecato dalla rabbia e dalla faziosità Travaglio non capisce che un ministro si avvale di esperti qualificati e validi. Basta leggere i documenti sulla vaccinazione e i saggi statistici sui contagi che sono i solidi fondamenti delle decisioni di Mario Draghi per capire che mentre Draghi decide sulla base di conti, numeri, fatti, la piazza becera, che convince Travaglio, urla slogan animaleschi, privi di qualunque logica e di fatto pericolosissimi (apprezzati e suggeriti da Salvini).

Lo stesso vale per la riforma della giustizia. La bozza della Ministra Cartabia non è frutto di onirismo velleitario, o, peggio di demagogia votaiola salviniana. Alla base c’è il pensiero di toghe competenti, di statistiche precise e di priorità dettate da pragmatismo e assunzioni realistiche sulla effettiva credibile fattibilità dei provvedimenti.

Sulla competenza e sulla capacità di capire di Mario Draghi, con buona pace di Travaglio, sia il problema dei vaccini, green pass, tamponi e contagi che il problema della prescrizione, tempi anni e casi, sono problemi squisitamente statistici e di probabilità. Statistica e probabilità e rischi connessi sono territori sui quali non credo che Travaglio possa criticare Mario Draghi, territori conoscitivi nei quali, nella sua esperienza di Presidente della BCE ha dimostrato di sapersi muovere forse meglio di chiunque altro in Europa. 

Quello è il campo della “comprensione” di Mario Draghi al quale associa la scelta e la conferma di consulenti competenti, con i quali Travaglio non si confronta preferendo la battuta che il suo ospite Speranza definisce “infelice” che avrebbe dovuto censurare severamente invece di piegarsi servilmente all’arroganza e alla rabbia della frustrazione travagliata.

Conclusione

Un giornalista di normale intelligenza che per foja incazzata e frustrazione insulta come un dodicenne invece di ragionare è un fenomeno italiano penoso. 

Un ministro che ha paura di un giornalista frustrato è preoccupante.

Un Primo ministro competente che decide con fermezza e coraggio denunciando con tratto signorile e garbo elegante (Mi fermo qui…) il papeetismo e la demagogia stupida e assassina è una rara realtà nella storia politica del Paese. Assolutamente da salvaguardare.

lorenzo matteoli 

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Il populismo in Italia: toccarsi le palle.

L’analisi di quello che sta avvenendo in Italia è deprimente, ma le scemenze non vanno sopravvalutate. La gente che va in piazza per contestare mascherine e green pass in nome della “libertà” e contro la “dittatura sanitaria” di Draghi in omaggio alle stupidaggini di marca demagogica e votaiola di Salvini: sono in tutta Italia 80 mila.

Sono pochi.

Pochi rispetto ai milioni di voti della Lega e della destra parafascista e delle frange no-vax grilline (1,5-2.0% ??).

Pochi rispetto al corpo elettorale italiano (0.15 – 0.2% ??).

Mi fermo qui come dice Mario, per non fare altre considerazioni sulla coerenza di queste percentuali con altre percentuali di marginalità patologica e sociale.

Quanti sono in Italia quelli che credono che la Terra sia piatta? Che chi pesta le righe sui marciapiedi verrà bocciato? Che toccarsi i coglioni evita la jella?

Molti, molti di più.

Quindi siamo a posto, dico io.

La storiella che viene subito in mente è quella del marito che si taglia le palle per far dispetto alla moglie.

Gli argomenti in favore di un comportamento sanitario civile e decente sono molti e ne sono pieni i giornali di oggi. Ma sono argomenti razionali, scientifici, basati su dati di fatto e notoriamente alla cultura populista dei dati di fatto non glie ne può fregare di meno. Quindi inutile evocarli.

Forse la prossima ondata di contagi (in corso) sarà più convincente.

(Scrivo toccandomi i coglioni ovviamente).

Ieri qualcuno (Francesco Costa, “Poca Roba” su Post) scriveva che il successo di Salvini è dovuto al fatto che rappresenta al dettaglio il modulo italiota deteriore: maschilista, ignorante, arrogante, razzista, bugiardo, quando in difficoltà portato al piagnisteo, servile con i potenti, prepotente con i deboli…etc. (cfr recenti episodi di violenza dei poliziotti italiani, o quello dell’assessore di Voghera che uccide il marocchino che aveva reagito alla sua provocazione).

Come certi personaggi di Alberto Sordi, Nino Manfredi e qualcuno anche di Vittorio Gassmann (Il sorpasso).

