Perché Orwell è ancora importante

Perché George Orwell è ancora importante

Lorenzo Matteoli

26 Novembre 2013-11-13

 

Omaggio alla Catalogna”, “La fattoria degli animali”,  “1984” sono ancora attuali. Leggerli oggi  è ancora più drammatico. È vero che la deviazione assoluta, totalitaria, stupidamente cieca, sanguinaria, stalinista del comunismo oggi non è più la tragedia degli anni ’30, ’40 e ’50, ma un veleno più subdolo, di analoga matrice, appesta la dialettica politica di questi anni senza che molti se ne accorgano e con la attiva finalizzata disonesta partecipazione di pochi. Proprio come negli anni ’30, ’40 e ‘50 avveniva con l’asservimento complice e criminale allo stalinismo sovietico di Togliatti, Jotti, Scoccimarro, Secchia, Longo, Pajetta, Napolitano, e di tanti intellettuali “organici” oggi da dimenticare. Asservimento che ha provocato il fallimento dell’idea socialista e socialdemocratica o “liberal” in Italia e per il quale abbiamo pagato e paghiamo un prezzo altissimo: la vera e imperdonabile responsabilità storica e politica del Partito Comunista Italiano. Non riscattata dai successivi eredi DS, PdS, PD. Una responsabilità che ancora oggi pochi sono disposti a ricordare e tantomeno a denunciare. Tanto che abbiamo un Presidente della Repubblica che di quell’asservimento è stato guida e maestro. Un delitto storico che provoca in me quello che molti amici e amiche mi rimproverano come “accanimento rancoroso”. Una riserva mentale conseguenza di quelle letture giovanili che io ritengo invece salutare: un potente vaccino di scetticismo immunizzante.

La manipolazione oggi non è caratteristica della sola sinistra, ma inquina tutta la dialettica politica dalla destra, al centro e alla sinistra. I governi degli ultimi 50 anni di repubblica e, più che mai, quelli attuali sono i primi responsabili della continua, sistematica falsificazione della verità finalizzata alla conservazione del potere e alla copertura della programmatica inefficienza o demagogica criminalità amministrativa: l’inanità supponente di Monti, la arroganza incapace di Passera, le contraddizioni di Letta e Saccomanni, gli equivoci di Cancellieri, l’ambiguità paternalistica di Napolitano. Completa il quadro il  sostegno della stampa di regime, emblematico, quasi osceno, quello de La Repubblica. Tutto disegna un orrore simile a quello descritto con drammatica ironia dalla metafora degli animali di Orwell e del mondo di “1984”.  Ma dirlo è pericoloso e provoca incredula reazione in molti.

Basta assistere ai talk show televisivi: analizzare la gestualità dei “conduttori”, le tecniche di silenziamento degli interlocutori scomodi, l’uso strumentale del pubblico ammaestrato per avere la precisa percezione di vivere in un contesto di comunicazione, di linguaggi, di modalità espressive drogato da sofisticate tecniche di manipolazione psicologica e di contrabbando culturale.

Una perfetta rievocazione del granaio del signor Pilkington dove Napoleon, Benjamin e Palla di Neve percorrono la tragica deviazione dalla “primavera” della rivoluzione all’oppressione più cupa.

Lo stesso vale per la grande stampa: la studiata scelta delle notizie, i silenzi voluti e significativi, il taglio, l’impaginazione e la titolazione: tutto è finalizzato all’omologazione implicita del “pensiero unico”. Alla costruzione di una verità artificiale di copertura.

Quattro gambe buono, due gambe cattivo.” Scandivano le pecore nel granaio della Fattoria degli Animali come gli studenti nelle assemblee del glorioso sessantotto silenziavano ogni voce diversa o non gradita con i coretti “Scemo, scemo, scemo…”.  Celebrazioni oscene di una primavera falsa. Ricordo che non si cancella.

Il dibattito in Parlamento sulle “telefonate” del Ministro Cancellieri è un emblema di come si annullano le differenze di opinione per omologarle alla congiuntura imposta come necessaria dal sistema di potere.

L’orribile, vergognosa manipolazione delle finte primarie del PD[1], che nessuno denuncia con la dovuta gravità, è un altro esempio di come il controllo deforme della volontà popolare viene gestito dal sistema di potere della sinistra, o di quella che si ritiene ancora tale senza peraltro averne la qualità effettiva e reale, né la omologazione della storia.

A destra l’appiattimento del partito per paura e asservimento, sulla posizione personale di Berlusconi è un altro un esempio della deformazione corrente del pensiero comune per effetto di manipolazione analoga a quella descritta da George Orwell nella metafora della “Fattoria degli Animali” e nella cupa società di “1984”. La confezione attuale è più sofisticata, più equivoca e saponosa, ma non per questo meno efficace e letale. Come la situazione dell’Italia dimostra.

 

Eric Arthur Blair (solo negli anni ‘30 assunse lo pseudonimo di George Orwell) nacque a Motihari (Bengala) il 25 giugno 1903, il padre modesto funzionario coloniale dell’Impero era un controllore della qualità dell’oppio che gli inglesi facevano coltivare in India e che rappresentava, esportato in Cina,  la principale fonte di ricchezza della Colonia, la madre Ida figlia di un espatriato Francese a Burma era una governante familiare.

