IL CAPOVOLGIMENTO DELLE LOGICHE

Il “capo” dei 5S  (si fa per dire: ancora in gestazione dopo mesi di palude) ha dichiarato che vuole portare il non-partito di nuovo al rango di “primo partito”.

Dalle prime mosse sembra che la strategia per ottenere questo risultato sia quella di fare il partito “di governo e di opposizione”. Ovvero piantare grane al governo con irragionevoli ricattuali demagogiche proposte finalizzate ad accontentare la base del movimento di puerili incompetenti.

In una logica politica corretta i voti si guadagnano governando bene approvando leggi utili e indispensabili ma non sempre gradite alla linea demagogica populista: esattamente l’opposto del progetto dell’avvocato che arriva dopo mesi di contorsioni a una ipotetica leadership della banda di bambocci arroganti incapaci di progetto e di visione e affascinati solo dalla demagogia più criminale.

Tempi duri per la ragione.

Sarà da vedere se i mesi di sciagura del governo Lega-5S dominato dalla stupidità e dall’arroganza avranno insegnato qualcosa agli elettori italiani.

Sarà anche da vedere se Mario Draghi aka whateverittakes consentirà agli sfasciati 5S lo spazio per le loro demagogiche esercitazioni e quanti voti perderanno per farle.

Salvini ha capito che con Draghi non c’è molto spazio per fare il doppio gioco e sta tentando un’altra strada: assorbire Berlusconi per bloccare la marcia trionfale di Meloni e andare al governo con un partitone di “destra italiana”.  

Una mossa con molte incertezze: 

  1. quanto resta di Forza Italia dopo che Salvini la risucchia? Forse un 3%.
  2.  Quanto perde la Lega di Leghisti in fuga da Meloni perchè non tollerano il pacchetto con Berlusca? Forse il 6-8%.
  3. Quanto guadagna il PD da quelli che non l’hanno mai votato ma non vogliono un governo Salvini 2.

lorenzo matteoli

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

IL DEGRADO ISTITUZIONALE DEL PAESE

Sono preoccupanti le notizie che vengono dal mondo della scuola: violenza in classe, bullismo e aggressioni contro gli insegnanti, genitori che aggrediscono gli insegnanti che si permettono di richiamare all’ordine i loro figli, studenti ubriachi in classe …

Un malessere diffuso in tutto il Paese e, a quanto sembra, diffuso anche in altri paesi europei.

Ci si chiede l’origine di questa malattia sociale delle nuove generazioni e ci si chiede quali  strumenti e quali iniziative da parte della classe dirigente (sociale e politica) possano essere prese per intervenire sul fenomeno.

In termini molto generali si può dire che il fenomeno sia conseguenza di una generale caduta di autorevolezza della classe dirigente (sociale e politica) del paese.

Non sono credibili i nostri rappresentanti politici, non ha credibilità né autorevolezza la generazione che dovrebbe esercitare controllo e indirizzo sulle generazioni giovani.

Se va individuata una responsabilità sociale e generazionale il problema sembra radicato nella generazione tra i 30 e i 50 anni. Quelli che sono nati tra il 1970 e il 1990 e che sono stati educati dalla scuola italiana tra il 1985 e il 2005 e quelli che sono stati educati tra il 2005 e il 2015.

In quel tratto di tempo è chiaro che i “valori”, il rispetto degli Istituti, il rispetto degli “altri” e del “pubblico”, non sono stati elementi “forti” della comunicazione didattica e formativa della scuola italiana.  Direi anzi che erano proprio i valori oggetto di forte contestazione negli anni 1960-1970.

Con facile e opinabile moralismo si potrebbe dire che “chi semina vento raccoglie tempesta”, ma l’ipotesi è comunque degna di qualche attenzione.

L’insofferenza attuale nei confronti degli insegnanti, l’ostilità nei confronti degli Istituti, l’arroganza dei genitori nei confronti degli insegnanti dei figli, sono l’immagine speculare del populismo in politica, dell’insofferenza nei confronti della “competenza”, della demagogia come matrice politica, del puerilismo amministrativo emblematicamente rappresentato dalla cultura degli eletti 5Stelle.

Il rispetto degli “altri” del “sociale”, degli “Istituti” sono elementi insostituibili della Democrazia. Quando questi elementi strutturali vengono dequalificati l’intero edificio dello Stato Democratico è a rischio, se non è già compromesso.

La domanda è come si ricostruisce la credibilità e l’autorevolezza generazionale (politica e sociale) che è stata dequalificata?

Certo non esercitando “autorità” e utilizzando “potere”.  Perché l’”autorità” e il “potere” esercitati da soggetti poco credibili peggiorerebbero la situazione di degrado e aumenterebbero le situazioni critiche.

“When good men and good women do nothing, bad things happen.”

Bisogna ricominciare da zero.

Ci salveranno i nonni?

…prima di estinguersi…

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA CHIAREZZA SECONDO GIORGIA MELONI

Forse è opportuno scrivere in italiano corrente quello che sta succedendo nel Governo Meloni.

Un  ministro della Giustizia (Nordio) incapace di vedere (per ovvia soggezione al partito e al  Capo del Governo), di denunciare una  mostruosa evidenza e di operare di conseguenza.

