Rivoluzioni e rivoluzioni

 

Lorenzo Matteoli

15 Ottobre, 2013

 

 

Il massimalismo utopico, l’ideologia o la passione che ha mosso quasi tutte le rivoluzioni della storia, come una dinamica paranoica finisce sempre, o quasi sempre, per partorire la sua nemesi, risvegliando, contagiando e potenziando i controrivoluzionari.

In retrospettiva hanno vinto di più le controrivoluzioni che le rivoluzioni e i prezzi pagati per le poche vittorie sono stati spesso catastrofici.

Questa amara riflessione di Luigi Zoia  che interpreto molto sinteticamente  e mi scuso con l’autore, (cfr Utopie Minimaliste, un mondo più desiderabile anche senza eroi, Chiarelettere editore srl, Milano ottobre 2013) si applica alle grandi rivoluzioni del diciottesimo e diciannovesimo secolo, ma, con le dovute cautele, anche alle più modeste ribellioni o movimenti che caratterizzano la storia recente fino ai giorni nostri e alle cronache di ieri. E di domani.

Un pensiero che giustifica lo scetticismo di chi di fronte alla frequente entusiastica chiamata rivoluzionaria preferisce il lavoro paziente, faticoso e continuo quotidiano per il cambiamento e per la resistenza alla letale viscosità del cretinismo burocratico ed economico e alla colpevole connivenza di chi nella palude immobile trova guadagni, privilegi e prebende, spesso ai margini della legalità, e spesso ben dentro al terreno delle complicità mafiose.

Sempre citando Luigi Zoia “Che Guevara non mancò solo il risultato…Ottenne invece il suo contrario: i generali e le oligarchie economiche presero il potere per decenni….Un catastrofe storica di cui si parla poco, probabilmente perché né la destra reazionaria né la sinistra massimalista hanno interesse a farlo…”

Non tutte le proteste e le ribellioni, i movimenti violenti hanno però la dignità di avere una matrice ideologica qualificabile come “massimalismo utopico” per rientrare nella analisi critica di Zoia. La pretendono, la mistificano, se ne appropriano in modo arrogante e spesso puerile con argomentazioni che solo per timore e colpevole asservimento non vengono denunciate e dialetticamente smontate da chi avrebbe il dovere e la responsabilità di farlo. Nel governo e negli organi di informazione. Si preferisce cavalcare la demagogia e la farsa di una correttezza politica che è in realtà solo paura e ipocrisia.

L’esempio preciso è il movimento NoTav che da anni tormenta la Valle di Susa.

È chiaro che il traforo di 56 km è una opera immane con enormi difficoltà tecniche, ma è anche chiaro che anche a seguito  dell’attenzione progettuale e al negoziato continuo e sistematico condotto dal Commissario Mario Virano sono state poste in essere tutte le tutele per l’ambiente e per la popolazione e sono stati istruiti gli investimenti di compensazione per riscontrare il sacrificio locale da parte della collettività più ampia.

L’argomento principe dell’opposizione all’opera è quello della sua presunta “inutilità”: si dice non c’è il volume di traffico che garantisca la effettiva giustificazione dell’impresa. Uno strano argomento questo che se fosse stato proposto per opporsi a qualunque grande opera infrastrutturale oggi l’Europa sarebbe ancora servita dalla viabilità dell’Impero Romano: Aurelia, Appia, Flaminia … Tutti i grandi trafori alpini della fine 1800 inizio 1900 (Sempione, Gottardo, Frejus) non sarebbero mai stato realizzati. Non c’erano automobili che andavano da San Francisco a Sausalito prima che si costruisse il Golden Gate nel 1937. Quando nel 1851 a Torino si costruì la Stazione di Porta Nuova i treni che arrivavano e partivano da Torino erano una o due decine al giorno.

È vero che le grandi opere di infrastruttura, ponti, strade, dighe, porti, trafori richiedono visione di lungo termine: 50, 70, 100 anni. Il calcolo di semplice ragioneria  o ingegneria congiunturale è irrilevante: è l’Utopia che ha cambiato il mondo e che continuerà a cambiarlo. Anche se ai ragionieri la cosa può seccare.

