La sentenza dell’Aquila su Scientific American

La sentenza dell’Aquila
Da Scientific American
Un articolo di David Ropeik
Istruttore di Risk Management alla Harvard Extension School
Traduzione di Lorenzo Matteoli

Premessa di Lorenzo Matteoli
Dopo avere scritto L’aquila Giustizia è fatta? ho ricevuto l’articolo di Ropeik su Scientific American e i lunghi numerosi commenti. L’articolo illumina su dettagli che non sono stati riportati dalla stampa italiana o che sono stati riportati in modo parziale. I commenti, molto utili anche se qualcuno un po’ verboso, consentono anche di avere un’idea di come viene percepito il nostro paese all’estero.
La sentenza dell’Aquila esce condannata comunque almeno per quanto concerne gli scienziati della Commissione Grandi Rischi, mentre meno bene esce la Protezione Civile di Bertolaso che forse avrebbe dovuto essere sul banco degli imputati non rappresentata dal solo Debernardinis. Di tutta la vicenda colpisce il generale pressapochismo e la diffusa negligenza della struttura funzionariale dello Stato Italiano.
Ho pensato che la traduzione dell’articolo di Ropeik possa essere utile per formarsi una opinione sulla vicenda, la traduzione forse è affrettata, ma qualche volta è più importante la tempestività della qualità letteraria. Mi scuso con i puristi. LM

Un tribunale italiano ha condannato sei scienziati e un funzionario della Protezione Civile per omicidio colposo a seguito delle loro previsioni nel merito del terremoto che uccise 309 abitanti dell’Aquila nel 2009. Contrariamente a quanto riportato dai giornali e nonostante il digrignare dei denti della comunità scientifica, il processo non è stato sulla scienza, né sulla sismologia, né sulla capacità o meno degli scienziati di predire i terremoti. Le condanne sono state per la mancata comunicazione del rischio, e più generalmente, per la responsabilità che gli scienziati hanno come cittadini di usare la loro esperienza per aiutare la gente a prendere decisioni informate e sicure.

È una ridicola leggerezza che la American Association for the Advancement of Science condanni il verdetto, come condannò i capi di imputazione quando questi vennero depositati, denunciandoli come incapacità di comprendere la realtà scientifica relativa alle probabilità dei terremoti. Che la questione non avesse mai avuto nulla a che fare con la capacità dei sismologi di predire i terremoti è stato chiaro fin dalla prima accusa; gli imputati furono accusati di dare “informazioni inesatte, incomplete e contraddittorie” sul fatto che gli sciami sismici precedenti al terremoto del 6 Aprile potessero giustificare un allarme.

Il problema non è mai stato se gli scienziati potessero o non potessero prevedere i terremoti. Anche il presidente dei 309 Martiri che fu il promotore del processo lo disse; il Dr. Vincenzo Vittorini, che ha perso la moglie e la figlia nel terremoto, disse all’inizio del processo “Nessuno vuol mettere la scienza sul banco degli imputati. Tutti sappiamo che il terremoto non poteva essere previsto e che non esisteva l’opzione della evacuazione. Noi volevamo solamente una informazione più chiara sui rischi per poter fare le nostre scelte.”

La frustrazione e la rabbia del dr. Vittorini sono comprensibili. Gli scienziati fecero un pessimo lavoro di comunicazione. Infatti gli scienziati non comunicarono affatto. La Commissione Nazionale Grandi Rischi aveva convocato gli esperti dopo che la serie di sciami sismici nella zona sismica degli Appennini aveva fatto prevedere una scossa violenta da parte di un tecnico di un laboratorio di fisica locale, previsione basata sulla concentrazione del radon.

Gli esperti si riunirono per diverse ore, scartarono la previsione basata sulla concentrazione del radon, e concordarono che gli sciami sismici non potevano supportare la previsione di un terremoto di forte intensità. Dopo la riunione gli scienziati se ne andarono senza rilasciare alcuna comunicazione. Un funzionario locale della Protezione Civile che aveva condotto la riunione venne interrogato da un giornalista e in modo informale e approssimativo descrisse la riunione. “La comunità scientifica ci dice che non c’è pericolo, perché c’è un rilascio continuo di energia. La situazione sembra favorevole.” Il dr. Bernardo De Bernardinis, il numero due della Protezione Civile italiana, aggiunse laconicamente che gli abitanti potevano farsi un bicchiere di vino. Dopo poco più di una settimana 309 di loro sarebbero morti.