Ecco il fatto:  il suo vice Delmastro  (FdI) si dichiara responsabile di aver divulgato informazioni segrete relative alla complicità possibile tra Crimine Organizzato ed Estremismo Anarchico, complicità finalizzata alla istruzione di disordini e azioni contro un ordinamento dello Stato (41 Bis “Carcere duro” per terroristi e mafiosi). Le due entità (Mafia e Anarchia) sono notoriamente capaci e sono state responsabili di organizzare e compiere attentati con decine di vittime. Il Ministro Nordio chiamato a rispondere dell’azione del suo vice balbetta interpretazioni false (dichiarando “sensibili” documenti in realtà coperti da “segreto” dal DAP) e trincerandosi dietro una inchiesta della magistratura in corso, dove la responsabilità politica è dichiarata, senza ombra di dubbio, dallo stesso Delmastro. 


L’onorevole Donzelli (FdI Vice Presidente del Copasir l’organismo del Governo responsabile dei servizi segreti) ricevuta l’informazione dal collega di partito Delmastro la usa, citando, nel suo intervento in Parlamento, la lettera del documento ricevuto dal Delmastro e propone faziosamente una connivenza del PD (il PD è con lo Stato o con la Mafia e l’Anarchia?). Questo sull’assurda base della visita di ufficio in carcere di una delegazione del PD finalizzata ad accertare le condizioni di salute dell’anarchico e terrorista Cospito, accertamento che ha poi determinato il trasferimento del medesimo nel carcere di Opera, attrezzato per gestirne le condizioni  mediche precarie.

Donzelli dichiara il falso asserendo che l’informazione ricevuta non è segreta ma è disponibile a tutti i membri del Parlamento, dichiara inoltre di avere agito dopo avere informato il primo Ministro Meloni.

Il Ministro Salvini dichiara di non vedere alcuna irregolarità nel comportamento di Delmastro e Donzelli.

Il primo Ministro Giorgia Meloni che, di fronte alla mostruosa evidenza dell’aggressione agli Istituti della Repubblica del Ministro Nordio, del vice Ministro Delmastro e dell’Onorevole Donzelli Vice-Presidente del Copasir, avrebbe il dovere di imporre le dimissioni del Ministro Nordio, del vice Ministro Delmastro e del Vice-Presidente del Copasir Donzelli e, quantomeno, una netta rettifica dell’avallo governativo espresso dal Ministro Salvini. Invece Giorgia Meloni, su tutta la vicenda, tace, limitandosi a dire, in una telefonata a un talk show televisivo che l’attacco del Cospito, della Mafia e dell’Anarchia è contro lo Stato e non contro il governo. Su Nordio, Donzelli, Delmastro: silenzio.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sparate agli occhi: l’ultima vergogna degli ayatollah

Sparate agli occhi: l’ultimo orrore dell’islam criminale a Teheran[1]

La repressione feroce del regime degli ayatollah boia ha stroncato l’insurrezione dei giovani e delle giovani in Iran. Forse nella storia dell’ignominia mai nessuna repressione è stata più feroce, cinica e crudele, giovani donne bastonate a morte, giovani uomini impiccati come “nemici di Allah”.  Se qualche dubbio era rimasto sulla vergogna dell’islam di tortura e potere questa vicenda iraniana rimarrà nella storia per l’eterna condanna di questo regime di sacerdoti della tortura e dell’assassinio nel nome di Allah. “Sparate agli occhi” l’ultimo orrendo ordine dato alla “polizia morale”: migliaia di giovani accecati per la vita, semiparalizzati dalle schegge nel cervello, con il volto deformato dagli squarci delle pallottole.

Questa è la civiltà dell’islam di tortura e potere, l’unico islam credibile con buona pace degli ingenui “moderati”: anche loro squallidi, terrorizzati strumenti di questo orrore.

Né si può dimenticare di chi sono alleati e del pericolo che questa alleanza comporta per la cultura/civiltà occidentale: se Putin vincesse in Ucraina questo è quello che ci toccherà sopportare dopo. 

Il pacifismo degli utili idioti non si rende conto che non esiste negoziato con Putin se non la resa senza condizioni di uno dei due fronti.

Scegliere con chi stare, scegliere chi aiutare.
Berlino sta per assumersi una responsabilità immane. Un’altra volta la Germania dalla parte sbagliata della Storia.

Purtroppo, con Berlino, l’Europa.

Lorenzo Matteoli


[1] I medici iraniani denunciano l’ordine dato alla polizia morale: sparate agli occhi, al seno, ai genitali. Centinaia di giovani donne e uomini accecati o semiaccecati per la vita a Teheran.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA PUNIZIONE DELLA JUVENTUS

l’Agnello Mannaro

Non sono juventino.

Ma fa ridere l’idea che tutti siano assolti meno la Juventus su un documento presentato dalla “Procura” con 30 gg di ritardo sui termini di legge e quindi formalmente inaccoglibile. Più che a un organo di “garanzia” fa pensare a quello che in Australia si chiama “Kangaroo Court”: si prende il sospetto, si decide che è un furfante e lo si impicca al primo albero.

Resta il fatto che Andrea Agnelli e i suoi colleghi della “cupola” juventina sono dei modesti peracottari irresponsabili.