Il primo impiego di Eric Arthur Blair fu nella Polizia Imperiale a Burma dove rimase per 6 anni fino al 1928. L’esperienza di quegli anni è riportata nel romanzo “Burmese days”.  Il giovane Blair rimane disgustato dai metodi violenti della polizia coloniale e dalla fondamentale ingiustizia che dominava la società coloniale britannica. Tornato a Londra lavora come maestro e inizia una faticosa carriera letteraria, sempre controcorrente, nell’Inghilterra degli anni ‘30. Partecipa come entusiasta socialista nelle Brigate Internazionali alla Guerra di Spagna. Assiste ed è vittima della criminalità dei commissari stalinisti del PCUS. Ferito ad Aragon riesce fortunosamente a fuggire dalla Catalogna oramai controllata dai comunisti e scrive su quella esperienza un testo che ha valore di testimonianza storica “Omaggio alla Catalogna”. Durante la guerra dal 1940 al 1943 lavora alla BBC nella sezione che prepara i programmi per l’Est (India coloniale). L’esperienza alla BBC gli fa scoprire la stupidità dei grossi istituti burocratici e l’orrore della censura scioccamente imposta oltre le necessità della sicurezza bellica.

Nel 1942, quando ancora l’Inghilterra era alleata di Stalin, scrive il racconto metafora “La Fattoria degli Animali” che il suo editore Gollancz non vuole pubblicare per timore della censura (il Governo inglese aveva paura di irritare il dittatore alleato) e perché personalmente convinto ammiratore del dittatore sovietico, come lo erano molti inglesi proprio per effetto della propaganda governativa. Il libro viene pubblicato in America dove ottiene un enorme successo: la vera svolta nella vita di Orwell. Un dettaglio interessante che non molti in Italia conoscono è che la prima ispirazione  per quel libro venne da un racconto di Ignazio Silone “La volpe” che Orwell aveva adattato per la BBC nel 1942 dove si racconta di un contadino che aveva battezzato uno dei suoi maiali Benito Mussolini.

George Orwell rimase molto sconcertato dalla interpretazione che molti critici diedero al suo “Animal Farm” come di una allegoria semplicemente “anticomunista”: nella sua intenzione il libretto (un’opera ancora oggi di eccezionale intenso significato) era una denuncia della deriva stalinista del socialismo liberal e della tragica, spesso sanguinosa arrogante stupidità, che caratterizzava quella deriva. Stupidità e arroganza ancora oggi presenti in molte frange della sinistra e della destra estrema non solo in Italia. Orwell aveva partecipato alla Guerra di Spagna come entusiasta socialista e aveva assistito, sconcertato prima e disgustato, poi al terrorismo poliziesco voluto dai Commissari del Partito Comunista Sovietico contro tutti i membri di organizzazioni antifasciste e non comuniste che venivano arrestati torturati e spesso uccisi come “trozkisti”. Orwell ferito gravemente al collo ad Aragon riuscì a fuggire prima di essere arrestato dai comunisti che controllavano la Repubblica Spagnola in Catalogna (così si chiamava il fronte anti Franco). Fu proprio quell’imbecillità totalitaria che provocò lo sbandamento e il crollo del fronte antifascista che alla fine portò Franco alla vittoria. Il Partito Comunista Italiano, mentore Palmiro Togliatti, fu complice silenzioso e, in molti casi per viltà o specifica volontà dei “compagni”, parte attiva del terrorismo dei “commissari” comunisti PCUS in Spagna: una esperienza che ebbe un rigurgito in Italia negli anni ‘70 quando il PCI appoggiava implicitamente le Brigate Rosse cercando di appropriarsi del movimento ritenendolo potenzialmente vincente: un errore di incredibile puerilità politica significativo della cultura ancora presente in quegli anni in quel partito.

 

George Orwell, un convinto socialista, muore nel 1950 all’età di 46 anni, ucciso dalla tubercolosi che lo aveva perseguitato per 20 anni. Lascia un enorme patrimonio di scritti politici e commenti letterari pubblicati su riviste e quotidiani Inglesi dal 1942, data della sua amicizia con David Astor, fino al 1949 e una decina di libri fra i quali tre testi che sono ancora oggi un riferimento storico fondamentale  per la formazione di una cultura politica “moderata” e progressista: “Omaggio alla Catalogna”, “La Fattoria degli Animali” e “Millenovecentoottantaquattro”.

Da rileggere.

 

 


[1] Nota importante: questa battuta si riferisce alle primarie PD del 2012 quando la “macchina” bersaniana e ottusa dell’ex PCI manovrò con incredibile arroganza per  rendere impossibile la vittoria (scontata) di Matteo Renzi. E ci riuscì. Un errore messo in lampante evidenza dalla vittoria di Renzi alle primarie del 2013. Ancora un esempio di quello che può costare l’immobilismo culturale e il pecoronismo ideologico a un Paese.  Se si fossero fatte primarie vere, come quelle del 2013, l’Italia avrebbe potuto evitare un  anno di governo imbelle e il chiarimento storico oggi in atto nel PD si sarebbe svolto e concluso. Nessuno può dire se sarebbe stato un vantaggio o meno, ma si può sicuramente affermare che la volontà popolare sarebbe stata rispettata e che la presa d’atto del fallimento di una classe dirigente che ha dominato l’ex PCI per trenta anni sarebbe oggi un fatto compiuto. Un’altra prova dell’attualità di George Orwell.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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