LO SCONTRO DI IDEE

IL TIMONIERE NELLA TEMPESTA

Su La Repubblica di oggi (11 Aprile 2021) Eugenio Scalfari, con la sua saggezza antica e storicamente fondata, dichiara, non senza irritazione, “inaccettabile” il comportamento di Matteo Salvini il quale, mentre il partito del quale è segretario partecipa al governo di Mario Draghi, si comporta a tutti gli effetti come il capo dell’opposizione, abusando della libertà che il “contesto” italiano gli consente. Scalfari si chiede anche fino a quando Mario Draghi potrà tollerare questo comportamento.

La strampalata situazione richiede una lettura attenta e di seguito cerco di elaborare una interpretazione che tenga conto della dimensione antropologica culturale, o etologica culturale, del confronto.

L’idea di Salvini. Con la sua adesione al governo Draghi, Salvini ha perso o rischia di perdere (una buona quota) della base populista/sovranista/fascio-nazi della Lega e ha ceduto il territorio del voto di destra alla sua amica/nemica Giorgia Meloni. In cambio guadagna una certa credibilità nel centro “governista” dove rischiava di essere azzerato dal Governatore istituzionale Zaia e dal ragionevole competente  Ministro Roberto Giorgetti.

Quantitativamente il bilancio fra i due “flussi” è difficile da quantificare e certamente Salvini avrà commissionato indagini finalizzate a valutare il problema. La cosa importante però non è tanto questa valutazione quanto capire quale comportamento sia più remunerativo in termini di voti futuri: la linea governista istituzionale, o la linea populista/sovranista/fascio-nazi. Salvini decide di tenere aperte le due opzioni sapendo che lo zoccolo duro sovranista della Lega non è culturalmente attrezzato per valutare criticamente le alternative: legge solo i comportamenti che gli sono omologhi e ignora/dimentica gli altri. La conclusione è che nel breve termine la sbracatura sovranista/populista/ungherese conviene e Salvini si comporta di conseguenza. Lo scontro con Draghi gli procura visibilità e approvazione della base ungherese e sembra sicuro che le conseguenze negative si possano ignorare.

L’idea di Mario Draghi. Accogliendo la Lega nel governo Draghi si è assicurato una maggioranza parlamentare “bulgara”. Le condizioni dettate, e accettate da Salvini nella sua conversione fulminea, (linea europea, dall’Euro non si esce, migranti da gestire nel rispetto degli accordi con Bruxelles, pandemia da gestire nel rispetto delle indicazioni, peraltro confuse, dei competenti immunologi etc.) sono una garanzia sufficiente.  La Lega si purificherà delle scorie populiste/sovraniste/ungheresii e diventerà “istituzionale-governativa”. Sulla base di queste condizioni e di questi assunti Draghi ignora le sbracature di Salvini nella sua linea di lotta e di governo e si limita a ribadire sistematicamente la linea di governo in modo chiaro ed esplicito (se non duro). Se una cosa si può notare nel comportamento di Draghi è un netto incremento della drasticità nelle risposte ai comportamenti salviniani. Tanto più Salvini sbraca, tanto più secche sono le risposte di Draghi, sempre controllate nella correttezza politica. Ma quando contrappone all’”impensabilità” di Salvini “i numeri e i dati” solo chi non vuol capire ignora la semantica: si tratta di una severa bacchettata.

Questa la mia analisi. Quale delle due idee vincerà? Il confronto è fra autorevolezza competente e sbracatura demagogica. “Whatever it takes” contro “ mojito e Papeete”.

Eugenio Scalfari si è pronunciato e con lui si muovono i 3 milioni di lettori de La Repubblica online.

La mia linea per i lettori di questo blog non ha bisogno di essere dichiarata.

Tempi interessanti…

lorenzo matteoli

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MARIO DRAGHI E LA GUARDIA COSTIERA LIBICA

SAPERE PER INTERVENIRE

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi sicuramente conosce la tragica criminale realtà dell’operato della Guardia Costiera Libica. Sicuramente conosce la criminale realtà dei “campi” dei rifugiati in Libia.

