Come l’Italia pagò la FIFA nel 1990

 

Lorenzo Matteoli, 3 Giugno 2015

 

 

La crisi della FIFA e le dimissioni di Sepp Blatter possono essere commentate in Italia con il ricordo dei mondiali del 1990.

Si sa oggi che il luogo principe della corruzione gestita dalla FIFA sui campionati mondiali di calcio era proprio quello delle trattative per la scelta della nazione che li avrebbe ospitati. I paesi pagavano alla FIFA direttamente o indirettamente cospicue tangenti per essere scelti come sede della manifestazione.

Le modalità con le quali venivano trovati e trasferiti i soldi erano le più svariate: contributi alla FIFA per la costruzione di impianti per il calcio in paesi nei quali si voleva sviluppare lo sport, pagamenti diretti   alle casse della FIFA, triangolazioni con le concessioni pubblicitarie e i diritti televisivi…e molti altri sistemi più o meno trasparenti e più o meno equivoci.

L’Italia ottenne i campionati del 1990 pagando una cifra enorme che ancora oggi è difficile ricostruire e quantificare ma si trattava di diverse decine di miliardi di lire. Di denaro pubblico.

Il meccanismo fu semplice e in apparenza quasi inattaccabile giuridicamente, ma in realtà comportò pesanti abusi amministrativi (indebite disposizioni di cespiti pubblici) complicità e connivenze delle amministrazioni delle 12 città sedi di partite. Abusi, responsabilità e complicità che non vennero perseguite da una magistratura distratta anche per effetto della copertura complice fornita dalla stampa. Il meccanismo venne denunciato solo a Torino perché fece scattare un conflitto durissimo tra l’Amministrazione della Città e la Concessionaria che doveva costruire il nuovo stadio. Il conflitto venne soffocato da interventi politici di vario segno caratterizzati dalla consociazione PCI/DC che allora dominava l’Italia.

Ecco in sintesi il meccanismo truffaldino che venne posto in essere.

La FIFA chiese alle città potenzialmente ospiti di partite di Italia 90 di mettere a disposizione gli stadi “nudi” di concessioni pubblicitarie. Il Comitato Organizzatore Locale (il ministro Carraro, e Luca Montezemolo) si fecero mallevadori della richiesta confermando che la condizione era irrinunciabile: senza la disponibilità degli stadi e della pubblicità negli stadi e la città non avrebbero avuto partite.

Nessuna città italiana candidata ad avere partite del campionato poteva permettersi di perdere l’opzione. Quindi tutti i sindaci delle città interessate scrissero una lettera alla FIFA confermando la disponibilità dello stadio “nudo” di vincoli pubblicitari.

Non sono al corrente delle procedure seguite nelle altre città per approvare l’impegno con la FIFA: un impegno del valore di diversi miliardi di lire in cespiti di pertinenza delle città in quanto proprietarie degli stadi e titolari delle concessioni per la pubblicità nei medesimi. So che a Torino la lettera venne redatta, firmata e protocollata dal Sindaco Diego Novelli (PCI), ma non venne mai sottoposta all’approvazione della Giunta e tantomeno del Consiglio Comunale pur avendo il valore di un impegno multimiliardario di denaro pubblico.

Quando il Sindaco Diego Novelli firmò quell’impegno lo stadio comunale era di proprietà della Città che era anche il soggetto titolare della pubblicità nello stadio stesso che veniva data in concessione ogni anno a una società Torinese (Publimondo).

Cambiò l’Amministrazione e la Città decise di costruire un nuovo stadio per mezzo dell’istituto della Concessione Build Operate and Transfer. Nella concessione trentennale era compresa, ovviamente, la pubblicità. L’ex sindaco Novelli quando venne stipulata e approvata dal Consiglio Comunale la Concessione per la costruzione del nuovo stadio si guardò bene dall’informare gli assessori competenti dell’esistenza dell’impegno con la FIFA, la lettera era nel suo protocollo personale e non rintracciabile dagli uffici. Probabilmente si era reso conto del fatto che quella lettera copriva un illecito amministrativo del valore di qualche miliardo che non era opportuno sbandierare.

Il caso esplose pubblicamente quando la Concessionaria che costruiva il nuovo stadio si vide chiedere dalla FIFA lo stadio “nudo” di vincoli pubblicitari.

Ci furono scambi di raccomandate e colloqui con la FIFA e la sua agenzia pubblicitaria e la Stampa di Torino scrisse articoli arroganti ridicolizzando la Amministrazione che non aveva tenuto conto dei diritti pubblicitari regalati, privatamente, alla FIFA dal Sindaco Novelli e dai responsabili CONI e COL in ossequio alle procedure truffaldine che la FIFA praticava da anni e che avrebbe praticato per anni a venire con la protezione della Confederazione Elvetica e la complicità di tutti gli organismi del calcio mondiale.

Finalmente nel 2015 arrivano gli americani che, liberi dall’asservimento a Blatter tipico del Calcio Europeo, Africano e Asiatico aprono la enorme scatolona di vermi.

L’Italia e i giornali italiani però non strillino troppo: CONI e COL e le dodici città italiane che ospitarono partite nei mondiali del 1990 pagarono con denaro pubblico il loro ricco contributo alla corruzione rampante della FIFA e dei suoi dirigenti. Coperti tutti dal silenzio della stampa. Torino provò a ribellarsi ma venne ridicolizzata dai giornali che oggi sguazzano nella denuncia di Blatter e dei suoi colleghi.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Come l’Italia pagò la FIFA nel 1990

  1. andrea terranova ha detto:

    grande Lorenzo, il tempo è galantuomo, anche se impiega a volte un quarto di secolo
    un abbraccio
    andrea

  2. Ferny ha detto:

    Grazie Lorenzo,
    quante cose vengono taciute ,quanti mostri hanno la possibilità di muovere fili invisibili .
    Giornalismo vero è anche informazione corretta ci danno il modo di essere consapevoli
    del marcio che c’è ….
    buon tutto fernanda

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