Da Quali Fonti!

Ho visto su internet, in una trasmissione diretta dal Signor Santoro e dedicata alla corruzione, fra gli invitati presenti al dibattito il signor Roberto Formigoni e il signor Antonio Dipietro.

In un’altra trasmissione era invitato come interlocutore sull’economia un cardinale della Santa Sede al quale venivano chieste opinioni e critiche sulla situazione dell’economia italiana.

Trovo sbalorditivo che sul tema della corruzione si dia spazio e accesso ad audiences di milioni di telespettatori italiani a personaggi avanzi di vicende che del sistema corruttivo italiano sono stati protagonisti emeriti. E trovo altresì offensivo per la dignità della Repubblica Italiana che un rappresentante del Vaticano esprima commenti, opinioni e critiche sulle politiche economiche del Governo Italiano, di fronte a un pubblico di qualche milione di Italiani, parlando nella veste ufficiale di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, organo dello Stato del Vaticano.

Venga vestito con un doppioppetto di flanella grigia, camicia e cravatta, presentandosi come signor Nunzio Galantino, quisque de populo, e dica le sue opinioni, ma come Segretario della CEI non ha diritto di esprimere pareri e critiche sulla politica del governo italiano. Chi lo invita e con deferenza gli pone domande banali, di comodo e concordate è anche lui responsabile di una grave mancanza di rispetto nei confronti della Repubblica Italiana e del suo governo e il pubblico che applaude pecorecciamente è l’emblema della dabbenaggine della pubblica opinione italiana. Se lo Stato del Vaticano vuole esprimere la sua posizione sulla politica economica italiana, ove ne abbia competenza, lo faccia attraverso le vie diplomatiche, c’è una ambasciata Italiana alla Santa Sede alla quale si può rivolgere.

Ridicola è poi l’idea di invitare il signor Formigoni e il signor Dipietro a discutere di corruzione, a meno che questo non venga fatto per la loro specifica personale diretta esperenza nel settore, e a quel campo sia limitato il loro intervento.

Questi due episodi sono indicativi del livello di abiezione raggiunto dai cosiddetti “talk shows” italiani, dalla cultura settaria dei conduttori, dall’asservimento ideologico e culturale dei pubblici invitati che a comando applaudono come le pecore del famoso Granaio di Manor Farm (George Orwell). Che nessuno si azzardi a protestare è l’ulteriore elemento di preoccupazione: non si sa quale opzione preferire se l’idea che sia un pubblico beota, oppure che il pubblico sia stato scelto, nome per nome, dall’”ufficio politico” delle tramissioni.

Significativa l’assenza in tutte queste vicende degli organi di controllo della RAITV ovviamente assolutamente evirati dai veti e dalla complictà incrociate.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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