Il disagio

Il disagio

Lorenzo Matteoli

Ottobre 10, 2012

Il ritardo con il quale è stata prima sospettata, percepita, risentita e quindi denunciata la inadeguatezza di Berlusconi è argomento delicato e di grande sofferenza nel campo liberale e del centro destra in Italia. Mentre nel campo della sinistra, del centro sinistra e della soi-disant sinistra, la inadeguatezza e, a loro dire, “criminalità”, di Berlusconi sono sempre state un luogo di assoluta e conclamata certezza e indignazione.

Oggi di fronte al paesaggio politico devastato e alla generale catastrofe politica sociale ed economica, nel centro moderato c’è l’imbarazzo e lo sconcerto per l’errore di valutazione e per la mancata tempestiva denuncia, a sinistra invece c’è  il “giusto sentire”, gestito più o meno dignitosamente, di coloro che “l’avevano detto”, e che, senza ombra di dubbio, lo avevano detto. Glie ne sia dato atto.

L’analisi della vicenda politica italiana dalla condizione e dalle vicende che portarono al potere Berlusconi nel 1994 alla sua fine attuale è però più complessa dell’imbarazzo degli uni e della soddisfazione degli altri e sarà sicuramente campo di futuri approfonditi dibattiti e accesi confronti.

Con questo non voglio diminuire la responsabilità di coloro che, a destra, non sono stati capaci di denunciare in tempo la catastrofe in emergenza, né vorrei che la battuta di sapore cerchiobottista, possa in qualche modo sminuire il “giusto sentire” di coloro che invece, da sempre, ne avevano indicato il pericolo. Devo anche ammettere con franchezza che, anche se con motivazioni politiche e con riserve, sono stato favorevole ai suoi governi e con ritardo ho poi preso le distanze e  condannato gli eccessi e la sbracatura di Berlusconi e della sua corte. In particolare l’errore della grave sottovalutazione della situazione finanziaria del Paese. Un errore di valutazione macroeconomica dovuto sia alla scarsa competenza sua e dei suoi ministri, che alla obbiettiva originalità e violenza della crisi di caratteristiche inedite nella storia dell’economia mondiale. Sempre errore grave.

Ci sono però anche altre pre-condizioni culturali, ideologiche, politiche e storiche che facilitano sia una posizione che l’altra: la condanna da sinistra e la comprensione dal centro. Vale la pena considerarle perché la valutazione complessiva della situazione attuale non sia tagliata su schemi inutilmente parziali.

Berlusconi arriva sulla scena politica italiana nel 1994 dopo circa mezzo secolo di governi democristiani e di governi di centrosinistra, o di consociazione DC/PCI. La lunga esperienza governativa della maggioranza e della opposizione aveva già prodotto una classe dirigente politica sostanzialmente corrotta e un sistema di clientele soffocante, l’infiltrazione mafiosa nella politica e nell’economia, la deviazione partitocratica della democrazia. La evasione fiscale strutturale, l’immane buco di scialo clientelare delle Regioni, Provincie e Comuni che solo oggi comincia a uscire dal buio delle molte connivenze. Sopra tutto era già solido il debito pubblico ai limiti della sostenibilità, e forse oltre, ambiguamente nascosto dalla temporanea copertura dell’Euro. In parte il sistema era già stato messo in crisi dalla prima fase di “manipulite” nel 1992 che aveva però lasciato l’impressione, peraltro documentata, che la corruzione di marca PCI/DS, e delle cooperative rosse, fosse stata protetta dalla magistratura. Berlusconi utilizza il vantaggio della sua “novità” e riesce a raccogliere intorno alla sua proposta politica di marca vagamente “liberale”, pragmatica, efficientista, un largo appoggio di orfani democristiani e socialisti. L’esperienza governativa successiva con la Lega e il ribaltone organizzato dalla “sinistra”, con la complicità del presidente Scalfaro, confermano l’impressione che in Italia ci sia un sistema di potere solidamente controllato dalle vecchie strutture DC/PCI.  Questa sensazione porta di nuovo al potere Berlusconi che viene percepito dall’elettorato moderato come una alternativa al sistema clientelare strutturato dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista. Per questa ragione i processi contro Berlusconi vengono interpretati come “vendetta” politica di una magistratura dominata da Magistratura Democratica e controllata dalla sinistra politica. Analogamente le leggi “ad personam” di Berlusconi vengono interpretate e giustificate come una sua linea di “legittima difesa” nei confronti dello strapotere della magistratura.

