La fine della democrazia

il bacio di afragolaIl bacio al nuovo boss: servo vostro

Duemila anni di antropologia servile e duecentocinquanta giorni di arrogante gestione del potere: ovvero la fine della democrazia.

Un ministro travestito da poliziotto con benevolenza concede la mano al bacio di un poverello che ha sempre subìto e riverito principi, conti, vescovi, preti, caporali, capibastone, picchiatori e quante altre gerarchie mafiose o di camorra ha dovuto subire: oggi bacia la mano del nuovo padrone, l’immagine tragica del momento politico.

Non siamo rappresentati da ministri dal sorriso ebete travestiti da guardie carcerarie o truccati da carabinieri che non si rendono nemmeno conto di offendere il loro ruolo (che forse non conoscono) e il ruolo e la dignità delle istituzioni alle quali sottraggono uniformi e insegne.

La democrazia rappresentativa impone il rispetto dei cittadini da parte delle Istituzioni e il rispetto delle Istituzioni da parte dei cittadini: il bacio servile della mano del boss e i travestimenti appartengono a un’altra storia.
(lorenzo matteoli)

vacuo sorrisoministro del Governo Italiano
travestito da guardia carceraria
obbligato a 
competere

 

 

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La criminale buffonata dell’analisi costi benefici sulla TAV

 

piazza venezia
le folle oceaniche

Va detto in primo luogo che le analisi costi benefici si fanno per iniziative in contesti socioeconomici noti e strutturati. Modellabili  per archi di tempo limitati in modo relativamente affidabile. Per poter modellare  in modo altrettanto affidabile le ricadute socioeconomiche degli interventi oggetto di studio e trarne plausibili conclusioni. La letteratura sul tema è immane e non vale la pena insistere su una conclusione che è ovvia e banale: l’analisi costi benefici su infrastrutture secolari non ha alcun senso, è un esercizio pseudoscientifico che si presta ad ogni sorta di truffa, manipolazione, imbroglio.

È  disarmante la fiducia feticista nell’analisi svolta per la TAV di una classe politica che definire scientificamente  sprovveduta è una ingenua cortesia. Ma più che altro fa paura.

Il collegamento ferroviario veloce Veneto, Lombardia, Piemonte, Hautes Alpes, Savoia, Dauphiné sarà l’infrastruttura determinantedi una delle più potenti macroregioni europee: per economia, industria, agricoltura, tecnologia e finanza. Una realtà geografica paragonabile, probabilmente vincente, rispetto alla macroregione attualmente dominante quella del Centro Europa.

Quali saranno le condizioni eco-geografiche di questa nuova realtà territoriale nel 2080-90  è oggi pensabile  in termini di visione politica, ma non modellabili in termini di macroeconomia.

Per questo le decisioni su infrastrutture territoriali di portata geografica su archi di tempo emisecolari o secolari  si possono fare solo in un quadro di filosofia politica.

Detto questo ci si chiede come mai lo studio svolto sui costi e sui benefici della TAV che, ripeto, non ha alcun fondamento credibile sul piano scientifico perché tutte le ipotesi sulle quali si basa sono impugnabili se non esplicitamente vuote di senso comune e di obbiettivo valore, come mai dicevo, questo esercizio sia considerato alla stregua di una “verità rivelata”.

Il motivo va detto senza timidezza: lo studio, vuoto e ingannatore,  ha la stessa matrice  di vuoto inganno che connota l’attuale classe di governo e i partiti che la sostengono. E che siano una maggioranza numerica non ha alcun valore. Quasi sempre nella storia, anche recente, le “maggioranze” (magari oceaniche)  ci hanno condotta alla sciagura. Con buona pace della democrazia che non sarà mai figlia di piazze incazzate. E non lo è mai stata.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ma una in particolare mi preme denunciare: la vergogna del Politecnico di Milano che non denuncia questo suo prodotto e se ne rende responsabile: una vera offesa nei confronti della solida tradizione dell’Ingegneria italiana della quale l’Ateneo Milanese è sempre stato illuminato rappresentante fin dalla sua fondazione nel 1863.

Appena sarà disponibile il documento e sarà possibile analizzarlo seriamente né farò una analisi precisa, e non dubito che con me ci saranno molti altri, per denunciare in modo documentato una cosa che oggi è già peraltro evidente in linea di principio fondamentale: la sua infondatezza e l’inganno che produce.