La linea ad Alta Velocità Milano Roma Napoli sta sostituendo grosse quote di traffico aereo e la sua disponibilità traina la domanda di mobilità non ne è trainata. Si invertono con la disponibilità i rapporti tra cause e conseguenze.

Lo stesso succederà con l’Alta Velocità tra Milano e Parigi che trainerà domanda di mobilità e la conseguente vitalità degli scambi economici.

La protesta iniziale non è stata assistita da dialogo competente e anzi per molti anni su quella protesta i partiti, anche di governo, hanno marciato con un vergognoso irresponsabile doppio gioco. Così è cresciuto il bubbone che oggi è diventato un polo di attrazione per i professionisti criminali della protesta: bande multinazionali che cercano lo scontro per lo scontro, travolgendo le popolazioni locali, che oggi guardano con orrore al mostro che in qualche modo inconsapevolmente hanno lasciato crescere. Significativo che nell’ultima retata di violenti NoTav c’era solo un residente della Valle e tutti gli altri venivano da lontano, con scopi quantomeno oscuri se non apertamente criminali.

 

Per riprendere la riflessione iniziale anche questa violenza ha generato e  genererà la violenza contraria rendendo ancora più difficile la soluzione equilibrata del problema e la mediazione fra interessi nazionali e interessi locali. Un altro esempio di come si sia perduta da tempo la caratteristica fondamentale della politica: la lungimiranza.

Ma se sul terreno resteranno solo le frange violente e se la loro strumentazione diventerà quella del terrorismo sarà più facile scegliere la strategia di controllo e di contenimento che dovrà essere consistente in termini di rigore con i comportamenti dei violenti. Chi cerca quel genere di strumento deve ricevere adeguata risposte.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Rivoluzioni e rivoluzioni

  1. Paolo Bertalotti ha detto:

    Carissimo Lorenzo,

    Mi piacciono le tue considerazioni sulla Tav in Val di Susa nell’articolo Rivoluzioni e Rivoluzioni!
    Lucida come sempre la tua analisi!
    Sono d’accordo quasi su tutto!
    Attraverso i tuoi scritti ti riconosco come una persona limpida, solare, che ha fiducia nelle istituzioni, che crede al quadro costruito dal potere pubblico e/o economico e comunicato dai media e un cittadino che crede nell’impegno personale costante.
    Personalmente sono assolutamente favorevole alla costruzione della galleria e della ferrovia per l’alta velocità che collega Parigi con Torino e Milano. Non voterò mai alcun partito che sia contro la Tav e favorevole al movimento No Tav.
    Penso però che l’alta velocità porti un danno alla valle, e il passaggio della ferrovia dovrebbe avere un prezzo. Ma il potere non ha nessuna intenzione di pagare un prezzo alla valle.

    Non credo però che sia il movimento No Tav che tormenta la Valle di Susa. Penso che chi tormenta la Valle sia l’incapacità (o forse la non volontà) del potere di confrontarsi con le reali esigenze dei cittadini. Vedo pertanto uno scontro ìmpari tra il POTERE e i NEMICI (IL COMITATO). Il potere che vuole difendere tutti i privilegi acquisiti e i nemici del comitato (esclusi gli estranei violenti) che attraverso la campagna No Tav stanno rivendicando un modo di vivere migliore e un corretto rapporto potere – cittadini.
    Ma … il potere è potere e può permettersi quello che vuole. “Per ingannare un rivale i trucchi sono permessi: si può ricorrere a qualsiasi mezzo contro i propri nemici” (Richelieu)
    A questo punto mi chiedo a chi possa giovare la presenza di uomini vestiti di nero che intervengono con inaudita violenza e con mezzi incivili contro le forze dell’ordine e contro il cantiere?
    Dato che “Il modo più perfido di nuocere a una causa è difenderla intenzionalmente con cattive ragioni” (Nietzsche) ritengo che la presenza della violenza gratuita e ingiusta giovi al potere e nuoccia al movimento No Tav.
    Ma se il potere cerca questo genere di strumento per distruggere la causa No Tav, non potrà che ricevere adeguate risposte (come giustamente concludi il tuo scritto).
    Tanti cari saluti
    Paolo Bertalotti

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