Questo è stato l’oggetto del processo, la scadente comunicazione del rischio da parte del dr. Debernardinis – uno degli imputati – e la NON comunicazione da parte dei sismologi, che certamente avrebbero potuto fornire commenti più attenti e qualificati. È stata questa dequalificata comunicazione la causa delle morti e la motivazione delle condanne per omicidio colposo? Certamente non in modo diretto, sostennero gli avvocati della difesa.

Fu questo mancato rispetto nei confronti di una popolazione spaventata che si aspettava un aiuto dagli esperti, di una guida, un qualunque suggerimento potessero fornire…una comunità così spaventata dagli sciami sismici e dalla previsione del tecnico del laboratorio fisico che centinaia di persone dormivano all’aperto? Certo, la mancata comunicazione fu un grave errore anche se gli scienziati dividono questa responsabilità con il governo italiano.

È vero che gli scienziati erano là come esperti nel rischio sismico, non come comunicatori, ma sapevano benissimo quanto fosse spaventata la gente e quanto importanti sarebbero state le loro opinioni sulla possibilità di un terremoto di forte intensità e con quale urgenza la popolazione voleva…aveva bisogno di sentire cosa potevano dire. Ma se ne andarono dalla città dove rimase un non sismologo a descrivere le loro discussioni. Gli scienziati hanno sicuramente la responsabilità della incapacità di costui di farlo con precisione e competenza.

Ma c’è anche una responsabilità del governo. Come può una Commissione Nazionale Grandi Rischi che convoca esperti per cercare di prevedere e di pianificare i diversi possibili disastri, non includere qualcuno responsabile della funzione vitale di comunicare il rischio? Questa è una funzione critica nel generale problema di gestione dei rischi, perché stabilisce il modo con il quale il pubblico ha la percezione del rischio, un aspetto essenziale nella preparazione delle popolazioni in caso di grandi disastri naturali: come reagiscono quando si verifica l’evento catastrofico, come poi recuperano sia sul piano fisico che su quello psicologico.

Il recupero psicologico è importantissimo per la salute fisica. Lo stress cronico è molto dannoso alla salute sotto molti aspetti, spesso nel recupero dopo gli eventi catastrofici il danno psicologico provoca danni più gravi dell’evento stesso nella popolazione colpita.

Non c’era nessuno a quella riunione di esperti preparato e responsabile per comunicare i risultati della discussione al pubblico, questa è già da sola una grave carenza. Gli esperti convocati per la riunione avrebbero dovuto almeno sapere che nella loro responsabilità di membri della Commissione Nazionale Grandi Rischi sono anche tenuti a comunicare con il pubblico al cui servizio sono stati chiamati. Qualunque programma di gestione dei rischi che trascura l’importanza della comunicazione del rischio è pericolosamente inadeguato.

Tutto avrebbe potuto essere evitato se fosse stata colmata questa lacuna.

Ma qui interviene un problema che ci riporta al ruolo degli scienziati come comunicatori ed educatori, in particolare quegli scienziati che sono esperti in materia relativa al rischio. Certamente questo processo è un messaggio per tutti loro. Abbiamo bisogno di esperti che ci aiutino a predire e a pianificare i rischi per la società in generale, ma abbiamo anche bisogno di esperti che ci aiutino a capire cosa dobbiamo sapere per proteggerci come individui.

Gli esperti scientifici sono una delle fonti di informazione più affidabili nella società e così come offrono la loro esperienza sui rischi ai governi, dovrebbero anche comunicare con i singoli individui ed educare la gente che vuole assistenza e guida. C’è poco da meravigliarsi quindi se la gente dell’Aquila celebra quella che sente essenzialmente come la loro vendetta contro coloro nei quali avevano sperato di avere aiuto per fare le loro scelte informate per essere al sicuro, esperti che, certo innocentemente, hanno mancato alla loro fiducia.

