Un po’ di chiarezza

 

Il dibattito politico italiano attraversa una fase iper-ideologica: i problemi del Paese vengono liquidati rapidamente citandone solo i ‘titoli’, senza approfondire analisi, proposte, tempi, priorità, risorse, costi e metodi. Migranti, disoccupazione, degrado ambientale, debito pubblico, banche, pensioni, welfare, mafia, corruzione endemica diffusa, rifiuto della politica…

Oggi sappiamo poco dei programmi dei partiti e delle descrizioni di cosa vogliono effettivamente fare nelle varie sfaccettature di sinistra il PD, MdP, Liberi ed Eguali, e quel poco è anche vago e spesso pieno di contraddizioni, per permettere alle svariate anime delle diverse aggregazioni di dire tutto e il suo contrario adeguandosi continuamente agli umori delle audience e alle tendenze dei sondaggi. Lo stesso vale per la minestra di destra: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e per i 5Stelle: il cane che corre da solo crede di essere il più veloce del mondo.

Il terrore di dire cose chiare accomuna il teatrino: infatti ogni cosa chiara può far perdere più voti di quelli che fa guadagnare mentre nell’equivoco ci si può sempre arrangiare.

Se poi i vari partiti dovessero dire quello che effettivamente sarebbe necessario fare nessuno li voterebbe, perché un governo responsabile potrebbe onestamente promettere solo lacrime e sangue.

Ma una riflessione sul quadro generale si può fare. Più o meno lentamente sono avvenute scissioni, abbandoni, dipartite, il PD si è spogliato di molte correnti e parrocchie interne…tutte andate alla deriva a sinistra del Partito che era rimasto solo una lontana memoria del PCI operaio e stalinista degli anni 50/60. Le dichiarazioni dei vari promotori di scissioni e derive (Grasso, Dalema, Bersani, Civati, Speranza, Pisapia, Fassino) hanno chiarito distinzioni e differenze che nella grande confusione hanno portato qualche chiarezza e qualche ombra viscero-caratteriale: non siamo questo, non siamo quest’altro, con Renzi no, con Pisapia no, con Prodi no, con Pisapia sì, con Prodi sì…

Personaggi che in venti, trenta, quaranta anni di militanza nel PCI, DS, PdS, PD e di governi consociativi, pur di non mollare il potere personale hanno negoziato e compromesso con tutto ciò con cui si poteva negoziare e compromettere: stalinismo, trotzkismo, Beria, Breznev, Kuscev, Ungheria del 56, Gorbaciov, muri e siberie, e poi con i cattolici italiani, con gli interessi privati delle cooperative rosse, delle banche rosse, del capitalismo stile Fiat, della telefonia balcanica, del comunismo al ragù di Bologna, con i voti di scambio in odore di mafia, con il capitalismo vaticano, e con catto-comunismo dossettiano…hanno finalmente scoperto il rigore assoluto e la purezza delle vergini ideologiche grazie a Matteo Renzi che si è dimostrato assolutamente indigeribile anche per le coscienze già provate per mezzo secolo da ogni sorta di elasticità etica e politica. Se ne sono andati. Hanno detto basta! Colpiti come San Paolo sulla via di Damasco dalla Verità della Sinistra Vera. Tutto per colpa di Renzi Matteo.

Se anche i cattolici bindiani decidessero di andarsene, Renzi avrebbe finalmente un partito laico di centro socialdemocratico compatto e allineato sulla sua linea. Una linea dal profilo ancora confuso, ma che potrebbe avere una ragione di essere.

Ma il chiarimento avvenuto è già cospicuo ed è, a mio avviso, la vera novità che connoterà le prossime elezioni. Non avremo più partiti-mucchio (a parte i 5stelle ancora illeggibili sul piano programmatico), ma partiti compatti e mono-linea. Gli italiani sapranno finalmente per cosa voteranno: sinistra, destra, centro e 5stelle…o no?

Alcune di queste linee sono di vera rottura: il neo presidente di Liberi e Uguali Pietro Grasso vuole ‘riformare l’Italia’, come i 5stelle, come la Lega, come Fratelli d’Italia.

Dovrà lavorare Renzi per dirimere un po’ di confusione: chiarire la linea sull’immigrazione, sulla politica del lavoro, sulle pensioni, sull’Euro e sull’Europa, sul debito… cercare di rimediare a qualcuno dei molti gravi errori commessi nella sua esperienza di premier giovanile per ri-convincere i milioni di elettori persi. Serve un po’ di umiltà. Mit dein hut in die hände du kannst durch ture und Wände.

Nell’orrido panorama dei talk show l’unico che ha le idee chiare e le espone con franchezza è Massimo Cacciari, il resto è penoso e urlante.

Boschi è uscita bene dal confronto con Travaglio, costretto a sostenere la strampalata tesi che un ministro del governo, per di più responsabile dei rapporti con il Parlamento ‘non ha titolo’ per parlare con il presidente della Consob o altri presidenti di enti, agenzie istituti e quante altre organizzazioni del potere statale e parastatale. Cosa che è invece precisamente suo compito e dovere. Nell’incontro a 8 e mezzo Travaglio è apparso nervosetto e ha dovuto strillare isterico per sostenere una tesi ovviamente farlocca.

L’errore è stato lasciare che il padre diventasse vice presidente della Banca Etruria, ma questo errore non deve comportare altri errori come la riduzione dei poteri di un ministro del governo, o il suo silenziamento. Travaglio ha perso il senso delle priorità politiche vittima del suo moralismo un po’ bigotto.

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Travaglio andando in giro per il paese a fare spettacolini da cabaret con una attricetta poco vestita finta-Boschi ha perso la sua dignità di giornalista serio: Grillo poteva farlo, non lui.

 

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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