USCIRE DALLA DEPRESSIONE

Uscire dalla depressione

Lorenzo Matteoli

10 Maggio, 2013

 

La velocità acefala con la quale si formano e si cambiano le immagini e l’efficacia letale con la quale le conseguenze delle immagini modificano la visione della realtà, costruiscono miti e vergogne, orientano e ingannano opinioni, istruiscono gesti che a loro volta creano nuove immagini e distruggono quelle vecchie è il segno di questo tempo decisamente “interessante” della Repubblica.

L’immagine della decadenza di Silvio Berlusconi e del suo governo, l’immagine della credibilità del governo dei tecnici, l’immagine della competenza e della autorevolezza di Mario Monti, l’immagine del vuoto  di competenza e autorevolezza di Mario Monti e dei suoi “tecnici”, l’immagine della solidità e affidabilità del Partito Democratico, l’immagine della saggezza e competenza di Bersani, l’immagine della sua devastante dabbenaggine e debolezza, l’immagine del disastro del Partito Democratico e della sua dissoluzione, l’immagine della novità del movimento di Grillo, l’immagine del vuoto concettuale e programmatico del movimento di Grillo…l’immagine della ineludibilità del governo di “larghe intese”, l’immagine della affidabilità del governo di “larghe intese”, l’immagine del tiro al piccione sul governo di “larghe intese”…e via di seguito: Merkel, Draghi, BCE, Bruxelles, Francoforte…

 

Una sequenza da brivido di immagini  create  e distrutte dalla nuvola caotica, effimera e incontrollata del sistema mediatico, internet, web, blogosfera, giornali TV, twitter e dichiarazioni estemporanee di soggetti più o meno qualificati, irresponsabili o incompetenti.

 

Ma il mondo reale, la gente, le strutture, il territorio, le “cose” e gli individui che le usano, progettano, muovono, sono “altro”.  Anche se sono travolte e nascoste dalla farraginosa sequenza di immagini, le “cose” sono “altro”.

Forse è bene tornare a questo “altro”, riscoprirlo e riappropriarsene.

 

Qualcosa sta succedendo: nella confusione si intuisce sempre più chiara la differenza e la separazione tra le immagini e il mondo reale. Emerge una terza figura: quella della liberazione del mondo reale dalla subalternità e dalla dipendenza dalle immagini. La riappropriazione della realtà.

La gente comincia a stancarsi delle immagini e della scena inconsistente che raffigurano: non è un calo di credibilità è il dissolversi di significati. I due mondi si allontanano sempre di più.

Questo, che potrebbe essere inteso come un  segno negativo, è invece a mio avviso l’inizio di una nuova coscienza della gente: il mondo reale deve funzionare indipendentemente dalle figure virtuali e fittizie prodotte dalla nuvola virtuale caotica, acefala e priva di “telos”. La frustrazione che ha generato depressione e rifiuto deve virare verso l’autonomia e l’indipendenza. L’incertezza degli improbabili futuri proposti da una classe dirigente politica fallimentare deve essere sostituita dalla certezza che un futuro comunque ci sarà e sarà molto più probabilmente determinato dalla volontà collettiva della gente e dal comune sentimento sulla necessità di operare ognuno al meglio nella sua competenza e nel suo ambito: secondo la nota e provata legge che l’azione occupa sempre lo spazio lasciato libero dalla inadempienza. Le regole del vivere civile e della decenza collettiva non  hanno bisogno di leggi sono radicate nella cultura della gente.

La gente è profondamente diversa dalla classe politica che per mostruose allucinazioni delle regole oggi è arrivata a rappresentarla. Questa seria differenza  non resterà implicita a lungo ed è ben diversa da quella sgangherata proposta dall’insulso assemblearismo dei cultori di twitter. Una nuova forma di squadrismo senza olio di ricino.

 

Il paese liberato dalla depressione indotta dalla futilità del quadro di governo politico e delle sue svariate opposizioni, riprenderà l’iniziativa nella proposta culturale e nella proposta di impresa. La nuova volontà di futuro trainerà la coesione sociale e alla fine costringerà alla sua responsabilità anche il quadro politico disfatto. È però importante uscire dalla depressione che oggi domina, separare il mondo reale dalle immagini della nuvola caotica dei media e del web, avere nitida la coscienza che una società impostata su una positiva volontà di futuro diventa elemento trainante e non subalterno del quadro complessivo. Bisogna ridefinire e riscoprire cosa è causa e cosa è conseguenza.

Uscire dalla depressione è la priorità perché la depressione è causa e non conseguenza.

La realtà del Paese è diversa dalle “immagini”: esiste una potenzialità di proposta forte, una capacità di impresa e una competenza gestionale e tecnologica solida, una base culturale viva e critica, una struttura storica che la dimostra, perdere queste valenze nella depressione sarebbe assurdo.

Questa solidità vera non è una immagine, è “cosa” sostanziale. È  questa realtà che, in modo sempre più leggibile, renderà evidente l’inconsistenza del mortale gioco di immagini. La luce in fondo al tunnel.

 

 

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a USCIRE DALLA DEPRESSIONE

  1. Massimo Pugliese ha detto:

    “Una sequenza da brivido di immagini create e distrutte dalla nuvola caotica, effimera e incontrollata del sistema mediatico, internet, web, blogosfera, giornali TV, twitter….”
    Caro Lorenzo, ci sei dentro anche tu che scrivi e ci sono dentro anche io che leggo. L’accelerazione istantanea di ogni cosa porta benefici e disastri. Credo che ci sia una parte di umanità che ne fa un proprio uso distorto, una che in qualche modo riesce a starci dietro ed un’altra che arranca penosamente. La forbice si allarga contemporaneamente a quella tra ricchezza e povertà. Inutili i rimpianti di calamaio, penna ed inchiostro. Sono d’accordo sulla nuvola caotica ed effimera, non su quella incontrollata. E’ controllatissima da un numero sempre più limitato di “persone” che probabilmente non si accorgono che la fine degli “altri” sarà anche la loro. Tempo al tempo. Non è una bella prospettiva.

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