David Ropeik

Commenti:

1.1 Phalaris 10/23/12 Il comunicatore che sarà necessario sarà un avvocato che rediga ogni dichiarazione in modo che non sia esposta a possibili denunce qualunque sia il risultato. Perché la prossima fase sarà che gli scienziati saranno denunciati peri danni provocati dai falsi allarmi. Tutta la comunicazione del mondo non risolverà il problema di un pubblico con aspettative assolutamente irrealistiche create da politici interessati e sensazionalisti e dai media politicamente motivati.
1.2 Oneco9commentator 10/23/12 “È stata questa dequalificata comunicazione la causa delle morti e la motivazione delle condanne per omicidio colposo? Certamente non in modo diretto, sostennero gli avvocati della difesa.” Ma comunque non c’era una opzione “giusta” . Dissero chiaramente alla fine che per quanto loro potevano sapere non c’era un rischio di terremoto violento
Superiore a quello di un anno prima o di cinque anni prima o di sempre. E quella era la verità. Il fatto che il terremoto si sia verificato 6 giorni dopo è assolutamente irrilevante – avrebbe potuto succedere cento anni dopo per quanto ne possa sapere la scienza attuale. La gente venne ingannata da queste dichiarazioni? Non penso, il terremoto fu un accidente e fu pura coincidenza il fatto che si sia verificato quando si è verificato. Non ci fu in questo caso carenza di comunicazione.
1.3 Nav-water 10/23/12 “Le condanne sono state per la mancata comunicazione del rischio, e più generalmente, per la responsabilità che gli scienziati hanno come cittadini di usare la loro esperienza per aiutare la gente a prendere decisioni informate e sicure.” E se gli scienziati avessero detto che c’era il 10% di probabilità che si verificasse un terremoto violento. Sarebbe stata una informazione sufficiente per fare scelte informate e sicure. La questione in quel caso sarebbe stata che eravamo stati informati che c’era il 90% di probabilità che non si verificasse il terremoto. Ogni decisione basata su ipotesi di probabilità è legata all’atteggiamento degli individui nei confronti del rischio. Solo per il fatto che se ne andarono senza dare una probabilità di occorrenza o non occorrenza non si può dire che si sia trattato di carenza di informazione. Forse gli scienziati non avevano informazioni sufficienti per fare una previsione documentata. Inoltre, a proposito del laboratorio di fisica locale, gli scienziati di quel laboratorio avevano la responsabilità come cittadini di dare le informazioni. Lo hanno fatto? Se non l’hanno fatto anche loro dovrebbero essere puniti. Se lo hanno fatto come mai la gente non ha riscontrato quella informazione? Quello che è successo è tragico ma non esiste che si punisca per carenza di informazione.
1.4 JohnVidale 10/23/12 Ecco un’altra opinione detta senza la minima idea di quello che era il rischio nel giorno del terremoto a L’Aquila. Sembra che qui i fatti non contino. Secondo quanto posso dire le probabilità di un terremoto di magnitudo 6.3 era stata stimata per quel giorno in una probabilità su diecimila (1/10.000) e la possibilità che ci fossero vittime negli edifici della classe peggiore in una su centomila (1/100.000). I dati di fatto della situazione dovrebbero costituire la base per istruire comunicazioni consistenti, e non un dettaglio senza importanza. A me sembra che il basso livello di rischio definisca il messaggio dato e il messaggio recepito, “siamo in un’area sismica, ma non raccomandiamo l’evacuazione”, non solo facilmente difendibile ma anche corretto. Le comunicazioni e le predisposizioni strategiche avrebbero potuto essere più sofisticate e complete, ma si tratta in gran parte di un problema di risorse disponibili, e i colpevoli dovrebbero essere cercati in una cerchia molto più larga di persone.
1.5 Difrance 10/23/12 Caro Dr. Ropeik, siamo tutti d’accordo che il mondo sarebbe migliore se tutti fossero bravi comunicatori, bravi scienziati, bravi elettricisti, bravi idraulici, e bravi preti …e perché no bravi padri tutto allo stesso tempo. Tuttavia il 50% della gente che conosco fa bene il suo mestiere e niente altro. Forse il 25% della gente fa bene il suo mestiere, o forse il 20% e inoltre hanno un hobby. Io appartengo a questo 20% , cerco di essere un bravo scienziato nel mio lavoro e mi diletto di musica come hobby (sfortunatamente non di frequente). Forse il 5% sono meglio di me perché sono capaci di fare due mestieri allo stesso tempo, ma una cosa è certa: nessuno del rimanente 95% è in galera per questo. Non puoi mettere in prigione uno scienziato per 6 anni (per 6 anni…6 ANNI, capito?) perché non è un buon comunicatore, a meno che tu non sia pazzo, o semplicemente impressionato e stressato da una comunità locale ancora spaventata e disperata. Sì questa è pura follia, perché alcuni scienziati sono stati richiesti di svolgere una consulenza e quegli scienziati si sono comportati come si sarebbe probabilmente comportato il 95% degli scienziati (il rimanente 5% sarebbero stati anche buoni comunicatori, forse). Hanno semplicemente