Nel Paese dei Compromessi: l’ILVA.

Nel Paese dei compromessi

Lorenzo Matteoli

15 Agosto, 2012

Pubblicato da Legno Storto

Nel paese dei compromessi affrontare il problema dell’ILVA è difficile perché questo non è un problema che si risolve con i compromessi.

L’ILVA avrebbe dovuto mettere a norma gli impianti anni fa. I sindacati avevano denunciato il problema anni fa. Gli abitanti di Taranto avevano denunciato il problema anni fa. La Magistratura avrebbe dovuto bloccare gli impianti anni fa. Il Governo avrebbe dovuto vigilare anni fa. La gente muore da anni.

Adesso è sbagliato accusare la Magistratura di prevaricare e invadere competenze istituzionali altrui: ha fatto con molto ritardo quello che da anni era suo dovere fare. È anche sbagliato accusare questo Governo di inadempienza: erano altri governi che avrebbero dovuto intervenire, probabilmente venti o trenta anni fa.

Fermare gli altiforni vuol dire, con molte probabilità distruggerli, se non si distruggono per riattivarli ci vorranno dagli 8 ai 15 mesi (cfr dichiarazione prof. Firrao del Politecnico di Torino). Sono attualmente attivi quattro altiforni e uno è fermo per la ciclica campagna di manutenzione.

Occupazione e continuità operativa degli impianti non sono, né possono essere, problemi separati.

L’acciaieria ILVA di Taranto è la più grossa acciaieria in Europa e l’ottava nel mondo. Produce circa 9 milioni di tonnellate di acciaio all’anno il 50% della produzione complessiva del gruppo ILVA in Italia.

L’Italia esporta acciaio, se si ferma Taranto dovrà importare acciaio dalla Germania.

Da Wikipedia questo è il sommario del carico ambientale ILVA e delle sue conseguenze sanitarie:

Nella prima perizia, sulle emissioni, si legge che nel 2010 ILVA ha emesso in aria le seguenti sostanze convogliate (tabella A-1 della perizia):

▪                4.159.300 kg di polveri;

▪                11.056.900 kg di diossido di azoto;

▪                11.343.200 kg di anidride solforosa;

▪                7.000 kg di acido cloridrico;

▪                1.300 kg di benzene;

▪                338,5 kg di Idrocarburi Policiclici Aromatici;

▪                52,5 g di Benzo(a)pirene;

▪                14,9 g di policlorodibenzodiossine (abbreviato in diossine) e policlorodibenzofurani;

▪                280 kg di cromo III (cromo trivalente);

Inoltre, da dichiarazione E-PRTR della stessa ILVA (tabella C-1 della perizia):

▪                172.123.800 kg di monossido di carbonio;

▪                8.606.106.000 kg di biossido di carbonio;

▪                718.600 kg di composti organici volatili non metanici;

▪                8.190.000 kg di ossidi di azoto;

▪                7.645.000 kg di ossidi di zolfo;

▪                157,1 kg di arsenico;

▪                137,6 kg di cadmio;

▪                564,1 kg di cromo;

▪                1.758,2 kg di rame;

▪                20,9 kg di mercurio;

▪                424,8 kg di nichel;

▪                9.023,3 kg di piombo;

▪                23.736,4 kg di zinco;

▪                15,6 g di diossine;

▪                337,7 kg di IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici);

▪                1.254,3 kg di benzene;

▪                356.600 kg di cloro e composti organici;

▪                20.063,2 kg di fluoro e composti organici;

▪                1.361.000 kg di polveri.

A tali emissioni convogliate, vanno sommate tutte quelle non convogliate, cioè disperse in modo incontrollato, la cui quantità è riportata nella perizia nelle tabelle A-III, B-III, C-III, D-III, E-III, F-III, G-III, H-III, I-III, e riguardano sostanze come tutte quelle suddette, in aggiunta ad acido solfidrico, vanadio, tallio, berillio, cobalto, policlorobifenili (PCB) e naftalene. La fuoriuscita di gas e nubi rossastre dal siderurgico (slopping) è un fenomeno documentato dai periti chimici e dai NOE di Lecce. Come da risposta al quesito II della perizia sulle emissioni, la diossina trovata nel corpo degli animali, abbattuti gli anni precedenti proprio perché contaminati, è risultata essere la stessa diossina emessa dai camini del polo siderurgico. Per ciò che riguarda la perizia epidemiologica, i periti nominati della Procura di Taranto hanno quantificato, nei sette anni considerati:

▪                un totale di 11550 morti, con una media di 1650 morti all’anno, soprattutto per cause cardiovascolari e respiratorie;

▪                un totale di 26999 ricoveri, con una media di 3857 ricoveri all’anno, soprattutto per cause cardiache, respiratorie, e cerebrovascolari.

