L’intervista che non è mai stata fatta

 

L’intervista che non è mai stata fatta

Lorenzo Matteoli

24 Gennaio, 2014

Ieri ero a Torino al circolo canottieri Armida, uno dei più antichi e gloriosi circoli di rematori sul Po.

Aspettavo che mia figlia Federica tornasse dal suo allenamento per mangiare con lei quando vedo rientrare una barca con due rematori molto prestanti e vigorosi. Guardo ammirato e un po’ invidioso e uno dei due mi guarda e dice: “Io lei la conosco…” Io mi presento: “Mi chiamo Lorenzo Matteoli…” Lui dice: “Lo so, io mi chiamo Gianni Armand Pilon e sono un giornalista de La Stampa…” “Ah!” dico io, “ricordo bene, eri giovanissimo allora, eri uno di quelli che mi faceva il culo sullo stadio quando ero assessore…” Poi costretto dalla mia condanna torinese continuo: “…e pensare che lo Stadio delle Alpi è stato l’unica grande opera realizzata a Torino senza tangenti, nel budget previsto e nei tempi previsti..” Mi interrompe Gianni Armand e dice “Ma va! avete raddoppiato, triplicato i costi…” Resto interdetto e spiego: “…altolà, i costi saranno anche aumentati, lo sosteneva il concessionario, ma la città non ha pagato una lira in più del costo previsto nel contratto di concessione, siete voi che avete lasciato credere ai torinesi che l’aumento rivendicato dal concessionario sia stato a carico della città e non avete mai raccontato la vera storia. Non avete mai nemmeno raccontato come si chiuse l’arbitrato e quali furono le conclusioni dell’arbitro Mario Barbuto, presidente del tribunale di Torino… anzi avete sempre giocato in modo equivoco con titoli e testi ambigui implicitamente creando la leggenda di una vicenda oscura ed equivoca dietro la quale si nascondevano storie di tangenti e corruzione…vedo ora che tu stesso sei rimasto prigioniero della immagine che avevate coltivato con la vostra sistematica disinformazione e implicita insinuazione…” Pilon evade dicendo: “…sono passati trenta anni …non ricordo… Poi io non mi occupavo dello stadio…”

Arriva  Federica, Pilon con il suo coequipier prendono il doppio/due di coppia e si avviano allo spogliatoio.

Più tardi, dopo pranzo, cortesemente viene a salutarmi e  molto francamente gli dico …”Sono rimasto scandalizzato…che un giornalista de La Stampa sia così disinformato su un episodio che è stato al centro delle cronache negli anni ‘90 e che ancora recentemente ha avuto forti implicazioni sulla vita della città…mi chiedo: se voi siete vittime della vostra stessa disinformazione come fate a informare i torinesi? Lo scriverò sul mio blog…” Pilon sorride con benevola supponenza e dice “…scrivi….scrivi…”

Ecco dunque “la intervista che Pilon non mi ha mai fatto” e che io non ho mai avuto modo di concedere che non mi ha mai fatta perché non gliela avrebbero mai lasciata fare e se l’avesse mai fatta il giornale non l’avrebbe mai pubblicata.

Il guaio di quasi tutta la stampa italiana è che si possono scrivere solo determinate cose in un determinato modo. Certe verità non si possono scrivere, certe altre vanno taciute o vanno scritte nella specifica ottica e con lo specifico taglio dettato da una convenienza opportuna che tutti conoscono perfettamente, ma che non sta scritta da nessuna parte.

Il risultato di questo “newspeak” (cfr. “1984” di George Orwell) implicito, che a La Stampa di Torino è particolarmente sofisticato e complesso, è una particolare “verità”, una verità torinese virtuale. Virtuale, ma talmente solida che gli stessi giornalisti che lavorano a La Stampa di Torino dopo qualche anno non sono più in grado di distinguere la realtà dalla sua immagine come proposta dalle cronache torinesi del loro giornale che peraltro proprio loro hanno scritto. Per questo sono assolutamente onesti quando si riferiscono alla verità che hanno costruito come alla verità storica effettiva e considerano con sufficiente supponenza chi invece ci si riferisce e la assume: un povero ingenuo che crede ancora che la terra sia una sfera e non sa invece che è piatta, piattissima. Questo il senso del gentile compatimento di Gianni Armand Pilon quando gli raccontavo come stavano veramente le cose dello Stadio delle Alpi numero uno.

Quella che segue è dunque l’intervista che Pilon non mi fece mai, che io mai concessi e che mai venne pubblicata.

