Comprendere: come nell’etimo.

“Comprendere” come nell’etimo.

Lorenzo Matteoli

12 Marzo 2013

 

Bersani ha perso 3.641.823 voti passando dal  37.55% del 2008 al 29.53% del 2013.

Berlusconi ha perso 7.141.406 voti  passando dal 46.81% del 2008 al 29.13% de 2013.

Tutti e due in misura diversa ma significativa hanno perso voti a favore dell’astensione e del M5S di Grillo.

Mai nessun partito in tutta la storia della Repubblica Italiana ha subito crolli di questa portata. Ancora più grave il fatto che l’emorragia di voti sia avvenuta a favore di un movimento senza programma e senza idee o a favore dell’astensione: una durissima denuncia.

Berlusconi era dato per spacciato, Bersani per vincente. Ora sono praticamente alla pari: separati dallo 0.4% dei voti.

Tutti e due i partiti hanno responsabilità pesanti nel disastro sociale, culturale e dell’economia italiana, tutti e due non hanno saputo controllare né lo scialo del denaro pubblico né le loro aggressive e voraci clientele, la corruzione, la mafia, i furti di regime. Più grave di tutto: il degrado della dialettica politica.

Tutti e due gli schieramenti sono dominati da gerarchie vecchie, intellettualmente intorpidite, politicamente inerti e dilaniati da lotte interne. Tutti e due hanno dimostrato una patologica incapacità di rinnovarsi dall’interno e tutti e due soffrono di arrogante scollamento rispetto alla opinione pubblica e non sono capaci di porsi progettualmete di fronte ai problemi del paese.

Tutti e due sono invischiati e dominati da potenti clientele burocratiche, finanziarie, di sottogoverno.

Tutti e due non sono stati capaci, associati o antagonisti, di produrre le indispensabili riforme di un sistema che ha massacrato l’Italia politica, del lavoro e delle imprese.

Tutti e due sono responsabili del successo del nichilismo di Grillo e del rischio che questo successo comporta per il Paese.

Tutti e due sono stati e sono coinvolti in storie di corruzione, tangenti, mala-amministrazione e clientelismo.

Tutti e due gli schieramenti hanno al loro interno giovani capaci e preparati che sono stati tenuti sotto schiaffo da dirigenti reazionari e autocratici.

 Il risultato del voto del 24 Febbraio mette tutti e due gli schieramenti di fronte a una scelta drammatica: il loro annullamento e il Paese in mano a una linea di velleitarismo utopico irresponsabile, oppure il loro radicale riscatto e rinnovamento. Di idee, di persone, di quadri, di programmi e di progetto politico.

Sembra quasi un corollario: prima di quel cambiamento c’è un percorso che i due schieramenti devono fare insieme.

Questa, che per l’opinione pubblica del Paese è una palmare evidenza, non sembra essere ancora percolata nella viscosa capacità di comprendere degli uomini, delle segreterie, delle direzioni, dei circoli, della cultura politica dei due schieramenti. Uno attende inerte, il vecchio capo che si dibatte nei tentacoli della magistratura, e l’altro si consuma nell’inseguimento di un movimento che non si stanca di ribadire ogni ora, spesso volgarmente, la sua non disponibilità a qualunque dialettica.

In queste condizioni continua fra di loro e fra i loro dirigenti e leader la dialettica della “non comprensione”  e della “rimozione”.  A fronte del 60% di elettori che vogliono un governo, il quadro politico è dominato da un movimento che rappresenta il 25% degli elettori e che vuole l’azzeramento delle istituzioni della Repubblica, l’uscita dall’Euro, il default del debito sovrano, la democrazia assembleare, improbabili salari di cittadinanza e altre varie impossibili utopie o amenità.

Ancora si leggono appelli di intellettuali, personalità, giornalisti, opinion leader, che invocano lamentosamente la disponibilità di Grillo, senza rendersi conto che Grillo con molta astuzia, sta facendo proprio della non disponibilità il fondamento della sua presenza politica. Appelli, dichiarazioni e qualche volta piagnistei, che, se sono comprensibili da parte di figure da rotocalco come Lapo Elkann, riesce difficile accogliere da personaggi che sono ritenuti “monumenti” del sapere critico sociale contemporaneo.

Nonostante secoli di insegnamento della storia non ci si rende ancora conto che il “rinnovamento” non può che venire dall’interno. Ogni cambiamento “imposto” “coartato”, derivato da ricatto politico, portato dall’esterno dalla paura o dalla violenza  ha sempre avuto conseguenze tragiche.

Se ne è reso conto con molta intelligenza Matteo Renzi che sta conducendo una coraggiosa e chiara azione “dal di dentro”, che ha saggiamente cambiato la sua iniziale garibaldina posizione  di “rottamatore”  per una azione di apprezzabile intuito e di “comprensione”. Sperando e augurandoci che riesca a portarla avanti.