Il Presidente Mario Draghi conosce anche il pesante inquinamento del problema da parte di “fake news” settarie che spingono la figura “criminale libica” per specifici interessi.

Sul problema va fatta chiarezza con informazioni obbiettive documentate per individuare le reali responsabilità e agire di conseguenza.

Allo stato attuale delle conoscenze, il suo “ringraziamento” in occasione della visita ufficiale in Libia può essere interpretato tenendo presente il profilo etico-culturale di Mario Draghi: assolutamente strumentale rispetto agli aspetti “criminali” e criticamente attento rispetto agli aspetti “positivi” della gestione dei campi e del comportamento della Guardia Costiera libica (finanziata dall’Italia).[1]

Ovvero, L’Italia deve prima di tutto “sapere” e quindi conquistare una situazione di solido controllo in Libia per intervenire sul problema in modo efficace, risolvente e corretto: sostegno alle situazioni positive e smantellamento delle gestioni criminali. Controllo dei campi con una forza multinazionale, modifica delle regole di ingaggio per il controllo dei barconi nel Canale di Sicilia, posizione di osservatori internazionali sui mezzi della Guardia Costiera Libica, perseguimento, denuncia e punizione di ogni comportamento criminale a tutti i livelli della gestione dei rifugiati in Libia. Supporto e promozione delle gestioni positive e civili.

Se questa linea non dovesse chiaramente emergere nel proseguimento dei negoziati per gli interventi dell’Italia in Libia, la responsabilità del Presidente Mario Draghi e del Governo Italiano sarebbero gravissime e intollerabili per la opinione pubblica internazionale.

Lorenzo Matteoli


[1] Denuncia Emma Bonino, leader storica radicale, già ministra degli Esteri e Commissario europeo, oggi senatrice di +Europa: “L’Italia ha pagato un prezzo per fermare con ogni mezzo, anche il più disumano, i flussi nel Mediterraneo. Non so se l’Italia è  mandante. Sicuramente è pagante: è il bancomat di queste operazioni insopportabili e lo fa scegliendo interlocutori che, come tanti casi di cronaca hanno dimostrato, erano i rappresentanti di organizzazioni criminali, compreso il famoso Bija, che se ne va in giro per l’Italia e pare che nessuno ne sappia niente”. E aggiunge:  “A me sembra che l’Italia continui a pagare una sorta di riscatto all’incontrario: paga i carcerieri, non per liberare gli ostaggi, ma per tenerli prigionieri, facendo finta di non sapere, mentre invece lo sa e lo fa. Quei soldi – sottolinea Bonino – finiscono dritti diritti a ai carcerieri dei lager libici solo per toglierci un problema”.

L’articolo è del 4 gennaio 2020. Un anno e 4 mesi dopo, l’inferno in terra è ancora così. 

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IL CONCETTO DI SOGLIA NELLA GESTIONE DEI RISCHI AMBIENTALI

Il concetto di soglia 
nella gestione dei rischi ambientali

Ci sono concetti fondamentali nella gestione dei rischi ambientali (e le epidemie rientrano nella categoria dei rischi ambientali) uno di questi concetti è che nel rischio ambientale non esiste il concetto di soglia. Ovvero non ci sono limiti al di sotto dei quali un determinato rischio può essere considerato trascurabile o addirittura zero.

Nel Western Australia, oggi senza contagi, il lockdown preventivo viene istituito d’ufficio quando esista un solo contagiato individuato. I confini dello stato vengono chiusi quando in uno stato confinante si verifichi anche un solo caso di contagio sociale. Nella “nuova normalità” senza contagi, a suo tempo conquistata con rigore e scrupolosa attenzione da tutti, è comunque rimasto l’obbligo di registrarsi quando si entra in qualunque luogo pubblico (caffè, bar, ristorante, piscina, palestra …). In caso di soggetto contagiato individuato tutti coloro che hanno frequentato gli stessi luoghi vengono rintracciati e controllati.