La mia banale previsione è che il prossimo livello di giudizio azzererà tutto, con buona pace del finto draconiano Giuseppe Chinè.

Si salva la faccia con la condanna draconiana, ma in realtà si assolvono tutti.
Se così non sarà sarebbe la prima volta in Italia e nel calcio.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

L’ONDA LUNGA DEL 68 NELLA CRISI DEL PD

Gli effetti pericolosi dell’onda lunga

In un recente commento sulla tragedia in atto nel campo della pubblica istruzione italiana[1] (impoverimento dei programmi, provincializzazione della didattica, progressiva deviazione funzionale orwelliana dell’istituto) ho avuto una intuizione sulla quale vorrei svolgere qualche ulteriore riflessione. Magari la premessa di futuri approfondimenti e dialettica.

L’intuizione indicava, molto schematicamente, la crisi identitaria che sta massacrando il PD come una conseguenza (l’onda lunga direbbe Guido Bodrato) della ubriacatura demagogica del ’68.

Non vorrei disturbare le entusiastiche nostalgie dei 70enni memori della vivace “primavera” sessantottara, fermentata poi nell’incubo del terrore 1970, ma quel movimento aveva in sé oltre ai germi dell’entusiasmo utopico e ingenuo, anche alcuni orrendi virus di intolleranza, settarismo e chiusura arrogante, che sono poi diventati prevalenti e nefasti nei successivi 50 anni (1970+50=2020).

La tesi proposta è che nelle “rivoluzioni” (vere o finte) ci sono molte energie interagenti, non tutte chiare, esplicite e leggibili. Alcune sono nefaste e nascoste, percepite (sospettate) da critici scomodi e impopolari. Nei tempi lunghi emergono e svolgono il loro effetto letale.

Eccoli oggi questi virus leggibili nella attuale crisi del PD: parrocchiette, sette, ideologismi, verbosità assembleare, inconcludenza strategica…ma, specialmente, l’arroganza supponente di quelli che hanno la verità in tasca storicamente garantita da Karl Marx. Arroganza che li rende incapaci di leggere la realtà, gli altri, il contesto. 

Tratti fondamentali della professione “politica”.

Ci sarà fra poco il “congresso” del PD, faticosamente partorito dalla stanca segreteria di Letta: vedremo fino a che punto l’onda lunga è passata o, se invece, continua a logorare il corpo di quello che dovrebbe essere il partito interprete di ciò che significa sinistra di governo oggi. 

E che invece non sembra proprio in grado di capirlo.

Lorenzo Matteoli

  1. https://laletteraturaenoi.it/2021/03/04/nello-specchio-deformato-della-scuola-economia-della-conoscenza-autonomia-e-costituzione-sul-libro-del-nuovo-ministro-allistruzione-2/

The long wave of ’68 in the current crisis of the Democratic Party

In a recent comment on the tragedy of Italian public education,[1] (impoverishment of programs, provincialization of teaching, progressive Orwellian functional deviation of the institute), I had an intuition on which I would like to make some further reflections – perhaps the premise for future insights and dialectics.

My intuition qualified the identity crisis plaguing the Democratic Party as a consequence (the long wave) of the 1968 student movement.

I don’t want to disturb the enthusiastic nostalgia of the 70-year-olds mindful of the lively 1968 “spring”, which then fermented into the 1970 nightmare of terror, but that movement contained, in addition to the germs of utopian and naive enthusiasm, also some horrendous viruses of intolerance, sectarianism and arrogance, which then prevailed and became nefarious over the next 50 years (1970+50=2020).

The proposed thesis is that in the complex structure of “revolutions” (real or fake) there are many interacting energies, not all of which are clear and readable. Some are nefarious and hidden, suspected by unpopular critics. In the long run they emerge and carry out their lethal effects.

These viruses are here today in the ongoing crisis of the Democratic Party:  parochial sects, petty ideologies, assembly verbosity, strategic inconclusiveness… but, most dangerous, the assertive arrogance of those who have the truth in their pocket historically guaranteed by Karl Marx;  arrogance that makes them incapable of understanding the real world – an essential feature of the “political” profession.

There will soon be the “congress” of the Democratic Party, laboriously delivered by Letta’s tired secretariat:  We will see how far the long wave has passed or if it continues to corrupt the body of the party that should be the interpreter of what a ruling progressive left should be today.

Lorenzo Matteoli


 

[2] https://laletteraturaenoi.it/2021/03/04/nello-specchio-deformato-della-scuola-economia-della-conoscenza-autonomia-e-costituzione-sul-libro-del-nuovo-ministro-allistruzione-2/

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

LA FARSA MESSINA DENARO

Niente balaclava sui carabinieri: non è stato un arresto, ma una “presa in consegna”

La grande gazzarra governativa sull’arresto di Messina Denaro è patetica.

Il grande boss mafioso, responsabile di orrendi delitti e massacri, è stato oggetto di indagini e ricerche infruttuose per decine di anni: chiaramente ha goduto di protezione di “alta” qualità. E non sapremo mai i dettagli e le responsabilità dei protettori “intoccabili”.

