Parlamenti e buoi.

Parlamenti e buoi dei paesi tuoi

Lorenzo Matteoli

10 agosto, 2012

Pubblicato su Legno Storto

I tedeschi si sono irritati, la stampa italiana ha sottolineato l’imperdonabile gaffe del nostro Premier che da “tedesco” è ridiventato di colpo “italiano”. Rispettivamente nel senso migliore e peggiore del termine.

Nell’intervista allo Spiegel ha detto che: “ogni governo ha il dovere di guidare il proprio Parlamento” per aggiungere un commento che ha aggravato il malinteso: “se i governi seguissero esclusivamente le decisioni dei Parlamenti la rottura dell’Europa sarebbe più probabile della sua integrazione”.

I tedeschi hanno colto nelle parole di Monti un atteggiamento di scarso riguardo nei confronti del fondamentale istituto della democrazia “Il Parlamento”. Chi ha voluto calcare la mano ci ha visto il disprezzo dell’accademico nei confronti della “politica” intesa questa come luogo corrotto e abitato da comportamenti deteriori. C’è stato anche chi è andato oltre e ha sentito nell’atteggiamento di Mario Monti una linea di residuale (o nascente?) “berlusconismo”. Vade retro!

Le successive rettifiche, spiegazioni, precisazioni, correzioni non sono servite a molto e Mario Monti ha perso con questo infortunio un po’ dello smalto che aveva caratterizzato la sua immagine sui media internazionali e nei salotti buoni della politica europea (e italiana). Anche i professori hanno i loro limiti.

Succede spesso che nel discorso informale o nell’intervista colloquiale l’uomo politico tradisca atteggiamenti e sentimenti più veri e autentici di quelli che cura in sede ufficiale e formale. Famose sono alcune battute “fuori onda” che hanno distrutto la carriera politica di importanti personaggi.

Ma l’intervista allo Spiegel non era una occasione informale e tantomeno uno scivolone “fuorionda” e il professor Mario Monti sta sempre molto attento a quello che dice. Pesa le parole, spesso anche per qualche secondo. Attraverso lo Spiegel il premier si rivolgeva alla Germania politica alla Germania dell’informazione, in un momento delicatissimo delle relazioni fra Italia e Germania e fra Italia ed Europa. Non solo ogni parola contava, ogni virgola, e, se il giornale avesse potuto registrare anche lo sguardo e ogni muscolo del viso.

Bisogna quindi concludere che quello che ha detto era proprio quello che voleva dire e anche se la possible deleteria interpretazione delle sue parole gli è sfuggita, quella era l’interpretazione corretta del suo intimo sentire.

Mario Monti non ha molta stima per il Parlamento italiano, anzi non ne  ha proprio e ritiene che debba essere “guidato”.   Un eufemismo per “controllato”, “comandato”. Per conseguente estensione si può ragionevolmente pensare che la scarsa stima per il Parlamento sia associata a una altrettanto scarsa stima per i partiti che nel Parlamento sono rappresentati e per i rappresentanti stessi di quei partiti.

È vero che un principio generale della democrazia non può essere rinnegato per un caso particolare e specifico e che sul piano alto del rispetto per la Democrazia  (con la D maiuscola) le affermazioni del prof. Mario Monti restano una offesa grave, ma conoscendo la cultura dominante nel Parlamento italiano, conoscendo i soggetti che le segreterie dei partiti vi hanno mandato (non gli elettori) non gli si può dare completamente torto. Dire che il nostro Parlamento deve essere “guidato” è quello che in inglese si chiama “understatement” una riduzione semantica paradossale.  Forse se l’opinione politica e pubblica tedesca avesse conosciuto la realtà del Parlamento italiano non ci sarebbe stato scandalo, ma benevolo consenso e affettuosa comprensione.

Resta la sgradevole gaffe del professore e in Italia la conferma di quello che già tutti avevano capito: per Mario Monti il Parlamento, i giochini dei partiti, la squallida cultura dei rappresentanti dei partiti sono una condizione insopportabile; quella dalla quale con l’assist del presidente Napolitano cerca di sfuggire per mezzo di elezioni anticipate e di una riforma della legge elettorale che consenta di mandare in Parlamento i veri delegati del voto popolare: magari ignoranti, ma perlomeno legittimati da una delega elettorale.

Un’altra considerazione va fatta: riuscirà il professore a imparare qualcosa dai suoi errori di “turista” della politica? Visto che del Parlamento ha poca stima faccia quello che ha involontariamente confessato di ritenere necessario: comandi, guidi, controlli la palude parlamentare. Invece di “concertare” e pasticciare le sue decisioni, e quelle dei suoi ministri, con compromessi devastanti. Assuma finalmente, se non è troppo tardi, la responsabilità di capo di un governo di drammatica emergenza.

Il senso della democrazia non sta nella concertazione, nel compromesso negoziale, nell’appiccicoso simulacro di partecipazione, ma nella chiara assunzione della responsabilità che è gli stata delegata, se non dagli elettori dalla nomina presidenziale.

Facccia quello che è necessario fare senza guardare in faccia alle corporazioni, ai privilegi, ai ladri istituzionali, agli istituti del parassitismo. Il Parlamento approverà perchè, se è vero che lo squallore è dominante sui suoi banchi, la paura di non finire la legislatura attanaglia i peones della politica: strilleranno ma voteranno comunque tutto.

Nessun partito inoltre in questo momento si può assumere la responsabilità di mandare a casa il governo tecnico di emergenza.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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