Recuperare il buonsenso della banalità

Lorenzo Matteoli, 17 luglio, 2014

In una economia basata e strutturata dai consumi, nella quale la domanda di beni è il motore che muove la produzione di beni, e quindi l’occupazione e gli investimenti, l’unica cosa che può far uscire dalla attuale crisi è la promozione della domanda. Sembra una colossale banalità, ma è la sostanza dei nostri problemi. A fronte di questa banalità l’unica cosa che la nostra stampa mainstream e il luogocomunismo della soi disant sinistra riesce a fare è il terrorismo dell’austerità al traino della brava casalinga Angela e dei suoi gretti consiglieri macroeconomici tedeschi ed Europei, dei quali Mario Monti, accidental economist “unto” dal PdR, è stato funesto campione. Quando Berlusconi, dalla basso della sua credibilità di gaudente e ricco viveur milanese, ma con la competenza di chi di denaro se ne intende, diceva spendete soldi, comprate cose… suscitò scandalo e venne ridicolizzato dai goffi monaci del moralismo austero. Ma aveva ragione. Si disse quali soldi? che non arriviamo alla fine del mese. Non arriva alla fine del mese la parte povera del Paese perché la parte medio-ricca non spende, per la paura pompata dai media, per il contagio moralistico montato da vati dell’austerità, per la paura del fisco, per il carico fiscale sui consumi rappresentato da una IVA da strozzo. Tutti aspettano a spendere che si esca dalla crisi e dalla crisi non si esce perché chi può spendere non spende e aspetta.
Che l’economia basata sui consumi sia una malattia da curare è vero, ma non la si cura con l’impoverimento e con il pauperismo: modifiche di valori fondamentali e di cicli macroeconomici planetari impostate con strategie plurigenerazionali dovranno essere studiate e poste in essere. Quando gli arroganti accidental economists alla Mario Monti non saranno più i caposcuola. Venti anni di tempo.
Ma l’operazione comunque preliminare, anche all’improbabile decrescita, è il risanamento dell’economia basata sui consumi con gli strumenti dell’economia basata sui consumi.
Non ci sono altri modi. Quindi grandi tagli alla spesa pubblica di scialo, alla faccia delle resistenze clientelari dei buro-privilegiati e forte strategica promozione della domanda di beni: manutenzione edilizia a tutte le scale, manutenzione del territorio a tutte le scale, promozione dei consumi della parte medio-ricca della società italiana. Senza remore moralistiche. I patrimoni degli italiani sono aumentati del 300% negli anni tra il 1990 e il 2010 (cfr Piketty) e quindi lo spazio c’è. Sulla strada dell’austerità ci aspetta una unica soluzione e sarà la tassa sui patrimoni. Tassa che qualcuno sta già proponendo addirittura impostata senza funzione progressiva: 20% uguale per tutti. Altro mostruoso inconcepibile privilegio a favore della parte ricca del paese e mazzata sugli have-not. Tassa inutile senza consistenti tagli della spesa pubblica improduttiva e ulteriore pesante vincolo sulla promozione dei consumi. Ma la fantasia dei nostri accidental economists non è capace di concepire altro.
Matteo Renzi ha evidentemente capito che le cose stanno così e tutta la sua azione di comunicazione è tesa alla ricostruzione di un minimo di fiducia nel pantano depresso della società italiana. È ovvio che nel suo gioco frenetico per vendere il “cambiamento” e per far capire che il “cambiamento” è in corso si trova spesso a sbalzo sulla realtà delle cose e corre il rischio, a mio avviso fortissimo, di perdere credibilità. Dopo il suo discorso al PD (due giorni fa), appassionato tentativo di far comprendere ai compagni ondivaghi e frondolieri il vero significato di responsabilità che il 41.8% della vittoria elettorale comporta per il Partito il commento di Mentana e ospiti è stato “… parole, parole…non ha detto nulla sull’economia…non ha detto nulla sul lavoro… non ha detto nulla sulla legge elettorale … non ha detto nulla su questo …non ha detto nulla su quest’altro… ”. Non doveva dire nulla di quelle cose. Il discorso di Renzi è stato una dichiarazione di assunzione di responsabilità e una richiesta al PD di assumersi collegialmente insieme a lui la responsabilità di governo perché, è chiaro, questa è la condizione politica preliminare e ineludibile per affrontare qualunque problema e Renzi sente che il Partito non ce la fa a seguirlo. Questo il motivo dell’esortazione e questo il nodo che sfugge ai commentatori banali dal sorrisino saputo alla Mentana.
Sull’economia c’è poco da dire: non ci sono soldi, il debito aumenta e l’Europa come ora dominata dal partito dell’austerità non sarà di aiuto. Quindi bisogna che l’Italia se la cavi da sola. Questo il nodo che oramai non si può né si deve più nascondere.
Come si esce dalla crisi senza soldi e nei vincoli a dir poco macro-economicamente assurdi del trattato di Maastricht ? Con l’unica moneta della quale possiamo disporre: quella messa a disposizione da un atteggiamento positivo nei confronti del futuro. La fiducia nel futuro, la disponibilità a spendere e investire vale centinaia di miliardi, come da sempre hanno dimostrato le crisi dell’economia basata sui consumi (non ce ne sono altre per il momento ed è inutile pensare di innescarne altre in tempi inferiori ai 20 anni). Uno strumento potentissimo nelle mani del pubblico, dei cittadini, di ognuno di noi, il massimo della democrazia. Quando Franklin Delano Roosevelt diceva “The only thing we have to fear is fear itself…” nel discorso di insediamento del 1932, sanciva un principio di grande verità. Un discorso da rileggere e da rimeditare oggi in Europa (This is preeminently the time to speak the truth, the whole truth, frankly and boldly. Nor need we shrink from honestly facing conditions in our country today. …).
Ma oggi dire la verità è difficile in Italia perché anni di luoghi comuni conculcati da media di servizio e intellettuali organici l’hanno resa scomoda, messa ai margini del dibattito corrente. Paradossalmente la verità è diventata strumento per posizioni estreme, radicalesimo da barricata. Bisogna riconquistare il diritto di fare affermazioni banalmente vere e scomode: le città sono sporche perché la gente è ciabattona, la sanità funziona male perché la gente ne abusa, la corruzione è endemica perché la gente l’accetta, la usa e la sfrutta, la corruzione è endemica perché “fa funzionare le cose”, la burocrazia è inefficiente perché il senso del dovere e la competenza non sono valori correnti, l’università è allo sfascio perché i docenti non sono selezionati e le carriere si fanno “ope legis”, l’IVA ? 150 con l’Iva e 100 senza IVA, …
Se analizziamo 100 problemi critici di questo Paese troviamo quasi sempre che la soluzione comporterebbe l’esercizio della competenza e del mandato di chi è d’ufficio responsabile. L’autorità quando espressione di un preciso mandato d’ufficio va esercitata e non va interpretata come “autoritarismo antidemocratico”, come oggi avviene correntemente.
Invece cinquanta anni di deformazione ideologica melensa hanno marcato l’esercizio dell’autorità come “abusivo” , il decidere come “decisionismo”, lo scegliere come “privilegiare”. Bocciare uno studente pigro, ignorante, che non si applica e non studia è oggi un “comportamento antisociale”, e sarebbe invece un sacrosante responsabile dovere.
Ora io mi rendo perfettamente conto che tutte le cose che ho affermato qui sopra, nel paradigma corrente nel degrado ideologico italiano, mi qualificano come “reazionario, antidemocratico” e forse qualcuno direbbe anche “fascista”. Questo è precisamente il problema che sto cercando di denunciare. Sono invece tutte affermazioni banalmente vere, di senso comune e ragionevoli, ma abbiamo “perso i fondamenti” e il banale buon senso, la banale verità sono diventati ideologicamente esecrabili.
La malattia è così grave che si arriva oggi a parlare di “democrazia autoritaria”.
Non so se Renzi riuscirà a “passare la nottata”, ma certo è che se non recupera lo spazio culturale e ideologico “…to speak the truth, the whole truth, frankly and boldly….” ci sono poche speranze.
Ma una cosa ha già fatto, e forse quella è senza ritorno: ha portato nell’arena di governo una nuova generazione, mai prima di oggi l’età media dei nostri ministri è stata così bassa. Ora, tra gli errori che potranno sicuramente fare i giovani e gli errori che fanno sicuramente i vecchi, io non ho dubbi: scelgo i primi.
Monti docet.

