Sì, proprio come al cinema.

Sì: proprio come al cinema.
Lorenzo Matteoli
24 ottobre 2012

La vicenda delle tangenti in Brasile e in Indonesia va esaminata con qualche dose di realismo per non dire cinismo. Chiunque abbia avuto a che fare con scambi commerciali con paesi del Sud America, Centro America, Sud Est Asiatico, Est Europeo e in particolare con forniture infrastrutturali (centrali termoelettriche, idroelettriche, turbogas, centrali nucleari, strade, autostrade, dighe) e militari (navi, aerei, missili, sistemi di puntamento, elicotteri, tanks, armi leggere, semiautomatiche automatiche etc.) sa benissimo che in quei paesi (e in molti altri) non si vende un chiodo se non si pagano i vari livelli responsabili della decisione di acquisto. Dal presidente al ministro e attraverso le varie griglie di burocrazia i funzionari competenti. Tutti i paesi esportatori di quegli oggetti o servizi, si noti bene “tutti”, hanno nei loro consolati decine se non centinaia di impiegati che hanno l’incarico esclusivo di rintracciare i “canali” disponibili. L’ambasciata francese in Brasile e la rete consolare francese in Brasile ha più di quattrocento funzionari che lavorano a tempo pieno in quell’area. Dopo l’incidente Battisti, ogni collegamento italiano in Brasile si era “prosciugato” e l’Italia non vendeva nemmeno una stringa da scarpe a una delle economie emergenti più vigorose del continente sudamericano.
Il sistema dei “ritorni” sui contratti è corrente e richiede abilità, professionalità, peli sullo stomaco, una buona dose di disinvoltura e specifica competenza amministrativa dei circuiti bancari internazionali. Birds of a feather fly together. È difficile che soggetti corruttibili e disposti a loro volta a corrompere per istruire la “chain of command” della decisione da manipolare siano culturalmente approcciabili da soggetti cristallini, rigorosi, moralmente ineccepibili come boy-scout dell’AGESCI. Vogliono avere di fronte gente della loro stessa pasta. Guarda caso un soggetto corruttibile non si fida affatto di un soggetto rigoroso, onesto e incorruttibile, anzi, lo considera pericoloso e assolutamente inaffidabile. Per consolidata e storica esperienza: l’uomo onesto prima o poi tradirà. Proprio come al cinema. Non è un campo professionale per vergini e mammolette: sono soggetti cinici, disponibili, astuti, intelligenti, che conoscono le regole del malaffare e che le rispettano e in questo senso sono affidabili per soggetti a loro omologhi. Hanno una cultura di livello, parlano cinque o sei lingue e qualche dialetto significativo, sono eleganti conversatori, frequentano belle donne e bellissime donne più o meno professionali, girano il mondo in business class o first class, quando non su executive jets privati. Conoscono i (notevoli) rischi del mestiere e li gestiscono con professionalità. Possono avere tratti di volgarità disgustosa, ma non sono mai stupidi. Dispongono di molto denaro liquido e i loro investimenti sono sicuri e corazzati in banche svizzere, lussemburghesi, monegasche, nel Lichtenstein o in qualche altro paradiso fiscale, ma sono rigorosamente legittimi e fiscalmente corretti e rigorosi. Questi soggetti non sono in genere dipendenti organici di banche o corporazioni finanziarie, anzi quasi mai, ma si muovono bene nelle hall dei grandi alberghi da 1000.00 $ a notte e più e sulle spesse moquette delle sale dei CdA agli ultimi piani dei grattacieli del mondo: Singapore, Hong Kong, Londra, Francoforte, Mosca, Astana, Johannesburg, Jakarta, Kuala Lumpur, Shanghai. In genere non sono laureati di Ivy League Colleges, di Oxford o Cambridge, crescono nel business e vengono laureati dal business. Oppure non esistono. Sono capaci di individuare chi è comprabile, di valutarne il prezzo, di prendere contatto e istruire la trattativa e condurla a termine con le necessarie garanzie. Sulla fiducia. Non sono soggetti che vengono trovati dagli “head hunters” di general manager e potenziali CEO. Le modalità di approccio sono ineffabili, brutali o eleganti a seconda del contesto. Operano globalmente e non hanno lealtà nazionale di alcun genere.
Molto difficilmente si fanno cogliere con le mani nella marmellata attraverso intercettazioni telefoniche e simili strumenti di indagine: solo i più squalificati e i magliari ci cascano. Si tratta di classe.
Quando una grossa corporazione che produce oggetti del catalogo sopra accennato ne trova uno, lo verifica e, se funziona, se lo tiene come strumento prezioso. Lo paga carissimo, scrive poca documentazione contrattuale o nessuna, lo tutela e cerca di non farselo portare via. Cosa non facile.
Pretendere che affari da 1000 e passa miliardi di Euro o di Dollari, di decine di chilogrammi di oro, o di scambi di valori immobiliari plurimiliardari, vadano a termine senza passare attraverso questo filtro non solo è una ridicola ingenuità, si tratta di pericolosa incompetenza.
Un ultima considerazione: i soggetti sopra descritti non sono in genere di matrice mafiosa. La mafia, cosa nostra, la camorra operano a diversa scala commerciale, grande distribuzione di oggetti correnti: scarpe, vestiti, maglieria, droga, alimentari, piccole partite di armi leggere, prostituzione, usura e strozzinaggio. Nei contratti di grande calibro per forniture infrastrutturali o di grandi armamenti queste organizzazioni non entrano. Ci vuole un’altra classe.
Che ministri di stato o presidenti di repubbliche o di grandi multinazionali siano adiacenti, anche molto adiacenti, a questo genere di operazioni e di operatori è ovvio. Potrà anche essere disgustoso, ma è ovvio. Proprio come al cinema.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Sì, proprio come al cinema.

