Game Over?

Game over?

Lorenzo Matteoli

22 Luglio, 2012

 

Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole: le voci sulla stampa nazionale, che propongono elezioni anticipate a novembre sono il sigillo del fallimento dell’esperimento del professor Mario Monti. Qualcuno lo ha stabilito, gli articoli sono su commissione. Con eleganza foderata di ipocrisia viene avanzata la proposta per evitare lunghi mesi di incertezza e di conflitti fra i partiti in campagna elettorale  “…l’idea non sarebbe …. di considerarla come una sconfitta bensì di vederla come una opportunità, un’occasione che si può prendere in considerazione nelle strategie di difesa dell’Italia” (Mario Calabresi su La Stampa del 22 luglio). Mario Monti accenna, smentisce e aumenta la confusione, ma sostanzialmente avalla, probabilmente cosciente della sua sostanziale sconfitta o impotenza. Sia che le elezioni si facciano, sia che il governo, oramai immobile e congelato dalla inefficacia della sua azione e dallo sfascio della maggioranza diagonale, venga inchiodato per altri mesi di inutili e pericolosi giochi, attese, concertazioni, trattative, mediazioni, cedimenti, compromessi, errori.

Un governo di emergenza che non ha capito il suo ruolo, non si è imposto sui cacicchi decaduti e obsoleti del partitismo italiano, non ha avuto idee, non ha saputo comunicare alla gente la dimensione drammatica della situazione dopo avere avuto un mandato illimitato e “carta bianca” dal presidente Napolitano si avvolge nelle inutili parole della sconfitta. Forse solo ora, troppo tardi, si rende conto della occasione perduta e dell’ulteriore danno provocato a una situazione che non aveva proprio bisogno di eleganza verbale  accademica, di sicurezze tecniche e debolezze esecutive.

Il “sistema Italia”, la viscida macchina suicida che caratterizza da mezzo secolo il rapporto tra il Paese e i suoi governi ha di nuovo vinto. L’interdizione sistemica, i veti incrociati, i Poteri Forti, la Mafia, il Vaticano, le Corporazioni, i Sindacati, la corruzione istituzionale, la micro-corruzione quotidiana, diffusa e pervasiva, il veleno dell’ipocrisia sulla stampa e sui media, il potere dei quacquaracquà e degli innumerevoli “aghi della bilancia”.

Ci vorrà il “tempo tecnico” perché dalla posizione insinuata del fallimento si arrivi alla catarsi finale e non escludo che questa venga in qualche modo nascosta e mistificata dal teatrino, ma la campagna elettorale è cominciata.

Gli scenari elettorali sono confusi e il risultato delle ipotetiche elezioni è ancora più confuso: se Monti ha deluso “i mercati” la situazione post elettorale  innescherà un massacro della nostra economia dove tutte le plausibilità sono sul tavolo.

Il quadro complessivo è pieno di contraddizioni: il PD che si allea con Casini all’ombra dell’equivoco sulle coppie omosessuali (mentre il Titanic affonda si discute sul matrimonio fra omosessuali). Matteo Renzi rottama tutti: Bersani, la Bindi, Vendola e Dipietro. Ma guadagna identità: l’unica carta vincente in qualunque confronto elettorale, tanto più valida quanto più grigio e ambiguo è tutto il resto. A destra si sfasciano i colonnelli ex AN ed ex MSI, Fini scompare nell’anonimato mentre Bocchino occupa i rotocalchi con belle fidanzate, esce dal proscenio che gli aveva consentito il litigio con Berlusconi: non ha mai detto molto e continuerà a non dire molto. Anche la sua assenza si nota poco. Il centro, una volta affascinato e poi tradito da Berlusconi  è senza referenti: alcuni perfino disponibili a votare per Matteo Renzi in un ipotetico PD sfasciato dalle primarie, altri condannati all’astensione o alla scheda bianca, o nulla. La ventilata nuova candidatura di Berlusconi destinata a dividere ulteriormente un elettorato già disperso.

