Il vero problema di Matteo Renzi

Lorenzo Matteoli 14 Ottobre, 2014

Si comincia oggi a capire il vero problema di Matteo Renzi e del suo Governo. Non basta “rottamare” una ventina di dinosauri del veterocomunismo reazionario e di casta per far ripartire l’Italia, far rinascere il PD e riscoprire la vocazione di una vera “sinistra” di progresso e movimento. Il problema è molto più serio e la malattia molto più grave, forse letale e irreversibile.
Non sono solo i pochi vertici PD sopravvissuti alla dissoluzione del PCI che vanno rottamati: è la cultura di una intera classe dirigente infarcita di sedicente sinistrismo reazionario e conservatore e solidamente insediata al potere che deve essere mandata al macero. Sono gli errori commessi in quaranta anni di ideologismo conforme che hanno spostato la vera sinistra su posizioni di gretta conservazione, che devono essere denunciati, superati e corretti. Molti di questi errori, per essere corretti, richiederanno investimenti per migliaia di miliardi di Euro su strategie generazionali.
La sinistra che per venti anni ha creduto di essere tale solo perché “contro Berlusconi” si è lasciata soffocare in una involuzione ideologica mortale, drogata al punto da non saper più riconoscere gli scopi, gli obbiettivi, le strategie, l’azione macroeconomica, l’azione sociale, il quadro culturale fondamentale che avrebbe dovuto informare una politica socialmente aperta e avanzata, moderna, attuale, laica e libera da viscosità ideologiche nuove e antiche.
Questa pseudo sinistra così accecata, anzi proprio utilizzando il sonno della ragione, ha occupato gli spazi di potere consentiti dalla consociazione con la Democrazia Cristiana e anche quelli non consentiti, ma da quella abbandonati per insipienza e incapacità concettuale.
Il padre di tutti gli errori è stato l’appiattimento sulla magistratura politicizzata: il PCI fin dalla fondazione di Magistratura Democratica ha cessato di elaborare concettualmente la sua politica facendosi sostituire dalla interpretazione politica della Costituzione e della Legge imposta da MD. Nel giro di pochi anni MD è diventata di fatto un super-partito con poteri che andavano ben oltre il mandato istituzionale di applicazione delle leggi e amministrazione della Giustizia. La Magistratura, nei fatti subalterna all’attivismo prepotente di MD, è diventata un organo di controllo dell’azione dei partiti e del Governo acquisendo un potere così forte e consolidato al quale oggi non intende rinunciare che continua a provocare danni costosissimi e che costituisce una aggressione insopportabile alla libertà della nostra democrazia malata. Una aggressione che la politica debole e subalterna non riesce a controllare. Il secondo errore strategico è stata l’isterica concentrazione sulla demonizzazione di Berlusconi come se questa fosse l’unica responsabilità di una opposizione politica di sinistra: venti anni di accanimento antiberlusconiano e di assoluta colpevole inerzia politica. Terzo errore l’appiattimento sull’ambientalismo cialtrone e fanatico. Per catturare il voto viscerale di protesta ambientale si sono commessi errori mostruosi: il referendum sull’acqua, la condanna assurda ingiustificata e costosissima dei termovalorizzatori (migliaia di tonnellate di rifiuti mandati settimanalmente in Olanda via nave a costi insostenibili), la condanna assurda, ingiustificata e basata su sistematiche falsificazioni degli OGM, la posizione ambigua e ondivaga sulla TAV e sulle altre grandi opere di infrastruttura aggredite dal verdismo fanatico che è diventato la “marca” della pseudo-sinistra ambientale. Esempio tragico: la incentivazione forzosa puramente ideologica del fotovoltaico e dell’eolico elettrico voluta da Bersani per ignoranza energetica e subalternità al verdismo grezzo e strumentale: il costo di questo errore è di circa 40 miliardi di Euro all’anno a carico dei piccoli consumatori e della piccola media industria. Correggere questo errore richiederà strategie generazionali (20 anni?) e investimenti per migliaia di miliardi. Forse l’unica possibile soluzione l’auto privata elettrica (qualche milione di veicoli, 25 anni, il 50% del debito pubblico attuale) capace di assorbire in via prioritaria la produzione fotovoltaica che oggi sta massacrando la redditività delle centrali turbogas. Un progetto complesso e tutto da inventare, non certo da Bersani & C.
Dietro a tutti questi errori o alla loro base sta una “finta cultura di sinistra”, stucchevole, mediatica, superficiale, modaiola, da talk show, ma prepotente, arrogante, demagogica e imbattibile. Un pesante mainstream conforme e autoreferenziale.
Altro esempio emblematico: le reazioni a qualunque proposta di revisione della Costituzione. È un fatto noto, consolidato e riconosciuto che la nostra Costituzione, nata in circostanze storiche particolari, oggi prive di attuale sostanza, necessita di aggiornamenti e revisioni. Devono essere riscritti i poteri del Presidente della Repubblica e quelli del Governo e del Capo del Governo, devono essere ridefiniti gli equilibri tra i diversi poteri dello Stato, deve essere ridefinito il processo legislativo e gli organi preposti, vanno riveduti i poteri e le autonomie delle Regioni: non sono cose di poco conto e sono proprio quelle responsabili di inefficienza amministrativa e di governo oltre che degli enormi costi della macchina legislativa e di conduzione del paese. La cultura della sedicente sinistra purtroppo dominante per l’assenza di una opposizione “liberal”, e per la pochezza della opposizione di centro destra, è riuscita a fare in modo che chiunque sostenga queste, che sono banali e urgenti necessità, venga marcato come nemico della democrazia e pericoloso liberticida. Il successo mediatico di battute sciocche come quella della “Costituzione più bella del mondo” (Benigni), le arroganti affermazioni e diktat come “La Costituzione non si tocca” (Bersani, Rodotà, Zagrebelski) degli immancabili firmatori di manifesti da salotto, sono state assunte e sono diventate il mantra di una “finta sinistra” che non si rende nemmeno conto di essere oramai dalla parte della conservazione più gretta e della tutela ad oltranza di uno status quo immobile e mortale.
Ho ricordato solo pochi punti per descrivere il vero, immane, problema di Renzi: rifondare la cultura del Paese non solo quella politica. Denunciare i pregiudizi le posizioni di casta e di potere che hanno soffocato la cultura laica, “liberal”, progressista per fare spazio a un mostro culturale reazionario e conservatore che si qualifica abusivamente di “sinistra” e che ha occupato enormi spazi di potere nella Magistratura, nella Scuola, nella Università, e nell’informazione. Da solo è difficile che ce la faccia, è urgente e indispensabile una mobilitazione della piccola borghesia italiana: l’unica classe che ha fatto con tenacia, sacrificio e pazienza tutte le grandi rivoluzioni della storia. Quelle vere.
Questa è la priorità più importante di quella economica: infatti si può con certezza escludere qualunque possibilità di rinascita e rilancio dell’economia Italiana se non viene sciolto il pesante bubbone culturale della finta sinistra di reazione e potere che ancora domina la nostra Società, i nostri giornali e gli insopportabili talk show della più vergognosa demagogia.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Il vero problema di Matteo Renzi

  1. Claudio bellavita ha detto:

    ottimo, grazie

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