(lorenzo matteoli)

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La Vergognosa truffa del Professor Ponti

pinocchio_kh3dIl Somaro Pinocchio

Questo informato e preciso articolo del prof. Marco Causi (Economia Industriale e di Economia Applicata di Roma Tre) basterebbe per denunciare la vergognosa panzana dell’analisi Costi Benefici Commissionata dal Ministro Toninelli. Ovvero: i danni miliardari che analisi  volutamente  falsate procureranno agli Italiani  e la vergogna di “tecnici” di servizio disponibili per ministri bamboccioni incompetenti.

Marco Causi

Professore di Economia industriale e di Economia applicata presso l’Università degli Studi di Roma Tre

 

No alla Torino-Lione, si ai consumi di benzina che portano tasse allo Stato: ecco l’analisi costi-benefici di Toninelli

 

Il rapporto preliminare di analisi costi-benefici sulla sostituzione del vecchio e obsoleto Frejus con un nuovo tunnel ferroviario sotto il Moncenisio è stato consegnato dal presidente della commissione incaricata, Marco Ponti, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

Non conosciamo ancora i contenuti del rapporto, ma non è difficile descrivere e commentare le questioni tecniche e politiche coinvolte, visto che altre analisi costi-benefici erano state effettuate in passato. I numeri economici della Torino-Lione sono noti da anni e sono di pubblico dominio: basta guardare gli atti parlamentari in occasione della ratifica, alla fine del 2016, dell’accordo fra Italia e Francia sulla costruzione dell’infrastruttura.

 

Costi: il nuovo progetto li dimezza rispetto a quello iniziale

 

Partiamo dai costi. A carico dell’Italia si tratta di 2,9 miliardi di euro per il tunnel e 1,9 per l’adeguamento della linea che arriva da Torino. Adeguamento, si badi bene, che non dipende dall’alta velocità perché i treni che viaggeranno sulla nuova Torino-Lione non saranno TAV: lungo i trafori e sulle tratte di montagna non si possono raggiungere velocità troppo elevate.

Quella di chiamare TAV una linea ferroviaria che non può essere e non sarà ad alta velocità non è l’unica stranezza del dibattito politico che circonda la Torino-Lione. C’è anche una preoccupante caduta di memoria storica, perché i costi di cui parliamo sono più o meno la metà di quelli previsti dal progetto iniziale. Il quale si aggirava intorno ai nove miliardi, incontrò molte e trasversali critiche ed è stato radicalmente modificato a partire da una decisione presa nel 2007 dal governo Prodi.

L’ampio movimento di opinione contrario all’originario progetto della nuova Torino-Lione ha ottenuto rilevanti risultati, costringendo il governo a ripensare quel progetto e a costruirne uno nuovo che accoglie molte delle critiche avanzate dal movimento (in termini, per esempio, di riutilizzo dei tracciati esistenti, di riduzione del consumo di suolo, di trasferimento dell’imbocco della galleria da Venaus a Chiomonte, oltre che di contrazione dei costi).

Quel movimento, di cui Ponti è stato punto di riferimento, non ha però voluto rivendicare ciò che sarebbe stato legittimo, il successo della sua iniziativa, e si è così avvitato. Da un lato, su una deriva violenta: oltre 200 assalti al cantiere, 500 feriti tra le forze dell’ordine, sabotaggi alle imprese impegnate nel cantiere, atti di violenza nei confronti dei lavoratori, 38 condanne penali in secondo grado per circa 120 anni di carcere inflitti dai Tribunali della Repubblica. Dall’altro lato, su una deriva politicistica diventata bandiera (e problema) di un partito che oggi riveste responsabilità di governo.

Benefici ambientali e sui costi del trasporto merci

 

Passiamo ora all’esame dei benefici. Su quelli ambientali e su quelli relativi al costo del trasporto merci c’è poco da dire. Una tonnellata di merci trasportata da un treno moderno produce meno del venti per cento della CO2 dell’equivalente trasporto su strada e costa la metà.

Sulla direttrice Italia-Francia (cinque milioni di tonnellate di traffico merci al mese) il 91 per cento viaggia su strada. Si tratta di circa tre milioni di TIR l’anno, di cui la metà transita attraverso Ventimiglia e il resto è diviso fra autostrade del Frejus e del Monte Bianco. I costi ambientali, economici e sociali di questa situazione sono imponenti, a svantaggio non solo dei territori di frontiera alpina del Piemonte e della Valle d’Aosta, ma anche, forse soprattutto, di quelli del Ponente ligure.

