Giustizia è fatta?

Giustizia è fatta?
Lorenzo Matteoli
23 ottobre 2012

Pubblicato su Legno Storto

La condanna dei sette esperti sismologi da parte del tribunale dell’Aquila è per molti aspetti straordinaria. Senza disporre delle motivazioni della sentenza è difficile esprimere valutazioni: le sentenze si possono commentare e valutare solo quando si conoscono le loro motivazioni.
Ma si possono fare ipotesi schematiche sulle quali ragionare, quando le motivazioni del giudice unico saranno disponibili si potranno fare le opportune verifiche.

Il caso ridotto all’essenza in linea ipotetica si può descrivere in questi termini:

1. Alla commissione dei sette sismologi viene richiesto un parere sulla pericolosità a breve termine dopo mesi di “sciami” sismici (sciame sismico: fenomeno naturale caratterizzato da una lunga sequenza di scosse sismiche di lieve e media intensità).
2. La commissione si esprime escludendo la probabilità di scosse devastanti a breve termine.
3. Il parere della commissione viene usato per tranquillizzare la popolazione aquilana.
4. Una settimana dopo avere espresso il parere e avere tranquillizzato la popolazione si verifica la scossa letale, muoiono nelle macerie più di trecento abitanti.
5. Il giudice unico ritiene che sia dolosa l’espressione del parere ottimista della commissione e condanna i sette sismologi a sei anni di reclusione e al risarcimento del danno.

Analizziamo dunque i cinque punti per capire qualcosa in più.

Punto 1.
La possibilità di prevedere eventi sismici è un argomento molto dibattuto. Si può prevedere che si verificheranno terremoti lungo i bordi delle grandi piattaforme continentali in movimento e in corrispondenza di faglie profonde note, come in altre aree tettonicamente identificate. Ma non si può prevedere quando questi fenomeni avverranno: sicuramente avverranno e potranno essere di maggiore o minore intensità e di varie caratteristiche sismiche, durata, magnitudo, dinamica di movimenti, ma la conoscenza esatta del momento (giorno, ora, settimana) è impossibile. Anche la misura del radon non consente di fare previsioni precise. L’attendibilità del ‘metodo Giuliani’ infatti non è mai stata provata, anche a causa del fatto che non sono mai stati presentati dei risultati chiari alla comunità scientifica.
Se non si può prevedere che la scossa si verifichi non si può nemmeno prevedere che la scossa non si verifichi.
La risposta della commissione avrebbe dovuto essere molto più vaga e quindi del tutto inutile. Una risposta diversa di tipo allarmistico avrebbe dovuto essere accompagnata da un minimo di indicazioni di localizzazione e temporali ancorchè approssimative: ad esempio ci sarà con molta probabilità attività sismica pericolosa nel perimetro ABCD nell’arco delle prossime XY ore. Ovviamente una risposta assurda e scientificamente non documentabile dalle implicazioni pericolosissime: panico, ingorghi, violenza della folla terrorizzata etc.
La domanda che venne posta alla commissione non era una domanda ammissibile né ricevibile: così avrebbero dovuto rispondere i sette sismologi. Facile dirlo ora.
Ma una volta posta la domanda avevano solo tre scelte: rifiutare la risposta, dare una risposta ottimistica (nessun pericolo), dare una risposta pessimistica (pericolo). Solo la prima opzione era corretta e accettabile, ma assolutamente inutile. Le altre due opzioni avevano comunque implicazioni di pericolo più o meno gravi e plausibili.

Punto 2.
Costretti a rispondere o volendo rispondere o ritenendo loro dovere rispondere, basandosi su sequenze statistiche, sulla casistica empirica o su altri dati documentali a loro disposizione come esperti sismologi, tutti dati sicuramente con solida base scientifica e altrettanto sicuramente gravidi di alea probabilistica ovvero incertezza, i sette scelgono la risposta per loro più pericolosa. Difficilmente sarebbero stati contestati se si fossero rifiutati di rispondere o se avessero dato la risposta allarmistica anche a rischio di sbagliare, si sarebbero, come si dice in gergo volgaree, “parati il culo”. Con il senno di poi, gli sarebbe andata bene, e forse i trecento abitanti dell’Aquila sarebberio ancora vivi.
Questo significa che d’ora in poi qualunque commissione di sismologi o si rifiuterà di rispondere o darà risposte vaghe come tempo e luogo, ma comunque sempre allarmistiche.

Punto 3.
La risposta dei sette viene usata per tranquillizzare la popolazione: la burocrazia fa una domanda, ottiene una risposta e la usa di conseguenza. Cos’altro avrebbe potuto fare? Tenere la risposta segreta? Modificare il contenuto? Non aveva scelta. Una volta commesso il primo errore, quello di porre la domanda, il seguito del suo comportamento non lasciava opzioni.

Punto 4.
Si verifica la scossa letale: senza rispettare dati empirici, basi scientifiche, sequenze storiche, esperienza dei sismologi, la faglia arriva alla pressione di rottura e avviene lo sconquasso tellurico. Muoiono più di trecento abitanti dell’Aquila.

Punto 5.
Il giudice individua nel comportamento della commissione un disegno criminale. Il dolo. E condanna tutti a sei anni di reclusione.
Giustizia è fatta.

Il pubblico applaude. Il sindaco dell’Aquila dichiara la sua soddisfazione insieme alla presidente della Provincia.

Se questo schema corrisponde in qualche modo a quanto si è verificato, e non è detto, è giusto definire la sentenza dell’Aquila “straordinaria”.
Sono stati fatti molti errori, molti si potevano evitare, molti erano inevitabili, alcuni scientificamente plausibili, altri conseguenze di logica burocratica poco eludibile dai singoli soggetti. Ma il disegno criminoso? Il dolo? La colpa?
Spero che le motivazioni della sentenza siano così logiche e rigorose da smantellare e falsificare questo mio schema se così non dovesse essere la vicenda ricorderebbe molto da vicino una logica coranica più che il fondamento dello Jus romano del quale tanto ci vantiamo da millenni, ma io sono un tecnologo e non sono un giurista.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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