Una Fiat 500 in cambio di 5000 Tshirt

Una FIAT 500 in cambio di 5000 Tshirt

Pubblicato su Legno Storto

Lorenzo Matteoli

14 Giugno 2012

Un articolo sull’Economist del 9 giugno 2012 si apre con una vignetta dove si vede Angela Merkel in cima a un pontile, sotto di lei nel mare alcuni incauti nuotatori stanno affogando. Angela imperterrita illustra una figura che insegna come si fa a battere il crawl. La ciambella salvagente vicino a lei assolutamente ignorata.

La metafora è chiarissima: l’Euro sta per affondare, Angela invece di buttare il salvagente ai paesi in difficoltà insiste nel voler insegnare a nuotare.

Tutti chiedono che la Germania faccia la sua parte, ma lei non  sente richiamo.

Un giudizio ingiusto se vogliamo: si è opposta al salvataggio della Grecia, si è opposta al fondo salva stati permanente e ha posto il veto all’acquisto di “bonds” dei governi in difficoltà sui mercati secondari. Ma alla fine ha sempre “mollato”.

L’errore di Angela Merkel è quello di applicare categorie moralistiche alla macroeconomia. Non mi ritengo esente dal peccato.

Per l’educazione che Angela ha ricevuto, per l’esperienza della Germania e per il dettato della costituzione tedesca esiste ed è sancito un legame di consequenzialità (morale) tra debito e comportamenti amministrativi irresponsabili.

Quindi Angela difende un “principio” etico amministrativo e ogni suo cedimento è avvenuto in cambio di misure di austerità e di precisi impegni imposti ai governi beneficiari.  Quegli impegni sui quali la Grecia sta per votare. La lezione di nuoto.

Anche i suoi critici commettono lo stesso errore quando insistono nel chiedere  che la Germania dimostri “solidarietà” e agisca sulla base di motivazioni ideologiche (per non dire romantiche).

La realtà è molto più sgradevole: sono stati commessi errori, appunto ideologici, e questi errori hanno provocato l’attuale dissesto. Gli errori si riconoscono e si pagano, se non si riconoscono, o non si vogliono riconoscere, non si pagano, ma se ne subiscono le conseguenze.

È stato un errore accettare la Grecia nell’Eurozona e forse è stato un errore per l’Italia entrare come per la Spagna. Si dice che l’errore è stato fatto dopo quando Grecia, Italia e Spagna non hanno utilizzato il vantaggio del credito Euro-facile per recuperare le loro economie sfasciate dal debito pubblico e dalla demagogia amministrativa. Ma la differenza è relativa. Sempre errore è stato, e va comunque riconosciuto e pagato.

L’Italia, che non sguazza certamente nella liquidità, sta pagando le implicazioni delle assurdità di Maastricht e, senza discutere, verserà la sua quota di 68 miliardi di Euro per il prestito alla Spagna. Miliardi sui quali pagherà interessi dolorosi rispetto a quelli che dovrà pagare la Germania. Ma non si tratta di “solidarietà” né di altre categorie sentimentali affatto estranee alla matematica della macroeconomia: si tratta di tutela dei propri interessi. Nel quadro imposto dagli impegni assunti a Maastricht.  Difficile da capire per il nostro contribuente che si chiede come mai, visto che siamo alla canna del gas, dobbiamo svenarci per salvare la Spagna dalle conseguenze del suo scalmanato bubbone edilizio. Quando sembrava che la Spagna ci dovesse insegnare qualcosa: loro sì che sono bravi!

Come è difficile da capire per il contribuente tedesco che deve lavorare fino a 67 anni per consentire che i greci vadano in pensione a 60. La figura che gli viene proposta è anche peggiore: molti in Germania credono di essere chiamati a pagare i debiti della Grecia. Una ipotesi chiaramente irritante. Ma non sarebbe così: quello che le varie proposte implicano non è il pagamento del debito greco ma una garanzia sul rischio. Sottile, ma significativa differenza.

Non sappiamo se ancora una volta Angela, dopo avere puntato i piedi, si farà convincere da qualche intelligente manovra e congegno finanziario Hollandiano/Montiano. Molti sostengono che la Merkel non si rende conto della gravità della situazione e delle implicazioni che un collasso dell’Eurozona avrebbe anche per la Germania. La Merkel ritiene invece che l’ottimismo keynesiano che la circonda (assedia) non abbia oggi fondamento e che anzi ci siano davanti ai nostri occhi esempi attualissimi di governi che avendo adottato regimi di durissima austerità e rigore sono usciti con grande successo dalla palude (i Baltici: Estonia, Lituania e Lettonia).  Vero che i Baltici hanno potuto svalutare le loro monete e che la svalutazione è stato lo strumento chiave di risoluzione della loro crisi. E oggi sognano di entrare nell’Euro !

Su questo punto interviene Mario Deaglio su La Stampa (13 Giugno) che stigmatizza George Soros e Christine Lagarde per avere rilasciato dichiarazioni catastrofiste sulla caduta dell’Euro a tre mesi. Questo genere di allarmismo è superficiale e irresponsabile, dice Deaglio, ed è impensabile che l’Euro “sparisca” da un giorno all’altro per effetto dell’aggressione speculativa. È più probabile, dice Deaglio, “che l’Euro possa subire una forte correzione al ribasso, che del resto sembra in atto – il che non deve impressionare più di tanto.”  Quindi non impressionarsi. Più di tanto.

Sostituito, dico io, da una macroeconomia basata sul baratto? Due tonnellate di stringhe da scarpe in cambio di un metro cubo di bottoni. Quaranta tonnellate di tondino d’acciaio in cambio diecimila paia di scarpe (o ventimila?). Una FIAT 500 in cambio di 5000 Tshirts di cotone… etc. etc. Interesting times.

Non male come freddezza macroeconomica per uno che ha appena rimproverato Lagarde e Soros per il loro allarmismo inconsulto.

La transizione sarà più lunga e caotica con fasi socialmente intense per usare un eufemismo. Ma è strano che nessuno faccia un esercizio progettuale su questa fase: una descrizione precisa potrebbe essere di elevato contenuto didattico per lo squallore dominante nel nostro “teatrino” parlamentare e partitico.

Levati codesti grilli da per il capo! Diceva la mia nonna Ersilia, anticipatrice ignara dell’attualità.

Ci vuole, ed è in grave ritardo, sia a Bruxelles che a Roma, una robusta mossa politica. Ma deve smettere il balletto attuale dell’Europa che si aspetta misure drastiche dai governi e dei governi che si aspettano misure drastiche dall’Europa.

Prego si accomodi, dopo di lei…ma si figuri…

Anche a rischio di annoiare: Monti deve assumersi le responsabilità di capo di un governo di emergenza, dichiarare l’emergenza, smetterla di pasticciare con ABC. La democrazia oggi si tutela in un solo modo: assumendosi la responsabilità del comando. Or else…

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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