La trasformazione strisciante

Lorenzo Matteoli 29 Maggio, 2015

Guardata da lontano l’Italia si semplifica, cadono le nebbie ideologiche, si asciuga la palude torbida e maleodorante dove sguazzano magistrati di diverso rito e tessera, le trombe dei baroni di regime perdono fiato, la cagnara urlante dei mille talk show rientra nella giusta dimensione carnevalesca…e si comincia a capire qualcosa. Il dato oramai plateale ed emerso è la avvenuta caduta della sinistra storica italiana: il PCI/PdS/DS/PD non esiste più, è polverizzato e con lui la sinistra di consociazione e di governo che ha dominato e rovinato l’Italia per 60 anni. I nomi che una volta erano monumenti, protagonisti del teatro della politica italiana sono oggi ridotti a macchiette, guitti di periferia, attori nell’avanspettacolo di Borgo a Buggiano o di Centina: Dalema, Veltroni, Bindi, Bersani, Prodi…tutti al rango di passato prossimo o remoto polverosi, citati come nostalgia o ricordo ingrigito. I Sono-stati.

Tutti hanno capito, non solo in Italia, che il tempo della sinistra economica, sociale, accademica, sindacale e culturale è finito. Restano i guai provocati: l’immane debito pubblico, il welfare insostenibile, i privilegi delle varie caste di super-managers del parastato, le pensioni d’oro e le pensioni baby, le cordate para-accademiche, gli spin-off lucrosi, le formule politiche consunte, la melma viscida della political-correctness. Restano ai loro posti magistrati e professori, giornalisti, amministratori di municipalizzate, funzionari e quadri della RAI/TV. Tutti gli infiltrati a suo tempo dal PCI di governo e di sottogoverno. Molti fra loro stanno cercando di riciclarsi, ma non hanno chiaro né come né dove. Perché né il dove né il come sono ancora emersi dalla “rottamazione” ufficiosa in corso.

Molti combattono una battaglia di retroguardia inutile, molti non si sono resi conto del cambiamento avvenuto.  Renzi a suo tempo non si è reso conto che una volta evocato il termine “rottamazione” questo ha innescato comunque un processo: i rinoceronti di Jonesco si sono trovati improvvisamente a sbalzo, a chiedersi domande e a darsi imbarazzanti risposte….non siamo più rinoceronti, siamo diventati dinosauri. Chiara la differenza.

È avvenuta una cosa strana, ma abbastanza comprensibile: inventato il termine per il fenomeno la stessa invenzione del termine ha innescato il fenomeno. Una interessante forma di auto-referenzialità. Che adesso andrebbe riconosciuta e gestita.

Resta sconcertata, ma sempre convinta di non si sa bene cosa, la grande fascia intermedia dei “soi disant” di sinistra, quella categoria di baronetti o principini del regime o del para-regime che pur avendo privilegi feudali, si ritiene “de sinistra” e continua una battaglia che non ha più senso, come il soldato giapponese di Almahera. Onestamente convinti per dovere di etichetta. Il problema dell’Italia e degli Italiani oggi è: come si diventa “liberal” dopo essere stati comunisti. Un progetto per il quale l’Istituto Gramsci alle Frattocchie dovrebbe attrezzarsi con corsi full immersion urgenti.

Responsabili scientifici di pregio Luca Ricolfi e Massimo Cacciari: due “liberal” di grande classe con interessanti storie personali. Ma non accetteranno.

La prima operazione da fare è il riconoscimento del fenomeno: il tentativo di contrabbandare la metamorfosi è penoso, patetico. Bisogna ammettere il fallimento, trarne le conclusioni, virare ideologicamente e inventarsi o scoprire le nuove avemarie. Non avere vergogna del passato e saperlo denunciare con vigore e coraggio.

Meglio far nascere la nuova realtà con chiarezza piuttosto che farla uscire in modo implicito e tortuoso, strisciante.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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