Questo sì che è deprimente perché pone il problema della sicura vittoria di questi soggetti (che sicuramente sono un grande numero se non una sicura maggioranza) perché sono impermeabili alla logica razionale, dei fatti, della decenza civile e quindi intrattabili politicamente.

lorenzo matteoli

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IL CONTE DIMEZZATO

Diviso due

Dopo quattro/cinque mesi di riflessione produce la Carta Dei Valori, Statuto, Manifesto.

Lo manda per ratifica al Garante, Elevato, Fondatore, Padre Onnipotente, il quale sancisce:

“Una cagata”. Aggiunge per buona misura qualche insulto: non ha capacità manageriali, non ha visione politica.  Non male per il Capo di un Partito. Dopo lo scambio di insulti decidono di ….riappiccicare e incaricano sette giovani pellegrini di “aggiustare” la Carta/Statuto/Manifesto. Tempo 12 giorni. Qualunque sia la improbabile “aggiustatura” sarà credibile solo ai polli, che comunque abbondano nel territorio dei 5S.

L’avvocato-Conte è irreparabilmente dimezzato: non sarà mai più credibile. Ammesso che lo sia mai stato: accettare l’appiccicatura è stato l’ultimo madornale errore.

Qualunque cosa ci sia scritta nelle carte è chiaro che basterà un bercio, uno sghignazzo, una pernacchia dell’Elevato per azzerare qualunque decisione, posizione, affermazione, dichiarazione dell’avvocato-Conte dimezzato. Una sola cosa resta da fare all’avvocato-dimezzato, e avrebbe dovuto farla molto tempo fa: abbandonare i 5S e il loro padrone al loro destino di sgangherata banda di puerili, irresponsabili, incompetenti ma comunque sovranamente arroganti bamboccioni. Aprano la scatola e si mangino il tonno che a quanto pare gli piace molto. Gli elettori imparino. Il Conte dimezzato ritorni al suo orticello: non ha capacità manageriali e non ha visione politica, ha ragione il Padrone che poteva accorgersene prima. 

Mai prima nella storia della Repubblica Italiana si era vista una storia di questa vergognosa indecenza.

Lorenzo Matteoli

PS. A chi ha telefonato ieri Mario Draghi per sbloccare la riforma delle procedure penali?

Risposta: a Grillo

CVD

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La battaglia degli “uno”

Eric Blair aka George Orwell
rileggeree La Fattoria degli Animali

Fare previsioni sulla soluzione di un litigio fra due (e più) “mentali” è impossibile e pericoloso, ma la speculazione è sempre un esercizio interessante.

Allo stato attuale (sabato 3 luglio 2021, ora italiana. 03.00 A.M.)) direi che ci sono probabilità di papocchio riappiccicante: i sette sherpa si daranno da fare perché tutti sono coscienti del danno che la rottura significherebbe…per tutti.

Quindi con il bruciaculo di perdere tutto verranno ingoiati chili di merda dalle varie parti in causa e verrà impostata l’ultima e la più vergognosa delle piazzate: la riappacificazione. Lo strano esercizio che i sette “mediatori” dovranno fare è valutare quale delle due parti è quella più abile nell’arte di mangiare merda e procedere di conseguenza.

Se devo mettere dei soldi da qualche parte direi che Conte è il candidato vincente nella gara di scatofagia. Il suo fantastico Statuto verrà sbranato, e lui …ingoierà.

C’è da dire che un papocchio con Grillo cripto-vincente lascerà un “partito” (si fa per dire) disgustoso, dove al confronto il PCUS di Giuseppe Stalin farebbe la figura di emblema della socialdemocrazia illuminata. Ma non sarebbe molto meglio del “quasi” partito “lavanda gastrica” proposto dalla “quasi” leadership dell’avvocato Conte: la classica scelta italiana tra padella e brace, eufemismo per evitare il più appropriato dilemma tra escrementi.

Dimaio continua a sognare la soluzione: per lui un terno al lotto perché potrebbe finalmente promuoverlo al top (fatte salve altre congiure dello sgangherato palazzo 5S). Una interessante svolta nel classico “divide et impera”…”ri-appiccica et impera”.

Il papocchio risolvente in realtà non risolverà nulla perché il problema non sono Grillo e Conte, il problema sono le varie centinaia di ragazzotti puerili, arroganti e incompetenti che formano il popolo grillino: un esempio da manuale di dove si arriva con il democratismo demagogico populista. Per non parlare dei milioni di elettori italiani che li votano.

Per riassumere: la mia previsione è che ci sarà un papocchio per evitare lo scisma e che  il papocchio sarà peggio dello scisma, che i rottami dello scontro lasceranno una banda ancora più sgangherata dell’attuale 5S che, nell’arco di 6 mesi si spappolerà completamente.

Una previsione labilissima intrisa di “speranza attiva” (wishful thinking): in realtà possono succedere cose diversissime e alla fine della vergogna più laida qualcuno sarà anche capace di dire che è stato un esempio di sano dibattito.

