Chi vuole andare al potere

Chi vuole andare al potere

Lorenzo Matteoli

17 Febbraio, 2014

Chi vuole andare al potere usa tutti i mezzi disponibili: demagogia, menzogne, alleanze impudiche, doppiogioco, tradimento degli amici, denaro, ricatto, donne di malaffare, sortilegi, voodoo, stregoneria, sorrisi e dolcezza…etc. Non ci sono limiti. Quello che farà arrivato al potere non ha nulla a che vedere con quello che fa o ha fatto per arrivarci. Le cose dette, le alleanze, gli accordi, i patti più o meno scellerati…non conteranno nulla. Farà quello che ha veramente in mente di fare e che, ovviamente, si è ben guardato dal dire prima di arrivare al potere. Che sia questa la strategia di Renzi? Su internet imperversa il dibattito e gli articoli che lo illustrano come rappresentante dei soliti “poteri forti”e della cupola bilderbergheriana internazionale (Ladeen, Serra, Carrai, Debenedetti) non si contano. Una storia già vissuta molte volte. Una strana ricorrenza nel costume politico italiano quella di pensare a una misteriosa entità esterna o superiore dominante e in controllo, ricordo anni fa la fiaba del Grande Vecchio che controllava le BR.  Forse una eredità della nostra storia, non riscattata dal Risorgimento, di paese da sempre dominato da potenze straniere: Spagna, Germania, Austria, Francia, Vaticano…

Ritengo che allo stato attuale la cosa migliore da fare sia…stare a guardare e non credere a nulla. Siamo in presenza di un fenomeno nuovo anche per le regole ineffabili del nostro Paese e i criteri consolidati non servono a molto.

Dalla storia di Renzi si possono trarre poche indicazioni, ma una è forse la più evidente e chiara: sia la sua elezione alla presidenza della Provincia di Firenze che la sua elezione a Sindaco di Firenze sono avvenute “contro” l’establishment del PCI/PdS/DS/PD. Non ha mai cercato la linea conforme per la sua carriera e questo è quanto avvenuto anche nelle due primarie PD, una persa contro la macchina dello zoccolo duro di Bersani e una vinta alla grande contro Cuperlo/Civati con Dalema/Bindi sullo sfondo e lo zoccolo duro allo sbando. Con la sua elezione a Segretario del PD Renzi per la prima volta nella storia del grande partito comunista italiano ha dimostrato quanto profondamente fosse cambiato in cinquanta anni quel partito, rivelando crudelmente quanto fuori dalla realtà siano stati i suoi dirigenti da Occhetto in poi. Ivi compreso Fassino. Tragica l’esperienza del vuoto bersaniano: credeva che pettinare le bambole fosse una metafora. Era invece la verità. A sua insaputa.

Anche nella scalata a palazzo Chigi Renzi è andato “contro”: addirittura contro le sue stesse dichiarazioni di due giorni prima.

Del dramma che si sta svolgendo il pubblico italiano, anche quello qualificato degli addetti ai lavori, non sa molto per non dire che sa nulla. I possibili umori (o malumori) di Napolitano, le stranezze di Letta e i suoi possibili impliciti accordi con Renzi, le trattative con il mago Circio Berlusconi e tutto il resto del catalogo evocato all’inizio (demagogia, menzogne, alleanze impudiche, doppiogioco, tradimento degli amici, denaro, ricatto, donne di malaffare, sortilegi, voodoo, stregoneria, sorrisi e dolcezza…). Sappiamo solo quello che si è visto e sentito di Renzi sui giornali e nei salotti televisivi: una incredibile disinvoltura anideologica, una rapidità dialettica insuperata e inusuale nel teatro della politica italiana (si pensi ai balbettamenti lenti di Dalema, alla confusione linguistica di Bindi, alle contorsioni patetiche di Vendola), una linea esplicita al limite del candore (il termine non inganni). Ironia, sfottò e sarcasmo (Fassina chi? … Era ora …) e una levigata capacità di spiazzare la controparte con la conoscenza immediata di numeri e dati. I suoi programmi sono confusi, molti contenuti abbozzati, alcuni chiaramente demagogici, molti aspetti taciuti e volutamente scoperti. Come se sapesse bene che dire chiaramente quello che va detto e fatto non sia lo strumento migliore per guadagnare il generale favore del pubblico. Infatti la verità che gli italiani dovrebbero conoscere è dolorosissima ed è questa la ragione per cui nessuno finora ha avuto il coraggio di rivelarla. Tantomeno di trarne le conseguenze operative, ognuno sperando che, come un brutto sogno, svanisca al risveglio. Ma 90 mliardi di Euro all’anno da pagare di interessi sull’immane debito pubblico sono pesanti come una montagna di granito e non svaniscono tanto facilmente.

Il partito di coloro che prevedono sicuro fallimento è forte: non riuscirà a fare nulla di quello che (fa finta) di promettere, e in sei mesi sarà fuori, in attesa del prossimo giro, del prossimo coniglio dal cappello del PdR. Come il partito dei fautori del “complotto dei poteri forti internazionali” che illustra Renzi come l’ultima ingenua pedina del potere finanziario globale: l’attuale resuscitato “Grande Vecchio”.

Tutto si può dire del soggetto meno che sia un ingenuo: certamente sa bene cosa lo aspetta e sicuramente non intende bruciare la sua carriera politica all’età di 38 anni. Ho scritto in una mia precedente nota che Renzi deve avere qualche segreto che giustifica la sua decisione apparentemente suicida. Il segreto potrebbero essere i 60 senatori e i 67 deputati del mago Circio Berlusconi la cui disponibilità anche solo virtuale potrebbe servire ad annullare il potere di Alfano e a tenere sulla corda la fronda del PD. Un altro segreto potrebbe essere la convinzione che tutti gli attuali parlamentari e partiti abbiano un sacro terrore di una verifica elettorale perché quasi tutti vedrebbero la fine della loro carriera e siano quindi ricattabili. La paura fa novanta scriveva Marco Cavallotti su questo sito. Ma in queste situazioni bisogna tenere d’occhio quelli che non hanno comunque nulla da perdere e sono tre: il mago Circio Berlusconi, Beppe Grillo e Matteo Renzi. Chi non ha nulla da perdere è disposto a tutto.

Cosa veramente abbia in mente di fare Matteo Renzi non lo sa nessuno (e forse anche lui ha le idee confuse), ma fare previsioni in questa situazione è quantomeno imprudente.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Chi vuole andare al potere

  1. Laura Hoesch ha detto:

    Devo dire che la tua fotografia che accompagna i tuoi articoli impone una meditazione. Non so quale. Baci Laura

    Inviato da iPhone

    >

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