Ammazzare il tempo.

Ammazzare il tempo 1966-2012

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

22 Giugno 2012

L’annuncio dei “temi” o delle “tracce” degli esami di maturità viene in genere seguito dai diretti interessati e dalla famiglie come un fatto di cronaca quotidiana:  sono in genere temi abbastanza banali, mai controversi, mai luogo di forte provocazione culturale o politica. Rappresentano il “modello ministeriale conforme”. Spesso sono interessanti perché il funzionario, o consulente del ministero incaricato, associa nel suo commento alla “traccia” qualche divertente, ma significativa, “gaffe”.

Anche quest’anno le “tracce” non hanno tradito la banalità scontata dell’ufficio e il rigoroso rispetto della più grigia political correctness: I giovani e la crisi (scelto dal 41,2% dei maturandi), Avevo vent’anni (21,9%), Scienza e tecnologia (14,5%), Shoa (4,7%).

Uno dei temi, o tracce per usare il linguaggio corrente, nascondeva, secondo me, la connotazione di “segnale” non banale: Ammazzare il tempo: commento su un brano di Montale, (scelto solo dal 9,0% del mezzo milione circa di maturandi).

Montale, in un modo o nell’altro, viene gettato in pasto ai maturandi con frequenza biennale, tanto che sono disponibili in rete migliaia di “tracce” montaliane prefabbricate a disposizione dei soggetti più vivaci e inquisitivi. Ricordo che qualche anno fa (1997) un mio saggetto su Montale e il suo tempo venne improvvisamente assalito da ventimila visitatori perché era girata la voce di una possibile “traccia” sulla sua opera alla maturità.

Non ho la minima idea di come vengano stabilite le “tracce” per la maturità dal Ministero della Pubblica Istruzione. Immagino che la genialità burocratica si scateni in varie direzioni per impedire che le tracce diventino di pubblico dominio prima dell’esame: incidente che pare si sia verificato più volte. Qualunque sia la complicata procedura è lecito pensare che ci sia qualcuno (persona fisica o comitato  ristretto) che le definisce e magari ne definisce diverse combinazioni e che pochi minuti prima dell’ora fatale venga scelta la combinazione che sarà poi inviata alle sedi dei Provveditorati in tutto il paese. Quest’anno forse per la specifica cultura del Ministro Francesco Profumo invece di un “plico” cartaceo sigillato è stata inviata alle diverse sedi una “stringa” segretissima che consentiva di accedere con il computer al prezioso “file” contenente le tracce. Credo che le tracce vengano anche verificate “politicamente”: non devono contenere spunti di provocazione o indicazioni di tendenza ideologica di qualche segno. Almeno esplicitamente e, se del caso, questi spunti devono essere rigorosamente conformi alla linea benpensante al potere. Negli ultimi quaranta anni rigorosamente rispettosi del “pensiero unico”.

Eugenio Montale viene correntemente accettato senza verifica dai filtri di controllo “politico” dei temi in quanto evidentemente ritenuto autore privo di forte colorazione. Oppure la sua colorazione viene ritenuta “conforme” e priva di pericolose potenziali provocazioni.

A questo proposito sarebbe interessante verificare cosa succederebbe se le giovani menti pressoché mature venissero confrontate con qualche tema meno sterile ideologicamente o meno “conforme”. Che so “Svolga il candidato una analisi critica del comportamento della magistratura milanese nei confronti dell’imputato Berlusconi Silvio negli anni 1995-2010”, oppure “Sulla base della cronaca politica degli ultimi cinque anni svolga il candidato una esegesi critica sui motivi della crisi della sinistra in Italia con specifico riferimento alle vicende del PSI e del PCI, PdS, DS e PD.” “Manipulite a venti anni dall’inizio dei processi: è stata una azione giudiziaria o politica?” Oppure: “George Orwell, la Fattoria degli Animali e l’informazione politica in Italia.” Ancora:Limiti alla frequentazione di prostitute e viados da parte di operatori con responsabilità politica e di governo: costume, etica, libertà.”  Altro tema interessante: “Preti pedofili e responsabilità del Vaticano.”  etc.

Eugenio Montale scriveva la breve riflessione Ammazzare il tempo nel 1966 quando ancora l’insofferenza sociale implicita nell’opera di Herbert Marcuse (One dimensional Man è del 1964) non era diventata il movimento secondo molti “epocale” del 1968. Ma il malessere e l’insofferenza di Montale nei confronti della alienazione sociale sono chiari nel suo commento.

Riproporre 46 anni dopo quella riflessione alla giovane generazione è un gesto significativo, non so fino a che punto cosciente, da parte del funzionario ministeriale, della macchina ministeriale, o del ministro in persona.  Il fatto che la traccia sia stata scelta solo dal 9% dei maturandi non è importante. I segnali tenui non sono mai colti dalle masse e gli altri temi, grazie alla banalità, offrivano una facile alternativa.

Lo dice bene Montale:   “Il problema più grave del nostro tempo non è tra quelli che si vedono denunziati a caratteri di scatola nelle prime pagine dei giornali […] problemi di ordine storico che prima o poi giungono a soluzione, sia pure con risultati spaventosi.”

“Ammazzare il tempo è il problema sempre più preoccupante che si presenta all’uomo d’oggi e di domani.”  Riempire comunque l’odiato fantasma del tempo.

Nel suo breve commento Montale evoca i “bisogni inutili” e il “lavoro inutile” l’invadenza della televisione, il tempo libero come vuoto da riempire.  La necessità di qualcosa che a mala pena serve ad anestetizzare la vaga apprensione del vuoto che si ripresenta in noi.

La traccia su Montale e, in particolare la specifica traccia sul breve commento del 1966 Ammazzare il tempo, non è “politicamente” neutra. Il fatto che sia stata scelta e filtrata da una burocrazia ministeriale che forse non ne ha percepito il potenziale di provocazione è a mio avviso un segnale interessante. La scelta inconsapevole, subliminale, infatti è molto più indicativa di una scelta voluta e finalizzata.

Nel corso complicato degli eventi capire cosa sta succedendo e cosa sta per succedere non è sempre semplice. I segni sono oscuri, nascosti, ambigui. La loro possibile interpretazione vaga. Il rumore di fondo e il baccano strumentale, nascondono segnali tenui, delicati e quasi sempre appena percettibili.

Sbagliare non è solo possibile, ma è anzi quello che avviene normalmente. Questo non deve scoraggiare se si scorge il barlume o se si riesce a cogliere la vibrazione ineffabile di una improbabile emergenza.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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