Pilon:

Assessore, tutti a Torino erano sicuri che la Fiat Engineering sarebbe stata scelta come concessionaria per la costruzione e gestione del nuovo stadio, come mai le cose sono andate diversamente?

Matteoli:

Basta leggere i verbali della commissione consiliare che ha esaminato i progetti e le offerte dove sono chiaramente espresse le motivazioni sia della scelta della Società dell’Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM) come concessionaria che le motivazioni delle esclusioni delle altre offerte: la Fiat Engineering non presentava un documento specificamente richiesto sia dal bando che dalla legge relativa alle concessioni: il piano economico finanziario dal quale risultasse chiaramente l’interesse della Concessionaria a “ben condurre l’opera”. Ma sembra che i verbali e i documenti ufficiali i giornalisti de La Stampa non li abbiano mai letti. O forse li hanno letti…

Pilon:

È incredibile che una società esperta come la Fiat Engineering abbia fatto un simile errore!

Matteoli:

In realtà Fiat Engineering non ha fatto un errore: non aveva scelta. Se avesse presentato un piano economico finanziario corretto avrebbe denunciato le squadre Torino Calcio e Juventus FC la società di Bastino concessionaria della pubblicità al vecchio stadio e la amministrazione della città di Torino con il sindaco Novelli che avrebbero dovuto spiegare la complessa imbarazzante contabilità.

Pilon:

??

Matteoli:

La città da anni cedeva la concessione della pubblicità al comunale alla società Publimondo di Bastino un amico personale di Diego Novelli  per poche centinaia di milioni (300 nel 1988) mentre il contratto valeva due o tre miliardi. Se la Fiat Engineering nel piano finanziario avesse messo la cifra giusta di circa tre miliardi avrebbe provocato imbarazzanti domande a Novelli, Chiusano, Boniperti e Nizzola da parte di qualche diligente magistrato torinese, se avesse  messo una cifra finta non poteva far quadrare i conti. Scelse quindi di dire che non aveva elementi per valutare i cespiti attivi della pubblicità per fare il Piano richiesto dal bando e dalla legge. Ma li conosceva benissimo, come li conoscevano tutti gli altri partecipanti al bando.

Pilon:

… Ma lei come fa a sapere che la pubblicità valeva circa tre miliardi?

Matteoli:

…semplice: la prima cosa che feci come assessore, incontrando forti resistenze sia nella maggioranza che nell’opposizione, fu di  mettere a concorso la concessione della pubblicità al Comunale che venne appunto data a 2,7 miliardi di lire all’anno. Ma lo sapevo anche perché una volta ero andato al Comunale e avevo contato i cartelli, avevo poi telefonato a Publimondo chiedendo una offerta per esporre tre cartelli…

Pilon:

Jdaflivvjad fbijadfv!!

Matteoli:

Già…

Pilon:

… A Torino si diceva che erano state pagate carrettate di soldi ai membri della Commissione per pilotare la decisione…

Matteoli:

Non proprio carrettate: un membro della Commisssione, l’allora Assessore all’Urbanistica Ricciotti Lerro, aveva ricevuto una stecca dalla Fiat per appoggiare il progetto Fiat Engineering. Ci fu un processo e l’assessore ammise e non venne condannato perché, nonostante la stecca presa, non aveva poi votato per la Fiat. Il progetto e l’offerta vincitrice risultarono primi con largo punteggio in un processo di valutazione multicriteria che non lasciava dubbi. Tutte le proposte delle imprese torinesi contenevano almeno una condizione “suicida” che non rispettava le condizioni del bando o quelle di legge per un motivo che compresi solo dopo qualche mese.

Pilon:

Lo stadio è costato molto di più della cifra prevista di 60 miliardi, la concessionaria sostiene di aver speso 250 miliardi: i torinesi sono scandalizzati da questo aumento e credono che ci sia stata una artificiosa sottovalutazione per poter prendere il contratto e poi rivalersi con l’aumento dei costi forzato e la complicità della amministrazione a guida socialista.

Matteoli:

Le cose non stanno affatto così e di nuovo la attenta lettura dei documenti non lascia dubbi. La cifra di sessanta miliardi è sempre stata dichiarata come convenzionale e così sta scritto anche nella convenzione, la città era impegnata a pagare 30 miliardi e li ha pagati. Sul contenzioso è stato aperto un arbitrato che si è concluso con la dichiarazione di incompetenza dell’arbitro il quale ha però stilato comunque un lodo che ha visto la concessionaria soccombere: le sono stati aggiudicati poco più di due miliardi se non ricordo male rispetto ai 250 che chiedeva.