Il numero di processi istruiti contro di lui e il numero di assoluzioni, prescrizioni o non luoghi a procedere confermano nella opinione pubblica del centro-destra la sensazione, il fumus,  di una magistratura di parte assolutamente decisa a far saltare il governo per via “giudiziaria”. L’atteggiamento settario di alcuni magistrati, il giustizialismo, hanno diminuito la credibilità della intera magistratura su tutte le vicende. Questo stato di cose ha in qualche modo consolidato il potere di Berlusconi e la sua impermeabilità agli attacchi della magistratura, il gioco mediatico ha fatto poi  “di tutta l’erba un fascio”:  siccome sono faziosi io sono, ovviamente,  innocente.

La mancanza di leggi sul conflitto di interessi, responsabilità di Dalema e di Prodi, non ha certamente aiutato il chiarimento.

Un altro aspetto del quadro politico generale italiano di quegli anni, e del precedente mezzo secolo, ha spinto molti, prima ad accogliere Berlusconi e ha reso poi difficile abbandonarlo, chiamerei questo aspetto, con la metafora di Alberto Ronchey: il fattore “K”. Per la cultura e la tradizione liberale, moderata e socialdemocratica l’alternativa comunista non è mai stata accettabile, distrutto il Partito Socialista da una operazione manipulite, fondata, anche se ideologicamente marcata, essendo impossibile aderire alla destra missina, l’unica ipotesi di “centro” praticabile era quella offerta da Forza Italia con un Berlusconi non ancora compromesso dalle sue successive vicende.

Poi ci siamo trovati in mezzo al guado e abbiamo continuato a sperare in una possibile alternativa fino a quando l’inadeguatezza e il tradimento della cultura liberale conseguente alle avventure strampalate e agli errori di Berlusconi non ci hanno convinto che quella via era persa probabilmente per sempre e per sua specifica responsabilità e inadeguatezza.

Una fatto che a molti oggi provoca disagio e a me fra questi.

Con questo disagio assisto alla catastrofe in emergenza: un governo ambiguamente “tecnico” che non è all’altezza delle speranze e delle aspettative accese e che diventa stranamente una opportunità di salvezza per molti personaggi dal passato di grigio opportunismo. Molti che si candidano al ruolo di salvatori della patria aggregandosi al carro di Monti o cercando di aggregare Monti al loro carro. Molte le incongruenze come quella di un Montezemolo, che nessuno invita e che continua a proporsi, che scopre solo oggi la sua vocazione di moralizzatore e chiede, lui, “liste pulite”. Oppure quella di Diego della Valle grande produttore di scarpe in tutti i paesi del mondo dove si pagano salari da fame che si indigna contro i “delocalizzatori”.

La sinistra invece fin dal 94 sospettò immediatamente di Berlusconi, come avrebbe sospettato di chiunque fosse arrivato dal nulla a prendersi  il 25% dei voti che, dopo “manipulite”, riteneva di diritto “suoi”. Furono poi mesi di terrore per tutta la sinistra Italiana che assisteva alla invasione della scena politica da parte del Berluska: efficiente, mobile, mediatico, e in apparenza dominatore. Difficile attaccarlo sul piano politico dove sembrava avere una formula alternativa efficace, venne attaccato dalla magistratura politicizzata e a poco a poco venne costretto alla difesa affannosa e politicamente azzoppato. Il resto della storia è noto: ma non fu la sinistra a battere Berlusconi, fu Berlusconi stesso con i suoi errori, le sue frequentazioni, i suoi amici e sodali, e via via scendendo con le feste, le olgettine, le grazioline e con l’uso sfrontato della politica per collocare i personaggi della sua corte di miracolati. A poco a poco divenne indifendibile. Le speranze di un “centro” laico, forte, maggioritario, liberal  furono irrimediabilmente tradite.

