I diritti acquisiti e la bancarotta

I diritti acquisiti e la bancarotta

Lorenzo Matteoli, 8 Giugno, 2015

Lentamente si forma, attraverso le consultazioni elettorali, il nuovo quadro politico in Italia. Le amministrative della fine di Maggio, con forte valenza politica, aprono gli scenari delle diverse possibili ri-configurazioni, ma tutto è ancora molto fluido e incerto. Nella complicata minestra scodellata dalle amministrative si cominciano a vedere alcune possibili nuove configurazioni del teatro, l’immagine più precisa richiede ancora elaborazione, sia nella prassi che nella riflessione complessiva del Paese e delle forze in campo. Quattro sono le aggregazioni che si stanno formando:

  1. PD ancora in fase prescismatica
  2. Lega/FI in una strana alleanza
  3. Cinque Stelle senza gli scomodi fondatori
  4. I cespugli a sinistra tra nostalgia e revanche

Tutte le quattro aggregazioni sono caratterizzate da elevata fluidità interna ovvero sono molto instabili. Le prime tre figure hanno oggi eguali potenzialità future, i cespugli a sinistra non sembrano avere molto futuro e il movimento di Landini non è ancora definibile. Fuori da queste figure c’è il grande partito degli assenti: una riserva di voti enorme, ma politicamente indefinita ed elusiva, catturare anche solo il 20% di quel partito potrebbe sovvertire qualunque scenario. Ma si tratta di una percentuale irraggiungibile.

L’assenteismo va sdrammatizzato: se gli assenti dovessero votare si dividerebbero su percentuali omologhe a quelle definite dalla massa dei votanti. Fatte salve condizioni di emergenza.

Il PD deve risolvere i suoi problemi interni e probabilmente ci saranno altre defezioni verso sinistra. Civati ha indicato una strada per ora sbagliata, ma altri tentativi potrebbero avere più successo. In gestazione quello di Landini.

Verso sinistra oggi in Italia (e in Europa) non c’è più molto spazio di pubblica opinione da conquistare: il sindacalismo non raccoglie grandi consensi, specie quello radicale e lo ha dimostrato Marchionne con molta chiarezza. La vecchia guardia del PCI (lo zoccolo duro) è alla fine fisiologica generazionale. Il guado proposto da Renzi, in difetto di un radicale chiarimento di scopi, obbiettivi e metodi da parte dello stesso Renzi, è arrivato al capolinea. Troppi errori, troppe riforme farlocche, debolezza sulla strategia economica, debolezza con Bruxelles, asservimento alla magistratura totalitaria. Non basta l’abilità dialettica per nascondere quello che fino ad oggi è un fallimento sistemico del governo a guida PD/Renzi. Il messaggio dei milioni di voti persi nelle amministrative è chiarissimo. La scintilla di speranza proposta un anno fa si è spenta.

Renzi potrebbe sempre scattare fuori dalla palude se decidesse finalmente di fare chiarezza. Se riesce a farla e a convincere può ri-prendere molti voti dell’Italia “liberal” che finora in parte lo ha sostenuto e in parte maggiore è rimasta a guardare e che adesso si è messa in aspettativa. Se non riesce l’avventura è finita e il PD del 40% alle Europee e del 25% alle amministrative scenderà ancora con il possibile sorpasso di una delle altre aggregazioni, o Lega o Cinque Stelle e probabile ingovernabilità del Paese.

La Lega/FI Non ha la dignità di una destra liberale rigorosa, “di governo”, non ha manifesto, non ha leader. Salvini con le sue magliette cattura un voto marginale sostenuto dal problema orrendo degli immigrati per il quale propone soluzioni di pura demagogia, culturalmente insostenibili e pragmaticamente impossibili. La percentuale di voti che ha raggiunto nelle amministrative con l’apporto, strampalato, di Forza Italia è il suo massimo possibile. A meno di clamorosi errori di altri, non andrà oltre.

I Cinque Stelle, senza i due pericolosi e dannosi guru fondatori, hanno invece un grosso potenziale di crescita, se riescono a togliersi di dosso le farneticazioni velleitarie, la dialettica da assemblearismo demagogico e a svolgere gli atteggiamenti competenti e preparati alla Di Maio e il pragmatismo di Pizzarotti possono accendere speranze ricche di potenziale ritorno elettorale. All’interno del movimento devono crescere leadership e quadri, ma quello che hanno appreso nei primi anni di esperienza parlamentare sta dando frutti e ne darà ancora in futuro. Dalla loro parte l’età giovane e l’energia.

Sui cespugli a sinistra-sinistra non c’è molto da dire: Vendola ha esaurito la sua proposta politica e dietro di lui non c’è nessuno. Il tentativo di Landini non consente ancora di fare valutazioni, ma la forte marca di sindacalismo radicale legata al suo nome è vecchia e non porta molta acqua al mulino elettorale. La sinistra-sinistra soffre inoltre della malattia generale della sinistra nel mondo e in particolare in Europa: emblemi del tramonto Millibank in Inghilterra e in Francia la fatica del Front de Gauche. Il problema generale della sinistra è il logoramento ideologico che non consente la transizione del manifesto storico alle attuali condizioni dell’Europa. Mancano idee e mancano leader. In Inghilterra Cameron ha dimostrato come un progetto “liberal” effettivo sia stato in grado di logorare drammaticamente il consenso elettorale al manifesto laburista. L’Inghilterra resta comunque un esempio difficile da valutare per la stranezza delle norme elettorali in virtù delle quali un partito con il 12% dei voti non ottiene nemmeno un seggio in parlamento (UKIP).

Il futuro del quadro politico Italiano è ancora, per poco tempo, nelle mani di Matteo Renzi che, nell’arco delle prossime settimane e forse giorni, dovrà giocare le carte che determineranno la sua sopravvivenza o il suo fallimento. Negli ultimi mesi la sua credibilità si è notevolmente consumata, le amministrative a valenza politica gli hanno dato un messaggio fin troppo chiaro. Che il discutibile 5 a 2 non può nascondere. Gli resta ancora un piccolo margine di credibilità e pochissimo tempo per spenderlo. Deve decidere se andare avanti o tornare indietro.

Se non se la sente di andare avanti con questo Parlamento, con questa Magistratura e con questa Burocrazia lo dica, dia le dimissioni, ne denunci i drammatici motivi, faccia affrontare dal Paese i problemi che il suo Governo non riesce ad affrontare: taglio della spesa pubblica, giustizia allo sbando, sprechi di sistema, corruzione, immigrazione clandestina …

Urgente e indispensabile il recupero di una prassi efficace: la struttura che rende credibili il progetto, la visione, la speranza.

In difetto di un chiarimento radicale nel PD, si aprirà un’altra stagione politica piena di incertezze con un incubo di fondo: se la magistratura continuerà nel gioco mortale delle sentenze da 40 miliardi di Euro a carico del bilancio statale, solo una pesante dittatura potrà salvare l’Italia dalla bancarotta. Se si devono tagliare i costi del welfare per salvare il Paese i “diritti acquisiti” sono insostenibili. In altre parole in un Paese alla bancarotta non esistono diritti acquisiti. Il privilegio della politica.

Qualcuno dovrà re-instaurare la sovranità del Parlamento e delle sue leggi.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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