fatto ciò che gli era stato chiesto. Andranno in prigione perché sono cattivi comunicatori… Questa è dura da accettare anche se mi metto dalla parte di chi vuole sottolineare l’importanza della buona comunicazione scientifica come lei sta facendo. Detto questo concordo con alcune delle sue considerazioni. QUALCHE comunicazione sarebbe stata utile in quella situazione. Ero all’Aquila quella notte nel mio appartamento (che venne solo parzialmente danneggiato perché era stato costruito come si deve…a proposito i costruttori! Sono loro che dovrebbero andare in galera e non gli scienziati) e mi sembra che l’unico bravo comunicatore sia stato quel tecnico del laboratorio del Gran Sasso con l’hobby della sismologia,( a proposito previde circa 30 terremoti in pochi mesi… non sarebbe stato poi così difficile beccare quello giusto!). Ma la Protezione Civile italiana è colpevole di cattiva gestione, perché non fornirono un buon comunicatore, e certamente questo non c’entra con gli scienziati. Ma anche così una migliore comunicazione da parte della Protezione Civile difficilmente avrebbe migliorato la situazione. Ero a casa mia. Ci fu una scossa del 4 grado alle 11 di sera prima della botta violenta. La gente era già abbastanza spaventata e molti dormivano nelle loro auto. Dubito che una migliore comunicazione da parte della Protezione Civile avrebbe potuto migliora la situazione. Io decisi di dormire nel mio letto, ma non a seguito della “cattiva comunicazione”. È stato difficile per me, come per molti miei colleghi riprendermi dopo la tragedia. E dobbiamo riconoscere la verità che nel nostro paese non siamo molto bravi in queste situazioni. Troppo individualismo. Poi ho deciso di andare via. Se penso al disastro della gestione post terremoto da parte del governo Berlusconi che cercava di utilizzare il terremoto per la sua propaganda, ai costruttori che speculano sulle nuove città, ai funzionari locali così lenti e così inefficienti, all’individualismo della gente legata ai suoi propri interessi, ai funzionari locali che hanno ignorato i rapporti sugli edifici del centro che avrebbero dovuto essere ristrutturati…ci dovrebbe essere un sacco di gente che dovrebbe pagare e che non pagherà mai. E adesso vedo questo stupido processo. Una perdita di tempo. E una vergogna per il mio paese. Me ne rendo conto oggi parlando con in miei colleghi in Inghilterra. I migliori saluti, Marco.
1.6 Outsidethebox 10/23/12 Se fossi stato nella giuria avrei votato per la condanna. Chi sono esattamente questi “semidei in camice bianco”? Per cosa sono pagati esattamente? Per aiutare il pubblico e in casi estremi per salvare vite umane. Hanno fallito. Qui molti dicono che si meritano i loro stipendi e i loro privilegi e che non hanno responsabilità per gli errori. Non sono d’accordo.
1.7 rlalli 10/23/12 Sono italiano e sono d’accordo con l’analisi del dr. Ropeik. Sfortunatamente gli scienziati si riunirono a L’Aquila perché il direttore della Protezione Civile Italiana (dr. Bertolaso) gli chiese di rassicurare la popolazione locale. Definì questa riunione un” evento mediatico” per screditare gli scienziati locali che prevedevano una scossa violenta (vedi http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2012/01/18/news/il_terremoto_negato-28369392/index.html?ref=HRER2-1
) Gli scienziati imputati si riunirono per molto meno delle “molte ore” citate nell’articolo del dr. Ropeik. Dai verbali risulta che la durata della riunione fu di circa un’ora. Ovviamente è un problema giuridico decidere se la loro responsabilità è coerente con la pena stabilita dalla sentenza, ma è certo che il giudizio non fu contro la scienza, ma fu relativo ai legami tra interesse politico ed esperienza scientifica nel campo della comunicazione del rischio in un contesto locale italiano.
1.8 Lost Martian Cosa è successo allo Scientific American? Questo articolo (sic) è un altro esempio di bla-bla postmoderno anti-scienza. C’è, sembra, una tendenza a razionalizzare tutto, specialmente la stupidità, allo scopo di essere politicamente corretti.
1.9 M.Tucker 10/23/12 “Tutti sappiamo che il terremoto non poteva essere previsto e che non esisteva l’opzione della evacuazione. Noi volevamo solamente una informazione più chiara sui rischi per poter fare le nostre scelte”. Se non c’era l’opzione della evacuazione di quali scelte sta parlando? Stai forse parlando della scelta del vostro governo di non istruire e fare applicare adeguata normativa edilizia in zone a rischio sismico? A quale normativa dovrebbe aspirare un governo? Suggerirei ai vostri funzionari di fare un viaggio in Giappone e magari in California. “Sappiamo che i terremoti non si possono prevedere”. Allora cosa volevate dagli scienziati dopo lo sciame sismico che ha preceduto la scossa del 6 Aprile? Volevate assicurazioni che tutto sarebbe stato OK? Avevate bisogno di una assicurazione che non ci sarebbe stata una scossa violenta? Ma l’hai detto “Sappiamo che i terremoti non possono essere previsti”. Sapete che vivete in Italia. Sapete che avete una lunga storia di terremoti. Le vostre norme edilizie dovrebbero essere già analoghe a quelle della California del 1970. Vi sorprende che le norme edilizie medievali non sono sufficienti? Volete un capro espiatorio da incolpare. Guardate ai vostri politici. Se vivete ancora nelle caverne come alcuni vivono in Cina, o in edifici in muratura senza struttura in cemento armato, come è evidente dalle foto, vivete aspettando un disastro. Voi italiani non sapete che gli studenti di geologia nel mondo occidentale studiano da generazioni le foto dei disastri geologici nel vostro paese? Piantatela con la caccia alle streghe e raggiungete il 21esimo secolo!