Alla fine dell’analisi il problema è il verme tenace e invincibile della democrazia: il suffragio universale. Uno non sarà mai uguale a uno, la maggioranza degli “uno” sarà sempre enorme…imbattibile e vinceranno loro. Sempre.

lorenzo matteoli

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LE POSSIBILI SOLUZIONI DELLO SCONTRO CONTE/GRILLO

Ecco le possibili soluzioni dello scontro fra Conte e Grillo: difficile dire chi dei due sia più surreale. Grillo che non si rende conto di proporre un partito che a dire poco sarà stalinismo monarchico assoluto dopo l’infanzia di democrazia diretta, streaming, apertura di scatolette di tonno etc. Conte che in 4 mesi di dibattito viscoso e in 4 anni di convivenza con i 5 Stelle è riuscito a non rendersi conto della loro puerile immaturità e della paranoia dell’elevato(al cubo).

Soluzione 1

Grillo molla su tutto, Conte diventa il “capo” dei 5Stelle democratici e partitizzati, ma non guariti dal puerilismo irresponsabile.  Restano liberi di morire grillini alcuni cani sciolti, Grillo si avvia a lento patetico tramonto strillando inascoltato,  non lo caga più nessuno.

Soluzione 2

Conte molla tutto e se ne va, forse (probabilmente) a fondare un Conte Party con gli orfani di Grillo.

Grillo resta, naufrago della sua utopia monarchica staliniana e finisce nelle sabbie di Bibbona a educare il figlio superfigo, destinato a un patetico tramonto…strillando inascoltato.

Restano alcune decine di cani sciolti non più 5 stelle e tossici per Grillo: verranno metabolizzati su tutto l’arco costituzionale, ma molti non saranno più eletti da una base elettorale oramai schifata per sempre.

Soluzione 3, 4, 5 etc

Papocchi diversi per salvare provvisoriamente capra e cavoli (linea governativa Draghi + prossimo presidente della Repubblica + resistenza all’assalto dei criptofasci leghisti e Meloniani)…tutto sommato un bel pacco di roba.

Personalmente valuto le soluzioni dalla terza in poi le più probabili anche le più noiose rispetto al contenuto brillante della prime due.  La più divertente sarebbe comunque la  numero 2 Conte molla tutto e se ne va.  Io spero per sempre: non è da tutti sprecare  …un partito del 33%…vero che erano puerili e pericolosi a sé e agli altri.

lorenzo matteoli

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COLPO DI MANO IN VATICANO

Non infierire sulla catastrofe vaticana

La dichiarazione alla vaselina (ma anche confusa) di Parolin (segretario di Stato, il ministro degli esteri dello Stato Vaticano) nasconde una realtà molto meno pacifica.

Due dettagli sono sufficienti a qualificare le parole di Parolin come “gravissime”:

  1. La “nota” non è stata redatta in Vaticano ma da operatori esterni
  2. La nota è stata redatta e consegnata in assenza di Parolin 

Praticamente un colpo di mano di una strana associazione fra “subalterni indisciplinati di Parolin” e strani “operatori esterni” quindi sicuramente “abusivi”.

C’è da chiedersi cosa succede in Vaticano se “operatori esterni” redigono note diplomatiche dal contenuto sovversivo e queste vengono consegnate attraverso i canali diplomatici ufficiali in assenza del titolare della Segreteria di Stato.

Nessun giornale italiano** rileva l’enormità di questa vicenda ovviamente per direttive ricevute “dall’alto”. Non certo dall’imberbe Ministro degli Esteri, quasi certamente da Palazzo Chigi (sede del Governo) che non vuole infierire sulla debacle Vaticana e sulla evidente catastrofica situazione dei rapporti fra le varie istituzioni dello Stato Cattolico.

Sarebbe interessante conoscere il contenuto dei colloqui in corso fra Francesco, Gallagher, Parolin e Bassetti.

Qualcuno dovrà rendere conto di quello che è successo e sta succedendo.

I congiurati vaticani non contavano sulla risposta secca di Mario Draghi e in questo denunciano impreparazione e leggerezza oltre che incredibile catto-arroganza. Arroganza direi tipica di un’altra cultura. Quale? 
Ce lo dica la CEI Conferenza Episcopale e il suo presidente Cardinale Gualtiero Bassetti.

Mario Draghi Vaticano due a zero.

lorenzo matteoli

** a parte La Repubblica a pagina 3 in un pezzo di Rodari e Vitale che la “butta in manina” facendo passare una durissima lotta fra fazioni vaticane in “manina anonima che ha fatto uscire un atto coperto da segreto”. Non è stata una “manina” ma una manona armata di precisa volontà aggressiva. LM

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