Fantaeconomia, moneyfiction

Fanta economia, moneyfiction.

Lorenzo Matteoli

4 Agosto 2012

Pubblicato su Legno Storto

Dopo questa settimana di girotondi monetari europei abbiamo capito che può accadere di tutto. Di tutto e di più con un logismo colloquiale corrente in Italia. Mario Monti gira come una trottola per le capitali dell’Europa: Berlino, Bruxelles, Helsinky, Parigi, Madrid,  cercando di costruire una linea favorevole alla sua visione della soluzione della crisi. Con il successo sancito dalla disastrosa ritirata di Mario Draghi giovedì scorso 2 Agosto. Angela Merkel e il suo ex consigliere economico Jens Weidmann, oggi presidente della BuBa, giocano di concerto alla classica strategia del Good Cop Bad Cop per guadagnare tempo e molto denaro. Specialmente molto denaro. La incredibile situazione dell’Euro provocata dal combinato disposto della leggerezza degli gnomi (nani?) di Maastricht e della amministrazione demagogica di 30 anni di governi irresponsabili italiani consente oggi alla Germania e ai paesi “rigorosi” del Nord Europa di associare l’arricchimento smodato con la predicazione dell’austerità. Infatti la Germania e i “cugini” europei del nord stanno rastrellando enormi somme di denaro a tasso zero (quando non a tasso negativo) sui mercati finanziari internazionali. Capitali gratuiti con i quali finanzieranno infrastrutture, aggiornamento tecnologico, investimenti ambientali, transizione energetica, acquisti di industrie e assetti immobiliari nel mondo senza trascurare qualche ricco valzer speculativo. Consolideranno così in modo irreversibile il vantaggio macroeconomico giustamente guadagnato con la saggia amministrazione degli ultimi venti anni. Inoltre grazie al tasso zero ripagheranno in pochi anni i loro debiti sovrani. È  ovvio che non ci sia molta attenzione negli interlocutori di Monti per la necessità italiana e spagnola di controllare lo “spread”: perché mai dovrebbero interrompere un ciclo così favorevole per i loro paesi?

C’è un interesse preciso e difficilmente negabile a mantenere lo statu quo il più a lungo possibile. Purtroppo questo interesse non è facilmente aggredibile perché quelli che ne traggono vantaggio possono contemporaneamente recitare la parte dei tutori del “rigore” e dell’”austerità”. Una pacchia incredibile mentre tengono sotto schiaffo le economie deboli “mediterranee”.

Ci si chiede fino a quando durerà questa strana situazione: è vero che l’Italia si è cercata i suoi guai, ma quanto dovremo pagare più del giusto e del dovuto?

Visto che tutto può accadere tanto vale fare qualche ipotesi: scenari di fanta-economia. Bar Sport. Se non altro utili a sollecitare la creatività di un ambiente politico bankiero che sembra congelato e prigioniero di un paradigma che sta diventando più che surreale. Quello dell’arricchimento strutturale dei più ricchi, non solo per merito loro, e dell’impoverimento sistematico dei più poveri inesorabilmente condannati alla terzo mondialità, non solo per colpa loro. Un quadro che meriterebbe qualche tensione più calda delle fredde scansioni accademiche televisive del prof. Mario Monti.