Ecco la chiave di volta del cambiamento vero, efficace. La comprensione: non la negazione, non l’antagonismo, non la prevaricazione o l’imposizione. Non la subalternità. La comprensione dialettica dell’antagonista, del diverso, la ricerca di mediazioni praticabili anche in un progetto di radicale rinnovamento delle due parti. Senza perdere identità, senza perdere valori, cercando praticamente soluzioni condivisibili in una situazione che non ha margini e sfumature ideologiche.

La sindrome della “non comprensione” e della “rimozione” dell’altro è quella per la quale “tutti hanno ragione”. Nessuno ha torto. Per ogni colpa dell’uno si trova una colpa dell’altro in una dialettica di contrapposizione esaurita, sterile e inutile. Anche se ogni argomento è documentato e verissimo: questa prassi ha come unico risultato la immobilità politica o, peggio, la rinuncia a favore del vuoto politico irresponsabile.

Nel Partito Democratico l’evocazione di una dialettica di programma con il PdL  scatena il “mai con Berlusconi!” (Deus vult!) e l’accusa di disponibilità all’inciucio. Nel Partito della Libertà l’ipotesi di un accordo di programma con il PD suscita  il rancore per i “comunisti”, l’odio per la magistratura settaria, e tutti i mali di pancia del “centro-destra” nei confronti della “sinistra”. Dove le categorie centro, destra e sinistra sono da tempo ideologicamente vuote e progettualmente sterili.

Io stesso devo fare una seria autocritica in questo campo, ma come me molti altri che invito a una riflessione “diversa”.

Oggi, cadute le barriere ideologiche restano crudeli, contingenti problemi di prassi da risolvere: una Costituzione farraginosa e bolsa che ha condannato il Paese a 60 anni di governi zoppi e fragili, una legge elettorale offensiva del senso comune e della rappresentatività, una crisi finanziaria nazionale e internazionale che richiede fermezza e visione di lungo termine su regole assolutamente nuove nel deserto provocato dall’iperfinanziarizzazione della economia e dalla rapina USA, una struttura amministrativa dello Stato soffocata da pachidermi burocratici, clientele, privilegi, caste, veti incrociati. La giustizia luogo di guerra per bande fra sette di magistrati prigionieri di un delirio da onnipotenza, scuola, università e ricerca allo sbando. Lavoro e imprese dominati da criteri vecchi che ingessano investimenti, iniziative e innovazione. Senza proteggere gli operai. L’emergenza che un vuoto governo di tecnici più arroganti che competenti non ha né saputo, né voluto affrontare sprecando un anno in concertazione e negoziati senza capire e riscontrare il mandato emergenziale che avevano ricevuto.

Ne viderunt consules …

Si faccia il governo di “scopo”: cercare le convergenze pragmatiche richiede molta più intelligenza e saggezza politica di quella necessaria alla grammatica del “noi”/”loro”.

Richiede visione, flessibilità, competenza, coraggio e … pulizia e generosità di mente.

E poi si inizi, dall’interno degli schieramenti, la rivoluzione del cambiamento senza lasciarla ad altri.

Sono stanchi i poeti, gli artisti, gli eroi, i santi, i pensatori, gli scienziati, navigatori, i trasmigratori?

Wrong quotation …

 

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Comprendere: come nell’etimo.

  1. Ornella Mariani ha detto:

    Lorenzo, le tue analisi a distanza sono sconvolgenti poich impongono di vedere quanto un intero Paese non vuol vedere.Io temo fortemente la sconsiderata condotta di Grillo, del suo sodale e dei suoi elettori; temo lo spreco di un’ulteriore voragine debitoria, per nuove elezioni che: o non muteranno quanto in essere, o lo peggioreranno ancora, supportando l’evidente piano di destabilizzazione del Movimento 5 stelle; temo i retroscena e i compromessi di queste ore in cui, fottendosene del disagio di una intera Nazione, il Pd tratta la poltrona del Quirinale per D’Alema o Prodi; temo che se Berlusconi si aggraver, la Magistratura rossa sar stata tanto idiota da renderlo una vittima; temo la malafede arrogante di Bersani che rifiuta, arroccandosi in tatticismi dialettici agitati nel vuoto ideologico, di comporre un governo di salute pubblica: l’unico possibile.Credimi, non si dorme pi e non si vive pi: questa gentaglia mostrando di non aver capito nulla, continua a perdere tempo e a non affrontare problemi ormai di difficile soluzione. Possibile che le nostre speranze debbano risiedere in Renzi, unico capace oggi di demolire la protervia di un Bersani e di una Finocchiaro?Davvero: quanto ritieni possibile oggi la possibilit della guerra civile? Attendo di leggerti.abbraccio Date: Tue, 12 Mar 2013 07:01:07 +0000 To: ornmariani@hotmail.com

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