Da leggere sul Corriere di oggi (Giugno 24, 2029):

 

Unknown

Tre Rischi in Europa (non visti)

Lucrezia Reichlin

Lucrezia illustra con lucida sintesi  i tre rischi che l’Europa corre nella attuale congiuntura economica planetaria (dodici anni dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008):

Primo rischio: politico di tenuta sociale.
Secondo rischio: la capacità di risposta (a una nuova recessione) sia della politica monetaria che di quella fiscale è oggi più limitata rispetto a dieci anni fa.
Terzo rischio: la risposta efficace a una nuova recessione globale -come dieci anni fa – richiederebbe l’azione coordinata tra diversi paesi…(oggi compromessa dalla cultura sovranista e populista imperante in molti paesi del mondo: cfr atteggiamento di Trump in risposta all’annuncio di Draghi di possibili nuove politiche di stimolo monetario nerlla zona Euro).

Lucrezia Reichlin nell’articolo elabora sinteticamente su ognuno dei tre rischi e questa è la sua conclusione:

“Il peso più grande in un mondo che non affronta in modo cooperativo una nuova crisi cadrà sicuramente sulle spalle dei Paesi più vulnerabili. In particolare, un’Europa che non gioca insieme, renderà ogni stato membro più debole e in particolare noi, con una crescita strutturale vicina allo zero e un debito pubblico oltre il 130% del PIL. È nel nostro interesse difendere i principi della cooperazione internazionale. Questo richiede prudenza nel rapporto con i nostri partner europei e un chiaro messaggio sulla collocazione internazionale dell’Italia.”

Lucrezia Reichlin

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Il governo dei boy scout

Boy Scouts Welcoming Girls

 Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, denuncia i minibot  e il loro “inventore” Claudio Borghi economista approssimativo d’assalto della Lega. La mossa di Giorgetti è ovviamente dettata dalla necessità di mettersi in linea per diventare “commissario” alla Commissione Europea: l’appoggio a una misura chiaramente antieuropea, strampalata oltreché pericolosa per la stabilità della moneta unica europea e strumento esplicito di aumento del debito pubblico italiano già fuori controllo[1], non sarebbe un buon titolo per la verifica alla quale i Commissari nominati si devono sottoporre.

Anche se strumentale la denuncia di Giorgetti, sicuramente concordata con il suo capo  Salvini, è anche una rottura di fatto del fronte politico della Lega. Quando dovesse diventare effettivamente “commissario” non potrà rimangiarsela. Non si può nemmeno escludere che la mossa di Giorgetti, concordata o meno con Salvini, sia anche una premessa per lo svolgimento di un futuro progetto di scalata alla leadership  della Lega con un ticket meno tracotante e cialtrone. Una ipoteca sulla plausibile futura implosione della popolarità dell’improbabile sbaciucchiatore di rosari.

L’altro socio del contratto di governo, Luigi Dimaio[2], deve controllare un diffuso squagliamento del suo movimento: Fico, non è in sintonia da tempo (se mai lo è stato), il katanghese Di Battista, appartiene alla categoria degli amicimiguardiiddio,  insieme alla Senatrice Paola Nugnes (è lui che si dovrebbe dimettere) e al senatore Gianluigi Paragone rappresentano l’inizio della frana del M5S: nemmeno il collante del potere riesce a tenere insieme le molteplici anime del Movimento. Una volta completata la fase il M5S tornerà alla sua dimensione fisiologica e le diverse anime (populista, liberal, di governo, rivoluzionaria, comunista, di destra, moderata, qualunquista) caglieranno nella dimensione del <7% circa dell’elettorato italiano.

Completano le voci del governo Giuseppe Conte, buffo aleatorio premier prostituito, il ministro delle finanze Tria, e l’inesistente Ministro degli Esteri Moavero: ognuno rappresenta una linea diversa e la somma caotica dello strano coro è quella del l’improbabile caos.

La procedura di infrazione dell’Unione Europea è ineludibile e con questa l’apertura della crisi e, molto probabilmente, le nuove elezioni a settembre/ottobre.

