IL CAPOVOLGIMENTO DELLE LOGICHE

Il “capo” dei 5S  (si fa per dire: ancora in gestazione dopo mesi di palude) ha dichiarato che vuole portare il non-partito di nuovo al rango di “primo partito”.

Dalle prime mosse sembra che la strategia per ottenere questo risultato sia quella di fare il partito “di governo e di opposizione”. Ovvero piantare grane al governo con irragionevoli ricattuali demagogiche proposte finalizzate ad accontentare la base del movimento di puerili incompetenti.

In una logica politica corretta i voti si guadagnano governando bene approvando leggi utili e indispensabili ma non sempre gradite alla linea demagogica populista: esattamente l’opposto del progetto dell’avvocato che arriva dopo mesi di contorsioni a una ipotetica leadership della banda di bambocci arroganti incapaci di progetto e di visione e affascinati solo dalla demagogia più criminale.

Tempi duri per la ragione.

Sarà da vedere se i mesi di sciagura del governo Lega-5S dominato dalla stupidità e dall’arroganza avranno insegnato qualcosa agli elettori italiani.

Sarà anche da vedere se Mario Draghi aka whateverittakes consentirà agli sfasciati 5S lo spazio per le loro demagogiche esercitazioni e quanti voti perderanno per farle.

Salvini ha capito che con Draghi non c’è molto spazio per fare il doppio gioco e sta tentando un’altra strada: assorbire Berlusconi per bloccare la marcia trionfale di Meloni e andare al governo con un partitone di “destra italiana”.  

Una mossa con molte incertezze: 

  1. quanto resta di Forza Italia dopo che Salvini la risucchia? Forse un 3%.
  2.  Quanto perde la Lega di Leghisti in fuga da Meloni perchè non tollerano il pacchetto con Berlusca? Forse il 6-8%.
  3. Quanto guadagna il PD da quelli che non l’hanno mai votato ma non vogliono un governo Salvini 2.

lorenzo matteoli

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GRAZIE CONCHITA!

Grazie Conchita de Gregorio! 

Finalmente qualcuno che denuncia l’orrore e la responsabilità di chi vota e porta al governo l’abisso etico/culturale della Lega per Salvini Premier. Ho sempre sostenuto che quello che faceva più orrore di Salvini erano i milioni di elettori che lo votavano. Mi sembrava di essere solo. Amici e amiche mi dicevano perché t’incazzi, non lo caga più nessuno, non conta nulla, oramai non fa danni…

Non era e non è vero.

Ogni volta che apre bocca provoca voragini di vergogna e l’idea che ci siano decine di migliaia, milioni, di elettori che non se ne rendono conto, fa veramente paura e ribrezzo.

Come avrebbe dovuto far paura allora, e fa paura oggi ricordarlo, che c’erano milioni di italiani che apprezzavano le leggi razziali di Mussolini, che c’erano migliaia di delatori che condannavano a morte cittadini italiani, in ossequio servile e disgustoso per quelle leggi che ancora oggi condannano l’Italia di fronte al mondo.

Oggi sulla sua rubrica di Repubblica Conchita, in modo chiaro ed esplicito, riempie un vuoto e denuncia l’orrore del soggetto e di chi lo ha votato.

Grazie Conchita!

Lorenzo Matteoli

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LA RIVOLUZIONE DEI GIOVANI IN IRAN

La tragedia dell’Iran

Giovani ragazzi e giovani ragazze stanno facendo una rivoluzione in Iran. Una rivoluzione sanguinosa: 300 di loro uccisi nelle strade, nelle piazze e torturati a morte nelle galere del regime teocratico dei boia religiosi iraniani. Vogliono la libertà dall’orrore del governo della sharia, dalla polizia etica, dall’incubo medievale del fanatismo religioso al potere.

Da noi occupa le cronache l’ayatollah lesbofobico Salvini che vuole imporre padre e madre anche alle famiglie, felici e oneste, con due padri o due madri e non si rende conto della sua adiacenza al moralismo sanguinario di Komeini. Si compiace, con il sorriso ebete, del suo ipocrita buonismo perché si sciacqua la bocca con “papà e mamma” e non si rende conto di fare di quelle parole un mostruoso emblema di cupo moralismo imposto dallo Stato.