Di questi, considerando solo i quartieri Tamburi e Borgo, i più vicini alla zona industriale:

▪                un totale di 637 morti, in media 91 morti all’anno, è attribuibile ai superamenti dei limiti di PM10;

▪                un totale di 4536 ricoveri, una media di 648 ricoveri all’anno, solo per malattie cardiache e malattie respiratorie, sempre attribuibili ai suddetti superamenti.

Secondo i periti nominati dalla procura, la situazione sanitaria a Taranto è molto critica, anzi unica in Italia. Gran parte delle sostanze rilevate nella perizia sulle emissioni sono state poi considerate in quella epidemiologica come “di interesse sanitario”. Gli inquinanti sono in concentrazioni più elevate nei quartieri in prossimità dell’impianto. Le stesse concentrazioni variano nel tempo e dipendono dalla direzione del vento.

Gli esiti sanitari per cui esiste una “forte evidenza scientifica” di possibile danno dovuto alle emissioni del siderurgico sono:

▪                mortalità per cause naturali;

▪                patologie cardiovascolari;

▪                patologie respiratorie, in particolare per i bambini;

▪                tumori maligni in generale, in età pediatrica (0-14 anni), tumore della laringe, del polmone, della pleura, della vescica, del connettivo, dei tessuti molli, linfomi non-Hodgkin e leucemie.

Gli esiti sanitari per cui vi è una “evidenza scientifica suggestiva” di un possible danno dovuto alle emissioni del siderurgico sono:

▪                malattie neurologiche;

▪                malattie renali;

▪                tumore maligno dello stomaco tra i lavoratori del complesso siderurgico.

Sulla base di queste cifre è evidente che ci sono un problema enorme e delle responsabilità gravissime in essere da anni.

Ma sono le  responsabilità di una intera cultura di impresa, di governo e giudiziaria e difficilmente possono essere attribuite puntualmente a soggetti individuali. Anche se è comodo farlo dal punto di vista della demagogia e della speculazione mediatica.

Bene ha fatto la magistratura a metterle in evidenza e se dalla denuncia emerge conflitto è bene che il conflitto venga affrontato e gestito con il necessario vigore politico, visione culturale e d’impresa e con i necessari strumenti di intervento finanziario e tecnologico. Una cosa è certa: il Governo non può consentire che la gente di Taranto continui a morire.

L’errore mostruoso originario fu commesso nel 1964 quando venne decisa dall’Italsider la costruzione del IV Centro Siderurgico a Taranto e di collocarlo nella immediata adiacenza del centro abitato: allora la cultura industriale italiana credeva ciecamente nell’assioma che il progresso del Paese era misurato dai Kg di acciaio pro capite (paradigma dettato dall’Ing. Calonaci in quegli anni al top del potere Italsider). Il centro doveva essere costruito nell’Italia Meridionale per l’eterna condanna italiana e vicino a un porto perché il minerale di ferro veniva e viene ancora oggi importato. In quegli anni l’idea di sostenibilità e di protezione ambientale non faceva parte della cultura progettuale e tantomeno di quella industriale: produrre era l’imperativo assoluto dominante. A qualunque costo: il prezzo che dovremo pagare oggi.

Che fare?

Nel Paese dei compromessi certamente se ne troverà uno che consentirà di salvare capra e cavoli e di condannare a morte qualche altro migliaio di tarantini.

Ma ci potrebbero anche essere altre idee, provvisorie, temporanee, di medio termine, definitive (cfr BAT: Best Available Techniques di Nello de Gregorio).