L’economia ha subito un pesante danno all’inizio a causa del lockdown rigoroso, ma oggi siamo nella nuova normalità.

Il comportamento rigoroso è dovuto al fatto che la caratteristica del contagio pandemico è la diffusione esponenziale: nel giro di pochi giorni il contagio di un solo individuo può diventare un cluster di centinaia e immediatamente dopo di migliaia di contagiati. La velocità del contagio è addirittura aumentata con le recenti varianti del virus e la difficoltà di intercettazione degli infetti dovuta agli asintomatici e ai contagiati in incubazione.

La soglia quindi è 1, e le modalità preventive di base sono strutturali, ovvero continue e sistemiche.

Un concetto che i negazionisti ignorano: chiedere per demagogia, aperture di locali e rilassamento delle norme quando il numero degli infetti è inferiore a una soglia di presunta sicurezza, arbitraria e assolutamente falsa, vuol dire scatenare ondate dopo ondate di epidemia e andare sicuri verso situazioni di contagio catastrofico.

La conseguenza è che bisogna scegliere tra pandemia fuori controllo (vedi Lombardia in Italia) e rigore.

La pandemia fuori controllo significa 
migliaia di morti e caos sociale.

Il rigore significa: 
redditi azzerati per molte categorie commerciali e produttive

Il costo della pandemia fuori controllo è catastrofico, irreversibile, insostenibile.

Il costo del rigore è pesante, ma gestibile.


Una differenza importante per il decisore politico.

lorenzo matteoli

 maggiori informazioni a:

https://www.corriere.it/cronache/20_febbraio_25/matematicadel-contagioche-ci-aiutaa-ragionarein-mezzo-caos-3ddfefc6-5810-11ea-a2d7-f1bec9902bd3.shtml

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PENSIERINO GLOBALE MOLTO UTOPICO

Dalai Lama

Forse sarebbe opportuno che il Premier Mario Draghi si occupasse della nostra politica estera e rimettesse in ordine la strategia complessiva che sembra oggi una ammucchiata residuale di situazioni pregresse, di iniziative obsolete, di visioni del mondo radicalmente superate e provinciali.

Di seguito alcuni punti che a mio avviso sono prioritari. Mi scuso per il taglio decisamente utopico: it is the dreamers that change the world.

Revisione della linea “atlantica”.

Nella continuità di una storica amicizia con gli Stati Uniti è urgente rivedere un complesso di atteggiamenti sinteticamente dipendenti da una subalternità acritica inefficace e pericolosa, in certi casi impudicamente vicina al servilismo, oggi decisamente obsoleta.

Vanno chiariti i nostri rapporti con i diversi attori nello scacchiere mediorientale dove gli Stati Uniti hanno imbastito nel corso degli ultimi venti anni una serie infinita di errori e si trovano oggi in una rete ambigua di alleanze e connivenze contraddittorie. 

Con atteggiamento indipendente vanno ridefiniti gli interessi dell’Italia con Arabia Saudita, Iran, Iraq, Siria, Hezbollah, Palestina, Israele, oggi confusamente impastati con la confusa strategia USA sostanzialmente dettata dal petrolio e dal commercio di armi. Due temi sui quali gli interessi italiani non sempre corrispondono con gli interessi USA.

Revisione della linea Europea.

Si è delineata, e si va via via consolidando, in Europa una polarità netta fra la linea sovranista (Visegrad, Salvini, Le Pen Orban, Morawiecki, Kurtz…) e la linea Europa Federale (Francia, Germania, Belgio, Olanda, Scandinavia). È necessario chiarire, oltre ogni dubbio, la posizione italiana dopo le incertezze confuse degli scorsi anni di Dimaio e l’attuale arroganza del doppio gioco di Salvini. L’Italia è sicuramente per la linea Europa Federale e questo va sancito con autorevolezza. La linea Orban-Salvini-Morawiecki è pericolosamente reazionaria e di marca parafascista e va denunciata senza incertezze prima che diventi catastrofica.