Uno scenario al quale avevo accennato tempo fa è quello della doppia circolazione monetaria (avevo ricordato le precedenti esperienze italiane delle Amlire 1945-1950, e degli “assegnini” del 1972) sul quale varrebbe la pena di svolgere qualche altra riflessione. La cosa viene evocata da tempo anche in qualche ambiente bankiero tedesco, ma con una confezione di ipocrisia nordica che va denunciata: si parla infatti di un “doppio regime Euro”. Un Euro del Nord per ricchi e rigorosi e un  Euro del Sud per i poveri spendaccioni. Fuori dal saponoso velluto dell’ipocrisia supponente si tratta di un mistificato ritorno al regime pre-Maastricht. Meglio saltare decisamente nel piatto e parlare di una doppia circolazione monetaria: Nuova Lira Italiana in parallelo all’Euro. L’Italia stampa una nuova moneta la cui circolazione è rigorosamente limitata al territorio nazionale e alle transazioni nazionali. Con questa moneta paga le scadenze del debito vitalizio (pensioni), gli stipendi dei dipendenti pubblici e gran parte della spesa corrente. Lo Stato risparmierebbe una quantità immane di Euro con i quali si potrebbe ricomprare cospicue aliquote del debito pubblico sui mercati internazionali. L’Inghilterra, che non è entrata nell’Eurozona, in qualche modo è inquadrata in una situazione analoga: paga le transazioni nazionali con le sterline e paga i mercati esteri con valuta.

Problemi: un bel po’, ma vale la pena affrontarli e risolverli. Tutti i problemi amministrativi sono per definizione risolvibili. Come gestire il cambio tra NLI (Nuova Lira Italiana) e vecchio Euro? Gli italiani che vanno all’estero, gli operatori commerciali e le industrie che comprano merci e commodities (minerali, petrolio, gas, energia, manufatti etc.) dall’estero hanno bisogno di “valuta” (non solo Euro). Dopo la parità iniziale il tasso di scambio NLI/Euro verrebbe stabilito in regime di mercato. Il problema è correntemente gestito in molti paesi (Africa, Asia, Centro Asia) le cui valute nazionali non hanno corso sui mercati nei quali vige di fatto una doppia circolazione in genere valuta locale/Dollari USA: le Banche Centrali provvedono al cambio e ne stabiliscono il tasso oppure questo viene stabilito dal mercato sulla base della domanda e dell’offerta (ci sono operatori internazionali che hanno bisogno di NLI per lavorare in Italia).

La doppia circolazione monetaria potrebbe essere a tempo determinato o senza precise scadenze temporali: probabilmente la dinamica macroeconomica innescata ne definirebbe quasi automaticamente la durata utile o la istituzione definitiva. La doppia circolazione Euro/NLI sarebbe uno strumento per trasferire il debito pubblico italiano dall’Euro alla macroeconomia della NLI in modo diffuso e graduale, ma molto efficace. Difficile prevedere cosa potrebbe succedere in termini di bilancio macroeconomico. Tre possibilità: l’economia della NLI potrebbe avere un grande successo e produrre risparmio, investimenti e ripresa, oppure potrebbe bilanciare debiti e crediti fra le due valute, o, terza possibilità, potrebbe generare debito di Euro a carico della NLI, con conseguenze da studiare, valutare e risolvere. In ogni caso la Banca d’Italia avrebbe il potere e la strumentazione monetaria per controllare le varie dinamiche e tendenze della NLI. Un forte aumento del costo dell’Euro per i compratori con NLI avrebbe la positiva conseguenza di diminuire la domanda di manifatturiero asiatico da parte dei consumatori italiani, con vantaggio per la bilancia dei pagamenti e con stimolo per il manifatturiero italiano e per l’occupazione. D’altra parte aumenterebbe anche il costo dell’energia e dei beni primari importati, e questo peserebbe negativamente sul sistema della NLI. Un interessante studio per le teste d’uovo della Banca d’Italia. A noi dilettanti della moneyfiction mancano dati essenziali.

Considerando le cose con un certo distacco la situazione attuale della moneta unica Europea è di fatto una  cripto “doppia circolazione monetaria”. Infatti il potere di acquisto attuale e proiettato nel futuro dell’Euro italiano, gravato dagli interessi sul debito pubblico attraverso il peso fiscale, è ben diverso dal potere di acquisto dell’Euro di Angela Merkel alleggerito da un debito sovrano senza interessi o avvantaggiato da interessi negativi. Tanto vale quindi rappresentare in modo esplicito la situazione reale con monete specifiche diverse.

Avvertimento: queste riflessioni non hanno una base scientifica e sono un esercizio di pura fantasia allo scopo di provocare considerazioni più serie e documentate da parte di competenze eventualmente interessate.