Sulla direttrice Italia-Svizzera le politiche ambientaliste del governo svizzero hanno prodotto una modifica strutturale della composizione modale, con il trasporto ferroviario arrivato oltre il 70 per cento grazie all’apertura di nuovi tunnel moderni (Loetschberg nel 2007, Zimmerberg nel 2010, Gottardo nel 2016). Sulla direttrice Italia-Austria, dove la gomma pesa ancora per il 70 per cento, si lavora al nuovo tunnel del Brennero, anch’esso prioritario come quello del Moncenisio nell’ambito della strategia europea delle reti di trasporto. Una priorità confermata dall’attuale governo italiano: un fatto che fa capire ancora meglio come sulla Torino-Lione i 5 stelle siano rimasti inviluppati in un nodo puramente politicistico.

I danni della Torino-Lione secondo i tecnici di Toninelli: meno consumi di benzina e meno traffico sulle autostrade

 

Non conosciamo il testo della relazione a cui il ministro Toninelli spera di potersi aggrappare per sfuggire al groviglio che lui stesso e il suo partito hanno creato, affidandosi in questo caso a quelle categorie, dei tecnici e dei professori, su cui è più consueto da parte di questa componente politica gettare il discredito.

Possiamo però consultare un articolo di Ponti pubblicato su Lavoce.info nel giugno 2018, in cui l’autore afferma che la nuova Torino-Lione non è conveniente sul piano economico riferendosi ai dati di una tabella riportata nello stesso articolo. I benefici dell’infrastruttura sarebbero addirittura negativi! Non solo quindi non riuscirebbero a coprirne i costi, ma porterebbero a ulteriori continue perdite per la collettività.

Da dove deriverebbero queste perdite? Quali impatti negativi produrrebbe la nuova linea ferroviaria con dimensioni tali da compensare, e anzi superare, gli impatti positivi generati sull’ambiente e sui costi di trasporto, di cui lo stesso Ponti riconosce l’esistenza?

La lettura dei dati proposti da Marco Ponti riserva qualche sorpresa, non solo sul piano tecnico ma soprattutto su quello politico. Le voci da cui emergono le perdite sono due: la riduzione delle entrate fiscali per lo Stato provocata dalla riduzione dei consumi di benzina e la contrazione del volume d’affari delle società che gestiscono i tunnel autostradali. Sui carburanti Ponti si spinge oltre e afferma che “l’attuale livello di prelievo fiscale sui carburanti è tale per cui le esternalità risultano ampiamente recuperate”.

Insomma, secondo il Prof. Ponti gli svizzeri sono dei poveri sciocchi a spendere soldi pubblici per costruire ferrovie e liberare le strade dai TIR. L’Italia è molto più avanzata poiché impone un elevato prelievo tributario sulla benzina. E non può rinunciare a una parte di questo prelievo nella sciagurata ipotesi che una quota del movimento merci dovesse spostarsi dalle strade alle rotaie.

Le disinvolte analisi costi-benefici del Prof. Ponti

 

Io ho qualche dubbio sui metodi che Ponti usa nel suo articolo di qualche mese fa (vedremo, quando sarà reso pubblico, se gli stessi metodi sono stati adottati nel rapporto della commissione che ha presieduto). In una corretta analisi costi benefici che prenda come punto di vista quello della collettività bisogna tenere conto che le imposte sono percepite dallo Stato ma pagate dai soggetti economici. Al netto degli effetti redistributivi ovvero di quelli di tipo addizionale, e cioè derivanti da un’eventuale crescita (o decrescita) dei volumi di attività complessivi del sistema, si tratta di flussi che si elidono fra i soggetti che guadagnano (lo Stato) e quelli che pagano (le famiglie, le imprese).

Lo stesso vale per la riduzione dei pedaggi dei concessionari autostradali, a cui fa fronte un’equivalente risparmio a vantaggio di famiglie e imprese e/o un aumento del volume d’affari di altri soggetti economici (nel nostro caso i gestori ferroviari).

Chiunque abbia una minima conoscenza di Excel può fare un semplice esercizio, partendo dai dati della tabella di Ponti: primo, inserire il valore corretto dei costi di investimento (4,8 miliardi); secondo, eliminare le voci incongrue legate alle imposte sulla benzina e ai pedaggi autostradali; terzo, inserire come tasso di sconto quello attualmente in uso da parte della BCE (0,25 per cento); quarto, calcolare il valore attuale netto (VAN) dell’investimento, che si trova facilmente fra le funzioni disponibili su Excel. Il valore risulterà positivo.