Un grande capo mafioso malato terminale di tumore è per l’onorata società una mina vagante. È molto probabile che lui lo sapesse e che lo sapessero anche altri soggetti della “cupola”. Aveva i giorni contati, e non per il tumore.

Lui lo sapeva e ha preferito arrendersi per morire la sua morte di tumore e non di veleno e di schifosi tradimenti. I dettagli dell’accordo non li conosceremo mai.

Nessuna gloria nella sua cattura: si è consegnato ai carabinieri che molto probabilmente non lo avveleneranno né lo faranno fuori in obliqui, confusi, conflitti a fuoco. Almeno si spera, ma sappiamo già che NON PARLERA’ per la rigorosa tutela dei suoi parenti.

I carabinieri che lo hanno arrestato infatti non avevano bisogno di nessuna balaclava, infatti non è stato un arresto ma una “presa in consegna”. Come mai i giornalisti hanno parlato di maschere sui carabinieri? In tutte le foto e video si vedono carabinieri senza balaclava.

Il governo e la politica invece di vantarsi per un arresto che è stato in realtà una resa concordata ci facciano sapere chi lo ha protetto per dieci anni, consentendogli di massacrare, uccidere, e gestire il suo impero incontrastato.

Lorenzo Matteoli

PS Cara Meloni: non ammettere che si tratta di “resa spontanea” e non di “arresto” e tacere sui “protettori” intoccabili e notissimi là dove si sà ciò che si deve sapere, è un insulto alla memoria delle vittime di questo mostruoso mafioso. Primi fra tutti Falcone e Borsellino.

Dopo trenta anni di latitanza protetta ad alto livello, malato terminale di tumore al colon sà di essere stato abbandonato dalla “cupola” che lo ritiene obiettivamente pericoloso, tratta la sua resa con la mafia e con i carabinieri. Preferisce morire di tumore e di morte “assistita” piuttosto che di veleno mafioso o di strani accidentali conflitti a fuoco. Il prezzo del contratto con la mafia: il silenzio. Non sapremo mai il prezzo del contratto con i carabinieri, ma sicuramente un contratto c’è stato.

La prova? i carabinieri senza balaclava.

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

LA RIFORMA DEL CURRICULUM DEL LICEO CLASSICO

Un curriculum studiorum di un secolo da riformare?

Premessa: C’è un interessante dibattito in corso sulla mailing list dei “Carducciani” gli ex allievi del Liceo Classico Giosuè Carducci di Milano, sulla riforma del curriculum del Liceo Classico Statale Italiano. Il problema (oggi in emergenza) ha una valenza politica sociale importante perché il Liceo Classico è stato per un secolo un “istituto” fondamentale nella formazione culturale della borghesia italiana. Di seguito il mio intervento nel dibattito e la traduzione in inglese.

Cari Carducciani e carissime Carducciane!

questo dibattito intriga e qualcuno si irrita perché mancano voci alternative alla generale nostalgia generazionale. Annamaria Testa introduce qualche appunto non conforme ed evoca, credo per prima, il “come si insegna” come elemento rilevante, oltre alla conoscenza delle materie insegnate, per una didattica efficace. Mi piace, a questo proposito, ricordare le parole di un anonimo funzionario (piemontese) del Regno d’Italia, in una delle iniziali riforme della scuola italiana (1885?), dove scrive che la scuola deve “insegnare a fare, più che a dir come si faccia”. Un bel concettino, embrione di “metodo”.

Tornando al “come” di Annamaria Testa credo che sia relativamente corretto affermare che nessun professore delle scuole superiori e dell’università italiana, me compreso che all’università ho insegnato per trent’anni, ha mai frequentato un corso nel quale gli venivano forniti i rudimenti del “come si insegna”. Ci si laurea in lettere e filosofia e si insegnano lettere e filosofia, ci si laurea in matematica e si insegna matematica, ci si laurea in storia e si insegna storia… Forse solo chi ha frequentato corsi di pedagogia ha frequentato lezioni che trattavano di “strumentazione metodologica per la didattica”. La conoscenza della materia insegnata, certificata da una laurea, è, credo ancora oggi, l’unica competenza di un professore.  Solo quella è necessaria per insegnare quello che sa. Metodo, strumenti, logistica, forme della comunicazione…nisba.
Non deve sorprendere che la “lezione frontale” svolta da molti professori sia spesso noiosa: non è facile svolgere un’ora di lezione mantenendo tensione e interesse della classe. 
Non tutti sono Vittorio Gassmann e le verifiche dei concorsi a cattedra e delle libere docenze, evidentemente, non sono mai state adeguate[1].

Sicuramente negli scritti di Giovanni Gentile[2] (Ministro della Pubblica Istruzione del Governo Mussolini dal 1922 al 1924 responsabile della riforma generale della scuola italiana del 1923) ci sono le basi teoriche del “conoscere[3], ma queste basi non sono diventate pratica caratteristica consolidata del corpo nazionale dei docenti italiani, sia nelle scuole superiori che nell’università.

