…ma perché hai votato NO?

Lorenzo Matteoli, 11 Gennaio, 2017

A quaranta giorni dal referendum costituzionale del 4 dicembre non si possono ancora fare riflessioni analitiche meno grossolane di quelle fatte sugli exit poll. I dati analitici disponibili dicono che una forte percentuale di giovani ha votato NO (80’% circa), in Toscana, Emilia e in Trentino Alto Adige ha vinto il SI, nelle isole (Sardegna e Sicilia) e nel Sud ha vinto il NO. Nelle città i ‘ricchi’ hanno votato SI i ‘poveri’ hanno votato NO. Grosso modo. Questi dati servono a poco e quel poco è anche ingannatore nella brutalità della semplificazione quantitativa, generazionale, di censo e regionale.

Non ho trovato pubblicate analisi sulla “motivazione” del NO e del SI, ovvero una misura della “qualità” dei voti dati all’una e all’altra opzione. Qualità che sarebbe invece molto più significativa del dato quantitativo schematico.

È vero che i numeri contano e che nella lotteria elettorale la maggioranza vince. Punto.

Ma non dimentichiamo che sono state le maggioranze a portare Hitler e Mussolini al potere. I numeri sono una misura della quantità, ma l’intelligenza ha bisogno di criteri diversi.

Quindi per una analisi “qualitativa” del risultato del referendum del 4 dicembre 2016 avremmo bisogno si una disaggregazione basata sul “perché hai votato SI e perché hai votato NO”.

Sono sicuro che questa disaggregazione è stata commissionata ed è stata fatta.  Sono anche sicuro che renderla pubblica non conviene a nessuno dei committenti. In vincitori (NO) vedrebbero umiliata la loro vittoria che ora attribuiscono alla ‘maturità’ del popolo italiano. Chi ha perso metterebbe a disposizione degli avversari uno strumento prezioso per istruire una strategia per i prossimi confronti elettorali.

Sono molti i padri del NO (Grillo, Salvini, Berlusconi, Meloni, Bersani, Dalema, Speranza…). Meno i padri del SI: Renzi, Verdini, Alfano, dove gli ultimi due contano molto poco.

L’analisi qualitativa del voto indicherebbe per il NO una molteplicità di spinte irrazionali, di incazzatura generica, piove governo ladro, di qualunquismo vaffa grillino, di populismo da poco prezzo alla Salvini. Insieme a queste una frangia minima di innamorati della Costituzione o di puristi del “cambiare sì ma cambiare bene non questo pasticcio”. Scarsamente significativa la percentuale di ribaltonisti delle sotto-sette Pdem e dei disgustati da Renzi, ma ci sono anche loro. L’indicazione politica strategica di questa minestra è conseguente: poco significativa di come potrebbe svolgersi in futuro se non in una polverizzazione senza capacità organica di produrre un qualunque straccio di pensiero guida. Di forza di governo forse non è il caso di parlare.

La stessa analisi per il SI vedrebbe un blocco compatto di voti pro Renzi e per il “cambiamento” di una Costituzione che avrebbe bisogno di radicale rifacitura più che di pezze e toppe. Intanto togliamo la sciagura del titolo quinto …

Questi ragionamenti che, credo, siano relativamente praticabili come misura di massima di quello che è successo su un referendum che non andava proposto e che poi è stato massacrato da una campagna assurda, dovrebbero sconsigliare alcune conclusioni: non cantare vittoria, non esaltare la sconfitta del SI come schiaffo epocale e come drastica bocciatura del governo. Soprattutto non far passare il voto come “esempio della maturità” dell’elettore italiano. Meno ancora come esempio della sua competenza critica sulla Costituzione.

La massa votante italiana va valutata più sui comportamenti delle folle negli stadi di calcio che sul distillato dialettico dei salotti e dei talk show televisivi. Sono molto pochi quelli che capiscono esattamente cosa dice Onida e cosa dice Zagrebelski. Molti di più sono quelli che capiscono Grillo quando dice “votate con la pancia”. Non si scambino quindi i ragli per musica raffinata e si resti con i piedi per terra sul suolo della cultura politica italica reale.

Questa è la difficile, ma ovvia, realtà che da secoli condanna la democrazia che, in mancanza di altri strumenti, si basa necessariamente sulle “maggioranze”. Un concetto forse praticabile nell’Agorà di Atene di Pericle, ma che oggi deve fare i conti con manipolazioni e disinformazione sistemica strumentale. Sicuramente vincenti.

 

Nota:

Ecco le due riflessioni di Winston Chirchill sulla democrazia: la prima, la più famosa è una sua citazione di un autore rimasto ignoto:

 Many forms of Government have been tried, and will be tried in this world of sin and woe. No one pretends that democracy is perfect or all-wise. Indeed it has been said that democracy is the worst form of Government except for all those other forms that have been tried from time to time. As quoted by Winston Churchill

Traduzione lm: Sono state tentate molte forme di governo e molte ancora ne saranno tentate in questo mondo di peccato e dolore. Nessuno pretende che la democrazia sia la forma perfetta sotto tutti i punti di vista. Certo si è detto che la democrazia è la peggiore forma di governo se si eccettuano tutte le altre forme provate via, via nel tempo. Come citato da Winston Churchill.

At the bottom of all the tributes paid to democracy is the little man, walking into the little booth, with a little pencil, making a little cross on a little bit of paper—no amount of rhetoric or voluminous discussion can possibly diminish the overwhelming importance of that point. —Winston Churchill House of Commons, 31 October 1944

 Traduzione lm:Alle fine di tutte le lodi della democrazia c’è il piccolo uomo che entra nella piccola cabina, con una piccola matita, che fa una piccola croce su un piccolo pezzo di carta – nessuno spessore di retorica o approfondita discussione può disconoscere l’enorme importanza di questo dettaglio. Winston Churchill House of Commons, 31 ottobre 1944

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a …ma perché hai votato NO?

  1. Carlo Del Corso ha detto:

    Lorenzo, volta pagina. E` stato un referendum sbagliato che ci ha fatto perdere tempo e soldi. Un grave errore per chi lo ha indetto.

    • matteolilorenzo ha detto:

      Purtroppo non avendo avuto la maggioranza necessaria per le modifiche proposte in Parlamento il referendum era conseguenza di legge. Ma è servito per “fotografare” il paese e rilevare il suo profilo politico. L’insistenza dei fautori del NO (i.e. Padellaro ieri sera da Gruber) sulla “sconfitta” del PD è una interessante cartina di tornasole: l’analisi che chiedeva Padellaro alla Serracchiani l’hanno fatta anche loro e sanno che non sono risultati politicamente esaltanti. Il No ha vinto, ma è stata denunciato il vuoto politico dell'”accozzaglia”, e la frantumazione delle quote fra i partner del 60% è un segnale più negativo della sconfitta 60/40 del partito renziano o quasi renziano.

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