La mortale asimmetria 2

 

Lorenzo Matteoli

2 agosto, 2016

 

Alla mia riflessione sulla “mortale asimmetria” il prof. Federico Butera risponde con alcune domande di forte provocazione e riporto per intero il suo commento:

Secondo me ti sfugge un particolare: quella che tu chiami democrazia liberale è totalmente condizionata da poche lobby con fortissimi interessi economici che verrebbero compromessi se il comportamento dell’occidente fosse diverso. Ti sei mai chiesto perché non si bloccano le esportazioni di, per esempio, pick up Toyota e relativi pezzi di ricambio nei paesi che ospitano gli jihadisti e in quelli confinanti? Ti sei chiesto perché si continuano a vendere, in quei paesi, gli smartphone e non si fa un embargo totale? Ti sei chiesto se è credibile che le armi prodotte (e i proiettili) non siano tracciabili, dal produttore al destinatario, con i mezzi che oggi abbiamo? Ti sei chiesto perché sia stato tecnologicamente possibile escludere Cuba, fino ad ora, dall’accesso ai satelliti per la connessione a internet e non i territori del califfato e dei loro sodali? 

Ti sei chiesto perché non si fa un embargo totale contro l’Arabia Saudita che li finanzia?

Certo senza i pick up da guerra della Toyota, senza le mine Valsella (Borletti, Gilardini), senza AK47 (Kalashnikov), senza M16 (una volta Colt oggi il gruppo Belga FN Manufacturing con industrie in North Carolina) e senza i tubi per lanciare RPG (Rocket Propelled Grenades) la guerra del Califfo sarebbe molto meno incisiva. Il mio dubbio è sulla effettiva possibilità di bloccare queste forniture: la triangolazione che i fornitori sono in grado di organizzare ha sempre superato qualunque blocco. Per ogni fornitore/agente/bloccato dall’embargo si trovano 100 operatori disposti a sostituire l’anello mancante. Il commercio di armi ha sempre vissuto risolvendo questo problema in tutti i suoi aspetti produzione, pagamento, trasporto, consegna, manutenzione, accessori e parti di ricambio.

Sul problema vale la pena di svolgere qualche riflessione.

Innanzitutto è logico chiedersi quale sia “la valuta” che circola nei territori controllati dallo stato islamico Daesh. Nel 2014 il “Califfo” aveva annunciato la istituzione di una moneta del califfato basata sull’oro con veri e propri pezzi metallici in oro, argento, rame. Ma il progetto non sembra essere mai decollato per l’evidente impraticabilità tecnica. La valuta circolante rimane quindi il “satanico” dollaro U.S.. Con questa valuta si pagano le transazioni importanti: tasse, ricatti, petrolio contrabbandato, estorsioni che sono le principali, se non le sole voci del bilancio in entrata del “califfo”. Tutto il commercio minore viene trattato con baratti o con “voucher” privati assolutamente incontrollabili dal punto di vista monetario, probabilmente garantiti da “warlords” semi-criminali locali. Con i dollari garantiti dal governo degli Stati Uniti si pagano armi, elettronica, radiotelefoni, smart phones. Sempre in dollari vengono pagate le truppe mercenarie.

Stranamente nei territori controllati dal Daesh sono disponibili reti elettroniche, e il califfo usa ampiamente per le sue comunicazioni e propaganda Facebook, Twitter, e le varie apps disponibili. Un privilegio che comporta evidentemente qualche complicità occidentale ambigua. Eufemisticamente parlando. Privilegio non concesso, non per caso, per mezzo secolo a Cuba che non ha mai potuto utilizzare la potenza informatica del web se non con feroci limitazioni controllate dalla CIA e dall’FBI. Il percorso informatico dei grossi files video della propaganda fanatica Daesh è un territorio di indubbio interesse che sicuramente i “servizi” conoscono e percorrono quotidianamente e sistematicamente.