Un governo democratico civile e decente dovrebbe esprimere pubblicamente il suo supporto ai giovani iraniani, aiutarli politicamente nella loro battaglia per la libertà e la democrazia, ma è troppo occupato nel promuovere la sua politica estera gridando “è finita la pacchia” ai disgraziati che affogano nel Canale di Sicilia.

Lorenzo Matteoli

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DOPO BALI E IL PROCESSO A ROBERTO SAVIANO

Mentre i naufraghi affogano nel Canale di Sicilia: “è finita la pacchia”

Dopo Bali
A Bali Giorgia ha incontrato Biden, Xi Jinping, e molti altri.
Non ha incontrato Emmanuel Macron.
Non sarà facile recuperare dopo lo sbrego provocato dalle stupide battute di Salvini  che Meloni non ha censurato come avrebbe dovuto e che quindi sono diventate la linea del governo. Linea dura, “è finita la pacchia”, il “grazie” supponente a Macron per l’accoglienza alla Ocean Viking e la reazione irritata (eufemismo) del presidente francese.

Dopo l’autorevole,  garbato, intervento del presidente Mattarella, Macron attende un segnale diretto ed esplicito dal presidente del Consiglio dei Ministri Italiano Giorgia Meloni, che cincischia con una dichiarazione oleosa nella quale chiede a tutti ad “abbassare i toni”. Non ho letto nelle comunicazioni di Giorgia Meloni l’impegno, citato dai giornali, di ”contenere” Salvini.  “Contenimento” che potrebbe essere difficile perché il soggetto non dispone della base culturale-critica per comprendere le implicazioni, peraltro elementari, dei suoi ragli. Non so valutare se la reazione di Macron sia stata eccessiva, anche perché mancano le traduzioni in francese delle dichiarazioni sue e di Giorgia Meloni: è possibile che la traduzione abbia trasmesso in modo più pesante (se possibile) le battute irresponsabili, solo motivate dalla foia di compiacere la sua base elettorale denisovana, di qui l’appiccicoso equivoco successivo. È corretto esprimere qualche riserva sulla reazione, quasi isterica, di Emmanuel Macron e molte riserve sull’appello agli altri 25 paesi UE contro l’Italia….du calme SVP. Meloni continua a citare i numeri che le fanno comodo (90 mila sbarchi)  e non quelli della realtà secondo i quali l’Italia è quarta per sbarchi e quindicesima in Europa per richieste di asilo. Lontani quindi dalla demagogica conclamata “invasione”. Una sciocca,  irritante furbizia.

Il processo a Roberto Saviano
Si celebra a Roma il processo a Roberto Saviano querelato da Meloni e Salvini che come segretaria di FdI lei e segretario della Lega lui, vennero a suo tempo qualificati di “bastardi” alla televisione, con riferimento alle loro ciniche dichiarazioni sui migranti,  dopo la visione del tragico video della madre che in mare gridava disperata “I lost my baby!” I due querelanti, lei ora capo del governo e lui ora ministro, avrebbero un’occasione  rara per dimostrate stile e tratto imperiale, ritirando le querele, ma ci vuole la cultura di Marcus Ulpius Nerva Traianus. Nulla che lo faccia sperare nel bagaglio di Giorgia Meloni e men che meno in quello del ministro/poliziotto. Arroganza e rancore becero. Ecco la dichiarazione che Roberto Saviano non ha potuto fare nell’aula del Tribuinale:

Lorenzo Matteoli

Il rischio «democratura»

è finita la pacchia

«Non mi è stato permesso di fare dichiarazioni spontanee» afferma Saviano che legge alla stampa quello che avrebbe voluto dire al giudice monocratico: «Ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un’opinione contraria alla maggioranza significhi avere un’opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia. Ciò sarebbe gravissimo e confermerebbe un’ipotesi che questa maggioranza politica voglia condurci verso una democratura»

«Difendo la libertà di parola»