Di maggiore o minore impegno a seconda della capacità concettuale e di visione della cultura industriale e di governo competente e responsabile.

Di seguito qualche provocazione.

Evacuare in modo parziale, totale o selettivo, gli abitanti delle zone adiacenti al centro siderurgico, costruendo nuovi quartieri residenziali in zone meno, o non esposte all’inquinamento, garantendo la continuità protetta dell’occupazione mediante un programma complesso che utilizzi tutti gli strumenti disponibili: CIG, sovvenzioni temporanee, tecnologie di emergenza, sospensioni tattiche e strategiche dell’operatività, nella prospettiva della stabile ripresa del lavoro.

Chiudere gradualmente il centro in tempi consistenti con l’obsolescenza (eventualmente accelerata) degli impianti e ricostruirlo con tecnologie ambientalmente sostenibili in territori  distanti da centri abitati e serviti da attrezzature portuali specializzate nella movimentazione sicura di minerali e di carbone.

Bloccare la produzione di polveri intervenendo sulla manipolazione del minerale di ferro e del coke nelle fasi di omogeneizzazione e miscelazione dei materiali;

Intervenire in linea prioritaria sul processo di sinterizzazione con il quale si prepara l’agglomerato di coke e minerale di ferro che viene immesso negli altiforni.

Intercettare le emissioni gassose degli altiforni.

….

Il documento messo a disposizione dall’ing. Nello de Gregorio è la sintesi di un documento di oltre mille pagine nel quale viene analizzata ogni fase del processo siderurgico primario e dei successivi processi di trattamento dei lingotti di acciaio che si svolgono nel Centro di Taranto. Per ogni fase vengono descritte le migliori misure tecniche disponibili per ridurre l’inquinamento e il carico ambientale.

Ne riporto la conclusione, dalla quale si evince la vastità dei problemi che una effettiva campagna di revisione dell’intero processo comporta e le probabili pesanti implicazioni organizzative, logistiche e di costo.

Discutere ora degli aspetti teorici, giuridici, legali del conflitto fra le varie competenze e istituzioni a me sembra una classica, italica, macroscopica evasione di responsabilità di fronte a una emergenza che è oramai tale da oltre trenta anni. Il classico “blame game”.

Grandi problemi richiedono grandi decisioni: i professori ce la faranno?

Ed ecco le conclusioni dell’ing. Nello De Gregorio:

VIAGGIO NELLE BAT (Best Available Techniques), ULTIMO APPUNTAMENTO PER L’ECOCOMPATIBILITA’ Non c’è stato e non c’è termine più abusato, non c’è stato alibi più utilizzato in questi ultimi anni a proposito di inquinamento e lotta ai devastanti effetti delle emissioni di agenti inquinanti dello stabilimento siderurgico. Un percorso legislativo lungo durato circa 10 anni dal momento della emanazione della direttiva comunitaria IPPC Integrated Pollution Prevention and Control (prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento). Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.107 del 13/6/2005 dal titolo Emanazione di linee guida per l’individuazione delle migliori tecniche disponibili per le attività elencate nell’allegato I del D.Lgs. 4/8/99 n.372 siamo convinti che purtroppo ancora oggi le Bat sono sconosciute ai più, a partire dacoloro i quali siedono attorno ai tavoli di verifica sugli atti d’intesa. Per questo riteniamo più che opportuno mettere a disposizione una sintesi significativa di questo documento di oltre mille pagine. La mettiamo a disposizione di quanti, amministratori pubblici, lavoratori interessati, sindacalisti, operatori dei servizi pubblici nel campo della prevenzione e dei controlli nei luoghi di lavoro ed altri soggetti che a diverso titolo interagiscono con queste problematiche, possono fin d’ora avere nelle mani un agile, puntuale ed utile strumento di informazione. Utile soprattutto per confrontarne i contenuti con il documento che l’ILVA ha presentato, in attuazione di uno degli impegni assunti nell’Atto d’Intesa del 15/12/2004, Investimenti previsti per l’adeguamento dello stabilimento alle B.A.T.

