La Tigre

Lorenzo Matteoli
8 Settembre, 2014

Diventa sempre più difficile valutare la linea politica, la strategia operativa, i calendari, la prassi di questo anomalo Governo. La visione di Matteo Renzi resta chiara e viene continuamente ribadita: cambiare l’Italia, fare le riforme “costi quel che costi”, aggiornare la sinistra congelata e vecchia, riappropriarsi di temi e di valori che la sinistra aveva lasciato alla destra per conformismo e demagogia: meritocrazia, verifica della qualità e delle competenze dei burocrati, alleggerimento della pesante macchina amministrativa italiana etc.
Rispetto agli annunci e alle dichiarazioni iniziali obbiettivamente i risultati che si vedono sono scarsi, la battaglia per la riforma del Senato è stata “vinta” al primo giro, ma sulla effettiva “consistenza” del provvedimento ci sono ragionevoli dubbi, poco si sa anche della ineffabile eliminazione delle Provincie e tutte le altre iniziative lavoro, giustizia, scuola, pubblica amministrazione, tagli, sono immerse in una caotica palude burocratica, amministrativa, politica che non consente chiare valutazioni. Tutto sospeso, tutto a mezz’aria.
Prendono campo gli scettici, la fronda, i gufi, quelli che “l’avevano detto”. Chi aveva abbracciato il nuovo corso con ottimismo ed entusiasmo è smarrito e si chiede se l’Italia non si avvii verso un’altra cocente delusione. Padellaro e Travaglio sguazzano nella denuncia delle cose annunciate e non fatte. Santoro con un messaggio video che gronda moralismo, tanto offensivo quanto sciocco, associa la visione di Gaza distrutta dalle bombe alle foto di Renzi che mangia il gelato e prende il sole. Crozza usa fotografie vecchie di cinque mesi per denunciare il ritardo dell’Expo di Milano: imbroglia tutti meno i milanesi che passano quotidianemante sulla autostrada dei laghi e sulla Milano Torino e vedono cose diverse. Nelle foto di Crozza ci sono solo due arcate del lungo sovrappasso stradale dove oggi le arcate sono finite e verniciate e sul terreno dell’Expo si vedono già gli edifici bianchi che saranno la “firma” della architettura dell’Expo e non le pozzanghere e il fango di 5 mesi fa. L’Expo sarà anche in ritardo, ma le foto di Crozza sono comunque vecchie di cinque mesi. Quale scopo? Peccato che un comico critico di solito intelligente, qualche volta guitto, debba usare certi espedienti.
Sembra che la sinistra insediata nei media sia in ritardo nella percezione del cambiamento, o forse che vi intraveda una sua prossima fine.
Ora è difficile credere che Renzi sia così sprovveduto da non rendersi conto della situazione vera e delle ricadute negative che la distanza fra annunci e realtà comporta. Ci si chiede quindi cosa sia successo e cosa stia succedendo nella macchina del Governo e come interpretare lo stallo oggi evidente dopo la partenza bruciante di sei mesi fa, che non poche fronti aveva fatto aggrottare.
La prima cosa che viene in mente è che ci sia stata una macroscopica sottovalutazione dei problemi: tutte le riforme annunciate sono relative a una incrostazione problematica che si è granitificata in 50 anni e forse molti di più. Solo una rivoluzione armata, con molti rischi, sanguinosa e massacrante avrebbe potuto distruggere in pochi mesi uno strato tettonico di quella potenza.
Dopo la iniziale giovanile hubrys Renzi è passato dalla finestra temporale dei pochi mesi al calendario di mille giorni (tre anni circa). Meno male.
Avrà imparato? Avrà metabolizzato l’insegnamento e lo avrà tradotto in una diversa comprensione del contesto e in un diverso atteggiamento? I mesi a venire ce lo faranno capire.
Dunque i risultati pratici sono scarsi, l’economia sempre ferma (non solo in Italia), le riforme a mezz’aria, ma in questi sei mesi sono però successe altre cose: diverse dalle riforme ottimisticamente annunciate, ma forse più importanti e di notevole portata. La cultura storica della sinistra italiana rappresentata dal PD e da altre figure politiche ha subito uno shock ideologico: miti e tabù sono crollati, moduli politici e paradigmi procedurali sono stati denudati, la sterilità della dialettica Berlusconi si Berlusconi no è stata denunciata e superata con disinvoltura dissacrante. È stata annullata la storica dipendenza del Governo dai sindacati che sono oggi in una positiva crisi di identità forse non ancora del tutto assorbita da Susanna Camusso. Le elite della burocrazia, delle banche, delle grandi corporazioni e industrie private e del parastato (i salotti buoni) sono a sbalzo sulla loro presunzione di potere e se ne stanno rendendo lentamente conto. Alla crisi del PD e della sinistra corrisponde una crisi della destra e del centro. Spappolato il PDL non si capisce ancora cosa ne sia rimasto in piedi: i diversi frammenti non hanno ancora una identità né si capisce quale possa essere il loro futuro. Sotto il baobab di Berlusconi non sono cresciuti altri alberi solo fragili cespuglietti. Il dialogo fra Renzi e Berlusconi ha spaccato la sinistra, ma ha spappolato anche la destra: la differenza fra il muro contro muro e la dialettica.
Linguaggio e comportamenti del teatro politico sono cambiati.
Oggi è ragionevole pensare che dal generale sovvertimento del quadro complessivo culturale e politico sia impossibile che non nasca qualcosa di diverso dal “more of the same”.
Con una metafora agraria il crostone compatto impermeabile a fertilizzanti e semi, completamente sterile che si era formato in mezzo secolo di conformità mortale di sinistra e di destra della democrazia “Italian Way” è stato dissodato con un aratro dialettico profondo ed è iniziato un processo di nuova umificazione dello strato superficiale. Si tratterà non solo di capire cosa è successo esattamente, ma di farsene carico e di assorbire e applicare il messaggio. Il resto verrà. Con Renzi o senza Renzi.
Criticare Renzi perché mangia il gelato, per gli scherzi e le battute, associare capziosamente le sue foto al mare alle foto di Gaza bombardata fa parte del vecchio bagaglio del moralismo cattocomunista, di chi non ha ancora capito che un “verso” è effettivamente cambiato.
La cosa interessante, e importante, di quello che è avvenuto è che non sembra essere stato voluto o prodotto da una “strategia”, ma che sia la conseguenza naturale di comportamenti, di linguaggio, di stile. Con termine toscano, di “garbo”. Renzi e il suo modo di fare, parlare, muoversi, ha messo in moto un processo di sinergie sociali che sta andando molto più in là delle sue intenzioni e del suo “progetto”. Una “tigre” che sta crescendo, che potrebbe diventare robusta e feroce, buona o cattiva, e che bisognerà che qualcuno impari a cavalcare. Preoccupati stiamo a guardare con attiva speranza.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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