Über Alles

Über alles?

Lorenzo Matteoli

7 Agosto2012

Pubblicato su Legno Storto

Continua il dramma dell’Euro e i toni della dialettica tra Italia e Germania peggiorano. Un lungo periodo di attesa e incertezza è stato introdotto dalle dichiarazioni di Draghi di Giovedì 2 Agosto: fino a quando non decide Bruxelles la Banca Centrale Europea è ferma. Le reazioni tedesche all’intervista di Mario Monti sullo Spiegel vanno ignorate per non  finire nel poco signorile. Diventa sempre più evidente che non c’è sensibilità politica in Europa per la crisi sistemica dell’Euro e che forse questa sensibilità non ci sarà mai. Una crisi che espone l’Italia alla morsa della speculazione e che invece premia la Germania in modo discutibile.

Uscire dall’Euro è in pratica tecnicamente impossibile: non è stata a suo tempo definita una procedura per uscire forse con lo stesso criterio con il quale gli eserciti distruggono i ponti per negarsi la ritirata. L’uscita sarebbe comunque catastrofica: svalutazione selvaggia della Nuova Lira, blocco delle forniture strategiche di energia, alimentari e farmaceutici, disoccupazione, rivolta sociale, miseria, caos politico. Questa impossibilità è la struttura portante della condizione estorsiva alla quale è costretta la vendita del nostro debito pubblico sui mercati finanziari.

I tedeschi vanno in cattedra con atteggiamenti che si fa fatica a non qualificare come arroganti. Predicano rigore e austerità, ma la realtà delle cose è che dalla situazione strampalata della moneta unica europea la Germania sta ricavando enormi vantaggi per nulla meritati né, tantomeno, dovuti, a fronte dei quali la subalternità di Bruxelles è preoccupante. Infatti l’enorme disponibilità di capitali a interesse zero consentirà ai tedeschi investimenti strutturali, ambientali, nell’innovazione tecnologica, nella sostituzione di parchi industriali obsoleti, nell’aumento delle efficienze di sistema e nella transizione energetica che porteranno quel paese  avanti di decenni rispetto all’Italia, consolidando e rendendo irreversibile il suo vantaggio e spingendo il nostro Paese a una posizione terzomondiale. Questo innegabile e immeritato enorme vantaggio rende appiccicosa la predica dell’austerità e l’invito al rigore con il quale la Germania accompagna la sua posizione negativa sulle condizioni di intervento della BCE e, se non giustifica, certamente favorisce, la comprensione per la irritazione antitedesca e anti EU avvertita da Mario Monti, che sta crescendo non solo in Italia. Con buona pace dei lettori dello Spiegel.

Nell’opinione dei notisti italiani si sta formando la preoccupazione per la perdita di sovranità che conseguirebbe alla richiesta italiana di supporto alla BCE o, peggio ancora, all’FMI. Galli della Loggia evoca addirittura il conflitto con l’art. 11 della nostra Costituzione. L’opinione pubblica italiana sta prendendo lentamente coscienza della gravità della situazione e del pericolo che lo svolgimento incontrollato della crisi può comportare per la nostra democrazia.

Sullo sfondo drammatico del dilemma al quale l’Italia viene costretta dall’interessato rigore tedesco, si muove la dialettica sempre più astrusa degli attuali partiti italiani: destra, centro e sinistra dopo anni di consociazione, corruzione e trasformismo ideologico, non rappresentano più l’opinione della gente che viene sistematicamente spinta verso l’astensione e il disinteresse. Nel vuoto, populismo, demagogia e violenza radicale prendono sempre più pericolosamente campo.

Il governo Monti, che non sembra avere ancora assunto la piena responsabilità della emergenza in atto, è stato costretto dal residuale potere del vecchio sistema partitico e corporativo dei sindacati a produrre misure che si stanno dimostrando inefficaci per stroncare l’aggressione dei mercati finanziari. Il disastro del “sistema Italia” (corruzione, mafia, privilegi, furbizia, “poteri forti”, corporazioni, partitocrazia, disinteresse e qualunquismo… ) è evidentemente molto più forte e radicato di quanto anche i pessimisti temevano. Molti hanno fallito prima di Monti e molti non ci hanno nemmeno provato. Molti ne sono stati espressione precisa. Senza esclusione di area partitica.