Pilon:

Immagino che la concessionaria avrà fatto ricorso coltivando il contenzioso in sede TAR…

Matteoli:

No, la Concessionaria non ha più proseguito l’azione rivendicativa perché il lodo scritto dall’arbitro era blindato documentalmente e non lasciava spazio per fantasie. Questo il motivo della rinuncia della concessionaria. Avrebbe comunque perso e speso altri soldi in avvocati.

Lo stadio è stato costruito nel budget e nei tempi con un grande vantaggio per la città di Torino. La stampa non lo ha mai fatto sapere ai torinesi perché avrebbe dovuto smentire anni di manipolazione e di disinformazione. Avrebbe perso la faccia insieme ai suoi giornalisti omologhi.

Pilon:

Molto interessante assessore questa informazione che certamente farà molto piacere ai torinesi. La pubblicheremo senz’altro!

Matteoli:

Caro Pilon non la pubblicherete mai anche perché tu non me la hai mai fatta e io non l’ho potuta mai concedere. Lascerete i torinesi con la convinzione che lo stadio sia costato ai cittadini un sacco di soldi e che in tutto l’affare ci siano state equivoche connivenze tra amministrazione e concessionaria. Anzi ti dirò di più tu stesso dimenticherai di questa intervista che non hai mai fatto e che io non ho mai potuto concedere e per molti anni sarai convinto anche tu che lo stadio è costato una montagna di denaro e che ci sono state equivoche connivenze tra amministratori e concessionaria.

È questo genere di disinformazione che condanna Torino alla modestia: chi non vuole conoscere il passato ne sarà sempre schiavo ed è a questa schiavitù che La Stampa e i suoi giornalisti condannano da sempre i torinesi.

Poi il 22 Gennaio del 2014 mi incontrerai all’Armida…

Gianni Armand Pilon leggerà questa finta intervista che lui non ha mai fatto sul mio blog e forse su LSblog, non risponderà, non potrà smentire una intervista che non ha mai fatto e tutto resterà come prima. Gianni Armand Pilon è uno dei migliori giornalisti de La Stampa di Torino: omologo alla linea non scritta né dettata, ma scrupolosamente rispettata.

PS chi vuole dettagliate informazioni sulla vicenda dello stadio le può trovare a:

http://members.iinet.net.au/~matteoli/html/Articles/Diziostadio3.html

E nell’opera di Maurizio d’Angelo a:

http://continassa.blogspot.it/2013/09/operazione-continassa.html

http://www.lulu.com/shop/maurizio-dangelo/operazione-delle-alpi/paperback/product-20436846.html

Una lettura utile anche per Gianni Armand Pilon.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a L’intervista che non è mai stata fatta

  1. Marco Romano ha detto:

    È proprio così, sui media domina il pensiero unico, che tiene in qualche maniera insieme la cosiddetta società civile, l’anima pensate e moralmente ineccepibile del paese ma che è solo cialtrona è come un articolo de il Foglio di oggi.
    Se l’abusivismo è dilagato soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia tutti costoro vorrebbero abbattere le migliaia di case abusive, nessuno che faccia un’inchiesta sul perché i piani regolatori erano così restrittivi da costringere – od a spingere – chi voleva costruirsi una casa a farlo abusivamente.
    Posso scrivere un libro, ma non riuscirai mai a intaccare la fortezza di un pregiudizio, quel pensiero unico che non è incominciato nel 1984 ma molto proima e soprattutto continua anche oggi, e anche tu hai il leggero sospetto che Liberi di costruire forse è troppo controcorrente per essere nel giusto
    Venticinque anni fa ho partecipato a un concorso per il piano regolatore di Sciacca e ho molto largheggiato rendendo edificabili molti terreni che non mi parevano in contrasto con una armonica crescita della città, quale che sarebbe stata, ma per incoronare un collega dell’università la giuria sostenne che le mie previsioni erano eccessive e che un pridente calcolo sull’entità della popolazione futura consigliava di precedere espansioni molto limitate: ma siccome poi molti hanno desiderato costruirsi una casa giocoforza molte saranno abusive
    Un abbraccio
    Marco

    • matteolilorenzo ha detto:

      …e pensare che questo si ritiene un Paese libero!!! schiavo di se stesso, di un passato mai voluto conoscere e sempre ipocritamente evitato. Auguri a noi Marco! Abbraccio. Domani torno in Australia. LM

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