È quindi probabile che nel predisporre i programmi e le materie per il Liceo Classico il Ministro Gentile abbia ritenuto che gli insegnamenti (Italiano, Latino, Greco, Storia e Filosofia…) costituissero anche “metodo”. La logica del Latino, l’intuizione comprensiva indispensabile per tradurre dal Greco, l’impostazione sistematica della filosofia di Emanuele Kant e Georg Friedrich Hegel “contenevano” (contengono) metodo e struttura di indagine e di pensiero. Non credo proprio che il filosofo idealista Gentile concepisse la storia come una cronologia di date e di eventi: troppo vicino a Hegel per non sentire la continuità complessa della storia. Ogni situazione è continuazione del passato e premessa complessa del futuro e non può essere isolata dalla continuità[4]. Addirittura la previsione del futuro modifica il presente.

Il sistema scolastico è il prodotto, lo specchio, delle istituzioni politiche che reggono il paese, e non può essere diversamente. La cosa strana del Liceo Classico Statale Italiano, in particolare registrata nel Giosuè Carducci di Milano, è la continuità di un programma concepito durante il fascismo che ha funzionato per quasi un secolo nella Repubblica, tutto sommato socialdemocratica, italiana. Forse Giovanni Gentile aveva visto più lontano della specifica congiuntura.

Se si deve riformare si affronti il problema delle connessioni tra metodologia della didattica e suoi risultati, insieme al problema dei contenuti.

La riforma è un problema che richiede solida competenza, esperienza, dati e la capacità di trasferire il tutto nei programmi e nella logistica della attuale trasmissione del sapere. Per non parlare delle implicazioni sugli organici dei docenti, formazione, integrazione, aggiornamento e sulle conseguenze finanziarie e gestionali.

Per chiudere: sull’insegnare “ad essere intelligenti”, un conto è “avere cervello”, altra cosa è “essere intelligenti”. Da non confondere, ci sarebbero volumi da scrivere.

Le assemblee degli studenti…discutano, dibattano, facciano il mestiere delle assemblee, ma per favore… “sutor, nec ultra crepidam”. Questo con tutto il rispetto per le assemblee. 

Cordiali saluti e molto affetto.

Lorenzo Matteoli

matteolilorenzo.blog

English translation:

The debate among the alumni of the Liceo Giosuè Carducci in Milano on the possible reform of the curriculum of the Italian Liceo Classico Statale (State Classical High School)

Foreword: There is an interesting debate on a mailing list of former students of the Liceo Classico Statale Giosuè Carducci  (Milano) about the possible updating of the one hundred years old “curriculum” (five years of Italian, Latin, ancient Greek, History, Philosophy, Natural Sciences, Mathematics and Physics). The Italian Liceo Classico has always been an elite high school, highly demanding standards, tough records. The problem of the reform has political and social relevance since the Liceo Classico has been an Institution of the education of the Italian “well-off” class flor a century. Those who favour a reform claim that after one century the radically changed social, political, economic, environmental and technological context of the country and of the world would make the update mandatory, but some are not so sure.

Here is my position on the matter.

Dear Carducciani and dearest Ladies Carducciane!

This debate intrigues and Marzio is pissed because there is a lack of alternative voices to the general generational nostalgia.  Annamaria Testa introduces some non-conformist notes and evokes, (I believe the first to do that), the “how to teach” as a relevant issue, along with the knowledge of the subjects taught, for effective up-to-date teaching. On the specific matter, I would like to recall the words of an anonymous (Piedmontese) officer of the Kingdom of Italy, in one of the initial reforms of the Italian public education system (1885?), where he writes that the school must “teach how to do things, rather than tell how to do them“. The embryo of a “method”.

Going back to Annamaria Testa’s “how” I think it is relatively correct to state that no Italian high school teacher or university professor, (myself included, as a university professor for thirty years), has ever had a course on the basics of “how to teach”. One graduates in literature and philosophy and teaches literature and philosophy;   one graduates in mathematics and teaches mathematics;  one graduates in history and teaches history… Perhaps only those who have attended pedagogy courses had courses dealing with the “methodology for teaching“.I believe that knowledge of the subject taught is, still today, the only required competence of a professor. That alone is needed to teach what he knows. Method, tools, logistics, forms of communication…not at all.

It should come as no surprise that the “lecture” given by many teachers is often an extremely boring practice: it is not easy to talk for one hour keeping the attention and interest of the class.

Not everybody is Laurence Olivier and the competitive exams for tenure have obviously never been adequate.

Surely in the works of Giovanni Gentile as a philosopher (Minister of Public Education in the Mussolini Government from 1922 to 1924 responsible for the 1923 general reform of the Italian public school system) the methods of “knowledge” communication are discussed, but these foundations never  became a practice of the national body of Italian teachers, either in high schools or universities.

It is therefore possible that in preparing the curricula and the subjects for the Liceo Classico Statale, Minister Gentile considered that the subjects (Italian, Latin, Greek, History and Philosophy…) were also “methodology means“.

The logic of the Latin, the comprehensive intuition required when translating from ancient Greek, the systematic setting of Emmanuel Kant and Georg Friedrich Hegel’s philosophy “contained” (do they still contain?) the investigative thinking method and structure. I really do not think that Giovanni Gentile, the philosopher of idealism, conceived history as a chronology of dates and events: too close to Hegel not to feel the complex continuity of history. Every situation is a continuation of the past and a complex foreground of the future and cannot be abstracted from continuity. Even forecasting the future has a feed-back on the present.