«L’accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l’invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione» spiega ancora l’autore di «Gomorra». «Io sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. Cerco, con la parola, di persuadere, di convincere, di attivare. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla – prosegue – Ho sempre scelto di difendere le mie parole con il mio corpo in maniera differente rispetto a quanto fanno molti parlamentari, che hanno usato lo scudo dell’immunità quando hanno avuto bisogno di proteggersi dalla giustizia: lo ho fatto la scelta opposta, ho scelto di esporre il mio corpo e le mie parole negandomi la possibilità di un riparo sicuro, di rifugiarmi in una zona franca tra la legge e l’individuo: perché mi illudo ancora, forse ingenuamente, che dalla giustizia non ci si debba proteggere, ma che sia essa stessa garanzia di protezione».,

«Parole perfino troppo prudenti»

«Dinanzi ai morti, agli annegamenti, all’indifferenza, alla speculazione, dinanzi a quella madre che ha perso il bambino, io non potevo stare zitto – – spiega Saviano – E sento di aver speso parole perfino troppo prudenti, di aver gridato indignazione perfino con parsimonia».

Roberto Saviano

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LA MUSATA DI TRUMP E DEGLI ITALO TRUMPETTINI

CAMBIARE MASCHERINA

Nonostante il presidente debole, l’infelice situazione dell’economia americana, e alcuni grossi errori dell’Amministrazione Biden (da non dimenticare l’abbandono tragico di Kabul) le elezioni di midterm in America hanno visto la resistenza del partito democratico e la sconfitta di Trump: tutti i suoi candidati sono stati “mandati a casa”.  Il partito repubblicano USA ha ricevuto dai suoi elettori un messaggio preciso: basta bugie, basta arroganza, basta cripto-sovversione. La maggioranza nelle due camere del Parlamento USA è democratica e assicura la continuità. Particolarmente importante nel quadro mondiale per il sostegno all’Ukraina, dove la pace giusta può risultare solo da una situazione militare forte dell’Ukraina sul terreno. Sia chiaro: il pacifismo melenso filoputiniano è orribile.
Ancora una volta le previsioni “conformi” sono state smentite.
The future is not any more what it used to be.
Il risultato del midterm USA è interessante a scala mondiale perché interviene su una situazione pericolosamente ambigua negli equilibri planetari, ma è particolarmente importante per l’Italia dove abbiamo un problemino serio per il trum-pettino locale.
Anche da noi arroganza, bugie, furbi colpetti di mano e relativa debolezza del primo ministro sballottato dalla sistematica invasione di campo dell’arrogante e bugiardo trum-pettino  (ed errori: seria la sbandata con Macron, seria  la buffonata della delibera  sui “rave parties”, surreale l’appoggio ai “no-vax”).
Ma si leggono i primi segnali di disgregazione della coalizione al governo: il luccichio di lunghi coltelli nelle riunioni private, i comunicati stonati, le divergenze mascherate, i silenzi grevi della parte “seria” della Lega inspiegabilmente incapace di liberarsi della devastante palla al piede papeetara.
Se il governo annaspa, l’opposizione è squacchera: il PD non riesce a elaborare una autorevole linea di sinistra progressista, agonizza cercando lo squallore ideologico/culturale di Conte, abbagliato solo dai voti di un popolo grillino ancora in mezzo al guado del puerilismo demagogico. La sinistra estrema resta prigioniera dell’antica malattia massimalista del PCI, orfana  peraltro della forza dello zoccolo duro operaio che oggi vota a destra…tanto per…

La “liquidità” del tutto lascia sperare in importanti nuove, credibili proposte:  il vasto centro progressista italiano aspetta un interprete. Come oramai da anni.
Ovvero: dov’è Godot?

Lorenzo Matteoli

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LA RESA DEI CONTI

“Il governo francese definisce Giorgia Meloni la “grande perdente” del braccio di ferro avviato da Roma sulle navi delle Ong e la mette in mora, chiedendole di scegliere senza ambiguità tra la linea della moderazione e del dialogo coltivata in questi giorni dal ministro degli Affari europei Fitto e quella del vicepremier Matteo Salvini, tornato ieri a usare parole incendiarie che annunciano un ulteriore giro di vite sulle operazioni di salvataggio delle organizzazioni umanitarie.”