Il chiarimento della linea politica interna della Unione Europea consentirà poi di chiarire anche la politica estera della Unioni Europea oggi inesistente.
Molte speranze si ripongono nel prossimo semestre di presidenza italiana dove Mario Draghi potrà svolgere in modo forte il suo ruolo di soggetto autorevole e competente.

Russia e Cina

Come conseguenza delle due revisioni “atlantica” ed “europea” vanno ridefiniti i nostri rapporti con Cina e Russia oggi in tendenza radicalizzati da una incomprensibile posizione di recupero della assurda “guerra fredda” degli anni 50/60/70.  Questa tendenza è “obsoleta” e non è di interesse per l’Italia. Senza una ridefinizione della tendenza attualmente impostata dagli Stati Uniti una azione della periferia internazionale è molto difficile se non assolutamente inutile. L’Italia, nell’ambito Europeo, deve operare per la costruzione di un contesto politico culturale congruente con un “nuovo corso” strategicamente più coerente con una generale sinergia planetaria. Premessa necessaria: la denuncia del problema.

2020-3000

Saranno 80 anni caratterizzati da un immane fenomeno epocale: le grandi migrazioni dall’Africa e dalle regioni povere del Sud Est Asiatico e del Centro America. Fame, guerre, pandemie, dittature, diffusa catastrofe climatologica, alimenteranno un flusso di centinaia di milioni di persone dal terzo e quarto mondo verso Europa e America del Nord (USA e Canada). Non è un fenomeno che possa essere ignorato dalla comunità internazionale e non è un fenomeno che possa essere affrontato con strategie regionali o locali (muri, recinzioni, repressioni armate): impone una strategia planetaria, finanziaria, culturale, tecnologica, impostata su adeguate finestre temporali e specificamente disegnata. Vanno superati e risolti i motivi che determinano la necessità di emigrare.

Lasciare il fenomeno disatteso o, peggio, trattato dalle visioni razziste schematiche dei vari sovranismi regionali sarebbe un delitto equiparabile al genocidio.

La transizione dal capitalismo all’economia circolare sostenibile

Il capitalismo matrice di diseguaglianza deve virare verso una macroeconomia nella quale la libertà di impresa e il mercato non siano struttura di prevaricazione e sfruttamento. 

Una rivoluzione culturale prima che macroeconomica, finanziaria e politica. Rivoluzione già tentata e già fallita più volte nella storia del Pianeta. 

Vanno individuate altre strategie che non siano il comunismo poliziesco, le dittature pseudoliberali, la democrazia corrotta, l’imposizione militare.

Una strada molto lunga che dobbiamo cominciare a percorrere, se riusciamo a definirla.

lorenzo matteoli

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IL PROFILO DELL’UOMO

la disgustosa vergogna della bava sul rosario

di governo, di opposizione, 
di sovranismo, di dittatura orbanesca, 
di Europa, di Antieuropa,
amico di Putin che vota per Trump
sta meglio a Mosca che a Roma
di Draghi e di anti-Draghi
menefotto delle mascherine
di ioapro e di iochiudo
impensabile chiudere chiudere tutto
di mojito, di tette e di culi
che sbava su rosari e madonne
di famiglia e di gnocca
di mafia e di antimafia
di tutto pur di agguantare ingenui che lo votano

e ne trova tanti…

Finalmente uno chiaro e senza ambiguità.
Il peggio dell’italiotteria squallida, travestito da carabiniere, poliziotto, guardia di finanza …e resta un cioccolataio, senza offendere la categoria.

L’ultimo imbesuimento degli Italiani per un simile arrogante gaglioffo avvenne nel 1922 ci vollero venti anni per liberarsene e una guerra mondiale con milioni di morti. Anche allora la responsabilità non fu di uno solo ma dei milioni che lo seguirono.