Se si svegliasse l’Altra Italia  questa sarebbe la spettacolare opportunità per mandare a casa il caravanserraglio di arroganti, incompetenti, irresponsabili boy scout che costerà al Paese anni di sudore e sangue.
Wishful thinking?
Certo.

lorenzo matteoli

 

 

[1] I minibot come titoli cartacei denominati in Euro per il pagamento del debito commerciale dello stato in quanto titoli del Tesoro lo trasferiscono automaticamente nel debito sovrano dello Stato (https://wordpress.com/read/feeds/68033038/posts/2319930828)

[2] https://matteolilorenzo.blog/2019/06/22/requiem-per-luigi-dimaio/

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Requiem per Luigi Dimaio

dimaio bacia san gennarosperare in San Gennaro

Dopo poco più di un anno di potere sprecato in selfies, dichiarazioni trionfali vacue, imperdonabili gaffes, proposte di legge inapplicabili o assurde, demagogia impudica, nessuno senso dello stato, vuoto di cultura, vuoto di competenza, fiumi di arroganza elargita insieme al sorriso dentale un po’ ebete hollywood white, Luigi Dimaio, fra breve ex vice-primo-ministro, è entrato nel circuito terminale della sua fase di leader politico.  Come un personaggio di tragedia scespiriana Dimaio comincia a vedere la curva finale, resta solo, si arrocca con il gruppo dei fedelissimi e comincia la tragica danza dell’ultimo atto. Battute inutilmente truci, bugie sempre più goffe, riunioni febbrili, disperata ricerca di una qualunque vergognosa logica. L’inequivocabile elenco delle figure della Paura.

L’unica cosa che dovrebbe fare, che dovrebbe aver già fatto da tempo, denunciare lo stupido “contratto”, denunciare l’alleato strafottente, dichiarare lui per primo la fine di una esperienza politica grottesca, recuperare la poca dignità rimasta e andarsene, non riesce nemmeno a immaginarla. La mente disperatamente bloccata dalla inutile puerile speranza di restare al potere a tutti i costi, alla rivoltante immagine di potere che è riuscito a disegnare.

L’Altra Italia, il Paese vero, serio, che pensa, lavora, produce, esporta, capace e competente si chieda cosa e dove ha sbagliato si faccia carico, assuma la sua responsabilità, esca dal buio dell’assenza. Prima che sia troppo tardi.

lorenzo matteoli

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Perché sono illegali e pericolosi i minibot

Nel 2018 sono state registrate oltre 28 milioni di fatture ricevute, e non respinte, dalle pubbliche amministrazioni, per un importo totale pari a 163,3 miliardi di euro, di cui 148,6 miliardi effettivamente liquidabili (ossia al netto della quota IVA e degli importi sospesi e non liquidabili).

(http://www.mef.gov.it/focus/article_0055.html),

Secondo la mozione approvata (ma non vincolante) dal Parlamento questa è la cifra che il Governo Salvini/Dimaio intende saldare con i minibot nel 2020.

Ad aprile 2019 il debito pubblico si è attestato a 2.373, i crediti commerciali dei fornitori dello stato, i 148.6 miliardi, sono quindi un sedicesimo del debito pubblico dello stato, il 6.25% circa. Allo stato attuale i 148.6 miliardi non sono compresi nei 2373 miliardi del debito pubblico detto sovrano, ma lo diventeranno quando saranno distribuiti alle ditte creditrici e il debito commerciale andrà ad aumentare il debito pubblico.

I minibot che le aziende creditrici riceveranno (e dovranno accettare) potranno essere impiegati da queste per acquistare beni, pagare dipendenti, ma sostanzialmente potranno essere impiegati per pagare le tasse e così restituire all’ente emittente, tutta o in parte, la somma ricevuta. Lo stesso risultato si può raggiungere con un abbuono alle ditte creditrici di una quota parte del loro debito fiscale pari al loro credito. Operazione di semplice clearing contabile che non avrebbe messo in circolazione carta moneta alternativa all’Euro, aumentando la liquidità complessiva in circolazione,  e il debito pubblico, con conseguenze monetarie e finanziarie non indifferenti.

