La palude della normalità

 

Lorenzo Matteoli

6 Aprile 2016

 

 

Un editoriale su Charlie Hebdo del 30 Marzo pone un interessante interrogativo: “come siamo arrivati a questo punto?” L’autore descrive alcune figure della quotidianità urbana di Parigi  (o di qualunque altra città Europea), il sorridente barbuto panettiere Abdul che prepara deliziosi croissant e panini imbottiti (senza prosciutto), Fatima casalinga che va a fare la spesa con il suo nihab rispettosa della sua cultura e delle sue tradizioni…non fanno male a nessuno, non prenderebbero mai un kalashnikov per ammazzare giornalisti o passeggeri di autobus, nessuno di loro potrebbe mai preparare venti chili di esplosivo fatto in casa per squarciare trenta malcapitati in una stazione ferroviaria. Nessuno potrebbe mai accusarli di radicalismo islamico e sarebbe vergognoso farlo, ma nel loro normale comportamento si percepisce anche l’isolamento e nel loro silenzio c’è l’ombra di una implicita connivenza.

Precisamente su queste figure di perfetta normalità si basa la dialettica “multiculturale” per evocare il pericolo dell’islamofobia. Giù le mani da Caino si diceva una volta, con un complicato controverso slogan dei radicali di Pannella.

Ma è proprio nel mare della normalità moderata che hanno sempre nuotato i pesci dell’estremismo di qualunque segno: fascismo, nazismo, stalinismo, brigatismo e terrorismo. Era sicuramente moderata la maggioranza della pubblica opinione in Germania quando Hitler andò al potere proprio con quei voti, e moderata era la pubblica opinione Italiana nel 1922 quando Mussolini prese il potere nell’aula sorda e grigia. Moderata era la grande maggioranza degli Italiani negli anni ‘70 quando “i compagni che sbagliavano” e lo squadrismo simmetrico della destra estrema insanguinavano l’Italia, stupidamente pensando a una impossibile rivoluzione per la quale non c’era spazio sociale e per la quale non avevano né cultura né idee se non quelle che bastasse uccidere qualche giornalista, dirigente, magistrato o sindacalista per cambiare la storia. Ripensandoci oggi non sfugge la dimensione assurda.

Ma in qualche modo, da qualche parte c’era, nel mare della normalità moderata, l’irrazionale connessione che faceva scattare in qualche cervello l’idea che mettere bombe nei treni e nelle stazioni, uccidere giornalisti e magistrati … magari farsi ammazzare nel tentativo di farlo sarebbe stato l’innesco della luminosa e favolosa rivoluzione che avrebbe cambiato il mondo.

Quale sia il luogo e quale sia la “connessione” che collega il mare della normalità moderata con l’assurdità criminale estrema è la domanda che si pone Charlie Hebdo senza però proporre una risposta esplicita. Perché forse il “luogo” non esiste e la “connessione” è ineffabile ed elusiva.

Quello che va recuperato è il coraggio di dire pane al pane e vino al vino, di esprimere con franchezza la critica e il dissenso senza lasciare che critica e dissenso siano patrimonio di altro estremismo e alla lunga di altre efferatezze.

La “moderazione” deve essere chiamata alle sue responsabilità.

All’inizio degli anni ‘70 incontrai in una occasione famigliare il Procuratore del Tribunale di Torino Bruno Caccia, che mi chiese cosa stava succedendo in Facoltà di Architettura. Gli raccontai delle assemblee, delle occupazioni, e della protesta studentesca, spesso incoraggiata da molti docenti, i fatti che in quegli anni dominavano la vita corrente della nostra Facoltà.

Il mio racconto, come di cose normali, provocò una reazione severa, dura, del Procuratore Caccia che mi disse, scandendo bene le parole: “Fate molta attenzione: queste cose si sa come cominciano, ma non si sa come finiscono!”

Era chiaro che il mio racconto “come di cose normali” lo aveva irritato non poco, sicuramente per la sua esperienza di cose viste e conosciute, e me lo volle far sapere.

Non ho mai dimenticato il profetico avvertimento e la condanna della “palude della normalità” del Magistrato che per primo aveva indagato sulle violenze e sui pestaggi che si verificavano durante gli scioperi alla Fiat e che per primo aveva indagato sui terroristi delle Brigate Rosse… “il primo segno di presenza dello Stato dopo anni di non indolore assenza” come di lui disse Marcello Maddalena.

Il 26 Giugno 1983 Bruno Caccia pagava con la vita il suo rigore.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a La palude della normalità

  1. Marco Romano ha detto:

    Questa volta non ho capito bene. Sul paio di milioni di musulmani – forse anche di più – in giro per l’Europa sette o otto hanno fatto quello che hanno fatto. Non mi sembra un tasso percentuale preoccupante-

    Potrei costringere loro e i mie amici ebrei a cena con una cassoeula, ma non ne varrebbe la pena, perché poi su questi piano ormai qui a Milano la ,maggior parte dei ristoranti offre stramberie, qui di sotto ne hanno aperto una di cucina libanese antica: saranno terroristi con scimitarre?

    Un abbraccioi

    Marco

    _____

  2. Lorenzo Matteoli ha detto:

    I due milioni sono il mare di normalità nel quale nuotano i sette,otto o venti con i kalashnikov e la dinamite … Questo è il punto …

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