Deserti programmatici

I deserti programmatici

Lorenzo Matteoli

18 Febbraio 2013

Tutte le campagne elettorali italiane sono in genere deprimenti, una fiera di menzogne, demagogia, incompetenza, volgarità culturale e politica. Quella per le prossime elezioni del 24 Febbraio 2013 supera alla grande e ridicolizza ogni precedente esperienza. Le bugie dei candidati, le contraddizioni, il disprezzo per l’intelligenza e il buon senso degli elettori sono pura criminalità politica, se nel codice esistesse questo reato.

Mario Monti dopo essersi associato con partner che sono l’emblema dello squallore etico-politico italiano, adesso gioca sull’equivoco lasciando implicitamente capire un probabile connubio governativo con Bersani, ma negandolo esplicitamente. Bersani, alleato con Vendola, il quale a sua volta dichiara che non starà mai in un governo con Monti. Monti che ipotizza vaghi possibili cambiamenti di Vendola per non affrontare la smaccata contraddizione.

Bersani che si fa aiutare da Matteo Renzi dopo averlo massacrato in primarie finte con la macchina da guerra dell’ex PCI, Matteo Renzi che spreca tutto l’incredibile investimento fatto durante le primarie in uno squallido appiattimento sulla linea dell’usato sicuro. Lo stesso che una volta voleva rottamare. L’unica speranza è che gli elettori sappiano punire senza pietà i truffatori della politica contingente. Ci si chiede come faranno. Saranno scelte difficili per un elettore onesto, informato e intelligente di qualunque orientamento o partito: ogni scelta comporta un po’ di vergogna e molta amarezza. I militanti storici del PCI già provati dalle contorsioni DS, PdS, PD, faticano a riconoscersi in Bersani. Lo squarcio sulla  complicità tra il  Partito e i pirati del Monte dei Paschi, l’equivoco tango con Vendola, alternato all’ambiguo valzer con Monti, la storia personale del Segretario e del suo compagno lombardo Penati, rende tormentosa la scelta di un onesto militante, sia di base che di élite accademica. E il tormento potrebbe riservare sorprese nel segreto dell’urna: l’incubo del Segretario patetico sbranatore.

L’algido tecnico professore che aveva conquistato popolarità e fiducia enorme, nonostante i molti pasticci tecnici suoi e dei suoi ministri, alcuni veri dilettanti del potere, e nonostante la complessiva incompetenza e inadempienza, salito in politica ne è poi sceso con l’equivoco connubio con Montezemolo e Fini/Tulliani/Casini. Anche i suoi  sostenitori più convinti cominciano ad avere qualche riserva e si chiedono se il leggendario sia poi veramente “fit to rule”. Primo fra tutti quel Bill Emmot (ex editor dell’Economist) che lo aveva salutato nel Novembre del 2011, come possibile salvatore della patria. Berlusconi lotta per salvare l’impero che ha mandato in rovina con i suoi comportamenti strampalati, dice anche cose giuste, ma la credibilità perduta le rende inutili. L’attacco sistematico del “sistema Italia” (stampa, talk shows, accademia, giustizia) con l’assist di siluri da Bruxelles e Berlino è riuscito a distruggerlo, anche se lui è l’ultimo ad ammetterlo. Nel segreto dell’urna potrebbe avere molti voti grazie alla inconsistenza dei suoi oppositori Bersani/Vendola/Monti, che nei programmi e nei fatti sono, sotto molti aspetti, peggio di lui per scomposta demagogia, menzogne e curriculum politico, ma che godono del favore servile del “sistema”. Berlusconi nonostante tutto resta l’incognita della bagarre finale. Grillo è l’interprete più preciso dei sentimenti delle piazze Italiane: fuori tutti. Que se vayan todos. Racconta cose verissime e documentate e fa proposte allucinate e pericolose, ma è, al di fuori di ogni dubbio, l’unico personaggio nuovo del “teatro”. Quello che rappresenta il massimo potenziale di cambiamento. Non votabile per il “centro storico” ma nelle zone di margine della sinistra, della destra e del centro capace di raccogliere un largo consenso, per una proposta radicale che non si sa bene come si articolerà nel mondo reale. Grillo rischia di essere il secondo partito italiano, nel segreto dell’urna…

