Il significato macroeconomico della manutenzione edilizia

Lorenzo Matteoli
18 Agosto, 2014-08-18

Sono 17 milioni i nuclei familiari che in Italia possiedono la casa dove abitano.
Supponiamo che il 20% di queste case non abbia bisogno di manutenzione perché relativamente nuove oppure oggetto di opere manutentive negli ultimi tre anni.
Restano 13,6 milioni di case di proprietà di privati che probabilmente necessitano di lavori di manutenzione. A questi si devono aggiungere gli edifici di proprietà di enti e istituti che sono abitati da affittuari che si possono valutare in circa altri tre milioni di alloggi. Il totale diventa quindi 16.6 milioni di unità residenziali distribuite su una molteplicità di tipologie residenziali.
Arrotondiamo per prudenza a 15 milioni di unità residenziali.
Supponiamo che ogni unità necessiti di interventi per una media di 5000 Euro.
Si tratta di un conto grossolano, ma l’ordine di grandezza è 75 miliardi di Euro di opere necessarie e utili che genererebbero profitti e salari per circa 50 miliardi di Euro e quindi un ipotetico ritorno fiscale per le casse dello Stato di 25 miliardi di Euro mal contati. La dimensione di una più che robusta “manovra” finanziaria.
Oggi la manutenzione edilizia è rinviata perché nella classifica delle priorità di spesa non è ai primi posti dell’agenda della famiglia Italiana.
Ciò non significa che la manutenzione non sia comunque necessaria e sempre utile.
Le cifre ipotizzate per questo conto della serva (on the back of an envelope si dice in inglese più signorilmente) possono variare in meno del 20% o 30% ma l’operazione resterebbe comunque significativa sul piano della macroeconomia. Se la variazione fosse in più sarebbe ancora più significativa.
Cosa è necessario fare per innescare questa volontà di spesa? Un incentivo temporaneo per esempio esenzione dell’IVA per sei mesi, oppure la possibilità di detrarre la spesa (in tutto o in parte) dal reddito imponibile per l’anno fiscale in corso (prassi corrente in molti paesi per quanto concerne le spese di manutenzione o di riqualificazione dei patrimoni immobiliari).
Ovviamente la norma dovrebbe predisporre le misure per evitare le frodi, le falsificazioni di lavori non effettuati e tutte le altre possibili evasioni delle quali il pubblico italiano è capace, ma questo non dovrebbe costituire un ostacolo e basterebbe stabilire penalità pesantissime per i responsabili e valide procedure di controllo incrociato.
Su questo argomento, qui elaborato con ovvia semplicità, mi piacerebbe avere il parere di qualche qualificato economista.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Il significato macroeconomico della manutenzione edilizia

  1. Claudio bellavita ha detto:

    non sono un qualificato economista. ma la tua ide a è positiva anche perchè mette in movimento delle microimprese, che dovranno lavorare in chiaro per far ottenere le deduzioni fiscali al committente.Vorrei con l’occasione il tuo parere su una mia idea balzana: l’Italia è piena di edifici brutti, costruiti frettolosamente e senza gusto e ammassati in modo incredibili a deturpare il paesaggio urbano, anche nelle città turistiche (pensiamo agli orrori dei geometri della liguria di Ponente).molti edifici, poi, sono in situazioni prefranose. Si dovrebbe trovare il modo di tassarli con vera ferocia, in modo da indurre i proprietari non residenti all’abbattimento, che invece dovrebbe essere incoraggiato. Dobbiamo ridurre le cubature e la cementificazione…

  2. matteolilorenzo ha detto:

    …hai ragione ci sono molte cose da demolire in Italia, brutti edifici, disabitati, inutili sgorbi sul paesaggio, ma “demolire” è un concetto estraneo al nostro DNA anche se sarebbe in realtà una operazione di grande strategia “costruttiva”…non per nulla la massima carica dell’antica Roma era il Pontifex Maximus (il più Grande Costruttore di Ponti)

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