Prima paghi e poi ne parliamo

Ovvero la condizione negoziale dei 27 su Brexit

Lorenzo Matteoli, 5 Maggio 2017

Michel Bamier capo della squadra negoziale della Comunità Europea per Brexit chiede agli inglesi 100 miliardi di Euro che l’Inghilterra deve pagare per uscire dalla Comunità.

Li chiede come condizione per aprire i negoziati, come in “prima paghi poi ne parliamo.”

I 27 riuniti hanno applaudito e approvato il mandato a Bamier in 5 minuti senza nemmeno discuterne i termini. Ci si chiede veramente chi comanda in Europa.

I termini del mandato scritti dalla burocrazia di Bruxelles: non mi risulta ci sia stato dibattito nel Governo Italiano su quel documento. O, quantomeno, il dibattito è rimasto dentro le segrete stanze della Farnesina e qualche amico. Ci si chiede veramente chi comanda in Italia.

Gli inglesi, Theresa May e il suo Parlamento, sostengono che la richiesta Europea è “estorsiva” sia per la cifra che per la condizione preliminare. E non gli si può dare torto.

Porre condizioni preliminari per aprire i negoziati è un criterio inerentemente “anti negoziale”, come l’altra condizione Europea che “nulla sarà concordato finché tutto non sarà concordato”.

I negoziati per Brexit avranno come oggetto principale la regolazione del commercio e degli scambi fra Regno Unito e i 27 paesi della Comunità.

La tesi negoziale dei 27 come per ora espressa dal mandato a Michel Bamier è sostanzialmente protezionista, la controparte inglese si muove invece su una ideologia più di mercato libero (Adam Smith). Siccome è certa la possibilità di interessi diversi in quel campo dei 27 diversi paesi Europei, è altrettanto certa la probabilità di tensioni fra alcuni dei 27 e il team negoziale. Ovvero la piattaforma negoziale dei 27, ora granitica, è destinata a diventare slabbrata e fangosa. La linea cartesiana di Michel Bamier dovrà pagare pedaggi a Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

Questo significa che il negoziatore Europeo Bamier a nome dei 27 si presenta al tavolo negoziale con una piattaforma potenzialmente fragile e con un atteggiamento duro ai limiti dell’arroganza che la controparte non esita a definire ricattuale.

Ma le regole fondamentali del ricatto sono che, se il ricattato non lo accetta, il ricattatore, che crede di avere in mano il coltello dalla parte del manico, si trova con la lama in mano.

La posizione dei 27 risente pesantemente della cultura della burocrazia, una casta garantita e mai esposta alla condizione politica di “rischio”, una casta per definizione operativa e non politica, con visione congiunturale e di breve termine. Grammaticale. Una casta per la quale “the regulation is more important than the business regulated”.

Con queste premesse è facile prevedere negoziati astiosi, rivendicativi, aggressivi, dove invece notoriamente il negoziato potenzialmente più vantaggioso per le due parti è sempre quello amichevole, aperto e di massima disponibilità reciproca. Diverso da “prima paghi poi parliamo”. Più opzioni disponibili più terreno di accordo praticabile. Più terreno di accordo praticabile più potenziale vantaggio per le parti.

Questo per definizione di negoziato come strumento per risolvere conflitti e non per incattivirli.

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Prima paghi e poi ne parliamo

  1. Antonio Casella ha detto:

    Caro Lorenzo

    Come va? Tutto bene spero.

    Ho letto il tuo commento ma non mi lascia rispondere. Eccoti comunque il mio commento, come vedrai non condivido il tuo pensiero sulla questione della Brexit.

    A presto

    Antonio

    “Il Regno Unito, anzi l’Inghilterra, ha deciso di uscirsene dall’Unione Europea e se ne frega se la sua decisione compromette il grande progetto che per 60 anni ha mantenuto la pace, stabilita’ e democrazia in un continente che nei precedenti 50 anni aveva condotto il mondo alla rovina.

    Adesso io non so se le pretese di pagamento siano eccessive, lo saranno pure, ma non mi sembra irragionevole la richiesta di saldare il debito dovuto da colui che vuole il divorzio. L’Inghilterra ha fatto i capricci sin dal primo giorno che fu accettata nell’ambito dell’Unione Europea. “Questo non mi piace, quell’altro lo voglio solo a meta’…”

    Anche adesso il suo atteggiamento non cambia, ‘Me ne vado pero’ voglio gli stessi diritti di mercato come prima…”

    Una nazione di 60 milioni che vuole dettare i termini a 450 milioni di Europei e allo stesso tempo fa la finta vittima.

    Caro Lorenzo l’arroganza e’ tutta da parte degli Inglesi.

    • matteolilorenzo ha detto:

      Sarà quindi lo scontro tra due arroganze! Se non interviene un saggio (Blair??) chi ci rimetterà saranno gli Inglesi e gli Europei. Ma le richieste e le critiche degli Inglesi non erano del tutto sbagliate e se la burocrazia di Bruxelles avesse ascoltato forse non si arrivava né al Brexit né alla attuale pessima congiuntura della Unione Europea.
      Grazie del commento Antonio!

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