L’immagine della decomposizione

 

L’immagine della decomposizione

Lorenzo Matteoli

21 Aprile 2013

Dal 23 Febbraio l’Italia ha subito una radicale revisione del quadro politico. Il risultato elettorale ha sconvolto gli equilibri ridimensionando in modo punitivo la sinistra, che era sicura di vincere, consentendo al centrodestra, che avrebbe dovuto scomparire insieme a un Berlusconi logorato dai problemi personali e dalle aggressioni magistrali, di sopravvivere con un pareggio insperato sui sopravvissuti della sinistra. Dal ridimensionamento dei due partiti dominanti esce una costola di protesta che, con il 25%, diventa il terzo partito dello scenario e reclama cambiamenti al limite della sovversione sistemica.

Le elezioni hanno eliminato alcuni soggetti politici il cui squallore era evidentemente diventato insopportabile: Fini, Dipietro, Ingroja.

Il capo del governo Mario Monti è stato ridimensionato severamente e contenuto sotto il 10%: pagando un anno di errori disastrosi e di brucianti delusioni. Casini ha rischiato l’eliminazione salvandosi per “la pelle dei denti”.

La “non vittoria” del PD ha rivelato lo sfascio dell’ex partito comunista diviso in sette ferocemente antagoniste, dimostrando, se ce ne fosse stato bisogno, che il connubio fra cattolici e comunisti o ex comunisti è contro natura.

La fase post elettorale gestita rovinosamente dal segretario del PD Bersani, nonostante l’insistente assistenza, oltre al limite dell’irrituale, del presidente Napolitano, ha massacrato ulteriormente la sinistra. La tragica commedia dell’elezione del presidente della Repubblica ha dato il colpo di grazia bruciando in rapida sequenza tutti i candidati proposti dalle forze in campo: Marini, Prodi, Rodotà. Comunque “bruciate” sono state molte candidature ufficiose o giornalistiche: Bonino, Amato, Dalema, Strada, Cassese, Cancellieri, Chiamparino, Gabbanelli. Trascurando i candidati di fantasia come Dario Fo et al.

Alla fine, in una scena politica devastata, sono rimasti in campo Napolitano e Rodotà. Due monumenti della storia del comunismo Italiano, in campo dall’ultimo dopoguerra e da sempre presenti in tutte le battaglie di avanguardia dei compagni: Khmer Rouge, carri armati in Ungheria, repressione di Solidarnosh in Polonia, muro di Berlino… etc.

Alla fine vince Napolitano: l’immagine della decomposizione di una classe politica.

Bersani si dimette, Bindi si dimette, la segreteria del PD si dimette: premessa per un possibile rinnovamento di una classe politica reazionaria e sclerotizzata dalla presunzione di potere? Forse.

Le congratulazioni, i Te Deum e le grottesche agiografiche manifestazioni di gioia sono squallidi fescennini per un episodio che in realtà è l’emblema di un tragico fallimento politico, culturale e antropologico.  Che ci costerà caro.

Con tutto il rispetto dovuto all’età del Presidente eletto, e anche la seria preoccupazione, la sua elezione è un canto di morte per il Paese.

L’incapacità della classe politica, e del Paese, di esprimere candidature “in avanti”, forti per età e forti per competenza, con storie personali limpide e rigorose, rappresentative di una solida volontà di combattere la drammatica congiuntura è un segnale funebre sul nostro futuro.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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