Un piccolo dibattito sul nucleare

Un piccolo dibattito sul nucleare.

Commentando un articolo sul Foglio riportato da Legno Storto il 26 di Aprile scorso nel quale Umberto Minopoli denuncia l’uso strumentale dell’incidente di Cernobyl da parte dei Governi Italiani per bloccare il nostro programma nucleare (Il trucco di Cernobyl) proponevo un conto che avevo svolto nel Febbraio del 2010 con il quale dimostravo la non convenienza economica-energetica  del nucleare per l’Italia. Ecco il conteggio:

Non è il pericolo delle radiazioni non è Cernobyl né Fukushima. Sono i soldi.

Il nucleare non conviene energeticamente e non conviene economicamente. Tanto più con il crollo del greggio in corso e probabilmente futuro. Sarà il petrolio che ci porterà alle alternative non il nucleare. Non lo è mai stato. Per sostituire fra venti anni il 3% del consumo di fossili ci sono strategie di gestione dell’esistente molto più economiche e di rapida implementazione. E ambientalmente molto più sicure.

I numeri del progetto nucleare ENEL

L’ing. Fulvio Conti, Amminstratore Delegato e Direttore Generale dell’ENEL, propone per il progetto nucleare italiano, 4 centrali da 1600 MW da mettere in funzione entro il 2020, per una potenza installata complessiva di 6400 MW a fronte di una domanda da lui ipotizzata di 400 TWh. 
Altre 4 centrali dovrebbero seguire entro il 2030, ma limitiamo l’analisi alle prime 4 centrali e al 2020.

La quota di combustibili fossili sostituita

4 centrali da 1600 MW che funzionano al 90% (load factor 0.9) del tempo (ipotesi ing. Conti) producono 50,45 TWh di energia erogata, ovvero il 12,6% della domanda ipotizzata per il 2020 dall’ing. Conti (400 TWh). Quindi il 3.5% del consumo totale di fossili della “macchina Italia”, poiché la conversione elettrica assorbe circa il 28% del consumo totale di fossili della “macchina Italia” (0.126 x 0.28 = 0.03528).
È doveroso esprimere una seria riserva sull’ottimistico load factor del 90% (non lo raggiungono nemmeno i Francesi con le loro 58 centrali in funzione da decine di anni che si attestano al 72%, Canada 77%, UK 74%, Svezia 76%, solo la Finlandia ha raggiunto il 93%). Per l’Italia è più plausibile un load factor del 75%.
In questo caso la quota di domanda elettrica coperta dalle centrali sarebbe del 10,5% e il consumo di fossili sostituito dalle 4 centrali da 1600 MW nel 2020 sarebbe del 2.9% circa (0.105 x 0.28 = 0.0294).
 Se poi si accetta la previsione “sviluppo” GRTN di 432 TWH della domanda elettrica al 2015 (valida secondo me anche per il 2020 per effetto dei diversi fenomeni di moderazione dei consumi in atto) i numeri cambiano un po’: le 4 centrali, operanti al 75% di capacità, coprirebbero il 9.7% della domanda elettrica e quindi solo il 2.7% del consumo totale di fossili in Italia al 2020 (0.0973 x 0.28 = 0.0272).

Costo di costruzione delle centrali e costo al KWh


L’investimento di capitale necessario per la costruzione di 4 centrali secondo i dati attuali di costo (Olkiluoto 3 in Finlandia dati Teollisuuden Voima Oyi/STUK) si aggirerà intorno ai 20,4 miliardi di Euro. È peraltro (molto) prudente ipotizzare un aumento del 25-30% tenendo conto dei dieci anni di tempo per la costruzione, del sistema Italia e del continuo generale aumento dei costi di tutta la filiera industriale interessata, si parla quindi di circa 25 e forse di 30 miliardi di Euro da finanziare in 10 anni e da restituire in un futuro di 40-50 anni. 
Non molte banche sono interessate, in mancanza di garanzia politica, sia per il lungo termine del ritorno sull’investimento che per i rischi (prezzo dei fossili, prezzo dell’uranio, costi di processamento dell’uranio per la produzione del combustibile, costi e problemi della rete di sicurezza e costi di stoccaggio delle scorie nucleari).

I costi del KWh prodotto con i diversi combustibili sono luogo di forte incertezza a causa delle variabili che intervengono nella formazione dei costi finali delle centrali, dei tempi di costruzione, dei rischi connessi alla gestione, del costo del ciclo del combustibile, dei costi per la gestione e lo smaltimento delle scorie, dei costi di smantellamento e dell’interesse sul capitale. 
Anche da queste analisi il nucleare esce perdente.