Mi chiedo quanto ci metteranno, un secolo dopo, gli italiani per capire esattamente il profilo della nuova, squallida, pericolosa figura

lorenzo matteoli

DI FAMIGLIA E DI GNOCCA

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LA INUTILE POLEMICA SU DANTE


ARNO WIDMANN

Arno Widmann su Frankfurter Rundschau non ha insultato Dante, non ha affatto “sbracato” come io ho ingiustamente commentato senza aver letto il suo pezzo. L’articolo intervista di Roberto Saviano su La Repubblica di oggi sembra “mettere a posto le cose”. Dovrò andare a leggere l’articolo di Widmann per farmi un’idea su cosa esattamente contiene e …Ein kompetentes Urteil fällen können.

Sarebbe interessante sapere chi è il responsabile primo della bagarre dalla quale, secondo Saviano, la canizza italiota esce marcata dal tradizionale provincialismo.
Personalmente ho assolto Widmann (non ha tutti torti Arno Widmann ho scritto), ma resta il fatto che ho espresso un giudizio senza aver letto il suo pezzo e sulla base di “sentito dire”. La mia negligenza non è resa meno grave dal fatto che molti hanno commesso lo stesso errore come ad esempio Franceschini.

Mi scuso con i miei 87 lettori e mi riservo di scrivere un pezzo “documentato”.

Confermo peraltro che secondo me sono molte le lacune poetiche della Divina Commedia e che una moderazione della cacofonia agiografica del settecentenario tutto sommato è ragionevole.

lorenzo matteoli

P.S. Ho letto l’articolo di Widmann e me lo sono tradotto. Un breve saggetto su Dante, criticamente inquadrato nel suo tempo, sereno e obbiettivo. Qualche notazione originale e interessante: il rapporto con i “troubadours”, il viaggio di Maometto nel paradiso islamico, il confronto con Shakespeare sulla base del saggio di Eliot. La curiosità di Dante e una riflessione sui motivi per cui Paolo e Francesca sono condannati e una serie di notazioni che indicano la competenza di Widmann come studioso di Dante.

Le polemiche italiane sono assolutamente fuori luogo. Chiaramente chi lo citato per primo ne ha volutamente travisato il senso, scatenando la canizza del “cult” dantesco provinciale italiano. LM

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La lenta, appiccicosa, equivoca presa di potere di Giuseppe Conte all’improbabile vertice delle spappolate truppe delle 82,7 Stelle

Da settimane Giuseppe Conte sta con-trattando la sua scalata al confuso vertice dell’assembramento sfilacciato di quello che resta del primo partito italiano al governo: gli ex 5 stelle.

Si tratta evidentemente di un negoziato confuso, complesso, saponoso anche perché l’ex Primo Ministro non sa bene con chi debba trattare per la oscurità confusa della sua controparte. I vertici dell’ex M5S si moltiplicano di giorno in giorno, nuove correnti, nuovi leaderini e leaderine spuntano nelle cronache quotidiane per scomparire nel giro di uno o due giorni e qualcuno nel giro di poche ore. L’avvocato Conte non è mai in grado di capire esattamente chi ha di fronte e ognuno dei cosiddetti effimeri “big” è a sua volta latore di proposte tra il velleitario, l’arrogante, il puerile e l’improbabile secondo la nota cultura del “non partito”. La situazione è poi resa ancora più surreale dalla conferma da parte dell’elevato Grillo della regola dei due mandati e poi a casa. Regola che elimina dai probabili interlocutori di Conte tutta la attuale “dirigenza” pentastellare Dimaio in testa.

Ai margini del traballante tavolo negoziale si muovono vari personaggi dai ruoli equivoci: Grillo, Casaleggio, Fico, Di Maio, Dibattista et al. e sta anche emergendo come possibile interlocutore il PD che ha dichiarato il suo interesse a considerare i 5Stelle (o quello che resta di loro) un interlocutore privilegiato per una possibile coalizione. 