Anche il più sofisticato analista è incapace di fare previsioni su quello che potrebbe essere il risultato di una consultazione elettorale e si fa strada l’unica possibile certezza che è quella della ingovernabilità che di nuovo potrebbe essere risolta da un Monti bis, o da qualche altro personaggio imposto con una analoga iniziativa di vertice sulla base del precedente, con un’altra maggioranza diagonale strampalata, litigiosa, ricattuale e incapace di gestire la situazione che sarà passata dalla emergenza alla catastrofe.

Il Paese osserva passivo e impaurito lo spettacolo incoerente di una classe politica in fuga: tutti evocano il dramma e la catastrofe emergente, ma come se fosse affare di altri.

La gente non ha ancora capito, e nessuno glielo ha detto, che la soluzione di tutti i problemi è proprio nelle sue mani, nelle mani della gente: la capacità di mandare a casa una classe politica incapace, inetta e arrogante, la capacità di smantellare il potere obsoleto dei sindacati, la capacità di sopportare  gli ineludibili sacrifici per bloccare l’aggressione dell’iperfinanza, la capacità di sradicare la corruzione diffusa endemica, la mafia e il potere delle cosche. La capacità di esprimere capi non compromessi con la storia e la struttura del “sistema Italia”. 

Lentamente queste cose verranno alla coscienza collettiva e si innescherà il cambiamento: dieci, quindici anni? Forse di più. E prima molta sofferenza.

 

Anche nelle situazioni più buie è necessario un pensiero positivo.

Mario Monti potrebbe avere uno scatto di orgoglio, assumere anche in ritardo la responsabilità della “carta bianca”, rifiutare e denunciare il “sistema Italia” e la sua nomenclatura, denunciare la proposta di elezioni anticipate e i suoi promotori, dichiarare l’emergenza in tutta la sua effettiva drammaticità e le sue ineludibili conseguenze se non affrontata drasticamente, costringere i partiti e i sindacati alle loro responsabilità, inchiodare il Parlamento alle sue responsabilità, iniziare una campagna sistematica contro il privilegio e contro la corruzione istituzionale, predisporre il vero “pacchetto” per il controllo e il superamento dell’emergenza, promettere lacrime e sangue e chiedere l’appoggio della gente. Impostare e condurre l’azione feroce necessaria per la significativa riduzione del debito pubblico, i tagli veri e le dismissioni efficaci. Impostare l’azione costituzionale per ricondurre le regioni autonome e a statuto speciale al rispetto dei criteri di corretta amministrazione. Usare tutti gli strumenti disponibili per costringere la Sicilia al radicale rinnovamento del Governo Regionale. Se necessario dichiarare l’emergenza in Sicilia e sospenderne l’autonomia. Per evitare l’incertezza che gonfia la speculazione sui mercati finanziari dichiarare la sua disponibilità a condurre il governo di “salute pubblica” anche dopo le elezioni qualunque sia il loro risultato.

Sarà sufficiente la minaccia del fallimento per spingere Mario Monti all’iniziativa? Se facesse queste cose l’Italia sarebbe compatta con lui.

 

Dalla Grande Crisi Finanziaria non si uscirà con le vecchie manovre macroeconomiche o monetarie, da anni fallimentari, che servono solo ad arricchire ulteriormente le cupole del potere bankiero internazionale, ma si risolverà individuando le regole del nuovo gioco dell’economia “steady state” ovvero non strutturata sull’assunto impossibile della crescita continua e illimitata, della rapina ambientale e alle generazioni future. Un concetto del tutto estraneo alla attuale cultura di potere e finanziaria. Un concetto per il quale c’è solo una intuizione, ma per il quale mancano strumenti, teoria, strutture, visione politica, informazione della gente. Uomini.

Altri quindici anni di attesa e di sistematico impoverimento di “quelli che non hanno” e di continuo arricchimento di “quelli che hanno”: nel mondo e nei singoli paesi.

Potrebbe essere diverso se qualcuno se ne assumesse la responsabilità.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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