La truffa del doppio registro

La truffa del doppio registro

Lorenzo Matteoli

28 Marzo 2013

 

Immagino che Pier Luigi Bersani abbia svolto approfonditi studi per descrivere il suo originale disegno di “governo a doppio registro”, ma sfortunatamente questi studi non sono disponibili al pubblico e siamo costretti a basarci sulle descrizioni che si leggono sulla stampa come citazione di sue parole.

Ognuno potrà decidere se prendersi le responsabilità nella gradazione che preferirà …. Ognuno può scegliere di appoggiare sostenere consentire o magari opporsi condividendo però l’esigenza delle riforme.” (Virgolettato dal Corriere della Sera di oggi 28 marzo 2013).

 

Per quanti sforzi si facciano per cercare di immaginare come potrebbe operare in pratica questa originale forma di governo si finisce per girare a vuoto o per ritrovarsi in inestricabili figure logiche. Supponiamo ci sia un registro di azione politica economica di connotazione congiunturale: misure atte a passare dal regime di austerità merkeliano-montiano a un regime keynesiano di maggiore spesa pubblica, minore pressione fiscale, diversificazione macroeconomica netta rispetto alla linea “europea”. Un regime che si dovrà accompagnare a misure finalizzate alla copertura economica della strategia con radicali e drastici tagli …. di cosa esattamente?  Non bastano ovviamente  i milioni di Euro che si possono recuperare dal licenziamento di qualche decina di migliaia di politici governativi, regionali e comunali, ai quali si dovrebbe comunque assicurare una adeguata pensione. Ci vuole molto altro e questo altro necessariamente riguarda strutture fondamentali della spesa pubblica, enti, istituti, welfare, sanità, educazione, infrastrutture, lavori pubblici, manutenzione di parchi immobiliari, progetti di lungo termine fondamentali per garantire efficienza e aggiornamenti della complessa macchina produttiva del Paese…etc.

Non è il caso di approfondire molto per capire che non esiste la possibilità di separare il registro congiunturale dal registro delle riforme e del “cambiamento” come lo chiama Pier Luigi.  O qualunque registro da qualunque altro registro.

Nella gestione politica complessa di un paese moderno la caratteristica della assoluta continuità fra gestione corrente e aggiornamento strutturale del sistema è un dato ineludibile: la struttura fondamentale del sistema si aggiorna, si riforma si cambia attraverso la gestione corrente sui vari tempi nei quali questa si disegna e si svolge. Altre ipotesi sono possibili ma sono in genere sanguinose.

La speranza di avere una manciata di voti grillini per approvare un registro e una manciata di voti del PDL o di montiani per approvare un altro registro, o altri registri (e non specifico chi approva cosa per ovvia difficoltà della distinzione) è una ingenua, puerile assurdità.

Se Bersani nei suoi innumerevoli incontri con le forze sociali avesse incontrato anche una delegazione di boy scout glielo avrebbero potuto spiegare anche meglio.

La mia solida convinzione quindi è che la fantasiosa idea del “doppio registro” sia un sogno tipico del “sonno della ragione” e mi meraviglio che nessuno nel vasto coro di commentatori della contingenza ci abbia fatto caso.

Non esiste una politica a due tempi, a doppia trazione una grillina+PD e una PD+cani sciolti di varia razza e colore e sarebbe il caso di chiedere a Bersani una descrizione chiara della sua fantasia per poterla contestare fattualmente. Lasciarlo andare senza guinzaglio e senza museruola per la strada della fantasia a due registri è una irresponsabile negligenza.

Speriamo che Napolitano non abbocchi a questa linea che oltre ad essere una fantasia impraticabile è ideologicamente profondamente disonesta. 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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