Oggi vedo con simpatia la battaglia di Matteo Renzi che, secondo me, è il vero fatto nuovo del quadro politico emergente per la potenziale rivoluzione che potrà provocare nel PD e in tutta la sfrangiata sinistra italiana. Scontati i tentativi di sistematica delegittimazione di Renzi da parte della vecchia guardia dei reduci dal PCI (Dalema, Veltroni, Fassina, Bersani et al) e l’astio del museo delle cere democristiano provvisorio ospite del PD  (Bindi, Franceschini, Marino…) e degli irriducibili stalinisti dello zoccolo duro sindacale fondamentalista…. “Oppure Vendola.”

Chi lo accusa di essere “berlusconiano” ignora quello che Renzi dice, quello che fa, la sua storia e quello che scrive, e sceglie un comodo veicolo qualunquista di confronto, secondo un noto metodo della dialettica politica delle Frattocchie: fai una immagine di comodo dell’avversario e confrontati con quella piuttosto che affrontare la realtà del personaggio e delle sue idee. Ci sono trattati sul tema.

Come scrivevo … “può anche darsi che Renzi sia una futura delusione, ma gli altri hanno deluso per quaranta anni.” Si potrebbe anche dire “tradito la nostra fiducia per quaranta anni”.

Chi lo accusa di ambiguità, perché “usa” il partito e non ne esce, non si rende conto che oggi, per un impegno politico progressista e laico, tenersi lontani dalle liturgie vecchie del PD è indispensabile per mantenere l’immagine leggibile e libera dalle ambiguità oscure che lo soffocano, le stesse che lo hanno portato  nella attuale confusione, tutti insieme: socialisti, cattolici, ex-democristiani, post-democristiani, ex-repubblicani, ex–margherita, ex-comunisti, post-comunisti, fondamentalisti e qualche nostalgico dello zoccolo duro. In più Bersani, Dalema, Veltroni, Fassina, Fioroni e i loro cortili. Renzi è membro del PD e partecipa alla dialettica del partito proponendo un progetto e un programma che hanno caratteristiche socialdemocratiche e progressiste coerenti con i contenuti degli svariati manifesti del partito stesso e al tempo stesso assistiti da modalità operative di forte innovazione: il superamento per limiti di età della gerontocrazia. Veramente equivoca invece è la posizione di Vendola che, come capo di un altro partito, partecipa alle primarie del PD, cercando di imporre al PD il manifesto del SEL.

È vero che sono a disagio per non aver denunciato e preso le distanze da Berlusconi in tempo utile, lo ammetto e ne faccio ammenda.

I compagni del PD se considerano l’album di famiglia del loro partito dovrebbero avere disagi più amari da sopportare: Togliatti del Cominform, gli orrori negati del socialismo reale, i carri armati in Ungheria, i “compagni che sbagliano”, ma è vero che il PD non è il PCI e non se ne può accollare l’eredità storica.

I disagi purtroppo non si tramandano di partito in partito e non possono essere merce di scambio, ognuno si tiene i suoi. Ammettendoli.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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6 risposte a Il disagio

  1. Roselin ha detto:

    Ah beh, capisco, da un ex berlusconiano un’ ammissione di disagio sembra sufficiente. Vergogna più che disagio. Speriamo che il tuo fiuto non ti porti a nuovi errori.
    Roselin

    • matteolilorenzo ha detto:

