Il vantaggio della crisi

Il vantaggio delle crisi

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

7 Giugno 2012

Il vantaggio delle crisi, non l’unico, è che costringono  ad affrontare  e risolvere problemi che in tempi di normalità  non si vogliono o non si possono affrontare. Una delle condizioni per cogliere l’opportunità e sfruttare il vantaggio è rendersi conto della crisi. Non rendersene conto, negare la crisi o cercare di comportarsi come ci si comporterebbe nella normalità, non solo non consente di sfruttare le opportunità che la crisi mette a disposizione, ma in genere peggiora la situazione critica e la rende più lunga e pericolosa.

La situazione critica, o l’emergenza, riordina le priorità, elimina il rumore di fondo, i segnali di disturbo, filtra e nello stesso tempo funziona da catalizzatore dei processi evolutivi accelerando trasformazioni che la normalità aveva rallentato o inibito.

Governare la crisi o l’emergenza consente di ridurre i rischi di evoluzione catastrofica e di ottimizzare gli svolgimenti positivi. L’inerzia, la passività o la negazione della situazione critica in genere provocano successivi svolgimenti difficili da controllare e spesso disastrosi.

Il governo della crisi richiede decisioni rapide, radicali, visione ampia sullo spettro delle dinamiche in fase emergenziale e di cambiamento, capacità di intervento su tutto il fronte dell’emergenza. La crisi sistemica è caratterizzata infatti da maggiore interattività fra i diversi elementi strutturali

Le cause della crisi non sono necessariamente aree sulle quali intervenire perché gli effetti che provocano possono modificare la struttura del sistema originale. Per la stessa ragione, gli strumenti classici e canonici del sistema originale non sono efficaci per la gestione e per l’uscita dalla crisi. Le cause della crisi possono essere lontane dalla congiuntura critica e la relazione di consequenzialità non è necessariamente reversibile. Una volta messo il sistema in sicurezza si dovrà intervenire sulle cause che hanno provocato la crisi con i criteri e gli strumenti che la soluzione dell’emergenza avrà reso disponibili.

Il tutto nella estrema generalità dei casi e con le immancabili eccezioni.

Questi sono gli elementi fondamentali delle emergenze sistemiche e alcuni principi generali per la loro gestione o per il loro governo.

La gestione delle emergenze richiede competenze diverse dalla gestione della normalità. Gli operatori responsabili della normalità entrata in crisi non sono in genere capaci di gestirne l’emergenza, la loro capacità di visione è caratterizzata dal “tunnel” dell’esperienza normale, la loro competenza sugli strumenti canonici impedisce loro di concepire strumenti diversi anche quando l’applicazione degli strumenti correnti nella normalità nella situazione critica è inefficace se non pericolosa.

Una caratteristica della congiuntura critica è l’aumento della sensibilità del pubblico sui problemi di governo: mentre in una situazione normale il pubblico è relativamente distratto dall’azione di governo e ognuno si concentra sui problemi personali, della famiglia o della sua azienda, durante la congiuntura critica i problemi di governo diventano di immediata priorità. La sensibilità della gente diventa acuta e la fragilità del sistema di relazioni tra responsabili del governo e pubblico aumenta e può diventare di estrema pericolosità. La gestione delle informazioni del pubblico da parte del governo diventa critica per istruire l’indispensabile sinergia e per prevenire inutile antagonismo. La comprensione e la partecipazione del pubblico all’azione del governo diventa caratteristica determinate del successo.

Un’altra caratteristica della situazione di emergenza è la facilità con la quale si possono impostare azioni di contrasto per acquisire popolarità o visibilità sul pubblico: l’aumento della sensibilità e della attenzione del pubblico vengono sfruttati dalle opposizioni o da soggetti variamente motivati per acquisire spazio politico e potere di interdizione. Questo è tanto più vero quanto meno incisiva e forte è l’azione di governo della crisi: il pubblico si identifica in modo immediato con chi sente “più incisivo” e diretto.

A parità di altre condizioni la crisi è tanto più breve quanto più chiare e drastiche sono le misure per il suo controllo.  La situazione di incertezza logora il pubblico e lo allontana dagli organi istituzionali favorendo avventurismo e superficialità demagogica.

La crisi finanziaria e monetaria dell’Euro e la situazione di emergenza che ne è seguita hanno già determinato in Italia le seguenti conseguenze:

  1. modifica del ruolo e dei compiti del Presidente della Repubblica rispetto al ruolo e ai compiti previsti dalla Costituzione;
  2. modifica del ruolo dei partiti: i partiti non nominano il Capo del Governo e si limitano a ratificarne la nomina già effettuata dal Presidente della Repubblica;
  3. modifica del ruolo del Parlamento: sempre più distante dal processo legislativo e sempre più limitato alla funzione di ratifica degli atti del Governo;
  4. maggiore importanza della matrice tecnica/economica delle leggi rispetto alla matrice ideologica;
  5. maggiore indipendenza e autonomia del Governo dal Parlamento;
  6. maggiore dipendenza del Governo dalla Pubblica Opinione;

Non tutti questi cambiamenti sono compiutamente avvenuti, ma la matrice che li sta determinando è già chiara. Altri cambiamenti, forse anche più radicali, sono in embrione.

Lo stesso Governo Monti non sembra esserne ancora compiutamente cosciente ed è questa la ragione della attuale debolezza della sua azione, delle contraddizioni e delle incertezze.

Quanto prima se ne renderà conto tanto meglio sarà per il Paese, e se non se ne renderà conto il fallimento sarà sicuro.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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