Queste cose scrivevo e pubblicavo  nel Febbraio del 2010. Mai ricevuto una contestazione.

 

Un lettore di Legno Storto (Lombardi-Cerri) ha scritto:

Sulla non convenienza contare, per favore, il numero delle centrali operanti nel mondo e il numero delle nuove costruzioni (oltre 50).

Ritengo che con questo commento Lombardi-Cerri voglia dire: se ne fanno ancora vuol dire che sono convenienti. Non credo che il solo fatto che in una serie di paesi si costruiscano ancora centrali nucleari sia una dimostrazione della loro convenienza economica-energetica. Ecco il mio argomento per Lombardi-Cerri, commento che ho postato su Legno Storto in calce all’articolo di Umberto Minopoli:

Il mio conto economico-energetico vale per l’Italia, per la conversione elettrica Italiana e per i costi ipotetici delle centrali in Italia. I valori che ho assunto sono prudenziali. Il costo del greggio attuale e prevedibile per il futuro rende molto competitivo il petrolio come energia per la transizione alle rinnovabili rispetto al nucleare (oggi il petrolio costa meno di quanto non costasse nel 1973 a parità di potere d’acquisto del dollaro US). I numeri che ho calcolato ed esposto sono chiari.

In questo articolo su “L’Astrolabio” si trovano i dati relativi ai programmi nucleari nel mondo: http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/373Centrali nucleari in costruzione e in progetto” di Jan Kocourek.

In Europa sono in previsione centrali nei paesi dell’Est Europeo: Bielorussia, Bulgaria, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, oltre che in Finlandia, Regno Unito e Turchia.

In Asia e Medio Oriente: Arabia Saudita, Armenia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran.

In Asia Estremo Oriente: Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Malaysia, Vietnam, Bangladesh.

In America (Sud e Nord): Stati Uniti, Argentina, Brasile, Messico. In Africa Egitto e Kenia.

La situazione energo-politica di ognuno dei paesi elencati è diversa e specifica e la valutazione della convenienza del nucleare non è generalizzabile e non è necessariamente solo economica-energetica. La condizione politica è a mio avviso sempre prevalente, ma è solo la mia opinione suffragata dall’analisi dei paesi elencati. Fondamentale anche la importanza delle lobbies nucleari (in molti paesi gli stessi governi) e del costo delle tecnologie in progetto o in offerta.

Significativa l’assenza di programmi nucleari della Francia e del Canada, paesi dove la preesistenza di nucleare è pesante.

Ci si chiede come mai questi due paesi non abbiano in progetto la sostituzione delle molte centrali vicine alla fine della vita sicura utile. Certamente l’avrebbero se ritenessero il nucleare conveniente  in termini strategici.

L’Italia ha già fatto una scelta strategica pesante e costosa sulle alternative: allo stato attuale la potenza eolica e fotovoltaica installata è superiore alla capacità della rete di ospitarne i flussi  di energia elettrica prodotta. Dobbiamo investire con urgenza e pesantemente in tecnologie di accumulo.

Investire in nucleare sarebbe una costosa e inutile contraddizione.

La grande svolta energetica per l’Italia arriverà quando il parco automobilistico sarà all’80-90% elettrico e alimentato da eolico e fotovoltaico diffuso. Se il territorio sarà attrezzato per utilizzare gli accumulatori dei singoli mezzi come un unico enorme accumulatore per la rete l’Italia sarà in grado di togliere dal suo bilancio energetico il 35% dei fossili attualmente assorbiti dalla mobilità. Questo sarebbe già oggi possibile con le tecnologie informatiche disponibili.

Con una opportuna incentivazione dell’auto elettrica fornita in modo integrato con il suo sistema di alimentazione alternativo (cfr offerta Tesla solar wall) questa svolta potrebbe avvenire nel giro di 20-30 anni tenendo conto del ricambio per obsolescenza del parco automobilistico attuale basato su motori a combustione interna.

La transizione al “dopo petrolio” a quel punto sarebbe cosa fatta.

Da notare che il motore elettrico costa molto meno di un motore a combustione interna e che il costo degli accumulatori potrebbe essere in parte coperto dal loro utilizzo come accumulo della rete generale.

Cosa manca a questa ipotesi? Una classe politica competente e capace.

 

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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Una risposta a Un piccolo dibattito sul nucleare

  1. alba.chiavassa@gmail.com ha detto:

    Ciao mi mandi una tua mail, la piu comoda, e il tuo tel locale x darlo a una mia amica (giudice bella)che a fine mese viene a perth. Grazie baci alba

    Inviato da iPad

    >

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