Per un periodo di tempo difficile da calcolare (3, 4, 5, 6 anni o più a seconda del debito fiscale delle aziende) i minibot emessi andranno ad aumentare la liquidità in circolazione. Se la misura venisse mantenuta negli anni successivi, come è probabile, nel giro di una decina di anni la cifra complessiva potrebbe diventare molto più grande del 6.25%  e raggiungere percentuali del 20-30% e più significative ancora. Cifre di importanza tale da avere un significato finanziario e monetario pesante sulla liquidità circolante. Lo stesso si può dire della importanza di questa “liquidità” rispetto al debito sovrano. Un fattore monetario rilevante nella dinamica degli scambi e completamente al di fuori del controllo della Banca Centrale Europea, responsabile unica della gestione monetaria dell’Euro.

Pur diventando una parte significativa del debito sovrano dello Stato i minibot non saranno gravati da interesse e la loro scadenza non sarà programmabile con precisione essendo lasciata ai loro detentori la scelta se pagare meno le tasse con i minibot o con Euro effettivi.

In queste “imprecisioni” o lacune istituzionali si nasconde il pericolo al quale hanno accennato il Ministro Tria e altri economisti. Il vantaggio di avere una quota parte del debito pubblico non gravata da interessi verrebbe pagato con il rischio di trovarsi con tasse pagate in modo totale o prevalente con minibot e quindi nella situazione di non avere liquidità necessaria a pagare debiti non saldabili con minibot (per esempio gli interessi sui veri BOT detenuti da banche straniere).

La circolazione dei minibot usati come valuta alternativa all’Euro potrebbe essere considerata come una misura monetaria (immissione forzata di liquidità nel mercato) e anche avere conseguenze positive di rilancio degli investimenti, ma la compresenza di due monete sul mercato, una emessa dalla BCE) e l’altra emessa dal Tesoro della Repubblica Italiana comporta rischi di speculazione. La speculazione aggressiva potrebbe provocare il deprezzamento dei minibot e quindi il pagamento delle tasse con minibot svalutati rispetto al valore nominale.

I minibot sono quindi illegali perché immissione di liquidità monetaria non controllata dalla Banca Centrale e moneta alternativa all’Euro chiaramente fuori dalla legge istitutiva della moneta unica europea.

Sono pericolosi perché potenziale innesco di situazioni monetarie catastrofiche determinate dalla riduzione del volume di Euro necessario perché lo Stato possa coprire la restituzione del capitale e gli interessi sul debito sovrano agli investitori internazionali e portare quindi al default.

L’accusa di essere una misura preliminare e preparatoria per una eventuale uscita dell’Italia dall’Euro (Italexit) è plausibile. Nella eventualità i minibot circolanti dovrebbero essere marcati  con una sovrastampa della nuova denominazione e non sarebbero comunque convertibili in Euro perché il loro riscatto da parte della Banca d’Italia sarebbe impossibile pena il sicuro default che provocherebbe.
lorenzo matteoli

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Verso il peggio

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Mezza Italia non vota, il 30% degli elettori (0.6×0.5) vota Salvini/Dimaio o Dimaio/Salvini. Il 12% degli elettori vota PD (0.24×0.5). La sinistra-sinistra non passa il 3% e si autoelimina. Il resto non conta nulla (Berlusconi, Meloni).

Il segretario del PD, Zingaretti, impotente nei confronti della corrente renziana, impegnata in una insostenibile difesa di Luca Lotti (e del suo amico Palamara), condanna il partito alla palude dell’irrilevanza.
Il PD, che dovrebbe risorgere dalla sconfitta del 4 Marzo, è travolto da conflitti interni che sembrano insanabili.
Salvini vede la possibilità di eleggere il presidente della Repubblica nel gennaio del 2022 alla scadenza del mandato di Sergio Mattarella: se prima di quella data ci fossero elezioni (anticipate) la Lega potrebbe controllare l’accesso al Colle del Quirinale di un suo candidato.
L’Italia, in sette anni di presidenza Lega/5S, fuori dall’Euro e dall’Europa, probabilmente in default economico, diventerebbe marginale, colonizzata finanziariamente dai potenti fondi USA o, forse, da qualche ciclopica figura finanziaria multinazionale asiatica.