Capita nel governo delle cose di dover scegliere.

Giorgia Meloni non può continuare a fare dichiarazioni “salviniane”  quando si rivolge ai suoi elettori e “atlantico/europee” quando parla alla audience internazionale.

L’Italia non può essere governata da un governo cerchiobottista, ambiguo e bivalente, sovranista con Orban ed Atlantico/Europeo con von der Leyen, perché facciamo la figura dei peracottari.

L’unico patrimonio di un politico è la “credibilità”: Giorgia Meloni continua a citare furbescamente il numero di 90 mila sbarchi in Italia e ad ignorare la realtà delle effettive 40 mila richieste di asilo. Ovvero dei 90 mila 50 mila se ne vanno e non restano a carico nostro.

L’Italia è il quarto paese europeo per numero di migranti accolti: la metà dei migranti accolti in Francia e un terzo scarso dei migranti accolti in Germania. Non siamo vittime dell’invasione: secondo Confindustria e Coldiretti non abbiamo un numero sufficiente di immigrati per riscontrare la domanda di lavoratori dell’industria e dell’agricoltura e per compensare la curva demografica negativa.

Questa è la realtà che viene negata dalle stupide bugie dei demagoghi sostenitori della linea dura e del “blocco navale”.

Sarà interessante vedere cosa risponde il premier Giorgia Meloni alla richiesta del Governo Francese. (dieci giorni dopo: non ha risposto)

Temo che saranno ancora perecotte e cioccolata e veramente vorrei essere smentito dai fatti.

Lorenzo Matteoli

Promemoria per Giorgia: prima o poi tutte le volpi finiscono in pellicceria (copyright Bettino Craxi)

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MIGRANTI: PASTICCIARE I NUMERI PER POTER MENTIRE

Un conto è il numero di quelli che sbarcano.

Un altro è il numero di quelli che restano.

Nel 2022 sbarcano in Italia 90.297 migranti, 8.000 in Grecia, 26000 in Spagna.

Ma se si guardano i numeri di quelli che restano e chiedono asilo la musica è diversa.

Secondo i dati Eurostat del 2021, l’Italia è solo quarta tra i paesi destinatari di richieste di asilo con 45.200 richieste di asilo, meno di metà della Francia che ne ha 103.800 e meno di un terzo della Germania che ne ha 148.000. Tendenza confermata per il 2022 (Italia 53.640 domande, Francia 120.685). Sulle richieste di asilo in rapporto ai residenti l’Italia è quindicesima in Europa con un (uno) richiedente di asilo per ogni 1308 abitanti mentre la Francia ne ha uno ogni 652 abitanti.

Meloni e Salvini usano cifre che non rappresentano la realtà per far passare l’Italia come vittima di “invasione”, e alimentare la loro campagna elettorale demagogica continua.

Una differenza importante che la disonesta negligenza di Salvini ignora per poter starnazzare  gridando all’”invasione”, per invocare misure  militari (il blocco navale!!), chiudere illegalmente i porti e far morire i naufraghi  di dissenteria sulle navi che li salvano o farli affogare nel Canale di Sicilia.

L’Italia è solo luogo di passaggio, fornisce la prima assistenza dopo lo sbarco e inoltra i migranti verso il Nord Europa, Francia, Germania, Svezia paesi che offrono lavoro, inquadramento sociale, educazione, integrazione.

I migranti sanno che in Italia il lavoro, a livello di manovalanza, è in genere precario, pagato in nero in regimi di quasi schiavitù, soggetto alle regole feroci del caporalato mafioso, che i governi non sono in grado di intercettare.

Il recente incidente con la Francia[1] ha messo in luce la colpevole impotenza di Giorgia Meloni nei confronti del suo alleato Salvini che in pratica le impone la linea di governo con dichiarazioni e comunicati irresponsabili sui suoi social media.

