Aspettiamo, wir warten, we are waiting, nous attendons

Aspettiamo, wir  warten, we are waiting, nous attendons.

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

17 giugno 2012

È  vero che il dibattito sulla crisi si svolge fra gente, e mi includo nel numero, che non conosce “i numeri”, che non ha se non una vaga idea delle “regole”, che a mala pena ricorda gli episodi significativi della “storia”.

E’ anche vero che le due posizioni radicali che si scontrano: intervento keynesiano (più liquidità sul sistema) verso austerità e rigore (tagli e tasse) sono spesso sostenute in termini esclusivi e manichei rispetto alla realtà complessa e diversa nei vari contesti.

Quindi né una strategia né l’altra possono essere corrette se assunte acriticamente in modo reciprocamente esclusivo. I tempi lunghi richiedono attenzione alle riforme strutturali, i tempi brevi richiedono tasse, tagli e incentivi puntuali.

Ma da questa affermazione generica alla definizione specifica delle misure  c’è …. di mezzo il mare.

Una cosa mi sembra che si possa affermare senza correre troppi rischi: la gente ha bisogno di prospettiva, di visione, di progetto. Si vorrebbe credere di essere in mano a timonieri che conoscono i venti, il mare e le rotte.

Questa sensazione non c’è:  il continuo bisticcio fra i partiti, i sindacati, le correnti, le sette, i “signori della guerra” e gli arrogantelli dei corridoi, l’attenzione con la quale Monti insegue una maggioranza che non è più rappresentativa di nulla, generano frustrazione, irritazione e rifiuto.

Che Monti assuma le sue responsabilità: la crisi si risolve più in Italia che a Bruxelles. La vera BCE è nei risparmi e nella capacità di impresa degli italiani. Si faccia chiarezza sulle implicazioni dell’uscita dall’Euro che sarebbero tragiche, si faccia chiarezza sulle condizioni per garantire politicamente il futuro della moneta unica: una seria revisione della struttura politica e amministrativa dei paesi membri, e si proceda. Questa diatriba sulla Merkel testona e cattiva, su Hollande bravo e illuminato, è la versione attuale dello stupido dibattito manicheo di chi non riconosce la complessità della realtà macroeconomica globale, post-capitalista e post-comunista. E su tutto il dubbio che la svolta di questa crisi sia ancora più profonda di quanto i burocrati di Bruxelles, Francoforte, Roma e Parigi non concepiscano: quando maturerà politicamente la percezione dei limiti del Pianeta e delle sue conseguenze  sulle economie basate sull’espansione continua?

Fra le molte assurdità del dibattito corrente c’è anche quella di affidare agli elettori radicalizzati, frustrati, eccitati da leader ammalati di demagogia populista di Atene, il futuro dell’Unione Europea. Perché nessuno denuncia l’assurdo? Votino come vogliono ad Atene. Celebrino la massima follia di una democrazia consunta ma, per cortesia, che non si permetta alla espressione della disperazione greca di massacrare la storia e il futuro dell’Europa. Distanza, distacco. Visione strategica.

La drammatizzazione che viene fatta sulla stampa è irresponsabile.

La pomposità delle domande pseudo-intelligenti di Scalfari e Mauro a Mario Monti ieri al teatrino repubblicano auto-celebrativo erano la sublimazione del “bar sport”: gli applausi deprimenti.

Ci sarà sicuramente l’Europa tra dieci, venti, cinquanta anni. Quale vogliamo che sia? Quella della visione di Federico II e dei fondatori degli anni ‘50 Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, unita politicamente nella differenza delle storie, nella varietà delle etnie e delle culture, economicamente solida e potente sui mercati mondiali e negli istituti politici e culturali, oppure la congerie di nazionalismi regionali, di campanili valligiani e di parrocchie esposti a qualunque speculazione/rapina del nuovo imperialismo finanziario di Cina, India, Russia e USA?

Difficilmente nella storia degli ultimi cinquant’anni europei si trova un momento di questa drammatica difficoltà. Nella storia, di solito, sono i momenti di grande crisi che generano i grandi leader.

Wir warten. Nous  attendons. We are waiting. Aspettiamo.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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