Un libro per Mario Monti

Un libro per Mario Monti

pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

31 Luglio 2012

Italia cresci o esci! Di  Roger Abravanel e Luca D’Agnese (editore Garzanti, maggio 2012)) dovrebbe essere una lettura obbligatoria per il prof. Mario Monti e i suoi ministri. Il libro sarebbe anche utilissima lettura per il più vasto pubblico degli italiani preoccupati per la situazione del Paese e per i giovani: i più interessati di tutti perché sono quelli che subiranno per gran parte della loro vita le conseguenze di questa crisi e sono anche quelli che ne hanno in mano la non facile soluzione.

Si possono condividere alcune analisi e proposte e non condividerne altre, ma la provocazione ideologica è comunque salutare.

Gli autori, assistiti da una squadra di consulenti esperti nei vari settori (senza fare torto agli altri sono da citare Mario Barbuto per la Giustizia e Pietro Ichino per il lavoro), analizzano la drammatica situazione italiana nei diversi settori chiave e individuano i motivi della patologica “non crescita” del Paese oramai quasi ventennale.

Imprese, banche, giustizia, sindacati, scuola, ricerca, università, welfare, fisco, assicurazioni…sono oggetto della analisi critica e ben documentata degli autori, che per ogni problema, oltre a individuarne cause e origini, propongono linee di soluzione. Alla fine del libro tracciano un “manifesto per i giovani italiani” in otto punti: una forte provocazione per la giovane generazione assopita nel modello conforme e generalmente ammalata di bamboccioneria.

Sarebbe fare torto agli autori tentare di riassumere in qualche centinaio di parole le analisi, le conclusioni e i suggerimenti. Mi interessa invece svolgere qualche riflessione a valle delle conclusioni di Abravanel e D’Agnese.

La lettura del libro provoca sentimenti diversi: da una parte una positiva sensazione e dall’altra una pesante angoscia.

La sensazione positiva perché la esplicita e franca posizione dei problemi, la individuazione delle cause e la denuncia delle responsabilità storiche e culturali o di costume è una ventata di freschezza nel panorama dei commentatori italiani in genere rivendicativi, settari o affogati nell’ipocrisia conforme. La denuncia delle responsabilità che Abravanel e D’Agnese fanno è obbiettiva, pragmatica, di stile anglosassone e non indulge nel piagnisteo così corrente sulla stampa italiana.

La pesante angoscia perché le cause che i due autori individuano non sono congiunturali, relative a recente contingenza, ma sono radicate in modo storico profondo nella “antropologia culturale” degli italiani. Una eredità antica, consolidata, granitica. La furbizia, il disprezzo delle regole, il sospetto e l’insofferenza degli individui nei confronti delle istituzioni ricambiata con la sfiducia delle istituzioni nei confronti degli individui, il privilegio della raccomandazione nei confronti della competenza e del merito, per citarne solo alcune.

Il libro propone percorsi di soluzione, e gli autori se ne assumono chiaramente la responsabilità, il problema è che per l’innesco del percorso risolvente o di uscita dal tunnel è necessaria una profonda revisione dei valori negativi che costituiscono la struttura della società italiana: furbizia, egoismo, ambiguità, pigrizia ideologica e concettuale, conservazione ottusa. Al posto dei quali vanno recuperate, trasparenza, meritocrazia, competenza, rispetto delle regole (anche di quelle sbagliate), creatività progettuale e d’impresa, impegno nella politica, rispetto delle istituzioni da parte degli individui e rispetto degli individui da parte delle istituzioni.

Per superare la pesante angoscia bisogna chiedersi in quale modo può avvenire, in tempi non pluri-generazionali, il radicale cambiamento necessario. Certamente non è possibile istituirlo per “decreto legge”. Nemmeno è auspicabile una rivoluzione culturale di marca maoista (o da guardie rosse).

Quali altre vie? La scuola? La stampa? La televisione? Potrebbero essere strumenti se non fossero tutte istituzioni profondamente immerse nella corrente palude “antropologico-culturale” e robuste strutture della sua conservazione.

Non bisogna disperare: anche nei momenti più bui è sempre opportuno un pensiero positivo.

Abbiamo già visto nella storia cambiamenti rapidi del costume culturale innescati da provocazioni specifiche di origine esterna ai sistemi (esogene sarebbe il termine). Movimenti di pensiero promossi da leader carismatici o da forte sinergia motivazionale di molti individui, passione collettiva innescata da drammi sociali o ambientali…

Quali possono essere i “luoghi” di innesco del possibile radicale cambiamento? Ne vedo uno solo in questo momento: internet e il WEB. La “rete” è potenzialmente capace di innescare travolgenti movimenti di pensiero in tempi brevissimi. L’altra indispensabile componente del possibile cambiamento è la disponibilità di una idea alternativa.

Abravanel e D’Agnese ne propongono una e credo che questo, da solo, sia un formidabile contributo all’auspicabile epocale cambiamento per il quale meritano apprezzamento e attenzione.

Evil happens because good men do nothing.

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...