L’Onda Lunga

L’onda lunga

Lorenzo Matteoli

13 luglio 2012

 

 

Luca Mercalli su La Stampa (8, luglio)  Galli della Loggia sul Corriere (13 luglio), Mario Deaglio su La Stampa (13, luglio) hanno recentemente scritto tre articoli di fondo che in qualche modo segnano una svolta nel modulo corrente dell’informazione in Italia.

Mercalli rievoca il disastro del volo Air France 447 del 1° giugno 2009, che partito da Rio de Janeiro e diretto a Parigi Charles De Gaulle precipitava nell’Atlantico al largo delle coste brasiliane.  Su quel volo i piloti, totalmente assorbiti dalla soluzione del problema tecnico relativo al malfunzionamento dei tubi di Pitot che indicavano la velocità dell’aereo, non prestavano attenzione al drammatico segnale di “stallo” se non quando era oramai troppo tardi. Evidente il significato metaforico: la troppa attenzione agli aspetti tecnici della crisi finanziaria impedisce ai responsabili dei vari governi di sentire e di occuparsi seriamente del segnale drammatico che arriva da una crisi ambientale oramai irreversibile. Con riferimento a recenti articoli su Legno Storto, non si può contestare la “fine delle risorse” solo in termini quantitativi. Gli aspetti qualitativi sono più importanti. Non sono le “risorse” a termine, è lo spazio dove usarne ancora, bruciarne ancora, mangiarne ancora che sta mancando. L’elemento critico non è lo spazio residenziale, ma la carrying capacity del Pianeta, ma su questi temi ritornerò specificamente.

Galli della Loggia sul Corriere del 13 luglio ricorda, forse per la prima volta su un organo di stampa nazionale, che la crisi drammatica di questi anni è figlia di comportamenti (ir)responsabili di tutti gli italiani e non solo di questo o quel governo o di questo o quel ministro. Mai come in questo caso la forzosa ricerca di responsabilità altrui è significativa di evasione dalle responsabilità proprie. C’eravamo tutti: ognuno per la sua parte e fino a quando questa presa d’atto non sarà effettiva ci sono poche speranze di uscire dalla crisi, di vincere la “guerra” finalmente annunciata, non ancora in tutta la sua drammaticità, da Mario Monti.

Mario Deaglio stigmatizza le dichiarazioni catastrofiche di Christine Lagarde presidente del FMI, e l’accenno oscuro a possibili disordini di “sistema” nelle banche Europee contenuti nel bollettino mensile della Banca Centrale Europea e le previsioni pessimistiche sul PIL italiano proposte dalla Confindustria. Deaglio inoltre registra che a fronte della situazione critica europea la situazione dell’economia americana non è molto migliore. Anche in America l’economia non sembra reagire alle immani immissioni di liquidità dell’Amministrazione di Barack Obama, l’occupazione non aumenta e, quello che è peggio, non è finito il gioco assurdo della iperfinanziarizzazione degli investimenti, lo stesso che aveva originato prima la crisi del 2006 con la confezione e la collocazione nel mondo intero di fondi basati su prestiti ipotecari inesigibili (eufemisticamente chiamati subprime), poi la crisi ancora peggiore del 2008 dei fondi formati con i CDS (Credit Default Swaps) ovvero assicurazioni basate sulla ipotesi (sicura) che la bolla dei subprime sarebbe scoppiata (cfr di Michael Lewis “The Big Short”, Penguin Books). Deaglio denuncia il cinismo con il quale la politica USA, e lo stesso Obama, accusano l’Europa di una crisi che è di assoluta criminale marca targata Wall Street, e critica il silenzio Europeo, quasi complice, che non risponde a questa accusa.

Deaglio conclude che senza un cambiamento delle regole del gioco dalla crisi non si uscirà: cambiamento che è di precisa responsabilità politica.

 

Che la mega truffa Usa esportata nel mondo anche dalle banche europee, pesante la responsabilità di Deutsche Bank, del Credit Suisse e della Hong Kong Shanghai Bank of China (HKSBC), non sia stata ancora del tutto identificata e che molti responsabili non siano stati né individuati né denunciati è gravissimo. In Italia viscosi silenzi coprono il coinvolgimento di molte amministrazioni cittadine (Torino, Milano, Genova, Firenze) che vennero a suo tempo convinte  (in parte dai venditori della Deutsche Bank) a comprare prodotti finanziari “derivati” artatamente complessi, strutturalmente incomprensibili e implicitamente truffaldini. Pochissimo è emerso sulla azione legale iniziata dalla città di Milano nei confronti della Deutsche Bank. Nulla si sa di cosa stia succedendo sul medesimo problema nelle altre amministrazioni cittadine che a suo tempo comprarono i titoli tossici.

Macroscopica la responsabilità e il conflitto di interessi delle agenzie di rating (Moody, Standard & Poor’s): strano che l’unica azione nei loro confronti sia lasciata al Tribunale di Trani.  Ci si domanda per quale motivo la Banca d’Italia sia inerte di fronte a comportamenti che sono chiaramente marginali, se non assolutamente fuori dal nostro quadro normativo. Ci si chiede come mai resti silenzioso il Governo Italiano. Per quali motivi lo stesso silenzio e la stessa inerzia caratterizzano il comportamento di altre Banche centrali Europee e, in particolare della BCE.

 

Un chiarimento sul licenziamento di Alessandro Profumo, ex CEO di Unicredit, sui veri motivi che lo determinarono non è mai stato disponibile al pubblico italiano. La nostra stampa evocò un fantasioso “complotto” degli azionisti tedeschi. Come oscure sono le manovre di vertice del Monte dei Paschi di Siena. Quanto Unicredit e altri importanti istituti di credito italiani siano coinvolti nell’immane crack americano è tenuto rigorosamente segreto. Sulla grande stampa italiana non si è mai letto nulla e difficilmente si leggerà qualcosa. La casta bankiera è impenetrabile, si protegge, ma la complicità dei nostri maggiori organi di informazione è panoramica. Un silenzio assordante.

 

Crisi di matrice nuova e diversa dalle classiche precedenti crisi che erano essenzialmente di carattere macroeconomico/monetario. Quindi necessità di “nuove regole del gioco”, necessità di assunzione della responsabilità storica della crisi da parte della pubblica opinione. Crisi di matrice ambientale e non semplicemente monetaria. Ecco le tre evocazioni degli articoli citati.

Gli opinionisti che scrivono sui nostri giornali a volte indicano avvenimenti futuri, a volte invece segnalano di tendenze in corso: nei due casi è interessante chiedersi quanto tempo dovrà passare prima che la “tendenza in corso” o la “tendenza in emergenza” arrivi al livello della sensibilità della pubblica opinione più vasta e quindi al livello della cultura politica e di governo. E quando, finalmente, potrà essere oggetto di appropriata iniziativa legislativa.

 

L’Italia deve ancora rendersi conto che la generazione presente e attiva e quella oggi già in pensione stanno vivendo in un sistema di benefici, servizi e privilegi che verranno pagati tra 20, 30, 40 anni dalle future generazioni, e questo fatto ha una pesante implicazione morale. Detto in termini più espliciti e brutali: stiamo vivendo a sbafo dei nostri figli e dei figli dei nostri figli.

E non è molto dignitoso farlo, non rendersene conto e nemmeno dire grazie.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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