A school system is the necessary outcome;  the mirror, of the political institutions that rule a country. The strange thing about the Liceo Classico Statale Giosuè Carducci in Milano, is the continuity of a curriculum conceived during fascism that lasted for almost a century, seventy years of which in the Italian social democratic Republic. Perhaps Giovanni Gentile was able to see much further into the future than the situation of his time.

If it is necessary to reform the curriculum.   The problem of the connections between teaching methodology and its results must be addressed, together with the problem of the contents of subjects.

Reform requires solid technical knowledge, experience, data, and the ability to transfer everything into the programs and the logistics of current knowledge communication. Not to consider the staff implications, formation, integration, updating, nor about the financial and logistics consequences.

On the specific topic of teaching “to be intelligent“: one thing is to “have a brain“, another thing is “to be intelligent”;  two very different things.

Student assemblies…discuss, debate, do the job of assemblies, but please… “Sutor, ne ultra crepidam” with all due respect to student assemblies.

Best regards, hugs

Lorenzo Matteoli

matteolilorenzo.blog


[1] Dove si chiedeva ai candidati di svolgere una lezione di fronte alla Commissione su un tema da loro scelto.

[2] Giovanni Gentile pagò caro il suo impegno ideologico con il PNF e la successiva, conseguente, adesione alla Repubblica Sociale. Il 15 Aprile 1944 venne ucciso da Bruno Fanciullacci del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) di Firenze come rappresaglia per la fucilazione di 5 giovani partigiani il 22 Marzo 1944.

[3] La riforma dell’educazioneSistema di logica come teoria del conoscere, I e II, editore Le Lettere.

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

COMUNICARE LA PROPRIA OPINIONE

In questo mondo e tempo dominato dalla “comunicazione” la cosa strana è che non c’è spazio per la comunicazione individuale. Ovvero quello che ognuno di noi pensa privatamente su problemi, crisi, differenze, guerre, angosce, catastrofi nel marasma comunicazionale globale non ha spazio. Il pensiero individuale resta circoscritto alla ristretta cerchia degli amici e spesso anche con loro non c’è tempo luogo o spazio cibernetico nel quale “comunicare”. Posso scrivere ai giornali con pochissime (zero) speranze di essere pubblicato, posso farmi un “blog”, o uno spazio su facebook o su twitter, ma anche con questi potentissimi strumenti le mie idee restano riservate a pochi. A parte la difficoltà di operarli per il normale utente. È vero che ci sono “influencer” che raggiungono milioni di followers, ma ci sono pochi followers che raggiungono milioni di soggetti informabili. Le idee e gli argomenti che si dibattono  sui “social media” attraverso gli influencer sono poi penosamente banali: Barbie (tremilioni di followers) ci racconta dei cessi e dei caffè sugli aerei, Salvini (anche lui con milioni di followers) fa l’elogio di Trump, Putin e Bolsonaro, mentre guerre mostruose uccidono le decine di migliaia, catastrofi epocali compromettono regioni e continenti, rivoluzioni giuste e sacrosante vengono soffocate nella tortura, nella galera e i giovani e le giovani che si espongono vengono fatti fuori a bastonate o impiccati da governi di boia fanatici e dalle loro “polizie morali” di stupratori malati di mente. È vero Cacciari viene intervistato e dice le sue idee sul PD, sui 5Stelle e sulla Meloni, ma perché solo Cacciari e non i milioni che hanno idee e che pensano? E perché dobbiamo subire le banalità di Giletti, Santoro, della Gruber e degli altri manipolatori tokscioccari e non possiamo mai dire la “nostra”? È tempo di recuperare una dimensione “individuale” alla comunicazione ed è banalmente giusto:

che l’opinione di ognuno  su problemi importanti non sia costretta alla sfera strettamente privata, ma abbia lo spazio più ampio possibile

Questa considerazione apre una serie incredibile di opzioni. Che sono implicitamente illustrate nelle figure associate a questo post. Stamparsi la propria opinione sinteticamente espressa  su iron-on peel off Epson paper  e appiccicarsela sulla T shirt  in modo che sia leggibile al bar, nei negozi, sul tram, alla posta etc.  da tutti quelli che la vedono.

Ma in un futuro nel quale questa idea prendesse campo (che ci sarà sicuramente) i produttori di abiti, giacche, cappotti, maglioni, maglie e magliette etc. potrebbero aggiungere una tasca trasparente di opportuno formato (A4 più i bordi) nella quale inserire il poster con l’opinione individuale civilmente e francamente espressa. I negozi che vendono magliette potrebbero avere un servizio di stampa sulle magliette vendute in modo che ognuno possa comprarsi la maglietta con l’opinione che ritiene giusto e importante comunicare scritta o con immagini adeguate. I giornali potrebbero fornire link online con i poster per diverse opinioni preconfezionati ad uso di utenti che non hanno tempo e mezzi per prodursi il proprio poster. Le implicazioni pubblicitarie per questa idea sono ovvie e interessanti e anche preoccupanti.

Lorenzo Matteoli

NOTA: Le immagini all’inizio sono speculari pronte per essere stampate su iron-on Epson paper, copiatele, ingranditele e fatevi il vostro poster personale…,se volete.

