Commento a un articolo di Luigi Vinci

Commento all’articolo di Luigi Vinci:

Respingere le pretese tedesche sull’Europa.

Dalla parte del popolo greco, di Syriza, del compagno Alexis Tsipras.

Lorenzo Matteoli, 24 Luglio 2015-07-24

Scarborough, Western Australia

Una bella analisi e un inquadramento storico del problema indubbiamente utile ed essenziale. I problemi vengono alla fine, nelle ultime tre pagine quando si sente lo sforzo di “dare una risposta”. Luigi Vinci denuncia l’errore di voler “trarre linee e obiettivi della lotta politica dal mero quadro economico” dove invece si deve partire dall’”analisi concreta della situazione concreta” (Lenin) “economica, politica, sociale, sul piano dei rapporti di classe ecc. ecc. “ (Lenin).

Mi sembra di individuare in questa svolta una linea tautologica che Vinci cerca di superare quando subito dopo scrive: “la politica economica è un ramo della politica, quindi una riflessione sulla totalità sociale, non è un ramo dell’economia”. Nenni diceva sinteticamente : “…la politique d’abord…” probabilmente anche lui citando Lenin.

La condizione “economica” della situazione concreta nella fattispecie del caso greco mi sembra, peraltro, di un rilevanza totalizzante. L’elefante nella stanza che nessuno a sinistra vuol vedere. Il governo non ha soldi per pagare le spese correnti: stipendi, debito vitalizio, ordinaria amministrazione, interessi sul debito sovrano. E’ insolvente. La gente non ha i soldi per pagare il cibo, le imprese non hanno i soldi per pagare gli stipendi, gli ospedali non possono pagare le medicine. Non ci sono i soldi per pagare l’energia, trasporti fermi, agricoltura ferma, niente semi, niente fertilizzanti, niente trattori.

Quali altri parametri della situazione concreta si vogliono esaminare? La cultura? I rapporti di classe? Il “sociale”? Quando mancano le basi essenziali della sopravvivenza credo che un dibattito culturale o sui “rapporti di classe” sia quantomeno fuori luogo o un esercizio intellettuale per accademie lontane  dalla “situazione concreta”. Forse quei temi sarebbe stato utile discuterli anni prima quando i governi della Grecia (e dell’Italia) impostavano le condizioni culturali e sociali che avrebbero condotto la Grecia, e condurranno l’Italia, al disastro.

La necessità di liquidità a breve assorbe tutte le altre condizioni della “situazione concreta”. Deprecabile condizione, ma ineludibile. Parlare di cultura e di “rapporti di classe” con la gente che muore di fame a casa e di polmonite negli ospedali sarà una metodologia dialettica leninisticamente corretta, ma anche poco produttiva. Se io stessi morendo di fame perché non ho soldi per comperare un pezzo di pane e qualcuno volesse parlarmi di cultura penso che mi irriterei.

Giusto distinguere il default argentino dall’ipotetico default greco: l’Argentina aveva risorse che la Grecia non ha. Il default Greco potrebbe essere una catastrofe epocale con decine di migliaia di morti, lotte civili, massacri … inimmaginabile.

Scrive l’autore che il referendum vinto da Tsipras sanciva il “rifiuto del programma dei creditori” ma non metteva a disposizione di Tsipras l’opzione dell’uscita dall’Euro. Il popolo greco vuole restare nell’Euro, ma rifiuta il pacchetto proposto dai creditori. Peccato che il pacchetto proposto dai creditori fosse proprio la condizione per restare nell’Euro.

Tsipras vuole restare nell’Euro ma rifiuta il pacchetto proposto dai creditori: chiede un referendum perché questa sua posizione sia sancita anche dal popolo greco.

I creditori, assolutamente insensibili alla volontà sancita dal referendum del popolo greco, rispondono con un programma che, dice Vinci è: “in larga parte irrealizzabile…pesantemente recessivo, …il debito pubblico continuerà a galoppare….”  E Vinci immediatamente aggiunge: “…è anche vero che alla Grecia viene consegnata una boccata di ossigeno che potrà durare molti mesi e che le consentirà di tentare misure effettive contro l’evasione fiscale dei ricchi e di razionalizzare il baraccone statale.”

Quindi secondo Vinci con la pesante recessione, con il debito galoppante di un programma irrealizzabile la Grecia potrà tentare misure effettive…?  A me sembra l’ottimismo della disperazione. Siamo lontani dall’analisi concreta della situazione concreta auspicata da Lenin. Ma Vinci scrive “Fortunatamente Tsipras ce l’ha fatta…”

Nella conclusione Vinci descrive il vero risultato positivo della “vittoria di Tsipras” che in sintesi sarebbe l’apertura di una nuova prospettiva politica per la sinistra europea. Mettendo in luce le contraddizioni della Germania, il suo tentativo di “appropriazione del potere su gran parte dell’Europa basato sulla succursalizzazione dei sistemi economici europei a quello tedesco” ….”È emersa tutta la debolezza politica e culturale del comando politico tedesco.” La denuncia di questa debolezza è la vera vittoria di Tsipras.

Si chiede Vinci in conclusione: “Le sinistre europee potranno giocare, dato questo nuovo contesto, una partita utile alle classi popolari europee e alla democrazia?”“Bisognerà che si uniscano nei vari paesi e a livello europeo …ma su una base seria.” … “Mettere in ginocchio l’austerità, cancellare il “fiscal compact”…archiviare le disposizioni antieconomiche dei Trattati”…

Per uscire dall’austerità ci vogliono soldi: investimenti nel lavori pubblici, nella manutenzione del territorio, nella manutenzione del costruito, nelle infrastrutture, nelle reti, nell’informatica e nella ricerca e formazione. Non potendo aumentare il debito pubblico, che è già probabilmente oltre il livello di sostenibilità, non potendo aumentare le tasse che stanno già soffocando le imprese, non potendo stampare Euro, bisogna inventare qualcos’altro. Non basta la presunzione dell’azzeramento dell’evasione fiscale, l’eliminazione delle auto blu, e dei vitalizi offensivi, la riduzione dell’appannaggio alla Presidenza della Repubblica: misure utili per l’immagine ma insignificanti per credibilità o per la sostanza.

Non resta che tagliare la spesa pubblica: il 20-30% della spesa pubblica. In Italia è possibile dato il grande margine di spreco attuale. Eliminare gli sprechi clientelari del nostro bilancio cresciuti in 50 anni di gestione demagogica. Razionalizzare la burocrazia, eliminare stratificazione burocratica clientelare (eliminare provincie, accorpare regioni, accorpare comuni).

La domanda è: quali sono le sinistre (e le destre) italiane ed europee in grado di portare avanti un programma di questo genere?

La sinistra di governo, in Europa e in Italia, per proporre il superamento dell’austerità, sul quale credo che tutti siamo d’accordo, deve convincere se stessa e il popolo che la condizione prioritaria per farlo è il taglio della spesa pubblica, partendo dagli sprechi e via via avvicinandosi, se necessario, ai tagli più dolorosi, culturalmente e socialmente sacrificali. Con i soldi recuperati dai tagli si finanzierà l’abbandono dell’austerità.

Dopo si vedrà.

Come giustamente disse Napoleone e Lenin citò.

Lorenzo Matteoli

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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