Allo stato non sembra che il Primo Ministro Meloni sia in grado di controllare la situazione.

lorenzo matteoli

NOTA: A questo link trovate una descrizione di quello che vuol dire lavorare per i “caporali” in Italia: peggio di schiavi e sono quasi un milione gli africani che lavorano in queste condizioni nella totale assenza di qualunque controllo da parte di polizia, carabinieri o altro. Senza questi “schiavi” olive, pomodori, frutta marcirebbero nei campi.

Meloni! è questa la pacchia che deve finire. è questo il cambiamento di aria che ci vuole.

https://www.bbc.com/news/world-africa-63595025


[1] Emmanuel Macron, che aveva accolto la Ocean Viking per risolvere una situazione drammatica provocata dal rifiuto (illegittimo) Italiano di accogliere i naufraghi, ha reagito pesantemente provocato dall’attacco di Marine Le Pen e dalla sguaiata celebrazione da parte di Salvini del gesto di solidarietà francese, scioccamente interpretato come una vittoria della “linea dura” del Governo italiano. Un modesto problema trasformato, per stupidità arrogante, in serio incidente diplomatico. (lm)

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LA LINEA DEL GOVERNO

Quando ti fanno un favore ringrazia. Una elementare regola di buona educazione.

Ma i nostri cafoni al governo ovviamente non l’hanno mai imparata.

Al gesto di cortese solidarietà, non dovuto, di Macron hanno risposto con lo stile del pirla-cafone: la linea dura paga, hanno calato le braghe, è finita la pacchiaavanti cosìmenaje

Ovvia la reazione incazzata. Pesantissima. Blocco del ritiro di 3500 migranti, e revisione di tutta la linea sulle trattative  UE future non solo nel settore migranti, ma nel settore PNRR, stabilità economica, debito pubblico etc.

Niente male come traccia per la politica “europea”, garantita dalla Meloni.

Il nostro ministro degli esteri, pantoufle, tanto per dimostrare di non avere capito una mazza, peggiora la situazione con il piagnisteo: …”reazione sproporzionata”.

Anche il nostro ministro degli interni (ex prefetto Piantedosi) confessa di non aver capito la situazione: “…la reazione della Francia è incomprensibile.”

Pare invece che sia chiarissima ai francesi.

È presto per valutare in modo più preciso la dimensione del disastro diplomatico e delle sue conseguenze, ma la tenacia con la quale la linea pirla-cafona viene confermata non lascia bene sperare. Qualcuno dovrebbe consigliare agli sbracati celoduristi governativi che forse sarebbe opportuno almeno un prudente silenzio.

E non basterà l’autorevolezza di Sergio Mattarella per rimediare, perché quasi sicuramente i celoduristi scatenati continueranno nella linea pirla-cafona, incapaci di pensarne altre.

Auguri a noi.

lorenzo matteoli

PS  Sui numeri dei migranti accolti da Germania, Francia e Italia Salvini mente spudoratamente come suo solito. la media annuale dal 2008 al 2021 è stata 193 mila in Germania, 77 mila in Francia, 49 mila in Italia. È possibile che gli sia consentito senza nessuno che lo denunci di falso? 

fonte TG 24 Sky.it

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LETIZIA MORATTI CON IL POLO

Letizia Moratti, indipendente, vice del leghista Fontana Governatore della Regione Lombardia ha deciso di correre nelle prossime elezioni con il Polo di Calenda e Renzi.

Letizia Moratti ha un curriculum di esperienze politiche e professionali (sindaco di Milano, Ministro della Pubblica Istruzione e Ricerca, Presidente della Rai, Presidente del CdA di UBI Banca) di classe internazionale, laureata, colta, di nobile famiglia Lombarda (Arnaboldi), figlia di un noto campione della Resistenza antifascista, ha finalmente deciso per l’impegno politico dichiarato e per uscire da una indipendenza che l’aveva vista vicina a Berlusconi e alla Lega. Adiacenze divenute, nel tempo inaccettabili, ha scelto il Polo di Calenda e Renzi.