Dalla tecnica alla politica: Toninelli peggio di Trump?

 

Ma queste sono considerazioni tecniche, su cui torneremo nelle sedi e nei tempi opportuni. A lasciare esterrefatti, oggi, è che il “no” alla Torino-Lione sarebbe sostenuto da motivazioni fortemente anti-ambientali: alla riduzione di consumi di benzina e pedaggi autostradali verrebbe assegnato un disvalore sociale di dimensione analoga al valore sociale della riduzione della CO2 immessa nell’atmosfera e della riduzione dei costi di trasporto. Non capisco se il ministro Toninelli se ne renda conto, ma in confronto Trump farebbe la figura di un convinto ambientalista.

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Auguri 2019

bernina express by night
Bernina Express by night – foto di Andrea Matteoli aka Matiu 2018

 

Auguri per il 2019:

SENZA vaffa, senza menefrego, senza “si faccia eleggere”, senza promesse farlocche, senza non fatto, non fatto, non fatto, senza smargiassate da tronfio bulletto, senza squallida demagogia, senza ripicchine sciocche, senza bugie pacchiane, senza contratti puerili…

CON  rispetto per gli italiani, per l’Europa, per i “mercati”, per le istituzioni, per la verità, per la buona educazione, per il comune buon senso, per la contabilità elementare, per la decenza,  per la competenza,  per  la responsabilità, per chi lavora, per chi paga le tasse, per i migranti, per chi tace ma non è contento…

(lorenzo matteoli)

 

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Dei fatti non frega niente a chi ha votato uno come Dimaio*

5a04875ff3654.image…fatto, fatto, fatto…

Vero ma i “fatti” più presto che tardi, affamano, rovinano, uccidono.

Quando chi ha votato uno come Di Maio (che sarebbe Dimaio) sarà affamato, rovinato e strozzato se ne renderà conto. L’unica consolazione è che anche Dimaio subirà la stessa sorte e negherà l’evidenza affogando con l’ultima menzogna.

Fatto, fatto, fatto.

(lorenzo matteoli)

 

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SOLSTIZIO D’INVERNO

SOLSTIZIO-INVERNO-COP

Solstizio d’inverno 2018

21 dicembre, ore 23.22

Quest’anno coincide quasi con la luna piena del 20 dicembre. Sembra che i sole si fermi per ricominciare ad alzarsi sull’orizzonte e le ore di luce a poco a poco aumentano.

Sono molte le riflessioni che si possono fare e l’augurio è che il governo pentalega rifletta un po’ sugli errori commessi finora: puerilismo, incompetenza, arroganza, ignoranza, maleducazione, cafoneria, ciance inutili, dichiarazioni sballate, bugie…tante bugie.

E che l’opposizione batta un colpo e sia seria, non scenda al livello culturale del governo e recuperi il senso dello Stato.

Avevamo bisogno di un cambiamento di responsabilità e competenza, ma per ora non si sono viste né l’una né l’altra: trucchetti, demagogia, bugie puerili e offensive nei confronti dell’intelligenza degli Italiani. L’onestà, dovuta più che necessaria, ma non sufficiente, non basta perché non c’è nulla di più pericoloso di un onesto incompetente o sciocco, e per ora l’onestà è rimasta affogata nella sciocchineria puerile, nella demagogia insolente, nell’incompetenza costosa. C’è stata solo patetica arroganza.

A poco a poco sapremo cosa è stato veramente negoziato nelle buie stanze di Bruxelles (a proposito di trasparenza) e conosceremo, forse,  le condizioni che sono state poste  e non ufficialmente dichiarate nei comunicati, ma non è stata certamente una vittoria anche se Salvini e Dimaio ce la venderanno come tale. Smargiassare e poi mollare non è mai un percorso negoziale dignitoso e purtroppo così omologo allo stereotipo italiota che ci si vergogna dei personaggi e degli interpreti.

L’augurio dunque è che il Solstizio d’Inverno 2018 sia un punto fermo dopo i deludenti primi mesi del “cambiamento” e che quello vero sia ancora da venire

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La memoria del futuro

salaminaLa battaglia di Salamina 306 a.c….ma perché morivano questi?

