IL VERO SIGNORE

Il vero signore

Lorenzo Matteoli

17 dicembre, 2013

 

Nel 1952 Giovanni Ansaldo con lo pseudonimo di Willy Farnese pubblicava per l’editore Leo Longanesi “Il vero Signore: manuale di belle maniere”.

Sempre divertente da leggere, con una nota di nostalgia. Uno dei capitoli più divertenti e amari era quello nel quale si affrontava il problema di come “il vero signore” cambia idea politica (allora ancora drammatico, ma anche oggi di una certa attualità). Giovanni Ansaldo suggeriva due strategie: il lungo silenzio e il cambiamento repentino. Il vero signore che si trova, come purtroppo può capitare nel corso della vita, a dover cambiare idea, credo o fede politica può farlo dopo un “lungo silenzio”. Per mesi non esprime idee, commenti, o giudizi politici e quando riprende la sua presenza critica adotta la nuova linea nella speranza che con il “lungo silenzio” la sua precedente militanza sia stata dimenticata. In alternativa può cambiare idea da un giorno all’altro, negando senza pudore agli amici esterrefatti di averla mai pensata in modo diverso. Questo il consiglio di Giovanni Ansaldo: non senza una forte ironia.

Nel “manuale” di Giovanni Ansaldo non era però trattato un altro problema che “il vero signore” potrebbe trovarsi a dover affrontare: quello rappresentato dalla comparsa sulla scena politica di un nuovo leader giovane, capace di affascinare le folle con la sua personalità, energia, carisma. Dopo un lungo periodo di governi incapaci o bloccati da veti incrociati o dalle granitiche lobbies dei “poteri forti”, sindacali, finanziari, vaticani, mafiosi, o comunque corrotti, improvvisamente si presenta nel teatro della politica “l’uomo nuovo”: giovane, energico, ottimo affabulatore di folle, con idee di rinnovamento e di “svolta” più o meno ideologicamente omologhe a quelle del “vero signore”. Salvo comprensibili sbavature. Ovviamente contrastato dalla “vecchia guardia” e considerato con sospetto, per la sua linea “non omologa” o “alternativa”, dal “mainstream” dell’opinione pubblica.

La circostanza si presenta con relativa regolare frequenza nel mondo aleatorio delle democrazie decotte e pone il “vero signore” in comprensibile dubbio: l’uomo nuovo gli piace e si vorrebbe schierare…ma se fosse di nuovo una “fregatura”? Il “tecnico” pompato dalla stampa (o dal vecchio schema di potere) che poi si dimostra incapace, il “professore” dal linguaggio forbito ma vuoto di idee e senza coraggio politico, il giovane di belle speranze abile parlatore, ma alla prova dei fatti anche lui inconcludente, il demagogo ignorante, il finto piacione, la testa di legno dell’apparato di partito che finge di essere “nuovo” ma è in realtà il peggio del “vecchio”? Ci sono molte figure plausibili e in Italia le abbiamo sperimentate quasi tutte.

Già, ma quale è il “vero problema” per il “vero signore”? Il caso non è contemplato nel manuale di Giovanni Ansaldo alias Willy Farnese.

Il problema è reale perché se “l’uomo nuovo”, per un incredibile accidente della storia, dovesse veramente dimostrarsi risolvente, capace, e all’altezza della situazione, il “vero signore” lo dovrebbe appoggiare, dargli credito, facilitare il compito con atteggiamento di positivo ottimismo e fiducia. Tutti risvolti comportamentali che, nel caso sventurato, ma molto plausibile, che il soggetto dimostrasse alla prova dei fatti di essere la consueta fregatura, il “vero signore” si troverebbe nella spiacevole condizione di essersi compromesso per una “sòla”. Con le sgradevoli conseguenze del caso: ridicolo, perdita di credibilità, dileggio della robusta corte di scettici, di quelli che “l’avevano detto”. Tutto molto seccante e con forte potenziale di danneggiamento del profilo politico/culturale del “vero signore”.

In poche parole: una vera macchia per una vero “vero signore”. Ecco il problema.

La soluzione non può essere semplicemente quella di “stare a guardare”, perché un “vero signore” è tale anche in quanto “partecipa”, si confronta, esprime idee e critiche… “è presente”.  Tutti sono capaci di “stare a guardare”: per questo ci sono pochi “veri signori”.

D’altra parte le speranze che “l’Uomo Nuovo” riesca veramente a fare qualcosa, a cambiare qualcosa, a rompere il cerchio viscido della palude politica, sono anche legate alla “partecipazione”, al supporto della opinione pubblica e in particolare di quella qualificata dei “veri signori”. Cioè di quelli come noi. O no?  😉

Non so cosa avrebbe consigliato nel suo manuale Giovanni Ansaldo e io non sono all’altezza di quel grande giornalista per fare supplenze…60 anni dopo.

Appoggiare con vigile attenzione? Schierarsi con la contezza della possibile fregatura?

Qualcosa del genere direi. Certo da evitare lo sfottò qualunquista o l’indifferenza agnostica, atteggiamenti dannosi come, e forse di più, della servile piaggeria dei “laudatores temporis acti”.

Fuori dalla metafora. Se questa “svolta” dovesse riuscire sarebbe una occasione storica. Una opportunità persa troppe volte in Italia, anche per il centro moderato progressista. Perché una “sinistra” nuova, critica, ideologicamente attuale, farebbe molto bene anche alla crescita della destra dei tonni delle rane, dei pitoni e dei cavalieri.

Vale la pena appoggiare, comprendere, con la seria competenza del “vero signore”. Se dovesse andare male non saremo nella brutta compagnia di quelli che, da sempre, “l’avevano detto”.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a IL VERO SIGNORE

  1. Laura Hoesch ha detto:

    Mi sembra che tu stia diventando molto bravo. Non so se ad appoggiare Renzi parandoti ‘il culo’ o se a pararti ‘il culo’ appoggiando Renzi. Ma non si può fare diversamente!! Hai proprio ragione. Baci Laura

    Inviato da iPad

    >

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