Crisi di sistema? E allora?

 

Dopo oltre due mesi di trattative per formare un governo “politico” non solo inutili, ma politicamente, antropologicamente e culturalmente devastanti, siamo arrivati a una specie di conclusione. Qualunque governo “politico” sarà formato, all’ultima disperata ora, con un Presidente della Repubblica sotto schiaffo e umiliato e un primo ministro emblema di squallore morale e laida disponibilità, sigillerà il fallimento sistemico della democrazia in Italia e l’apertura di una fase incerta e pericolosissima, con il Paese nelle mani di dilettanti, incompetenti, irresponsabili, arroganti e schiavi dalla loro stessa demagogia. Il genio malefico che hanno fatto crescere, alimentato e scatenato e che ora non riescono più a ricacciare nella infernale bottiglia.

Il termine “crisi di sistema” viene impiegato sulla stampa per descrivere la situazione, ma nessuno spiega esattamente cosa vuole dir quel termine. Forse sono opportuni una analisi e uno spacchettamento semantico perché solo sapendo di cosa veramente si tratta se ne possono individuare i possibili perversi svolgimenti e le catastrofiche implicazioni.

Crisi di sistema vuol dire crisi della democrazia italiana e dei suoi istituti, partiti, parlamenti, governi.

Dopo 80 anni di continua, logorante, maligna aggressione da parte dei partiti, dei parlamenti, dei governi, delle istituzioni, della magistratura, della finanza, delle imprese, dei media e della pubblica opinione, l’istituto della democrazia parlamentare italiana è alla fine crollato. Distrutto, inoperabile.

Qualsiasi tentativo di farlo ripartire e di farlo funzionare è destinato a produrre altre e più gravi sciagure, governi impotenti, svolte autoritarie, governi ‘tecnici’ surreali, e, alla fine supplenze indebite e la concreta possibilità di una dittatura.

Dalla crisi di sistema si esce solo con una rifondazione culturale prima e  costituzionale poi.

Vanno create le condizioni per una lunga fase di transizione che consenta la radicale terapia e la ricostruzione di un apparato di guida e controllo della macchina dello Stato che prenda atto della impossibilità di operare secondo gli schemi conosciuti delle democrazie parlamentari occidentali e che consenta di istruire un nuovo “sistema”.

A partire da una nuova moderna Carta Costituzionale abbandonando l’infelice testo approvato dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947  che entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

In quella carta sciagurata i semi dell’attuale disastro.

Siccome non c’è in questo momento una personalità o un istituto in grado di proporre e gestire una decisione di questo genere e portata il problema, già chiaramente denunciato, verrà negato e si continuerà nel disastroso futile tentativo di far funzionare il sistema oramai fallito e decotto.

Con conseguenze sempre più catastrofiche e nefaste.

l.matteoli

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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