Ma perché vuoi studiare la Rivoluzione Francese? Roba vecchia, successa 230 anni fa, chissenefrega oggi…E la Rivoluzione Russa? Cento anni fa…roba vecchia, lo Zar, Lenin, le Guardie Rosse, il Palazzo d’Inverno, San Pietroburgo… Trotzky…ma dico io chissenefrega oggi…proprio di meno non me ne può fregare …Il fascismo? 90 anni fa…Mussolini, gli Arditi, all’armi siam fascisti, Faccetta Nera…d’Annunzio, il delitto Matteotti…ma chissene … anche qui si vabbè il razzismo, gli ebrei…poverelli …La guerra del Peloponneso? Tucidide? Sparta e Atene, ma non rompere per cortesia…431 avanti Cristo, Pericle? Alcibiade? Ma chiccazzosenefrega…non dirmi…mavalà… E così via.

Noi che abbiamo fatto il Classico.

Poi architettura: il Genius Loci di Vitruvio, il contesto urbano, la forma urbana come prodotto della cultura insediata,

…viviamo in città che altri hanno disegnato e disegniamo città dove altri vivranno,

Lewis Mumford, (City in History)… Come nascono come muoiono come si deformano le decisioni sulla Città, Bruno  Zevi, Leonardo Benevolo, Manfredo Tafuri, Siegfried Giedion … Giganti inutili? Ma chi l’ha detto? Niente like. Definisci like.

Tutte cagate, non rompere, chissenefrega … oggi, click, click click, zap, zap, zap, clikketyclick, clikkety click…bip, bip, bip…birulibip…zack, zack..

Niente like, sei una merda…tanti like sei un dio… come Fabrizio Corona…  lui sì che ha tanti like…click…click…birulibip…click…definisci merda…

Così io pensavo che  analizzare la dinamica e gli eventi di una decisione di trenta anni fa a Torino che ha coinvolto investimenti per 400 miliardi  e spostato valori immobiliari per qualche migliaio di miliardi di vecchie lire (diviso due sono circa milioni di euro)…potesse aver un certo interesse e potesse essere di una certa attualità …anche perché non sono cambiate molte cose nel “sistema Torino” in trenta anni. Il potere è sempre Fiat, San Paolo, Stampa e fratelli…la politica è sempre viscero, gelosie, ideologia stronza, settarismi e incompetenza…un po’ di clientela mascherata… guarda come sono figo io che capisco come sei figo tu…etc.

Decisione contorta, passata al tritacarne del settarismo dei giornali-fiat, ai mali di pancia delle femmine politiche del PSI torinese e degli altri frustrati da mancato potere comunale, all’incazzatura livida del PCI novelliano che anticipava la bollitura attuale di ben trenta anni. Al tentato saccheggio del COL e della FIFA…e di altri…

Decisione comunque densa di conseguenze urbane per decine di migliaia di torinesi, per qualche generazione…decisione giusta, condotta amministrativa rigorosa, ancorché calunniata, alla fine premiata dai fatti, dal denaro e dalla storia e anche dalla magistratura torinese (fatto non di poco peso in quei tempi e anche in quelli attuali).

Decisione e storia oggetto di centinaia di articoli fake de La Stampa di Torino e di qualche articolo fake de La Repubblica diretta da un qualunque Boffano, piccolo disinformato, fustigatore fake, di costumi sabaudi e anche un po’ ignorante … non senza arroganza…anticipatore di Dimaio

Ma gli architetti che progettano dovrebbero sapere come è fatto il percorso tortuoso che va dal loro incarico all’edificio finito, non possono andare come Alice nel paese delle Meraviglie attraverso la palude e la giungla. Quindi, dico io, raccontiamo la storia. È attuale, è ancora vera, potrebbe anche essere utile.

Ma no …”ce la siamo contata tra di noi”…

Ma la storia “ce la contiamo sempre tra di noi”. Ma c’è il video, ci sono gli atti, supponiamo che lo vedano in dieci e gli atti li leggano in venti…e i venti la raccontino ad altri venti che la raccontano ad altri venti …così nascono le “narrazioni” e le leggende, e, a poco a poco, una immagine di merda  viene sostituita da una storia più vera, più giusta, qualcuno qualche errore non lo ripeterà e la cultura dei luoghi si arricchirà, magari di poco, ma è sempre un arricchimento. Sempre avanti. Chi non racconta la storia la subisce. Niente like.

Raccontare la storia serve, serve a capire, serve a guardare avanti, dove andiamo, chi siamo e forse qualche giornalista capirà che è impossibile difendere la libertà di chi per sua volontà non è libero.
(lorenzo matteoli)

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