Enrico Letta, non vede le qualifiche politiche e professionali di Letizia Moratti e non vede  la sua storia di amministratrice seria, rigorosa e competente e riesce solo a qualificarla come “ministro in un governo Berlusconi” quindi inaccettabile nel caravanserraglio di duri e puri nostalgici dello stalinismo PCI, compagni dei compagni che sbagliavano, e farfuglianti iper-ideologici dell’emisecolare consociazionismo PCI/DC, noti acrobati del blah, blah.

Vade retro!

Bravo Letta! che non ha problemi nel flirt letale con il presidente dell’altro caravanserraglio di puerili demagoghi populisti, teorici dell’incompetenza al potere, ma che è terrorizzato dalla sola idea di associarsi a professionalità rigorosa e capacità amministrativa pluriennale documentata.

Letizia Moratti ha fatto una scelta di chiarezza e rigore, coerente con la sua storia politica e professionale, storia di rigore e competenza. Berlusconi e la Lega non c’entrano affatto.

Si può dissentire dalle scelte ideologiche di Letizia Moratti, liberale forse troppo malagodiana, ma la sua condotta di amministratrice pubblica come sindaco, come ministra della Pubblica Istruzione, e come vicepresidente della Regione Lombardia, è sempre stata rigorosa e “laica”. Nel corso degli anni la adiacenza a Berlusconi (Ministro nel suo Governo) prima e alla Lega poi (Vice del Leghista Fontana) sono diventate ingestibili anche per la sua linea “laica”. Non era disponibile nel panorama politico un partito “progressista moderato” come quello di recente istituzione da parte di Calenda e Renzi. La attuale disponibilità ha consentito a Letizia Moratti di assumere l’impegno politico più coerente con il suo pensiero. 
La decisione di Letizia Moratti conferma una verità fondamentale della politica “praticata”: non esiste indipendenza in un contesto dove tutte le controparti si identificano in un partito. Vieni connotato partiticamente per “default”, e non sempre in modo corretto.

Lorenzo Matteoli

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COSA CI FACEVA ENRICO LETTA A ROMA?

Cosa ci faceva  Enrico Letta a Roma con Conte alla manifestazione per Putin?

Come ha fatto a non vedere le enormi muccone galoppanti nei corridoi di Via delle Fratte?

Dietro il disarmo di Zelensky non c’è la pace: c’è la sconfitta della democrazia, c’è la vittoria dell’aggressore imperialista e del suo esercito di stupratori criminali. C’è la schiavitù dell’Ucraina. C’è l’Italia che tradisce l’Ukraina e l’Europa.

Un partito democratico sta per la democrazia e per la libertà e se questi valori fondamentali vengono aggrediti con le armi, il partito sta dalla parte degli aggrediti e non da quella dell’aggressore e dei finti pacifisti che stanno dalla sua parte. Perché questa è la limpida realtà del pacifismo filo-Putin di Conte et al.

In considerazione della intelligenza e dell’esperienza di Letta si deve assumere che questa banale evidenza non gli sia sfuggita: ovvero le muccone galoppanti le ha viste benissimo.

Allora, perché è andato alla manifestazione di Conte ?

Questa domanda, e le decine di possibili saponose risposte, sono il dramma attuale del PD e del suo Segretario, ovvero la sua incapacità di decidere e di scegliere, che è lo specchio dell’incapacità del suo partito di capire dove deve collocarsi, nella complessità storica del momento.

Ma chi non sa “dove collocarsi” non può pretendere di guidare un partito il cui ruolo, compito e responsabilità è proprio quello di dire dove si va, come, quando e con chi. 

La storia di errori e gloria del PD è oggi tradita  dalla sua incapacità di capire dove si colloca in questo momento un partito di sinistra di governo, un partito che deve completare la lunga e faticosa transizione alla socialdemocrazia, o morire.
Ecco la linea:

  • Progressista, 
  • Europea, 
  • Atlantica, 
  • con una responsabile strategia per la riduzione del debito pubblico, 
  • con una responsabile strategia per ridurre la diseguaglianza economica, 
  • con una responsabile strategia ambientale ed energetica, 
  • con una responsabile strategia (emisecolare) per la gestione dell’immigrazione ,
  • impegnato nel coinvolgere le responsabilità internazionali (EU, ONU, ASEAN, Unione Africana) per la normalizzazione dei fluissi migratori nel Pianeta
  • che consideri tutti i flussi migratori un problema planetario e non mediterraneo/siciliano.