English translation

PERSONAL OPINION COMMUNICATION

In this world and time dominated by “communication“, the strange thing is that there is no space for individual communication. That is, what each of us thinks privately about problems, crises and catastrophes in the global communication chaos has no space. Individual thought remains limited to a small circle of friends and often, even with them, there is no time or cybernetic space in which to “communicate“.  I can write to newspapers with very little hope of being published, I can make a “blog”, or set up a space on facebook or twitter, but even with these very powerful tools, my ideas remain reserved for the few.   It is true that there are “influencers” who reach millions of followers, but there are few followers who reach millions of informable subjects. The ideas and topics that are debated on “social media” through influencers are painfully banal:  Barbie (three million followers) tells us about the toilets and coffees on planes;  Salvini (also with millions of followers) promotes Trump, Putin and Bolsonaro,  while monstrous wars kill tens of thousands, planetary catastrophes compromise regions and continents, fair long-due revolutions are strangled in torture, and the young men and women who fight them are beaten to pulp or hanged by governments of fanatical executioners and their “moral police” of mentally ill rapists. It’s true Mr.  Cacciari is interviewed on TV and gives his ideas about the Democratic Party, the 5 Stars and Meloni, but why only Cacciari and not the millions who have other ideas and think? And why do we have to stand the banalities of Giletti, Santoro, Gruber and the other talk-show manipulators and can never have our say? 
It is time to recover an “individual” dimension to communication:

that everyone’s opinion on important issues should not be confined to the strictly private sphere,  but should have the widest possible broadcasting

This consideration opens up an incredible array of options which are implicitly illustrated in the figures associated with this post.  Print your opinion briefly expressed on Epson iron-on peel off paper and stick it on your T-shirt so that it can be read by all who see it in bars, shops, trams, post offices, etc.But in a future in which this idea takes hold (as it certainly will) clothing producers could add a transparent pocket of an appropriate format (A4) in which to insert the poster with the individual opinion properly expressed. The shops that sell t-shirts could have a printing service so that everyone could buy the t-shirt with the opinion that he believes is right and important to communicate, written or printed with suitable images. Newspapers could provide online links to predesigned opinion posters for users who lack the time and means to produce their own posters. The advertising implications for this idea are interesting and perhaps even concerning.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Political T shirt

Mi sono fatto questa maglietta politica che indosserò sistematicamente nei luoghi pubblici: shopping center, ristoranti, Australia Post etc.L’impegno e le convinzioni individuali su problemi di questa portata devono essere pubblici.

Lorenzo Matteoli

Here attached a copy of the poster Woman, Life, Freedom if you want to make your own T Shirt on a cotton T shirt, get the Iron-on peel transfer Epson paper, iron with a hot iron press firmly for 15-20 second, carefully press the corners, wait until cool and peel off.

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

L’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’

NORMA RANGERI
Direttore del MANIFESTO

Essere ottimisti quando tutto va bene, nel migliore dei mondi, non ha nessun senso.

Nei momenti più cupi, nel buio della tragedia più nera, quando ogni speranza è assurda e irresponsabile, l’imperativo categorico è l’ottimismo.  L’assoluto, totale, inossidabile, granitico ottimismo.

Oggi nulla giustifica, suggerisce o invita all’ottimismo, ma è proprio per questo che l’ottimismo è un mandato ineludibile.

Una guerra criminale e assurda provocata dalla malattia mentale di Putin e dei suoi generali provoca centinaia di migliaia di morti, civili e militari, donne, bambini, vecchi… non finirà con vittorie e sconfitte, ma continuerà consumandosi su stessa per anni a venire. Centinaia di conflitti sconosciuti nel mondo, non dichiarati che costano milioni di morti ammazzati, miseria senza fine di altri milioni di soggetti. Istituti internazionali privi di telos, di autorità di strumenti di comando, gestiscono sé stessi e la loro celibe burocrazia, monumenti faraonici all’inutilità costosa. Democrazie travolte dalla corruzione, leader incapaci o corrotti, parlamenti di decerebrati eletti da minoranze manipolate. 
Pandemia ancora misteriosa e fuori controllo.

Incompetenti, arroganti o semplici sciocchi eletti a responsabilità e poteri che né comprendono né controllano, elettori ignoranti che, manipolati da media venduti e settari, mandano ai governi deputati servi.

A fronte di tutto questo e di tutte le altre sciagure correnti che non elenco, per quale logica ragione si può essere ottimisti? 

Semplice: non c’è altra scelta. 

L’opzione pessimista è solo una ribaditura dello status quo, una completa rinuncia ad agire.

Rileggo questo mio incipit e mi sembra il pensiero di un folle.

Ma poi mi capita di leggere  l’articolo di Norma Rangeri sul Manifesto (Squarci di futuri possibili) dal quale riporto l’inizio:

“Se guardiamo il mondo con occhiali diversi, con uno sguardo tutto nostro, se «siamo lenti», come dice lo slogan della nostra campagna abbonamenti, allora proviamo a squarciare il cielo plumbeo che avvolge il Pianeta. Proviamo a illuminare le idee, le battaglie, le utopie di chi, ogni giorno, per mare e per terra, vive e lavora per il bene comune. Di chi di fronte alle ingiustizie e alle sofferenze dei popoli non si gira dall’altra parte. Queste 16 pagine speciali provano a raccontare come si va controcorrente per dare speranza, gambe e cuore alle alternative possibili. In un momento in cui i partiti si sgonfiano e la militanza trasmigra nella società.”

