Bugiardi: i partiti come “l’homo italicus”, quale cura?

Bugiardi: i partiti come “l’homo italicus

Quale cura?

Lorenzo Matteoli

5 Maggio 2013

 

I partiti italiani, tutti, soffrono di un serio Disturbo Dissociativo dell’Identità (DID Dissociative Identity Disorder) combinato con una buona dose di Disturbo di Personalità Multipla (MPD multiple personality disorder). Forse una diligente e lunga terapia assistita da un esperto analista risolverebbe molti problemi che la dialettica politica non riesce a schiodare: un  campo nel quale potrebbero essere di grande aiuto Paola Locci o Lella Ravasi Bellocchio.

Per un fenomeno di degrado che è in corso oramai da più di cinquanta anni, gli organi centrali, le direzioni e le segreterie invece di elaborare il loro manifesto ideologico e adeguarlo alla evoluzione del mondo reale, ponendolo poi come riferimento, motivazione e collante per i loro aderenti, galleggiano acriticamente sui sondaggi di opinione che vengono assunti come riferimento strategico politico. I leader non guidano più la basi, sono queste, manipolate dai media, che guidano i leader. Da qui la “dissociazione dell’identità” e la “moltiplicazione delle identità” che confonde e blocca ogni capacità di elaborazione e di formulazione di strategie operative efficaci, leggibili, chiare. Alla fine si verifica lo scollamento da quelle basi stesse che pur essendo le matrici delle molteplici identità e della dissociazione, non si riconoscono più in nessuna delle immagini finali. Quindi il rifiuto e l’avversione antagonista.

Come guitti malevoli e furbi i Partiti si travestono per catturare aderenti e voti assumendo tutti gli aspetti che i sondaggi indicano come “graditi” al pubblico di area. Dicono le cose che la base vuole sentirsi dire, costruiscono sui sondaggi i monumenti, i mostri, le vergogne, le figure gloriose, le finte verità fattuali, delle quali restano poi prigionieri come scimmioni nelle gabbie di un immaginario zoo ideologico. Nel processo di degrado sono validamente assistiti da una professione di giornalisti che guadagnano se vengono pubblicati e vengono pubblicati se scrivono le cose che “piacciono” al “target” campione del loro pubblico, come interpretato dal “direttore” o dalla “proprietà”. Un circolo perverso di autocastrazione critica che nel nostro Paese, è diventato un impossibile pantano.

 

Un paragone che viene spesso evocato dalla critica politica “femminile” è quello del “partito” che si comporta come l’archetipo del maschio italiano nelle varie forme nelle quali il noto animale alligna nella nostra società. Nelle versioni pessime, brillantemente interpretate a suo tempo da Alberto Sordi, bugiardo, egoista, vigliacchetto, doppio, vanesio e di fronte alle vere sfide incapace, fuggiasco, evasivo. Nelle versioni nobili, ma certamente non entusiasmanti, forse l’archetipo è interpretato in qualche opera felliniana da Marcello Mastroianni, bugiardo per debolezza, incerto, generoso, ondivago, velleitario, subalterno e vittima. Alla fine anche lui travolto e perdente.

Tutti e due gli archetipi sono bugiardi il primo laidamente, il secondo pateticamente  (Friedrich Nietzsche: Su verità e menzogna in senso extramorale).

Devono di necessità mentire per sostenere le identità molteplici e spesso contraddittorie e per convincere le vittime/dominatrici: le “basi”. I followers come si chiamano oggi twitterescamente. Nella figura metaforica le “basi” sono la controparte femminile/vittima del “partito” maschio e bugiardo. Menzogne laide, o menzogne nobili[1], quasi sempre anche innescate se non provocate dal fatto che la “base” e cioè la pubblica opinione italiana, non ha la forza, la cultura, l’informazione, per subire o accogliere la verità, o si presume che non l’abbia. (“You cannot handle the truth”come grida nella sua battuta finale Jack Nicholson a Tom Cruise nel film “A Few Good Men”).

Per uscire dal pantano bisogna che la terapia affronti i due aspetti del problema: da una parte curare il “maschio/partito” dalla sua sindrome di mentitore  e dall’altra curare la vittima “femmina/base”  dalla sua vera o presunta incapacità di accogliere la verità.

Da che parte incominciare?


[1] I’m not upset that you lied to me, I’m upset that from now on I can’t believe you

Friedrich Nietsche

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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