Cosa possa emergere dall’alleanza di un PD alla faticosa ricerca di una sua identità, diviso in parrocchie e sette, sbranato da vecchi dinosauri e giovani capibanda, con un assembramento di confusi qualunquisti della demagogia a scadenze settimanali, non è chiaro e forse non è nemmeno interessante.

La sensazione è di generico pericolo.

Questa fase del processo di disgregazione del quadro politico italiano è particolarmente confusa, dominata da personaggi mediocri, di scarso spessore culturale per non parlare di quello politico. Non si intravedono coaguli ideologici significativi.

L’unica figura con chiara identità, carattere, competenza e spessore è quella di Mario Draghi, sperare che non venga travolto dal confuso caravanserraglio che lo circonda è una linea obbligata.

lorenzo matteoli

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SALVINI SASSO VESPA LA VERGOGNA DELLA LEGA

Salvini segretario del partito, irresponsabile fin dall’inizio della crisi pandemica per cretinismo e foia demagogica, quando ostentava l’opposizione alle mascherine e alle misure di prevenzione che avrebbero bloccato la pandemia, continua nella sua linea criminale a opporsi alle misure preventive indispensabili indicate dal Governo per il controllo delle continue insorgenze del contagio. 

Qualcuno informerà l’opinione pubblica italiana di quanti morti ha provocato ad oggi il cretinismo demagogico del segretario della Lega e dei suoi seguaci?

Sasso sottosegretario all’Istruzione in conto Lega, chiama al Ministero della Pubblica Istruzione un bullo sessista, stalker, falsificatore, calunniatore.

Vespa bullo sessista, calunniatore chiamato al Ministero della Pubblica Istruzione da Sasso per volgare intento provocatorio.

Ci si chiede quanto tempo ci metteranno gli italiani per rendersi conto della vergogna promossa dalla Lega di Salvini, del veleno di odio, dei danni da cretinismo demagogico, e della frana di incompetenza imposta dai suoi rappresentanti a tutti i livelli ai quali operano?

lorenzo matteoli

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RIEVOCAZIONE

Giorgio Gaber insuperato nel suo “destra sinistra”

Ho incrociato per caso un mio scritto del 14 Maggio 2016, che ho trovato attuale e interessante. Trovate i due commenti uno di Marco Romano e l’altro (sottilmente polemico) di Alba Chiavassa che forse si era riconosciuta nel pezzo, nell’archivio alla data 14 Maggio 2016.

Com’è che sei diventato di destra?**

Pubblicato il 14 maggio 2016 da matteolilorenzo

Mentre la storia travolge ideologie, religioni, muri, barricate, di vario genere e natura ci sono alcune liturgie, etichette, presunzioni che resistono inossidabili. Una di queste isole di nostalgia disperata è la convinzione di una generazione politica di “essere di sinistra” e con questa convinzione, che ritengono implicito certificato di “superiorità” intellettuale, marcano gli altri” di “essere di destra”, e quindi patetici minus habentes.

A poco sono valsi almeno venti anni di affettato snobismo con il quale si è predicato il superamento delle due categorie e la loro semantica inconsistenza con la storia attuale. Nemmeno lo splendido apologo cantato da Giorgio Gaber è riuscito a smantellare l’orgoglio di proclamarsi “di sinistra” e quindi di esercitare il diritto, acquisito per “unzione”, di considerare “un po’ scemi” gli altri marcati come “di destra”.

La roccaforte dei nostalgici convinti di appartenere a una ideologia superiore morta da almeno venti anni è destinata a resistere e crollerà, forse, con il naturale trapasso generazionale.