1.10 WillBlau 10/23/12 Sono solo un ingegnere ma questa roba è sbobba per maiali. Avendo vissuto tutta la mia vita in California i terremoti sono roba per la quale ci si prepara e con la quale si vive ogni giorno. Se ti provoca stress costante cambia città e non stare in una città collocata in zona sismica da tempi precedenti a quelli nei quali Cristoforo Colombo si perse nei Caraibi. È triste vedere che la cultura di dare la colpa alla gente per fenomeni dell’universo ha eluso gli Stati Uniti (? ndt). Meno male che le sentenze di primo appello vengono in molti casi sovvertite al secondo appello nei tribunali italiani. C’ un articolo qualificato da competenti che mette in relazione il livello di radon superiore a 6 con i terremoti? Per me questa roba si legge come una pubblicità per l’autore.
1.11 torloneg 10/24/12 Sono d’accordo con l’analisi del dr. Ropeik. I migliori saluti dall’Aquila.
1.12 John Quinn 10/24/12 ” C’è poco da meravigliarsi quindi se la gente dell’Aquila celebra quella che sente essenzialmente come la loro vendetta contro coloro nei quali avevano sperato di avere aiuto per fare le loro scelte informate per essere al sicuro, esperti che, certo innocentemente, hanno mancato alla loro fiducia.” Quell’inciso “certo innocentemente” la dice tutta, o no? Ovviamente contraddice la tesi di tutto l’articolo.
1.13 CSBuckler 10/24/12 Tutta la faccenda riguarda più il controllo politico dell’informazione che l’abilità degli scienziati di comunicare la scienza al pubblico. Noi scienziati negli Stati Uniti, per quanto ci lamentiamo dei finanziamenti alla scienza etc., siamo relativamente liberi di fare le nostre ricerche e di comunicarle come meglio crediamo. E in genere ci possiamo fidare dei finanziamenti che il governo ci promette. Questo non è però vero in molti paesi e fra questi l’Italia. I verbali della riunione della Commissione Nazionale Grandi Rischi del 2009 dimostrano che la riunione fu convocata per raccogliere informazioni per “tranquillizzare la popolazione” in merito ai timori del terremoto. La riunione durò circa un’ora i verbali sono contenuti in due pagine. Agli scienziati NON VENNE DATA la possibilità di parlare con il pubblico. Furono i politici a impostare la risposta ai media, non gli scienziati. Cionondimeno gli scienziati avrebbero potuto usare un linguaggio migliore parlando con i politici, dare un messaggio più chiaro. Ma mettetevi nella loro posizione. Cosa fareste come scienziato se un politico ,che controlla i tuoi fondi di ricerca e che potrebbe tagliare quei fondi da un momento all’altro per motivi arbitrari e che vi può garantire che non potrai più fare ricerca nel tuo campo, dice che il suo comitato ha bisogna di informazioni che blocchino la paura della gente? Paragonate a questo alla comunicazione al pubblico durante il terremoto in Emilia Romagna del 2012. Il dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Modena organizzò dibattiti pubblici, rilasciò comunicati stampa e in genere fornì al pubblico tutte le informazioni su quello che dovevano fare. A seguito di questo la Commissione Grandi Rischi dichiarò che “Non ci sono metodi scientifici affidabili per la previsione dei terremoti a breve termine” ma che “ciò non esclude la possibilità, anche se poco probabile, che l’attività sismica si estenda a zone adiacenti a quelle attive finora.” Questa volta, anche perché il processo dell’Aquila era già in corso, i politici lasciarono che gli scienziati parlassero – e questi fecero un lavoro eccellente. Sono pienamente d’accordo che è necessaria una migliore comunicazione della scienza al pubblico. Per questo obbligo i miei studenti a fare un esercizio che chiamo “discorso del barbiere”, tre minuti di descrizione in parole semplici su quello che fanno e perché quello che fanno è interessante per il pubblico. Questo tipo di discorso è molto importante – evitare il gergo dare spiegazioni essenziali perché il pubblico si renda conto degli argomenti correnti nella scienza e sappia decidere correttamente in merito. Tuttavia, tutti in discorsi semplici e diretti del mondo non conterà nulla se il vostro governo detta quello che uno scienziato può dire o fare e minaccia il suo pane quotidiano, oppure se non ti da accesso al pubblico per parlare dei vari problemi.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a La sentenza dell’Aquila su Scientific American