Difficile immaginare la nuova identità culturale del nostro paese controllato dai referenti di Dimaio e di Salvini.  Scuola, Università, TV, Stampa, nelle mani dei Bussetti, Crimi, Foa, Giletti et al.

Qualcuno potrebbe scrivere la versione italiana 2030 di Soumission (Michel Houellebecq) e sarebbe una interessante lettura.

Quello che resta della sinistra post-PCI, che ha soffocato per cinquant’anni la possibile evoluzione socialdemocratica dallo stalinismo, incapace di pensare e di esistere dopo il crollo del Muro di Berlino del 1989, sistematicamente dedita alla pratica dello scissionismo settario di leader spocchiosi, ha una enorme responsabilità in questo lugubre scenario, continua a litigare e non se ne rende nemmeno conto.

Messaggio per Zingaretti, Renzi, Lotti, Carrai, Boschi, Del Rio …etc.: liberare il campo dalle ingombranti macerie della finta sinistra decotta e lasciare spazio all’Altra Italia, progressista, socialdemocratica, laica, liberal.
Sciogliete un partito che non esiste più.

Messaggio all’Altra Italia: se ci sei, batti un colpo.

 lorenzo matteoli

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Come si forma l’opinione pubblica

 

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Il 23 di Marzo del 2019 in un commento dal titolo “Com’è che siamo finiti con Dimaio?”mi chiedevo: …. come si forma l’opinione pubblica?o come si forma un movimento che rappresenta una riconoscibile minoranza dell’opinione pubblica e che l’assenteismo elettorale trasforma in una forza politica capace di andare al governo, diagonalmente alleata con altri ideologicamente molto diversi. E pericolosi.

Nel suo editoriale domenicale di oggi[1] (16 Giugno 2019) Eugenio Scalfari scrive:  Vorrei capire e spiegare cos’è la “pubblica opinione”.  Se ne parla di continuo, ma non si capisce bene come si forma, come cambia e su quanta gente influisce…

 Scalfari mette il dito sulla piaga: la “pubblica opinione”, la molla della storia, il motore oscuro che muove gli avvenimenti e che dagli avvenimenti è alimentato in un affascinante circuito autoreferenziale è un luogo sconosciuto. Un fantasma trasparente, liquido, di immane potenza che domina il Pianeta: ne vediamo le conseguenze che leggiamo tutti i giorni sui giornali e che vediamo ogni ora sulle televisioni, ma cosa lo muova, lo commuova o lo interessi non è facile da definire: un soggetto caotico, pervasivo, un plasma diffuso impalpabile, ma capace di applicare forza enorme alla storia quotidiana di individui, società, nazioni, istituti, eserciti…

Se dovessi indicare un concetto comprensibile per identificare un soggetto, un “luogo” più probabilmente rappresentativo dell’ectoplasmatico “motore” della “pubblica opinione” sceglierei l’informazione. La massa enorme di dati, notizie, numeri, figure, immagini che ogni minuto, ogni secondo, viene prodotta, elaborata, trasmessa, riferita, interpretata da miliardi di soggetti individui, comunità, società, banche, giornali, lavoratori, attori, cantanti, poeti, delinquenti, ladri, dirigenti, industriali, ribelli, militari, poliziotti, bambini, animali, mucche, terremoti, vulcani, maree, fulmini, incendi e quant’altro si possa pensare come soggetto produttore di “segnali”.

Una figura immane, ma “comprensibile” nel senso che la posso indicare con elenchi, cataloghi, indici e contenitori vari. Una figura che avvolge e non distingue chi produce e chi riceve i segnali perché tutti i soggetti dell’informazione producono e ricevono segnali.

Una generalità che non consente di approfondire: si comprende, ma non si capisce. È necessario semplificare.