[1]Mio padre Leno, di Livorno, avrebbe detto : …con la bocca a culo di gallina…

[2] “L’unica cosa della quale dobbiamo avere paura è la paura stessa…”

“…questo è proprio il momento di dire la verità,tutta la verità, francamente e con coraggio. Né dobbiamo esimerci dall’affrontare onestamente i problemi del nostro Paese oggi…”

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Recuperare il buonsenso della banalità

  1. Direzione ha detto:

    Lettera esemplare per certi versi, però non riesco a comprendere tutta questa fretta nel riformare un senato in questo modo, poi…
    Bastava tagliare a 400 onorevoli e 100 senatori, dimezzare gli emolumenti
    Le cose stanno come dici tu però c’è qualcosa che non torna ….
    Una riforma costituzionale a ns insaputa con un pregiudicato e un pluri inquisito amico nella combriccola del lampredotto
    Ti rimango a Travaglio sul Fatto di oggi.
    Quando Renzi faceva il Renzi…
    Grazie!

    Ciao
    Paolo

    Inviato da iPhone

    >

    • matteolilorenzo ha detto:

      …la fretta e la furia sono pessime consigliere, è vero che nella frenesia perde di vista i contenuti: è uno dei motivi per cui perde credibilità oltre alle cambiali senza copertura …

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