Nuovo dramma vecchi attori

Nuovo dramma vecchi attori

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

4, Giugno 2012

Leggendo i giornali italiani uno cerca di costruire una immagine della emergenza in corso e a fronte di questa di disegnare una figura che rappresenti la sintesi della azione che il governo sta organizzando per affrontarla e gestirla. Non è così semplice.

L’emergenza viene rappresentata dalla differenza fra l’interesse sul debito della Germania e l’interesse pagato dai  titoli del nostro debito (lo spread), dalla evocazione del debito pubblico italiano (duemila miliardi di Euro), dagli indici della disoccupazione giovanile, dalla scarsa produttività del sistema Italia, dal bilancio primario, dal debito privato, dalle varie percentuali secondo le quali si distribuisce il nostro debito fra  i diversi creditori.

Non è difficile individuare dall’elenco dei numeri un quadro complessivo che non è molto diverso da quello di 15 o 20 anni fa. Enorme debito dello Stato, PIL in crisi, disoccupazione alta, scarsa competitività del manifatturiero, bilancia dei pagamenti in rosso cronico, costo della macchina burocratica fuori controllo. Welfare costoso, previdenza sociale non sostenibile, spreco strutturale nella pubblica amminstrazione.

Se fossero significativi solo questi numeri la crisi avrebbe potuto scoppiare nel 1990. Per comodità, demagogia, ma anche con un minimo di supporto teorico keynesiano (pseudo-keynesaino?), la crisi non emerse, venne nascosta o addirittura negata. Vari governi proseguirono su una strada che oggi viene indicata, con scandalo, come colpevolmente irresponsabile, ma che allora sembrava normale. Non tale comunque da suscitare grande preoccupazione. Certamente non foriera di catastrofe se non per pochi commentatori competenti, ma non molto ascoltati (uno di questi il Ragioniere Generale dello Stato  Andrea Monorchio).

Solo nel 2008 i numeri della macroeconomia italiana vennero associati alla nuova sensibilità innescata dalla catastrofe americana e i “mercati” cominciarono a chiedere un compenso per il rischio italiano. Da allora rincorriamo lo spread.

La differenza è la credibilità. Una caratteristica che non appartiene al nostro “profilo” culturale, nella opinione consolidata che il mondo ha dello stereotipo italiano. Simpatici, allegri, divertenti, creativi, ma genericamente poco affidabili. Una etichetta storicamente sedimentata che non sarà facile far dimenticare.

A fronte della immagine relativamente precisa della crisi e della sua struttura dinamica originaria meno facile è individuare una figura altrettanto nitida dell’azione del governo Monti per affrontarla. Si leggono sui giornali intenzioni e iniziative di vario genere e di varia portata, ma non se ne vede l’organica configurazione, non si legge nulla degli aspetti applicativi, non si riscontra nessuna informazione retroattiva (feedback) dell’efficacia delle misure approvate e poste in essere.

Il mercato del lavoro, il costo del lavoro, il grande pacchetto per la “crescita”, tagli e spending review, dismissioni: tutto molto parlato e scritto, ma sulla effettiva implementazione di queste misure, nulla. Per ogni misura annunciata si sentono strilli e minacce delle parti interessate, disponibilità vaghe del governo e dei ministri di “rivedere i dispositivi in itinere”, sospensione delle misure, aperture di tavoli di concertazione. Poi tutto viene assorbito nel marasma emergenziale. Sapere cosa è successo sempre più difficile.

Sembra un suggerimento banale, specialmente quando viene proposto a dei “tecnici” e professori: esprimere i termini del problema, illustrare pericoli e implicazioni, indicare responsabilità e competenze, proporre la strategia complessa e organicamente articolata di soluzione, tempi, modi, strumenti, rischi e responsabilità. Fare approvare il pacchetto complesso dal Parlamento. Eseguire. Il rigore dell’impostazione come diceva il mio Maestro.

Concertare, negoziare, mediare, su misure di emergenza è una pratica mortale.

Monti deve far capire al Paese quali sarebbero i rischi e le tragiche conseguenze dell’”uscita dall’Euro” togliendo spazio a qualunque irresponsabile dilettante e demagogo. Deve far capire che il debito accumulato non è servito solo per alimentare la corruzione e lo scialo, ma che con quel debito si è anche strutturato un Paese moderno: scuole, Università, ospedali, assistenza sociale, infrastrutture, attrezzature  industriali, aggiornamento tecnologico … Gli Italiani devono capire che il debito non è una responsabilità di pochi governi criminali e incompetenti, ma che è una responsabilità politica della Nazione. Right or wrong my country, dicono gli americani. Gli errori commessi all’ingresso nell’Euro non si riparano uscendone, ma solo andando avanti e recuperando quello che a suo tempo non è stato fatto. Gli errori si riconoscono e se ne paga il prezzo.

Gli Italiani devono assumersi la responsabilità della crisi e si devono comportare con la conseguente maturità, ma questo non  può succedere fino a quando si continua scaricare la responsabilità nazionale su questo o quel primo ministro, su questo o quel governo. Fino a quando si spera, o si lascia sperare, che la soluzione possa venire da Bruxelles o da Francoforte (BCE).

L’impressione che si ha nell’osservare il laboratorio italiano da lontano è che gli italiani non si siano ancora resi conto del problema, della sua portata, delle sue implicazioni, delle responsabilità individuali e collettive che la crisi innesca. La crisi è vista come luogo di scontro fra sindacati, partiti e governo, con gli ineffabili poteri forti sullo sfondo, e non come luogo di impegno e azione comune e organica di tutte le componenti responsabili del Paese  per uscire da una situazione drammatica e potenzialmente catastrofica.

Ma forse gli italiani se ne sono resi conto e chi non l’ha capito è invece la classe politica e gli altri attori del teatrino che stanno ancora recitando la vecchia e squallida commedia avvolti su stessi, incapaci di apprendere.

La responsabilità del Primo Ministro del Governo d’Emergenza Mario Monti è quella di essersi lasciato trascinare nella vecchia recita invece di denunciarla e di rifiutarla seccamente.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...