Seguono dieci cartelle: meravigliosa flotta delle Ongragazzi dei FridaysGkn di Campi Bisenziogiovane società iranianacome contrastare una delle forme più brutali del capitalismo,estrattivismo che depreda le popolazionidal Rojavaimpegno di una ministra femministatecnoscienzepensiero.

E ancora leggo l’articolo di Bernard-Henry Levy su “La Repubblica” “La Terza Rivoluzione Russa”.

Dal quale cito:

L’Ucraina vincerà. Non è un auspicio. Non è neanche un’ipotesi. È una convinzione. La Russia potrà agitarsi quanto vuole. Uccidere. Bombardare. Ricostituire i suoi arsenali missilistici. Potrà creare, come a Stalingrado, dei cordoni, o addirittura dei doppi cordoni, di zagradjtelnij otrjad, le «unità di sbarramento» incaricate di giustiziare i soldati che siano tentati di battere in ritirata o arrendersi. Fin dai tempi antichi esiste una legge incrollabile, che dice che la vittoria non arride allo stratega più bravo (nemmeno Pericle, inerme di fronte alla determinazione delle falangi spartane), né a chi dispone delle armi migliori (le lance perfettamente cesellate impotenti, nell’Iliade, contro la volontà degli dei), né all’esercito più numeroso (i 300 opliti di Leonida che sconfiggono alle Termopili la potente armata persiana), ma a quelli che, come lui, Leonida, o molto più tardi Frank Capra, possono dire: «È per questo che combattiamo: non siamo là, al fronte, per ubbidire a un tiranno che ci usa come carne da cannone, ma per amore di una famiglia, di una patria, di un’Idea.”

Due dichiarazioni di assoluto, nel caso di Levy anche sofferto, ottimismo, e mi dico “non sono solo io.”

Questo dunque il mandato, le priorità, il programma per il 2023 perché il futuro voluto è pur sempre quello più probabile.

Lorenzo Matteoli

The optimism of will
Being optimistic when all seems well in the world doesn’t make much sense.
In the darkest moments, in the nightmare of the worst tragedy, when any hope seems absurd, the categorical imperative is optimism: absolute, unreserved optimism.Today there is nothing to be optimistic about, which is precisely the reason to hold optimism as mandatory.
A criminal and absurd war caused by Putin’s mental illness and by his generals’ cowardice kills hundreds of thousands of civilians, soldiers, women, children and old people… and will not end with victory or defeat, but will continue consuming itself for years to come.  There will be hundreds of unknown, undeclared conflicts in the world, killing millions, and creating endless misery for other millions.  International institutions deprived of scope, authority and control, survive with their vast headless bureaucracy, as monuments to costly uselessness – democracies crushed by corruption, incompetent leaders, with parliaments of fools elected by manipulated minorities.  The pandemic remains mysterious and out of control.Arrogant fools are elected to responsibilities and powers which they neither understand nor control.   Ignorant voters manipulated by sectarian media, send obliging representatives to rule.
Given all this and all the other current disasters, for what logical reason can one be optimistic?

Simple answer:   There is no other choice.The pessimistic option is just submission to the status quo, complete denial.
I reread this incipit of mine and it seems to me the thought of a madman.
But then I read Norma Rangeri’s article in the Manifesto (Glimpses of possible futures) from which I quote: 
If we look at the world through different glasses, with our own eyes, if we are slow, as we claim to be in our political platform, then we try to pierce through the dark sky over the planet. Let us try to clearly state the ideas, the battles, the utopias of those who, every day, by sea and by land, live and work for the common good. Of those who, faced with the injustices and suffering of the peoples, do not turn away. These special pages try to tell how we march against the tide to give hope, and means to possible alternatives. At a time when parties are failing and militancy occupies society.

And again I read the article by Bernard-Henry Levy in “La Repubblica” “The Third Russian Revolution”,  from which I quote:
Ukraine will win. It’s not a wish. It’s not even a guess. It’s a belief. Russia will be able to mess around as much as she likes. Kill. Bomb. Stock its missile arsenals. They will be able to create, as in Stalingrad, cordons, or even double cordons, of “zagradjtelnij otryad”, “barrage units” charged with executing soldiers tempted to retreat or surrender. Since ancient times there has been an unshakable law which says that victory does not come to the best strategist (not even Pericles, confronted by the determination of the Spartan phalanxes), nor to those who have the best weapons (the perfectly chiseled spears, powerless against the will of the gods, in the Iliad), nor to the largest army (the 300 hoplites of Leonidas who defeated the powerful Persian army at the Thermopylae Pass), but to those who, like him, Leonidas, or much later Frank Capra, can say : “This is why we fight: we are not there, at the battle front, to obey a tyrant who uses us as cannon fodder, but out of love for a family, a country, an idea.”

Two statements of absolute optimism, painful for Henry-Bernard Levy, then I tell myself  “it’s not just me.”


So, this is the mandate for 2023, because the basic truth is that the desired future is still the future most likely to happen.

Lorenzo Matteoli

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti