Il vero salto nel buio

Il vero salto nel buio

Lorenzo Matteoli

1° Ottobre 2012

Pubblicato su Legno Storto

Mario Monti spariglia e fa saltare i tavoli e le mense della politica romana. Incerta la reazione di Bersani e di Matteo Renzi. Perché hanno, almeno Renzi ha, una traccia di progetto e una idea di cosa fare e di cosa proporre.

Più chiara e comprensibile l’idea di Renzi, mentre resta oscura quella di Bersani che la deve negoziare con la sua base ideologica, massimalista, verbale, con gli orfani della Democrazia Cristiana e del PCI.  Con la Bindi e con la Binetti, con Dalema e con Veltroni. Sotto lo sguardo severo di Susanna Camusso.

Gli altri, Casini, Fini, Montezemolo, solo capaci di parlare di grandi cose che non faranno mai che non sapranno mai fare, che non sono mai stati capaci di fare, si buttano su Monti Forever per farsi traghettare in un improbabile futuro di eterna supplenza. Un abbraccio interessato molto pericoloso.

La dichiarata disponibilità di Monti vuole essere una specie di “barriera di sicurezza” per contenere il probabile sbandamento politico che seguirà alle elezioni del 2013, ma, per una strana contraddizione, quasi un ossimoro politico, il “guardrail” montiano viene trasformato in un budino vischioso dalla ipotesi di grande coalizione Fini-Casini-Montezemolo. O meglio verrebbe trasformato nella nota deprecabile materia se Monti cedesse all’abbraccio della vecchia guardia.

Tutto resta sospeso e, in questa atmosfera labile, provvisoria, inespressa, prosegue la galoppata di Matteo Renzi inseguito, a distanza sempre più grande, da Bersani e dalle altre molte anime del PD.

Nello sfondo, dietro la grande crisi globale ancora senza  soluzione in vista, pesante e cupa la tragedia dell’Ilva, coltivata per anni dalla connivenza di chi aveva responsabilità di controllo, la tragedia dell’ALCOA e del Sulcis: emblemi di una politica industriale astratta dall’ambiente e dal territorio, che per anni non ha voluto né saputo affrontare l’evidenza della tragedia annunciata.

La corsa di Matteo Renzi è uno spettacolo tutto sommato intrigante e da guardare con obbiettiva attenzione: finalmente un politico giovane che si assume responsabilità di azione e di pensiero, che dice cose sensate, senza urlare e senza dire parolacce, che controlla documentalmente fatti e cifre, che si esprime in italiano grammaticalmente e sintatticamente corretto e che mantiene una calma elegante e sorridente anche quando aggredito settariamente. Lo accusano di non avere un programma e di non avere un progetto, ma la chiarezza, la sintesi e la coerenza con la quale si esprime sono evidenti segni che dietro c’è un preciso schema di riferimento.

Quanti anni erano che sulle scene della politica italiana non compariva un personaggio di questo genere. Io non ricordo nessuno, forse il giovane Marco Pannella, la giovane Bonino, Adelaide Aglietta.  Giovanni Malagodi era bravo, ma non sorrideva mai, come Ugo la Malfa non sorrideva mai.

Forse Matteo Renzi interpreta bene e rappresenta praticamente l’affermazione, che oramai è un luogo comune, che sinistra e destra sono oggi concetti privi di sostanza. In questo la novità e differenza rispetto agli interlocutori.

La vittoria di Matteo Renzi costringerebbe il PD a una grande operazione di rinnovamento: i pezzi sbrecciati dello zoccolo duro verrebbero definitivamente abbandonati, gli avanzi della Democrazia Cristiana sarebbero costretti a trovarsi un nuovo contenitore con il conseguente urgente e indispensabile chiarimento ideologico. Forse potremmo avere in Italia un vero partito socialista laico e democratico. La controparte politica sarebbe a sua volta costretta a ripulire i suoi armadi dai molti scheletri fisici e ideologici e a ritrovare linguaggi e proposte competenti, attuali e coerenti con il pensiero liberale o liberal: tutta la dialettica politica verrebbe chiarita e rinnovata.

Alla fine anche Mario  Monti diventerebbe obsoleto e inutile di fronte a una “politica” capace di affrontare senza irresponsabile demagogia l’immane problema del Paese e la sua radice europea. Una  “politica” capace di comunicare alla generazione giovane un futuro di recessione e di sacrificio prima della svolta epocale. Professore, grazie per il guardrail.

Questa la mia riflessione di fronte al fenomeno Matteo Renzi e mi chiedo quale sia il vero salto nel buio: scegliere un leader giovane, entusiasta con idee chiare, con la capacità e il coraggio di comunicarle o andare avanti con la supplenza di Mario Monti e i vecchi rappresentanti della partitocrazia logorati  da 40 anni di compromessi, consociazioni, interessi personali e il seguito di corruzione istituzionalizzata?

Può anche darsi che Matteo Renzi ci possa deludere in futuro, ma è certo che il vecchio sistema ci ha deluso per quaranta anni.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Il vero salto nel buio

  1. Roselin ha detto:

    Sarà che il tuo nome lo contiene,ma non riesco a capire tanto entusiasmo per Renzi
    Roselin

  2. Roselin Pescetto ha detto:

    Ciao Nicchio, Ti avevo risposto sul blog, ma forse non va perché non sono su facebook. Scherzavo sul fatto che il tuo nome contiene quello di Renzi e forse per questo lo scegli. Ti chiederei che parte ha questo Gori che ci invade La 7 con tutta la famiglia. Mario Zanotti, amico di Anna e Nadia, è in ospedale ad assistere la sorella terminale. Ha letto ieri sera il tuo ” salto” con me e vorrebbe intrattener la con altri tuoi scritti. Si può iscrivere? La sua mail e’ : mario_zanotti@libero.it Grazie, baci Roselin Inviato da iPad

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