La coglioneria dell’”uno vale uno”
Lorenzo Matteoli, 13 aprile 2017
Mi sono seccato.
È possibile che nessuno si ribelli e denunci la coglioneria di questo slogan? La stupidaggine che avalla e promuove? Il grido dell’ignorante presuntuoso, frustrato e invidioso. Pericoloso e letale.
Non è mai vero che “uno valga uno”. Un chilo di patate non vale un chilo di patate: bisogna vedere quali patate. Un chilo di carne non vale un chilo di carne, bisogna vedere quale carne.
Un uomo non vale un altro uomo, né una donna vale un’altra donna. Bisogna vedere quale uomo. O quale donna. Siamo tutti diversi e diverse, qualcuno(a) è più intelligente, più bravo(a), più forte, più capace. Qualcuno(a) meno.
Ognuno è uguale agli altri solo nei suoi diritti di vivere nella sua unicità e nel rispetto delle sue differenze. Ma questo non vuole affatto dire che “uno valga uno”. Ci sono differenze sostanziali e fondamentali e pretendere che queste non ci siano è negare la più ovvia realtà. O criminale demagogia.
Il vero razzismo di chi fa finta di non essere razzista.
Ora l’idea che “uno vale uno” è particolarmente responsabile dello scempio che è stato fatto della democrazia da qualche secolo a questa parte.
Pensare che un cretino, ignorante, presuntuoso, egoista, magari violento e criminale sia uguale a uno intelligente, competente, capace, generoso, diligente non è solo una cosa stupida è una cosa pericolosamente criminale. È una offesa all’umanità.
Ma questa verità non è tale solo per i casi estremi: è vera per tutte le sottili differenze e diversità.
Saper distinguere è una delle fondamentali caratteristiche dell’intelligenza.
Non saper distinguere è una delle fondamentali caratteristiche della stupidità.
Ora la cosa interessante di questa posizione mia radicale, e solo in apparenza insofferente, è che solo riconoscendo questa fondamentale verità, che non è vero che “uno vale uno” che si può rispettare e difendere alche il più cretino e ignorante criminale e il più derelitto avanzo di umanità, e tutte la altre infinite diversità e distinzioni. Nei limiti delle differenze.
Questa la responsabilità di una società intelligente che pratica la fondamentale verità che “uno non vale uno”. Affatto.
E per favore non rompetemi più i coglioni con quella banalità idiota e criminale.
Lorenzo Matteoli
Manifesto della più altra forma di democrazia, “uno vale uno”, il voto del fabbro conta per uno, come il voto del Premio Nobel. Quale migliore espressione di giustizia ! Poi osservi la questione da angolazione opposta, guardi certa gente e pensi “…azz, costui vota, e il suo voto vale quanto quello di Sartori” (per nominare uno “studiato”, R.I.P.). In realtà, uno vale uno – in ambito elettorale – significa che entrambi valgono nulla. Se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare, diceva M. Twain, giusto ? Cari saluti, Prof., M. Rinaldi, ricordi ?
Come no! Saperti lettore è grande responsabilità! Grazie del commento…very wise as usual!