Sul concetto di “cambiamento”

Sui migranti
Il fenomeno dell’immigrazione dall’Africa all’Europa non nuovo nella storia degli ultimi 20 secoli e forse anche di qualche millennio è invece nuovo per gli ultimi 60 anni di storia italiana ed europea. Nuovo e difficile da risolvere nelle attuali condizioni economiche, politiche, sociali e geografiche sia dell’Italia che dei paesi dai quali i migranti arrivano e dai quali cercano di fuggire.

La dimensione del fenomeno è epocale, i motivi che spingono alla fuga dall’africa sahariana e centrale e dalla Siria, dall’Iraq e dall’Afghanistan sono guerre e fame per un futuro multigenerazionale. Il fenomeno era stato previsto 50-60 anni fa (cfr gli scritti di Giorgio Ceragioli e di Mani Tese degli anni 1960-1970) e affatto ignorato dall’Italia del boom, della Milano da bere e della Roma di Via Vittorio Veneto e della Dolce Vita felliniana. Ignorato allora e sottovalutato oggi o affrontato in modo congiunturale e dilettantesco dai recenti governi di destra e di sinistra (da Berlusconi a Renzi).

Invece di un progetto impostato sui prossimi 20-40 anni si sono adottate misure impostate su poche settimane e pochi mesi che hanno provocato rabbia e frustrazione sia nell’opinione pubblica italiana che nella miseria dei migranti, emarginati, sfruttati, spinti alla criminalità dalla miseria e dalla marginalità. La reazione dell’attuale governo è demagogica e superficiale, grossolana, destinata al fallimento e probabilmente all’innesco di tensioni ancora peggiori di quelle finora sperimentate.

È necessario e urgente recuperare buon senso e pragmatismo. Impostare una strategia di lungo termine che si basi su una serie di punti fondamentali.

  1. Costringere l’Europa ad assumersi le ineludibili responsabilità.
  2. Filtrare delinquenti e altri soggetti potenzialmente pericolosi.
  3. Esigere con fermezza impegno di rispetto della legge e della cultura italiana da parte di coloro che vengono accolti, pena la deportazione.
  4. Istruire programmi di educazione e di formazione al lavoro adatti alle diverse età e alle diverse condizioni culturali dei soggetti.
  5. Predisporre strutture di alloggio provvisorio per coloro che vengono accolti.
  6. Predisporre programmi di lungo termine di accoglienza e integrazione.

Due anni fa (Giugno 2015) su questo blog avevo proposto una ipotesi sulla quale si può ancora lavorare: il recupero dei paesi abbandonati nell’appennino e nella prealpe italiana e delle economie agricole che una volta ne garantivano la sostenibilità. Garantendo assistenza agrotecnica, tecnica e sociale. Evitare che Sunni e Sciiti continuino a squartarsi fra dei loro

https://matteolilorenzo.blog/2015/06/19/utopia-ma-non-troppo/

Dicevo nell’esporre quella proposta che ai nostri governi…

Mancano: la progettualità di programma…le idee. Forse il deserto di idee è il vuoto più grave di questo momento italiano.

Dal deserto di idee dei precedenti governi passiamo ora al marasma di idee grossolane, improvvisate e impraticabili: deportiamo, blocchiamo, respingiamo.
Questa è la reazione all’inerzia e all’incapacità dei precedenti 20 anni di assenza politica sul problema, ma non è detto che reagire voglia dire operare senza strategia e in modo congiunturale e facinoroso. Cambiare non vuole dire fare il contrario di quanto fatto finora, pur di fare. Vuol dire affrontare i problemi in modo diverso e possibilmente in modo concreto e risolvente, recuperare il progetto e la strategia che sono drammaticamente mancati nel deserto di idee della politica italiana dominata dal maledetto “pensiero unico”.

Su Putin
Come tutti i miei coetanei (classe 1937) appartengo a una generazione che ha creduto nell’’American Dream’, socialismo democratico, democrazia, libertà, land of opportunities,libero mercato etc. ci abbiamo creduto nonostante…e con la guerra in Vietnam abbiamo cominciato a dubitare.
Non è tutta libertà, non è tutta democrazia quello che luccica nell’American Dream… ancora meno nell’America di Trump. Non tutto è socialismo e uguaglianza nel paradiso dei Soviet e in quello della nuova Russia di Putin.
My Lai, Abu Grahib, waterboarding, la pratica sistematica dell’assassinio politico della CIA, non sono molto diversi dai metodi di Stalin, di Beria, del KGB e dalle sue successive istituzioni nella Russia post perestroika e pre perestroika.
Abbandonare un sogno ambiguo e oscuro per inseguirne un altro altrettanto ambiguo e oscuro non è un gran ‘cambiamento’.  Conviene invece conquistare una rigorosa e impegnata neutralità denunciando i crimini degli uni e degli altri e approvando le cose giuste degli uni e degli altri. Abbandonare i pregiudizi di un segno e dell’altro segno è il vero cambiamento.

 

Informazioni su matteolilorenzo

Architetto, Professore in Pensione (Politecnico di Torino, Tecnologia dell'Architettura), esperto in climatologia urbana ed edilizia, energia/ambiente/economia. Vivo in Australia dal 1993
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2 risposte a Sul concetto di “cambiamento”

  1. fvrjx4rj ha detto:

    Immigrazione: validi i punti elencati. Ne manca uno, a mio avviso il piu importante. La prevenzione e meglio della cura. I contatti del governo Gentiloni con le nazioni sub e sopra sahariane hanno dato buoni risultati per quanto riguarda il flusso di immigrati. Tra un po’ forse i neo governanti si sveglieranno al “non sapevo che era cosi complicato” e speriamo che si impegnino con competenza piuttosto che demagogia.

  2. matteolilorenzo ha detto:

    …sembra che Salvini abbia dato già i primi segni di aver percepito il problema…

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