Ci vorrà molta forza, magari tranquilla, ma molta.

3 Gennaio, 2018

In un interessante articolo di fondo su La Repubblica di oggi (Gli Orti Impauriti della Sinistra) Ezio Mauro cerca i motivi del declino della sinistra italiana (e forse anche europea).  Perso il manifesto marxiano della lotta di classe, la sinistra sembra senza stella polare, senza linee guida o grundrisse con le quali trasformare in politica i problemi e le istanze contingenti, e non si può dire che non ce ne siano. Finita la breve parentesi dell’antiberlusconismo che aveva sostituito la produzione di idee con il moralismo di breve respiro, nelle praterie della sinistra ci si chiude in piccoli recinti di litigio fra compagni, sterili e incomprensibili al pubblico dei catecumeni avidi di ‘verbo’.

Quella che Mauro definisce ‘l’accettazione compiuta del capitalismo’ da parte della sinistra post marxiana non è stata seguita dalla capacità di criticare le deformazioni del capitalismo, e di associarlo a una decente politica di welfare, di moderarne la brutalità del ‘greed is right’, la stupida criminalità finanziaria, la scontrollata tendenza all’evasione fiscale e la tentazione delle scorciatoie corporative (eufemismo per metodi mafiosi). Accettato il capitalismo (senza dirlo) la sinistra aveva la responsabilità e il compito di moderarlo, integrarlo, negoziarne la perversione egoistica. Invece dopo averlo accettato si è lasciata affondare nel suo gorgo fangoso. Vittima compiaciuta e consenziente.

Probabilmente distratta o troppo occupata a gestire il potere che aveva nel frattempo acquisito nella emi-secolare gestione condominiale con la Democrazia Cristiana dei media, della magistratura, della scuola, dell’università e della finanza banchiera (MPS…).

Il potere logora …chi ce l’ha. Aveva torto Andreotti su questo importante dettaglio.

L’azione occupa lo spazio lasciato libero dalla inadempienza ed è quello che è successo: lo spazio lasciato scoperto dalla sinistra di potere è stato occupato dagli altri: Berlusconi redivivo, destra, lega, 5stelle.

Per cambiare rotta il PD dovrà fare una campagna severa, promettere ‘sweat, toil and tears’, ridurre il debito vendendo parte delle riserve auree della Banca d’Italia, tagliare la spesa pubblica inutile e clientelare (immane) per investire sul territorio (manutenzione, controllo della catastrofe idrogeologica, infrastrutture, rete informatica, transizione energetica, controllo e risanamento delle discariche abusive, bruciatori di rifiuti, centrali di arrivo dei gasdotti intercontinentali…), riqualificare la burocrazia e le competenze di gestione del territorio, alleggerire  il peso soffocante delle procedure  amministrative, responsabilizzare i cittadini, punire gli evasori, rinegoziare i trattati europei, costringere la Germania e la Francia ad abbandonare l’assurda politica di austerità, chiedere la pulizia dalle banche tedesche e francesi dei crediti illiquidi Level 2 e Level3 che sono un rischio sistemico per tutta l’Eurozona.

Non drammatizzare il problema dei migranti e inquadrarlo in una strategia di 30-40 anni.

Più Europa e meno burosauri europei.

Approvare leggi speciali per la eradicazione delle mafie e camorre meridionali e settentrionali, liberare magistratura, università, media e scuola, dal peso della sua soffocante presenza emi-secolare.

Mettere il tutto in un grande progetto transgenerazionale, riconquistare a questa visione le giovani generazioni perché questa visione è il loro futuro.

Aveva ragione Gramsci con la strategia della infiltrazione ma, francamente si è esagerato e questa esagerazione ha distratto la sinistra dalle sue responsabilità culturali, ideologiche, politiche e amministrative. La sinistra si è infiltrata nel potere, l’ha occupato e ne è rimasta prigioniera. Adesso bisogna recuperare il concetto di politica come servizio e non come occupazione di potere.

Liberare l’Italia dal a pesante eredità di 60 anni di governi consociativi: non basta ‘rottamare’. È necessario un salto di qualità etica prima ancora che culturale.

L’Italia non sarà mai l’Inghilterra, nemmeno la Francia non abbiamo fatto le loro rivoluzioni, ma esiste una via italiana alla socialdemocrazia meno cialtrona di quella che abbiamo percorso finora. Il Paese è molto migliore della classe politica che lo ha occupato.

Ci vorrà molta forza, magari tranquilla, ma molta.

Lorenzo Matteoli

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Ci vorrà molta forza, magari tranquilla, ma molta.

  1. C De Michelis ha detto:

    Bravo compagno Nicchio,

    articolo bello e coraggioso. Cominci bene il nuovo anno. Ma dove cavolo sei? In Italia, magari a Callabiana? Manifestati prima di ripartire per lidi lontani.
    Meantime buon anno

    Carlo

  2. matteolilorenzo ha detto:

    Grazie Compagno Carlo: saperti mio lettore mi lusinga e responsabilizza!!! Auguri per un 2018 felice e sereno magari con una ricca vincita al lotto!

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