Dell’immane caotico fiume dell’informazione al soggetto individuale interessa una parte minima, ma per lui totalmente significativa: la quota di informazione che lo investe, e di questa quota, la parte che gli interessa, e di questa parte la frazione che è in grado a sua volta di capire e di elaborare. L’immane caotico fiume viene così filtrato, contenuto e ragionevolmente ridotto, ma anche selezionato, finalizzato, specificato…qualificato, dequalificato, deformato…

Il segnale che rimane dopo questi processi di filtraggio e selezione è quello che forma l’opinione del soggetto individuale.

La somma delle opinioni dei soggetti individuali e la loro interazione è quella che forma la “pubblica opinione” oggetto della mia curiosità del 23 marzo 2019 e della curiosità di Eugenio Scalfari del 16 giugno 2019.

Su ognuno dei passaggi di questa schematica introduzione sono stati scritti tonnellate di libri, saggi, studi e ricerche, che io immagino solo e non ho mai letto (forse solo qualcosa di Maximilian Weber e di Karl Popper). Come tutte le grandi generalizzazioni l’utilità ai fini di formulare una ipotetica risposta alla curiosità di Eugenio Scalfari è minima, ed è bene quindi esplorare altri percorsi di analisi.

Tentare per esempio la linea “storica”.

Quando il mondo era più semplice, abitato forse da qualche milione di individui invece che dai settemila milioni circa (and counting) di abitanti attuali, i soggetti produttori di segnali erano pochi: la natura e i suoi fenomeni, i re e i loro sacerdoti, i generali e i loro eserciti. La massa degli utenti accoglieva i segnali senza molto discutere e si adattava. Chi non si adattava (pochi) veniva metabolizzato in modo più o meno drastico. Con il complessificarsi  delle cose sono intervenuti i filosofi e i pensatori, le scuole e le università, le gazzette, i giornali…e fino a circa 20 anni fa (forse dieci) il processo era verticale top-down, ferocemente controllato. Pochi o limitati operatori producevano segnali e un pubblico vasto e relativamente passivo li accoglieva. Per dire, le Rivoluzioni Francese, Americana, Russa, sono state innescate da una ventina di pensatori e da qualche decina di gazzette. Solo dopo è arrivato il popolo incazzato perché aveva fame. Di pane, non di crossant.

Negli ultimi dieci-vent’anni è avvenuta una rivoluzione profonda: gli elaboratori di segnali sono diventati milioni, decine di milioni, centinaia di milioni. Tutti in grado di raggiungere a loro volta milioni di utenti, decine di milioni di utenti, centinaia di milioni di utenti. Nessun possibile controllo, censura politica, orientamento centrale.

Questa è la situazione attuale del processo che “forma la pubblica opinione”. Niente più filosofi, niente più gazzette o giornali, niente più top-down e niente controllo centralizzato.

Il processo è rigorosamente bottom-up, tutti informano tutti gli altri e sono informati da tutti gli altri. L’opinione pubblica si forma sugli indici di gradimento espressi direttamente da tutti rispetto a tutti gli altri (I like).

Il fatto che non ci siano controlli centralizzati non vuol dire che non ci siano controlli. Chi vuole “controllare” procede per mezzo di sondaggi di opinione. Strumenti sofisticatissimi che consentono di “profilare” (termine attuale che sta per descrivere) in modo preciso le tendenze emergenti dai milioni di utenti e di “usarle”, manipolarle, sfruttarle, inserendo segnali consistenti con gli obbiettivi voluti, politici, economici, etici, commerciali o altri.

Così si forma oggi l’opinione pubblica, utilizzando la stessa “opinione pubblica” come descritta dai sondaggi e inserendovi elementi caratterizzanti specifici (opinionizzanti) strumentali: per vendere automobili, dentifrici, bevande, canzoni, vibratori, sesso, cazzate, scarpe, … opinioni, valori, pensieri, scelte …

Per catturare “approvazione” (likes) e quindi visibilità e altri lettori o utenti ogni operatore che produce segnali tende ad appiattirsi sulle probabilità di massimo compiacimento dell’ipotetico  pubblico e da questa condizione nasce .la caratteristica fortemente marcata dalla demagogia dei segnali: una dinamica perversa e autoeccitante: più demagogia vuole maggiore demagogia …etc. etc. Un orgasmo infinito.