  1. Massimo Pugliese ha detto:

    Il dolore per morti e feriti causati da terremoti, alluvioni, avvelenamenti industriali, ecc. prima di tutto.
    I terremoti non si possono eliminare ma se ne possono attenuare le conseguenze costruendo meglio (vedi i capannoni in Emilia), le alluvioni eccezionali idem regimentando meglio il territorio (vedi Genova e le Cinque Terre), gli avvelenamenti industriali sono esclusiva connivenza tra padroni e politici contro schiavi cui si pone l’alternativa di non lavorare o di morire per lavorare (vedi ILVA, stabilimenti Eternit, Montedison, ecc,).
    Tutto quanto è successo in questi ultimi decenni non ha insegnato nulla per limitare la strage immane che avverrà quando “esploderà” il Vesuvio: in questo caso natura, camorra, politici saranno accomunati ai disgraziati che per ignoranza o stupidità si stanno continuamente abbarbicando sulle sue pendici in assoluta indifferenza da parte delle cosidette autorità.
    Si farà il processo ai sismologi che da decenni predicano il prossimo verificarsi dell’evento o si faranno altre chiacchiere sulla mancanza di chiarezza dei ruoli – il classico chi fa cosa – come è successo all’Aquila e che articolo e commenti riportati in questo blog hanno ancora di più contribuito a confondere?
    Per questi eventi non ci possono essere morti colpevoli e morti innocenti ma solo morti di una triste contabilità.

    • Carlo Del Corso ha detto:

      Non meraviglia la posizione presa da David Ropeik sulla sentenza dell`Aquila. Posizione che, personalmente, non condivido ritenendo la sentenza, e sono in buona compagnia, giuridicamente errata.
      “Gli scienziati fecero un pessimo lavoro di comunicazione.Infatti gli scienziati non comunicarono affatto.” Ropeik fa capire chiaramente quale e` stato il nocciolo del problema: la mancanza di una qualificata capacita` di comunicazione del rischio fra il livello scientifico e il pubblico. In pratica l`assenza di una specifica consulenza da parte di societa` come la ROPEIK&ASSOCIATES Risk perception. Risk communication and Risk management.

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