      Confermerei disagio: l’errore era plausibile a suo tempo e la sinistra avrebbe qualche difficoltà a convincermi che una serie di governi Pecoraro Scanio, Dalema, Veltroni, Prodi, Dipietro, Rutelli, sarebbero stati molto meglio della berlusconeide. Hai in mente “la Margherita” di Rutelli che non sapeva che Lusi stava rubando 22 milioni di Euro? Immagina quante cose “non avrebbe saputo” come premier. Se sparta piange, Atene non ha molti motivi di ridere. Per fermarsi alla storia recente perché su quella antica (Togliatti, Ungheria, compagni che sbagliano, etc.) è proprio meglio pietosamente tacere. Proprio come fa la sinistra da sempre…sulla storia antica tace. La sinistra che oggi sale in cattedra potrebbe fare una riflessione utile: Berlusconi è stato anche il risultato della sua (della sinistra PCI,DS,PdS,PD) incapacità di proporre qualcosa di alternativo e della tenacia con la quale ha stroncato ogni possibile crescita di socialdemocrazia in Italia ….per mezzo secolo di storia.

    • matteolilorenzo ha detto:

      Il costume dell’autocritica non fa parte della cultura della soii disant sinistra e della sinistra in genere: sempre la massima sicurezza e nessun dubbio! Come i paracarri. Per questo quando si scorge uno spazio di riflessione si sale subito in cattedra, fustigando con il moralismo di chi è autorizzato a scagliare la prima pietra, dimenticando la famosa trave nei propri occhi. A long way to go.

    • matteolilorenzo ha detto:

      Disagio non vergogna confermo. Sbagliare sperando nel cambiamento non è vergogna. Perseverare nell’errore e non riconoscere i propri errori è invece una pesante responsabilità politica. Stiamo sempre aspettando l’autocritica del PD/PCI per mezzo secolo di connivenza, silenzio e complicità sui massacri di Stalin e di Pol Pot. Una responsabilità sanguinosa anche perché “non potevano non sapere”. I compagni cambiano i nomi del partito (PCI, DS, PdS, PD) ma la cultura è sempre la stessa. Comunque non sono un “berlusconiano” il mio disagio è per non averlo denunciato prima. Una cosa diversa forse troppo sottile per la generale comprensione.

  2. Carlo ha detto:

    Si, c`e` disagio. Pero` c`e` anche riconoscimento per il nostro puzzone: ci ha evitato dieci anni di governi con tipi come D`Alema, Bindi, Pecoraro Scanio, Diliberto..e tanti altri che non vale la fatica ricordare.
    Non si puo` avere tutto.. tuttavia continuiamo a sperare..
    Carlo

  3. Massimo Pugliese ha detto:

    Grazie Lorenzo per la franchezza ed onestà della tua ammissione ma questo purtroppo non cambia le cose perchè Berlusconi trova ancora consensi, direttamente ed indirettamenrte. Tu limiti la tua analisi delle scelleratezze politiche del Paese alla DC/PSI/PC e minori: ma se torni un po’ più indietro trovi le scelleratezze (e le corruzioni macroscopiche) del fascimo che hanno portato addirittura alla semidistruzione dell’Italia, un’altro passo indietro e trovi quelle degli scandali della Banca Romana (ed altre corruzioni macroscopiche nella creazione di industrie ed appalti), delle sciagurate aggressioni coloniali, ecc.
    Condivido la tua amarezza di vivere (anche se tu lo fai ad intermittenza) in un paese corrotto sin dalla sua nascita sotto forma di Paese unitario. Nascita basata su precedenti corruzioni che hanno permesso a Garibaldi di salre la penisola trovando eserciti nemici che al suo passaggio si scioglievano come neve al sole e sotto la guida di una nuova famiglia reale di debosciati e mentalmente antitaliani.
    Teniamoci sinchè possiamo i bei paesaggi, le grandiose opere d’arte palesi e nascoste: di ieri la notizia che il comune di Treviso ha indetto una gara (€ 3.350.000) per il restauro del Museo Bailo senza voler scucire 1, dico 1 euro ma cedendo appartamenti, parcheggi e box. A quando la vendita del Colosseo per ripianare i dissesti del comune e della provincia di Roma o quella del Duomo idem per Milano? Non più mercatino delle pulci ma mercatino di scarafaggi, salvo maggiori taglie…

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