Se il PD  guarda ai 5Stelle, quelli del puerilismo demagogico qualunquista irresponsabile, guarda al suo suicidio: i voti dei grillini saranno la condanna del PD all’irrilevanza. La patetica fine di un grande partito, che rinuncia alla transizione socialdemocratica per lo squallore della demagogia populista.

Enrico, a Roma con Conte non ci dovevi proprio andare.

Lorenzo Matteoli

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ANCORA SUI MIGRANTI

Le responsabilità di chi dovrebbe intervenire

È chiaro che nessun governo democraticamente eletto in Europa è in grado di affrontare il problema dei migranti alla scala storica, geografica, geopolitica, sociale necessaria per risolverlo. Questo perché i rappresentanti democraticamente eletti nei vari paesi dell’Unione sono il prodotto di elettorati  dominati da valori congiunturali di breve termine per i quali gli immigrati sono un pericolo, “portano via il lavoro ai lavoratori locali”, in maggioranza islamici, non integrabili culturalmente né socialmente, potenzialmente delinquenti, etc. etc. 

Gli immigrati a loro volta sono il prodotto delle politiche finora applicate per la gestione del fenomeno  quindi emarginati, ghettizzati, sistematicamente spinti ai margini delle società e verso la fascia criminale dei sistemi sociali.

Per farsi eleggere i candidati politici cercano i voti di queste basi elettorali con proposte e programmi duri contro l’immigrazione e questo rende il problema praticamente insolubile per il futuro.

La contraddizione è che tutti i paesi europei sono attualmente in una dinamica demografica negativa. L’Europa sta inesorabilmente spopolandosi di autoctoni e sta invecchiando. Non si trova manodopera per l’industria, non si trova manodopera per l’assistenza sociale e in generale per i servizi di base di una moderna società post-industriale.

Ovvero mentre l’Europa respinge i migranti, ne ha disperatamente bisogno.

È urgente e indispensabile una modifica radicale del paradigma contraddittorio, ma la classe politica al potere viene eletta con un mandato che nega con fermezza questa evidenza urgente. 

Sul versante delle origini dei flussi migratori verso l’Europa si assiste all’abbandono da parte dei giovani e dei soggetti più validi di paesi che invece ne avrebbero disperatamente bisogno.

Si configura un problema planetario internazionale, vasto di lungo termine storico, che richiederebbe visione planetaria e multi-generazionale.

Nulla  di questo è oggi in essere nelle Nazioni Unite, nell’Unione Europea, nell’Unione dei Paesi Africani, nell’Asean.

Il problema dei flussi migratori è trattato in termini congiunturali e di breve termine, con misure emergenziali, poliziesche, quando non peggiori e spesso addirittura criminali.

La proposta politica è lasciata alla miopia e all’egoismo razzista di una visione  di breve termine suicida spesso al limite del genocidio: lager e campi di tortura e stupro riservati paradossalmente ai soggetti migliori, giovani, donne e madri coraggiose. I più coraggiosi e intraprendenti.

Sul tema è giustificato il pessimismo: fino a quando gli organismi sovranazionali resteranno inerti di fronte a una loro urgente enorme chiara competenza e responsabilità?

Fino a quando i responsabili nazionali continueranno a fare  gli sbirri mediterranei, a finanziare campi di stupro e tortura, a vantarsi di operazioni vergognose e criminali per conquistare il voto delle masse ignoranti e razziste, invece di impegnarsi per promuovere la sensibilità delle istituzioni internazionali competenti e autorevoli nel merito?

lorenzo matteoli

NOTA: sullo status giuridico dei “naufraghi” vedi: https://www.lastampa.it/politica/2022/11/06/news/le_regole_del_mare_cosa_prevede_il_diritto_internazionale_per_i_migranti_del_mediterraneo-12222366/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM6-S7-T1

MORE ON MIGRANTS

It is clear that no democratically elected government in Europe is capable of addressing the problem of migrants on the historical, geographical, geopolitical and social scale consistent with its solution. This is because the democratically elected representatives in the various countries of the Union are the product of voters dominated by short-term egotistical, racist values , suggesting ​immigrants are dangerous; “ They take away jobs from local workers”, most of them Islamic, who cannot be culturally or socially integrated, potentially delinquents, etc.  Immigrants in turn are the product of the policies applied until now for the management of the phenomenon, marginalized, systematically pushed to the edges of society and towards the criminal segment of social systems.

