Il grande renversé dell’Euro:

la strategia dell’Ari morta

Lorenzo Matteoli 16 Giugno, 2015

La letteratura economica europea recente si arricchisce di testi sulla “fine dell’Euro”. Economisti o giornalisti della divulgazione economica si esercitano nel descrivere il fallimento, l’errore d’origine, le responsabilità, la crisi. Ognuno dice poi la sua ricetta (o non la dice) per uscire dalla disastrosa situazione nella quale gli entusiasti ed ingenui firmatari di Maastricht ci hanno messo. Noi e le prossime due generazioni. Se va bene. Un classico errore di anticipazione ideologica di una realtà inesistente. Si proiettava nella realtà una speranza, una volontà, una ipotesi che non solo non c’era, ma che era molto più lontana nel tempo e nella geografia di quanto l’entusiasmo paneuropeo non lasciasse sospettare. Un classico “carro davanti ai buoi” se ce ne è mai stato uno. Si pensava che la “grammatica monetaria” avrebbe composto la “poesia ideale.”

Grande delusione: la più bella delle grammatiche non ha mai prodotto poesie.

La “moneta unica” non costruisce l’”istituto politico” necessario alla sua pratica gestione. E questo è stato dimostrato dall’Euro, oggi senza ombra di dubbio.

Il problema interessante e ad oggi senza soluzione è “come si esce dall’inghippo”. Un terreno assolutamente inesplorato nella millenaria storia della finanza e degli scambi commerciali e dell’economia fino alla scala domestica. La lista della spesa. Un terreno sul quale si arrampicano da tempo le migliori menti della macroeconomia: ognuno, anche i grandi professori, principiante e dilettante nel campo.

Dalla letteratura emergente si cominciano ad avere segnali interessanti. In sintesi sembra che l’opzione più solida sia quella di una uscita collegiale. Tutti insieme si torna indietro. Grande ranversé. Fra i molti modi di organizzare questa colossale ritirata macroeconomica, una prima storica mondiale, quello più interessante viene proposto da François Heisbourg che propone qualcosa come quella che nei nostri giochi giovanili si chiamava “ari morta” (chi si ricorda il termine ha più di 70 anni!). Sospendiamo la moneta unica per qualche anno, con calma costruiamo gli istituti politici necessari alla sua credibile gestione e poi la rifondiamo. Nel periodo di sospensione i paesi membri potranno svalutare, rivalutare, ridefinire il “floating” delle loro monete e fare tutto quello che una saggia (o meno saggia) politica monetaria tradizionale dovrebbe fare per rimettere in quadro debiti sovrani, economia di breve termine, scambi commerciali e loro trattati … la più grande gazzarra macroeconomica planetaria mai vista, dove si distruggeranno fortune e se ne costruiranno di nuove dove banche di secolare tradizione potranno andare a rotoli in tre giorni o diventare colossi macrofinanziari in due ore. Dove i risparmi di generazioni potranno venire bruciati o moltiplicati per fattori.

Oppure dove tutto con calma e con rigorosa fermezza “si metterà a posto” con il minimo disturbo.

Certamente al libro di Heisbourg seguiranno altri libri e a poco a poco il dibattito si trasformerà in movimento di opinione e in opinione politica per arrivare, nei tempi dovuti, alla decisione politica.

Nel frattempo le “cose” avranno fatto un altro corso e la prassi caotica quotidiana avrà preso le decisioni che i governi non sono stati capaci di prendere, ed è in questo caos che forse è meglio cercare di fare previsioni.

How about that?

Il libro nel quale viene autorevolmente proposta la strategia dell’ ”Ari morta” è di François Heisbourg uno con le carte in regola che a suo tempo è stato un sostenitore appassionato dell’Euro. Il titolo è “La fin du reve Europeen”.

Ecco la critica dal risvolto di copertina:

François Heisbourg è il primo al quale non piace la sua idea. Ma non vede alternative, questo “passo indietro” è l’unica opzione seria per risolvere la situazione di crisi, specialmente per il Sud dell’Europa. “Abbiamo perso dieci anni, abbiamo perso una generazione in un modo che si poteva benissimo evitare. Abbiamo bisogno che i paesi possano svalutare la loro moneta per rilanciare la crescita. La Spagna e l’Italia che galleggiano intorno alla crescita zero non riusciranno mai a eliminare l’attuale pesante disoccupazione. Se potessero svalutare le loro economie partirebbero a razzo.

 Heisbourg fa una constatazione implacabile: l’Euro è diventato un freno alla crescita (pag 87), ha smentito o tutte le promesse di prosperità che ci aveva fatto l’Unione Europea, ha aumentato le divergenze fra i paesi senza la possibilità di “comunione dei trasferimenti” (finanziari), massacra la fiducia nelle istituzioni europee, stronca lo slancio verso una “unione più stretta” e alla fine sta andando ineluttabilmente verso un fallimento che sarà ritenuto il fallimento dell’Europa.

 Fino ad oggi sono state evocate tre vie d’uscita alternative (pag. 87 e seguenti):

Il collasso brutale dell’Euro come conseguenza delle reazioni a catena alle crisi dei diversi paesi: l’adozione da parte dei paesi membri di politiche di bilancio lassiste “anti-austerità” che porterebbero a un disordine generale e a un peggioramento della crisi; oppure, terza possibilità, alla “fuga in avanti federalista” allo scopo di costruire in fretta le istituzioni politiche sovranazionali che mancano oggi alla moneta unica.

 Quest’ultima opzione è quella nella quale molti dei responsabili del disastro in corso sono tentati di gettarsi. Ma François Heisbourg ha il merito di denunciare il pericolo: è troppo tardi, “la crisi di legittimità democratica che scuote le istituzioni europee ha raggiunto proporzioni politicamente ingestibili” (pag. 151). È doveroso constatare che : “sessanta anni di costruzione dell’Europa non sono riusciti a creare un patriottismo costituzionale europeo” (pag. 153) Anzi l’Euro ci ha fatto tornare indietro. Nessuno vorrà più accettare i sacrifici in termini di costo finanziario e la perdita di sovranità necessari per la “comunione dei trasferimenti” indispensabile per la sopravvivenza della moneta unica. Ammesso che ci sia mai stato qualcuno disposto ad accettarli.

 

Queste tre opzioni si dimostreranno impraticabili, François Heisbourg propone allora la sua soluzione, che dice di essere quella della saggezza: “riconoscere che non c’è via d’uscita” e allo stesso tempo ammettere che il progetto era impossibile fin dall’inizio. Il partito dell’Euro infatti si basava su un “un’idea magica” (pag. 146). È necessario abbandonarla e organizzare con tutta la calma possibile, una uscita negoziata con tutti gli altri paesi della zona Euro.

 Altri testi sul tema:

 

After the fall, the end of the European dream and the decline of a Continent

Walter Laqueur

Edizioni: Thomas Dunne Brooks, St. Martin’s Press, New York, 2011.

Time to bail out, the end of the European dream

Paul Dixon

Copyright 2012

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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