Le riforme promesse e necessarie restano invischiate nella palude e il poco che si è tentato di fare è stato pasticciato dalla concertazione e dalla ricattualità incrociata della maggioranza trasversale che Mario Monti ha subito o ha dovuto subire. L’insistenza con la quale si propongono, da più parti, elezioni anticipate è un segno che si presume esaurita la spinta del governo di emergenza. Le velleità dei vecchi, logori apparati riemergono.

Fedele all’ottimismo indispensabile anche nei momenti più neri voglio proporre un’altra interpretazione.

Forse Mario Monti sta ancora imparando. Potrebbe essere possibile che la spinta del suo governo non si sia ancora compiutamente espressa. L’attimo di credibilità sembra finito, ma, sotto la pressione della drammaticità, potrebbe esserci una ripresa autorevole dell’azione di governo. Il recupero della credibilità distrutta è comunque la premessa indispensabile per qualunque successivo svolgimento.

Il recupero della credibilità impone a sua volta una  radicale svolta culturale per ritrovare i valori fondanti di una convivenza civile fondata sul rispetto: rispetto reciproco fra individui e fra istituzioni e individui, rispetto sociale, rispetto di competenza, capacità e impegno, rispetto dello stato, rispetto dei ruoli istituzionali dei loro limiti e campi, rispetto dei diritti e dei doveri delle persone nelle diverse aggregazioni sociali … rispetto delle regole. Non sono cose che si impongono o conquistano con un decreto legge: ci vogliono visione, passione, partecipazione, comunicazione, carisma. Tempo. Solo in un sistema fondato sul rispetto potranno crescere e formarsi le nuove rappresentanze politiche e i loro significativi personaggi.

A valle e insieme a questa epocale svolta, una vera rivoluzione culturale, dopo una colossale vendita di beni pubblici per abbattere una consistente aliquota del debito, si dovrà porre mano al programma di riforme del mercato del lavoro, del welfare, dell’informazione, della giustizia, della scuola, della ricerca, della sanità, del credito, del fisco, della cultura burocratica. Ricostruire un paese moderno.

Tornando alla realtà ci si chiede se in questo momento esistano, nel quadro politico italiano, le condizioni che in qualche modo consentano l’innesco delle trasformazioni evocate. Lo scenario delle prossime elezioni (anticipate o meno) svolte con una nuova legge elettorale o, più probabilmente, con il vecchio sistema, per ora non lascia sperare molto. Si dà per certa la vittoria di una coalizione PD/SEL che si sta coagulando attorno a un manifesto ideologico progressista di sinistra autodefinitosi “polo della speranza”.

Ma non è scontata la capacità di una coalizione di cattolici, di ex comunisti, e di nuovi comunisti laici di progettare e governare una strategia finanziaria, economica, di bilancio e di riforme sostanzialmente informata da un filosofia liberale (liberalizzazioni, riforma del mercato del lavoro, tagli lineari, verticali, orizzontali o critici, riduzione della spesa corrente, eliminazioni di sprechi, eradicazione di clientele, riduzione di personale in esubero, liquidazione enti inutili, eradicazione del parassitismo generico…). Quando dalla dichiarazione di intenti progressista e di sinistra si passerà alla prassi di governo, quale resistenza potrà avere il legame ideologico e culturale fra Rosy Bindi, Pierluigi Bersani e Niki Vendola? E se l’intelligenza che si vuole riconoscere ai personaggi dovesse risolvere al vertice la difficile mediazione, lo stesso potrà avvenire per la loro base elettorale e per il loro riferimento con i sindacati? Che già adesso anticipano il loro rifiuto e il loro malumore.

Purtroppo tutto lascia pensare che ci siano di nuovo le premesse e le condizioni per una maggioranza numerica senza sostanza politica e programmatica, priva dell’unità di intenti indispensabile a governare. Pochi mesi di litigiosità più o meno esplicita e quindi un nuovo commissario.

Ma a quel punto la condizione critica dell’Italia, dell’Europa e dell’Euro sarà molto peggiorata.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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