  1. Roselin ha detto:

    alludi all’incontro di Renzi con i finanzieri? Ok, ma perché a porte chiuse o senza carne almeno alcuna informazione?

    • matteolilorenzo ha detto:

      Mi riferisco alla sua campagna, alla sua intervista su la stampa (l’hai vista sul mio blog?), l’incontro con i finanzieri era organizzato dai finanzieri e credo che le modalit siano state fissate da loro, ma non vedo perch un operatore politico non possa incontrarsi in forma privata con gruppi di operatori di questa o quella professione. La presenza della stampa con le probabili quasi certe conseguenti disinformazioni era forse il problema che si voleva evitare.se il clima quello stabilito da Bersani che ha detto “Va con i banditi” una battuta bigotta e moralistica a dir poco specialmente in bocca a uno che usa frequentare come consulenti finanziari Penati e come finanziere tratta con Colaninno. Non so se fosse a porte chiuse o a inviti e l’evento passato su tutta la stampa italiana e su tutte le TV quindi quanto mai pubblica la sua notoriet. Il rapporto tra politica e finanza sar cruciale nei prossimi anni ed quindi logico che un candidato voglia sapere cosa pensa quella categoria. Categoria notoriamente molto riservata e che non avrebbe probabilmente dato risposte e fatto domande sotto i riflettori della stampa, specie di quella italiana in questo momento. Renzi ha parlato ampiamente in seguito del suo incontro: non ha n more n bagagli ideologici, mentre non ho mai sentito Berrsani parlare liberamente dei suoi rapporti con Penati. O con Colaninno. Tu credi veramente che Bersani non abbia contatti e colloqui frequenti e intensi con la finanza potentissima che fa capo al suo partito (coop rosse, Monte dei Paschi di Siena, Capitalia, Unipol.etc), a porte chiusissime e in modo segretissimo.stai tranquilla che c’ uno scambio continuo e intenso. Sarebbe preoccupante che non ci fosse. Renzi non ha incontrato la finanza rossa: ha incontrato “gli altri”, che anche pi interessante.

      Ciao LM

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