Su Legno Storto i commenti di Ursus e Marco Cavallotti, di seguito la mia risposta:

La mia proposta non è di uscire dall’Euro, ma di restarci utilizzandolo per le transazioni in valuta estera (acquisto di commodities, materie prime, energia, manufatti e servizi dall’estero, servizio al debito pubblico e pagamento del debito pubblico). Istituire cioè una doppia circolazione monetaria. Stampare una Nuova Lira Italiana (NLI) con la quale  pagare gli stipendi del pubblico impiego e il debito vitalizio dello Stato (pensioni) e spesa corrente nazionale. Gli Euro liberati in questo modo dovrebbero servire per ricomperare il debito pubblico. La NLI scambiata con l’Euro a tassi stabiliti dal mercato molto probabilmente si svaluterebbe sensibilmente impoverendo di fatto gli italiani e costringendoli al rigore e all’austerità. Benzina, energia, materie prime aumenterebbero, come aumenterebbero tutti i manufatti che attualmente importiamo dalla Cina e dai paesi dove la manodopera costa pochissimo.  La Banca d’Italia avrebbe il potere di governare monetariamente la NLI controllando inflazione e deflazione. Per determinati beni (energia) il governo potrebbe stabilire moratorie e prezzi controllati. Credo che un regime di rigore e austerità (interno) si potrebbe instaurare più facilmente con una esplicita ed effettiva doppia circolazione che con la (comunque) doppia circolazione mistificata dell’Euro italiano (oberato dal debito pubblico) e del’Euro tedesco libero da debiti e supercapitalizzato. Questa doppia cripto-circolazione è resa evidente dalla differenza sugli interessi dei vari debiti pubblici per la stessa valuta. Il vantaggio sarebbe quello di non subire il forte interesse sul nostro debito imposto dalla speculazione sui mercati finanziari e di recuperare liquidità in euro con la quale ridurre la quota capitale del debito. L’implementazione pratica di un regime di doppia circolazione monetaria comporterebbe certamente difficoltà, ma regimi di questo genere sono correnti in molti paesi del mondo: dove la valuta locale, non riconosciuta sui mercati finanziari, è in genere usata parallelamente al Dollaro USA. Un altro possibile modo di imporre una doppia circolazione sarebbe quello di pagare stipendi del pubblico impiego e pensioni con titoli del debito pubblico italiano prodotti in tagli adatti alla circolazione corrente e alle transazioni quotidiane. Un altro modo ancora sarebbe l’emissione di carte di credito denominate con quote del debito pubblico italiano in Euro. Il debito pubblico in Euro per mezzo delle carte di credito diventerebbe di fatto una valuta corrente: dalla connotazione di “debito” passerebbe alla connotazione di “liquidità”.

 

I commenti su Legno Storto (Ursus e Cavallotti) hanno dimostrato la inoperabilità di questa idea estemporanea. Ecco la mia riflessione conclusiva:

Vero, anche la doppia circolazione alla fine sarebbe una uscita totale dalla moneta unica e il controllo monetario sulla NLI ci porterebbe in una economia totalmente centralizzata durissima, come in Cina una volta o in Russia con fenomeni di criminalità monetaria immani.
L’uscita pura e semplice comporterebbe una catastrofe difficile da immaginare: drastica svalutazione, blocco di approvvigionamenti vitali, baratto, caos sociale etc.

Dall’Euro non si esce quindi senza conseguenze socialmente ed economicamente disastrose. Restarci a queste condizioni ci costerà caro in futuro per effetto dell’interesse sul debito.
Un dilemma a fronte del quale la linea dell’attuale governo di emergenza appare sempre più debole e inefficace e la probabile credibilità di qualunque coalizione dovesse uscire dalle improbabili elezioni non lascia molte speranze.
Anche nei momenti più bui è necessario un pensiero positivo: ma diventa sempre più difficile costruirlo

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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