Così si producono i mostri demagogici che a loro volta portano al potere lo squallore suicida che oggi ci governa: democraticamente?

Suicida perché questa macchina contiene sia il baco che genera il potere, sia il baco che lo distrugge. Basta aspettare…ma darsi da fare anche.

lorenzo matteoli

 

 

 

 

[1]Il Valore del Bene Collettivoa pagina 37 de La Repubblica (16 Giugno, 2019)

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Palamara: mi sono rotto i coglioni e i Bacioni di Salvini

 

palamara2 2La dialettica di Palamara: mi sono rotto i coglioni... 

Il potere logora …chi ce lo ha! Aveva torto l’onorevole Andreotti.
Le cronache delle riunioni notturne romane fra l’onorevole Luca Lotti e magistrati vari per gestire il potere nel Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e controllare l’accesso degli “amici” ai vertici delle varie Procure sono deprimenti non solo per lo squallore etico che documentano, ma anche per il “linguaggio” da trivio che marcava il dialogo fra i biscazzieri (ha rotto il cazzo…non rompa i coglioni…mi sono rotto i coglioni… bisogna dargli un segnale forte….etc.).  Preoccupa anche la surreale stranezza delle valutazioni (incontrarsi con gli amici non è un reato…ha commesso una leggerezza ma non è un reato…non ho fatto nulla di male …) su comportamenti di disgustosa portata criminale tenuti da alti magistrati della Repubblica, membri del più autorevole organismo della Giustizia italiana, presieduto dalla più alta carica dello Stato che non voglio nemmeno nominare in queste note per il rispetto che le è dovuto. Un linguaggio corrente fra i magnaccia della più lurida prostituzione stradale. Giusta l’indignazione di Gianrico Carofiglio.

A meno di una radicale purga e di esemplari pesanti interventi di censura e disciplina non sarà facile recuperare dignità e credibilità per tutta la comunità della Magistratura.

 

bacio vergognoso
I “bacioni” di Salvini

 Dopo aver mandato, come vitelloni da spiaggia, “bacioni” strafottenti, svillaneggiato le “letterine” e deriso i “numerini” della Commissione Europea, l’onorevole Claudio Borghi e il vice-primo-ministro Matteo Salvini, dopo averne contestato l’autorità, accampando il primato della loro “Politica”, rispetto all  insulsaggini “tecniche” dei “commissari”, si lamentano perché la Commissione Europea e i ministri delle finanze di 27 paesi EU riuniti nell’Ecofin non si fidano e non credono nei “numerini” e nelle “letterine” di Claudio Borghi et al.  Il vice-primo-ministro Salvini, dopo aver fatto di tutto per distruggere la sua personale credibilità e quella del suo Governo con bugie, dati taroccati, provocazioni, insulti, sbeffeggiamenti arroganti, si lamenta perché la Commissione Europea e i suoi vertici non sono disposti a credere alle nuove fantasie di bilancio che il governo ha inviato a Bruxelles.

Il V.P.M. Salvini si comporta come uno che ha una granitica verità in tasca: è sicuro che i dati che la Commissione EU non ritiene credibili saranno invece presi per oro colato dai “mercati” quando l’Italia, sfiduciata dalla EU, dovrà vendere i titoli del suo debito (i suoi “numerini”) nelle borse mondiali.
La credibilità politica è più importante dei numerini, anche dei numerini veri e documentati. Vale il principio fondamentale della fiducia: la verità detta da un bugiardo conta come bugia.

Salvini deve chiedere ai suoi “comunicatori” quale credibilità può avere un ipocrita sbaciucchiatore di rosari per la cultura etica luterana e calvinista del Nord Europa.

Qualche dubbio?

lorenzo matteoli

 

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