A valle di questo quadro, e considerando con attenzione le proposte dei diversi attori devo dire che le ritengo tutte “antiquate” e, forse peggio, astratte dalla realtà sia congiunturale che di medio lungo termine. Nessuna delle aggregazioni che il 24 Febbraio si confronterà con gli elettori italiani sembra porsi i problemi che il momento storico, ambientale e politico impone con urgenza e drammaticamente: crisi finanziaria globale, crisi ambientale, crisi dei territori metropolitani, crisi dei valori istituzionali e crisi dei valori sociali. Il più grave di tutti: la stanchezza della gente.

Crisi finanziaria globale: tutte le risposte, quando ci sono, hanno connotazione economica monetaria di breve termine, più o meno credibili, più o meno sostenibili, più o meno contraddittorie, nessuna proposta considera l’ipotesi di cambiamenti macroeconomici strutturali, nessuna si azzarda a ipotizzare motivi e radici della crisi connessi con la crisi dell’economia di mercato e della sua contraddizione con l’economia ambientale e delle risorse. Nessuno si avventura “oltre i limiti dello sviluppo” che sono invece quelli che il Paese dovrà affrontare e gestire nei prossimi 5, 10, 15 anni. Ovvero, nei tempi consistenti con i cambiamenti necessari: subito.

Crisi ambientale: il territorio italiano sia urbanizzato che agricolo richiede interventi di manutenzione urgenti. Il dissesto idrogeologico dovuto all’abbandono dei territori montani e dell’agricoltura collinare da una parte e il disastro delle città invivibili climatologicamente e socialmente, impone strategie illuminate di lungo termine che devono essere impostate oggi con strumenti di piano lanciati su scadenze ventennali assistite da coerente impostazione macroeconomica. Anche su questi temi nei programmi della politica italiana c’è il vuoto assoluto.

Crisi dei valori istituzionali: mezzo secolo di lassismo demagogico della scuola, di occupazione politica dell’università della magistratura e dell’informazione hanno ridotto l’Italia alla barbarie etica sociale. Su questo squallore sarà difficile costruire una motivazione sociale credibile per gli impegni di lungo termine che devono essere impostati e affrontati. Uscire dal tunnel della giustizia politicizzata e della scuola demagogicamente massacrata, dei media manipolatori e servili, richiede una autorevolezza etica e una visione politica che nessuno degli attori dell’attuale teatro politico è in grado di rappresentare.  Infatti nessuno dei programmi proposti agli elettori si pone il problema, a parte  il nichilismo del “fuori tutti” grillino che non sembra avere spessore programmatico oltre allo slogan di piazza.

Di seguito un schemino per pensare, i numeri sono assolutamente soggettivi e su ogni ipotesi si possono scrivere saggi e profonde elaborazioni critiche:

Durata del mandato politico            cinque anni

Crisi finanziaria                                 venti anni

Crisi ambientale                               cinquanta anni

Crisi della città                                   cinquanta anni

Crisi della Giustizia                            venti anni

Crisi della Scuola                               venti anni

A fronte della portata e dei tempi di questi problemi ci si chiede quale può essere la credibilità degli attori del teatro oggi impegnati in una gazzarra di bugie e di ripicche personali, di contraddizioni, tutti con storie politiche passate scoraggianti. Tutto in un contesto mediatico la cui professionalità è assolutamente omologa a quella degli attori del teatro e forse, in molti casi, anche più squallida.  Il 26 Febbraio non ci saranno risposte ai problemi del Paese.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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