Quello che è successo in realtà è un po’ più complicato dello svuotamento semantico della categoria “di sinistra” e della sua speculare categoria “di destra”: la storia con il suo garbo caotico e beffardo ha mescolato le carte, i valori, le convinzioni, gli istituti in modo assolutamente scomposto. Nel mare in tempesta del pensiero sociale corrente galleggiano i rottami dello storico naufragio ideologico: il mercato, i sindacati, la classe operaia, il catechismo cattolico, la ricca borghesia, gli intellettuali orfani di riferimento organico, i boy scout, i preti, la finanza, i black block, le rivoluzioni, la speculazione, i criminali, la mafia, le vecchie zie, i pensionati, i magistrati, i deputati, i professori, il vaticano, le maestre, Garibaldi, gli avvocati, bella ciao, …i partiti, le fondazioni, i lavoratori, i colletti bianchi…e via andare per un elenco infinito che nemmeno Giorgio Gaber riuscirebbe più a ordinare nella sua intelligente filastrocca.

È cambiato tutto nel vasto campo magnetico dell’ideologia: non ci sono più due poli, Nord e Sud. Ce ne sono cinquanta e forse ottantadue. Chi era abituato a muoversi con quella bussola è perso nell’intrico delle nuove, molteplici e controverse polarità.

Molti continuano a ritenersi convinti “di sinistra” mentre le loro fiducie e verità sono diventate una letale grettezza reazionaria.

** mi è capitato dopo aver scritto il commento sulle liturgie immemori della Resistenza e avere indicato la vergogna di una celebrazione che ignora 139 mila morti…(i soldati Americani morti per la liberazione dell’Italia nel 1944-45)

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Non scrivo poesie…

Non scrivo poesie
L’alloro non premia
Il silenzio

Dante e Cecco Angiolieri

Tutti poeti

Nella giornata mondiale della poesia (21 di Marzo), e nel 700esimo anniversario di Dante mi è sembrato quasi obbligatorio verificare le definizioni di poesia correnti sui dizionari italiani e inglesi.  Tutte privilegiano l’aspetto grammaticale della “espressione scritta”. La poesia viene definita sempre come versione scritta di emozioni o sensazioni. Mai come “sensazione o sentimento, passione, memoria, dolore, nostalgia…”.Tutti poeti

Questo forse per effetto traslato della confusione provocata da altre “arti”: la pittura è il dipinto, la scultura è la statua, la musica è il suono, il canto, l’arpeggio…così la poesia sono le parole, i versi le strofe, i sonetti, i poemi, le odi…scritte.

Una strana confusione o identificazione fra contenitore e contenuto che non è facile smontare, decostruire, come si dice oggi …

Fa riflettere la famosa battuta di Michelangelo che affermava di “Ogni blocco di marmo ha una statua dentro di sé ed è compito dello scultore scoprirla”. L’arte dello scultore è “vedere” la statua dentro il blocco, il processo successivo è solo “meccanico”, abilità manuale, l’intuizione emotiva è avvenuta prima. 

Si potrebbe anche affermare che “la versione scritta tradisce l’intuizione poetica originale”, come la scultura “eseguita”  potrebbe essere  una brutta versione della scultura “immaginata”. Sicuramente questo succede spesso. Si potrebbe quasi concludere che la “vera” poesia non è quella scritta, ma solo quella immaginata.

Esiste, tra l’opera d’arte e l’emozione che la ispira e motiva, una continuità che comprende necessariamente l’idea, la passione o il sentire iniziale, che non è soggetto alla operazione (meccanica) necessaria alla sua espressione, questa, al limite, potrebbe anche tradire la bellezza dell’intuizione originale. Come sicuramente spesso avviene.

Per questo ha senso e si dice: la poesia del dolore, la poesia del ricordo, la poesia della morte. E non sono “scritti”, sono emozioni, passioni e sentimenti.

Claudio Magris riferendosi al poeta vietnamita recentemente scomparso parla della “poesia del territorio”, come di una precisa intima entità. 

Il poeta è un suo interprete, ma la “poesia”, fatto, essenza, entità modalità virtuale, esiste prima del suo interprete ed è quella che provoca l’emozione che poi viene trascritta. Quella è poesia ed è patrimonio del sentire di ognuno di noi. 

Alcuni sono in grado di “scrivere”, ma questo non vuol dire che chi non è in grado di scrivere non sia poeta.