Le BAT non sono quelle che ci aspettavamo. Troppi condizionamenti hanno pesato durante la loro redazione. In particolare vincoli di natura economica hanno condizionato l’orientamento nel privilegiare scelte tecniche, pure disponibili sul mercato internazionale o fattibili in ragione dello stato della ricerca nei diversi settori industriali.

Se gli interventi previsti nelle linee guida delle BAT si riveleranno efficaci e significativi ce lo diranno col tempo i controlli analitici che verranno effettuati dagli enti di controllo preposti, le mutate condizioni di rischio dei lavoratori professionalmente esposti, lo stato di salute delle popolazioni, con particolare riferimento a quelle che insistono nelle vicinanze dello stabilimento siderurgico.

Sono in ogni caso un primo importante punto di riferimento sulla cui applicazione rigorosa dovrebbe vigilare soprattutto Comune e Provincia, non solo in ragione delle proprie competenze istituzionali sempre più crescenti anche a seguito del prossimo trasferimento dalla Regione di funzioni e compiti in materia (vedi legge 203/88 e VIA), ma anche per la priorità che si dovrebbe assegnare all’azione programmatica in direzione di un moderno ed ecocompatibile sistema industriale che ancora per molto tempo marcherà l’assetto economico e sociale del territorio ionico. Si è cercato di organizzare questo documento rendendolo quanto più è possibile di facile illustrazione e consultazione. Esso è articolato con una breve illustrazione delle diverse fasi di lavorazione che caratterizzano il ciclo integrato siderurgico secondo lo schema presente nel documento ministeriale e che per certi versi stabilisce una sorta di ordine decrescente per quanto attiene la natura degli effetti inquinanti vale a dire cokeria agglomerato, altoforno, acciaieria, stoccaggio e manipolazione materie prime, laminazione a caldo.

Ad ogni illustrazione delle fasi di lavorazione seguono di volta in volta le indicazioni delle migliori tecniche disponibili che dovranno essere adottate sugli impianti interessati seguite dagli specifici interventi che ILVA ha presentato nel Piano di interventi per l’adeguamento dello stabilimento alle linee guida BAT oltre ad alcune nostre specifiche considerazioni.

Da sottolineare che le linee guida delle BAT si soffermano ovviamente anche sul controllo periodico del funzionamento dei sistemi di abbattimento e di quelli atti a limitare il fenomeno emissivo degli inquinanti. Al termine di ogni fase, per quanto attiene il controllo delle emissioni convogliate in atmosfera vengono riportati i parametri più significativi e le frequenze di monitoraggio, nonché nel caso della cokeria proprio in ragione della presenza di agenti cancerogeni i parametri e le relative frequenze per il controllo delle emissioni dagli elementi di tenuta delle batterie di forni a coke e dallo spegnimento ad umido del coke.

 

Nello De Gregorio

nello.degregorio@virgilio.it

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Nel Paese dei Compromessi: l’ILVA.

  1. Carlo ha detto:

    Ciao, bell`articolo. Il Ministero dell`Ambiente fu istituito nel 1986 (da Craxi) e Clini ne e` direttore generale da circa 20 anni mi pare. Il pesante inquinamento prodotto dall’acciairia ex Italsider (iri) di Taranto e` ben monitorato da decenni…………….. Quando l`impianto era dell` IRI, fino al 96, mi pare, si e` chiuso un occhio, da parte dell’autorita` giudiziaria. E nulla e` stato fatto dal Ministero dell`ambiente! A Cornigliano negli anni 80` furono le donne scese in piazza per protestare contro l`inquinamento terribile prodotto dall`acciaieria, allora Italsider come Taranto (e come Taranto costruita in citta` , molti anni prima) che smossero le acque cosi` che fu iniziato un piano di bonifica. Ma Taranto? Il Ministero dell`Ambiente?
    L`IRI fu felice di svendere l`impianto a Riva nel 96, anche per togliersi una gatta da pelare…e ora i magistrati arrestano Riva,,,
    Una storia grottesca e anche tragica.

    • matteolilorenzo ha detto:

      Clini ministro è chiaramente in conflitto con se stesso direttore del Ministero coinvolto e responsabile di anni di inadempienza gravissima per non dire criminale. Dovrebbe dare le dimissioni e Monti gliele dovrebbe chiedere.

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