La Distanza

 

Lorenzo Matteoli

5 Marzo 2016

 

Nonostante il populismo e la demagogia che marcano il linguaggio, il costume, l’azione e, in generale, tutta la comunicazione dei soggetti che oggi rappresentano “La Politica”, sia al governo che all’opposizione, questa è sempre più lontana dalla gente e dalla vita di tutti i giorni. Stanchezza, indifferenza, irritazione sono i termini che qualificano l’atteggiamento del pubblico nei confronti della “Politica” e dei suoi rappresentanti: ministri, parlamentari, media. Sempre più spesso rabbia, disgusto, indignato risentimento: rifiuto.

L’analisi delle cause di questa situazione potrebbe svolgersi su un quadro storico di qualche decina di anni, oppure su una finestra di cronaca di pochi anni e non la voglio affrontare in queste note. L’ipotesi di lavoro è che fra la gente e “i responsabili della gestione della cosa pubblica” si è creato un vuoto di comunicazione che va dall’indifferenza annoiata fino alla rabbia che sempre più spesso si esprime con violenza.  Un tradimento gravissimo perché “La Politica” è la più alta espressione di una cultura civile, l’esercizio della “Politica” è stata conquista storica per la quale si sono sacrificate generazioni per secoli di storia.

I grandi problemi del Paese restano e diventano sempre più gravi, chi li dovrebbe affrontare non solo non li affronta, ma non sembra nemmeno rendersene conto. Il debito pubblico aumenta senza controllo, le tasse sempre più pesanti, la burocrazia soffocante, la Giustizia in mano a bande settarie, i servizi sempre meno efficienti, i privilegi di pochi tutelati e difesi, la disoccupazione a livelli patologici, le imprese costrette alla fuga o al fallimento, l’immigrazione clandestina e “pericolosa” tutelata da un buonismo irresponsabile complice sciocco di fanatismi e fascismi teocratici criminali.

La risposta a questo quadro catastrofico da parte del Governo: demagogia e populismo, riforme finte, pasticciate, inutili quando non dannose, legislazione congiunturale per decreti simili alle “grida” manzoniane. Nessuna visione progettuale di medio-lungo termine, nessuna volontà di guida, presenzialismo televisivo vuoto, spesso arrogante. Simmetrica l’azione dell’opposizione: più demagogia e più populismo, contenuti approssimativi e congiunturali.

Un cerchio vizioso che aumenta la distanza fra la Politica e la gente e che spinge sempre di più la rabbia verso il rifiuto violento. Cosa possa crescere su questo humus avvelenato non può che essere preoccupante.

Ci si chiede quindi cosa si può fare, quale messaggio e quale “tono” debba caratterizzare la comunicazione per recuperare l’attenzione critica della gente, la disponibilità all’ascolto e la attiva partecipazione. Quale possa essere il “profilo” del soggetto portatore del messaggio, e se un soggetto con questo profilo sia in qualche modo presente nel quadro delle attuali probabilità.

Un problema classico nel campo delle discipline che si occupano di “profiling”: la scienza che sulla base degli “obiettivi” (audience, pubblico, area sociale, gruppi di impresa e di opinione, gruppi di consumo etc.) descrive e traccia le caratteristiche del “messaggio” e le caratteristiche dei “soggetti” latori del messaggio. Fino al dettaglio della terminologia, della sintassi e della grammatica dei discorsi e fino al dettaglio delle caratteristiche personali, (gesti, posture, look, abbigliamento, toni di voce…)  dei soggetti portatori del messaggio.

Una disciplina che può provocare il disgusto per una cultura tradizionale, ma che è micidialmente efficace in pratica. Purtroppo.

Senza andare in campi professionali dei quali non ho competenza (se non la conoscenza della loro esistenza) credo che la gente in Italia oggi abbia bisogno di una cosa semplicissima e difficilissima da confezionare: buon senso e verità.

Va recuperato il senso comune delle cose: i problemi vanno esposti nella loro scarna e cruda realtà, le implicazioni dei problemi sulla vita di ognuno devono venire svolte con responsabile sincerità. Le cose da fare vanno definite sulla base dei problemi da affrontare, ricordando la regola base della medicina: il medico “buono” uccide il malato.

Un programma che richiede grande umiltà e coraggio: forse le qualità più rare oggi nella cultura della politica italiana.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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