To get elected, political candidates seek the votes of these social layers with dire proposals and programs against immigration and this makes the problem practically insoluble for the future. It will be more-of-the-same forever.

The contradiction is that all European countries are currently in a negative demographic dynamic. Europe is inevitably aging. There is no labor for industry, no labor for social assistance and in general for the basic services of a modern post-industrial society, which  implies a short term unavoidable catastrophe.

Europe rejects migrants, while desperately needing them.

A radical modification of the contradictory paradigm is urgent, but the political class in power is elected with a mandate that firmly denies this evidence.

On the “supply side” of migratory flows towards Europe, we are witnessing the abandonment of countries by young people and by the most valid subjects that desperately need them.

An international, vast and multigenerational planetary problem arises, which would require a planetary and multigenerational vision: a time window of  80 to 100 years.

Nothing like this is currently available in the United Nations, in the European Union, in the Union of African countries, in the ASEAN.

The problem of migratory flows is dealt with by short-term, emergency, military, and often even criminal measures.

The political proposal is left to the shortsighted and racist selfishness of a suicidal vision often bordering on genocide: concentration camps, torture and rape camps paradoxically reserved for the best, most courageous and enterprising subjects.

Utter pessimism is justified on this issue:  How long will international organizations ignore their huge responsibility?

How long will the national political leaders continue to be Mediterranean cops, to finance rape and torture camps, to brag about shameful and criminal operations to win the vote of the ignorant and racist masses, instead of working to promote the sensitivity of the competent and authoritative international institutions?

Lorenzo Matteoli

NOTE: on the legal status of the shipwreck victims saved in the Sicilian Channel see : https://www.lastampa.it/politica/2022/11/06/news/le_regole_del_mare_cosa_prevede_il_diritto_internazionale_per_i_migranti_del_mediterraneo-12222366/?ref=LSHSTD-BH-I0-PM6-S7-T1

Ciao Lorenzo, 
purtroppo il tema davvero complesso da analizzare, anche se tu sei riuscito a fotografare perfettamente l’attuale situazione,  rappresenta una piaga oramai insanabile. 
Difficile stabilire dove sia il giusto, anche se, alcune nazioni lontane da noi dove in una di queste peraltro, con mia grande sana invidia vivi tu, ci insegnano che una politica attenta e restrittiva sull’immigrazione, alla lunga, premia il territorio. 
Un abbraccio.
Luca Filippi
GRUPPOLF

Caro Luca,
Certo….ma non insanabile… la storia dell’Europa e del mondo è storia di migranti (in and out).
Quasi sempre la selezione, ammissione, respingimento venivano fatte a fil di spada. Non c’era molta dialettica. Oggi si dovrebbe poter fare meglio.
L’Italia (più di ogni altro paese in Europa) è stata fatta dai migranti da millenni e l’Australia di oggi anche.
La politica deve essere attenta e tendere a giusti equilibri.
Noi abbiamo bisogno di migranti (direi molto bisogno) e i paesi dai quali fuggono non possono permettersi di perdere i loro soggetti migliori se vogliono un futuro fuori dalla fame e dalla miseria.
Devono impegnarsi responsabilità planetarie (i Salvini sono disperatamente incompetenti e pericolosi) con progetti di scala geopolitica adeguata e su tempi emi-secolari se non secolari. (EU, ONU, ASEAN …)
Il mio astio nei confronti di questa classe politica è per  la loro disperante inadeguatezza nell’attivare questo impegno.
Grazie del tuo pensiero e feed-back: molto apprezzato!
Cercherò di essere meno astioso: su questo hai proprio ragione!
Auguri, hugs,

Lorenzo

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