Corollario: ogni intuizione artistica esiste “prima” della sua espressione scolpita, scritta o musicata. Un fatto incontestabile.

Dante

Nell’immane Commedia dantesca non tutto è “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator forbendola a i capelli del capo c’havea di retro guasto…” oppure: “Biondo era e bello…, o, ancora: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza…”. 

Infatti la quantità di grammatica politica e didascalica nell’opera di Dante è molto più greve dei momenti di poesia, sia consentito dirlo nel coro apologetico del settecentenario: il vate italico evade spesso in politica o in criptiche dissertazioni teologiche che con l’intuizione poetica hanno poco a che vedere, quasi sempre sono noiose.

Non ha tutti i torti il critico tedesco Arno Widmann (traduttore di Umberto Eco e di Curzio Malaparte) che sul Frankfurter Rundschau di ieri ha “stroncato” Dante, peccato che nella foga polemica abbia “sbracato” perché una robusta moderazione della fanfara eulogetica Dantesca del settecentenario ci sta tutta.

lorenzo matteoli

All poets

On World Poetry Day (March 21st), and on Dante’s 700th anniversary, it seemed almost obligatory to check the current definitions of poetry in Italian and English dictionaries. All favor the grammatical aspect of the “written expression”. Poetry is always defined as a written version of emotions or sensations, never as “sensation or feeling, passion, memory, pain or nostalgia …”.

This is perhaps due to the shifted effect of the confusion caused by other “arts”:  Painting is the painting, the sculpture is the statue, the music is the sound, the song, the arpeggio … so the poetry is the words, the verses, the stanzas, sonnets, poems, odes … written.

This is a strange confusion or identification between container and content that is not easy to disassemble, or deconstruct as they say today …

The famous line by Michelangelo who stated “Each block of marble has a statue inside it and it is up to the sculptor to discover it” makes us think. The sculptor’s art is to “see” the statue inside the block, the subsequent process is only “mechanical”, manual skill, the emotional intuition came first

It could also be said that “the written version betrays the original poetic intuition”, just as the “executed” sculpture could be a bad version of the “imagined” sculpture, which must not be, and is not, subject to the procedure of its expression, (i.e. writing, sculpting, painting).

There exists, between the work of art and the emotion that inspires and motivates it, a continuity that necessarily includes the idea, the passion or the initial feeling, which is not subject to the operation necessary for its expression, which eventually could even betray the original beauty of the intuition, as certainly often happens. 

This is why it makes sense and is said: the poetry of pain, the poetry of memory, the poetry of death. And they are not “written”, they are emotions, passions and feelings.

Claudio Magris (author of the famous “The Danube”), referring to the recently deceased Vietnamese poet, speaks of the “poetry of the territory”, as of a precise intimate entity.

The poet is the interpreter, but the “poetry”, fact, essence, entity, virtual mode, exists before its interpreter and is what causes the emotion which is then transcribed. That is the poem, the heritage of the feeling that anyone may have had.

Some are able to “write”, but this does not mean that those who are unable to write are not poets.

Corollary: artistic intuition exists “before” it is sculpted, written or composed as music – an indisputable fact.

Dante

In the immense Dante’s Comedy, not everything is “La bocca sollevò dal fiero pasto …” or: “Biondo era e bello e di gentile aspetto…, or, again: “Fatti non foste a viver come bruti…”.

In fact, the quantity of political and petty grammar in Dante’s work is much heavier than the moments of true poetry, let us say it in the apologetic chorus of the seventh centennial: the Italic “bard” often runs into politics or into complex theological dissertations that has little to do with poetic intuition.

The German critic Arno  Widmann (translator of Umberto Eco and Curzio Malaparte) is not entirely wrong when, in the Frankfurter Rundschau yesterday, he “savages” Dante, a pity that in the heat of the controversy he “overdid it“, because a healthy moderation of the eulogetic Dante fanfare of the seventh centennial would be reasonably appropriate.

lorenzo matteoli

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