La circolazione interna al Daesh per il pagamento di merci e servizi non è molto interessante dal punto di vista strategico, mentre invece il movimento delle grosse somme di denaro per il pagamento di armi, automezzi, munizioni, pezzi di ricambio, elettronica, medicinali è quello che andrebbe intercettato per costringere in poco tempo il califfato alla resa. Ma questa intercettazione sembra impossibile.

Le transazioni di questo genere non passano attraverso le banche “pulite” e quelle che sono trattate da istituti di credito ufficiali sono sicuramente camuffate da transazioni legittime con enti insospettabili. Ne è pensabile che il denaro viaggi cash per mezzo di corrieri, protetto da schermature che ne annullano la traccia magnetica: se non in casi eccezionali, piccole cifre e per operatori relativamente marginali o sprovveduti. Non sono molti quelli che viaggiano con valigie piene di dollari, franchi svizzeri, o altre valute. I miliardi di dollari in carta moneta sono voluminosi e pesanti[1], non è facile farli passare undetected attraverso gli scanner degli aeroporti.

È logico quindi pensare che il 99% del denaro per questo genere di scambi si muova, a colpi di miliardi di dollari, con forme di trasferimento elettroniche correnti e sicure. Evidentemente in modi che non sono aggredibili da controlli, blocchi o poco probabili forme di embargo. Se l’Arabia Saudita, o altri paesi medio-orientali sostengono il Califfo sono sicuramente in grado di fornire le strutture capaci di fornire servizio e copertura legittima e “al di sopra di ogni sospetto” per movimenti di denaro di qualsiasi entità. Un embargo sull’Arabia Saudita è impossibile perché bloccherebbe anche la fornitura di una quota significativa del petrolio che raggiunge l’occidente.

I pagamenti vengono effettuati “estero su estero” probabilmente associati a qualche rivolo dell’immane fiume di denaro finanziario che si sposta attraverso il Pianeta a ogni ora/minuto del giorno o e della notte.

È ragionevole chiedersi, come si chiede il professor Butera, come mai queste transazioni non vengono individuate e bloccate dalla potenza dei “servizi” di intelligence internazionali che sono evidentemente (scientemente e volutamente) impotenti di fronte alla corazza del “segreto bancario”. Oppure, molto più probabile, ci sono istituti che godono di una intoccabile sovranità rispetto a qualunque forma di controllo. Perché?

Un fatto è certo: qualcuno nel sistema bancario internazionale, conosce e collabora e non si tratta di piccoli contabili, ma di importanti vertici e amministratori di alto livello…al di sopra di ogni sospetto. Un altro fatto è altrettanto certo: questi soggetti sono noti ai “servizi” di tutti i paesi dello scenario internazionale e sono evidentemente intoccabili.

Ecco la domanda “politica” da rivolgere ai diversi governi impegnati in una guerra che solamente in modo apparente è “asimmetrica” o, meglio, solo nel suo aspetto folcloristico sanguinario dei terroristi fanatici: che sono, insieme agli ingenui buonisti della cultura dell’accoglienza indiscriminata e acritica, gli utili idioti della tradizionalissima guerra di territorio, denaro e potere del Daesh. Il fumo negli occhi.

I fanatici, coperti dalla grande massa degli islamici cosiddetti “moderati” e silenziosi.

I top manager della finanza internazionale, coperti dal silenzio dei “servizi” che per motivi “politici” non possono operare.

Bloccato il flusso del denaro la guerra finirebbe in tre giorni.

Resterebbero da gestire solo i deboli di mente fanatici e gli utili idioti: un problema da polizia urbana che solo gli ispettori ninjas/clouzot della grande Francia non sembrano in grado di affrontare.

[1]  Un milione di dollari in biglietti da 100 dollari pesa 10 kg, un miliardo di dollari (mille milioni) pesa quindi 10.000 kg ovvero dieci tonnellate. In volume 11,27 metri cubi, circa un cubo di 2,25 metri di lato. Biglietti nuovi e lisci.

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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